sabato 9 agosto 2025

Ayat Fatimi

 


Segnatevi questo volto e questo nome: Hayat Fatimi, 46 anni. Stampatevelo bene in testa.


Perché Hayat è morta per un femminicidio annunciato per mano di un uomo che sarebbe dovuto essere in carcere o controllato a vista. 

Un uomo che lei aveva denunciato, senza che sia servito a nulla.


Si erano conosciuti in Marocco insieme alle rispettive famiglie. Poi lei si era trasferita definitivamente in Italia, a Foggia, dove lavorava come cuoca in un ristorante, e lui l’aveva raggiunta lì.


È durata pochi mesi, poi lui ha iniziato ad essere sempre più possessivo, sempre più aggressivo. E, quando infine Hayat ha trovato il coraggio di lasciarlo, è cominciato per lei un inferno fatto di minacce, stalking, pedinamenti, violenze, una volta pure armato di coltello.


Lei a un certo punto lo ha anche denunciato, ma senza che l’uomo sia mai stato fermato, arrestato. Neppure un divieto di avvicinamento.


Un giorno lui ha persino postato una foto di lei come un manifesto funebre. Eppure neanche quella minaccia estrema, spaventosa, la salverà.


L’ha aspettata davanti a casa dopo il lavoro e l’ha uccisa a coltellate. Hayat ha fatto appena in tempo a chiamare la polizia. Ma, quando gli agenti sono arrivati, era già stesa a terra senza vita, vittima di un femminicidio che avremmo potuto, dovuto, evitare.


Io non so con che faccia certi ministri della Giustizia (della Giustizia, dio mio!) che straparlano di autoprotezione, che invitano le donne a rifugiarsi in “chiese e farmacie”, io non so con che coraggio oggi riescano a guardare il viso di questa donna, sentire la sua storia.


“Era una persona pura, leale, non negava mai un sorriso”, la ricordano così i colleghi.


Il suo femminicidio è una sconfitta profonda dello Stato. Di chi nega persino la parola femminicidio. 


Si risparmino le parole di cordoglio e le lacrime di coccodrillo. 


Se volete onorarla, fate in modo che sia l’ultima a morire così, che denunciare serva a salvare la vita, invece di diventare una condanna a morte. 


Scusaci, Hayat.


Anzi no. 


R.i.p.

Lorenzo Tosa 

Facebook 

Nessun commento:

Posta un commento