Gli Stati Uniti hanno scelto la strada peggiore: abolire l’esenzione doganale sotto gli 800 dollari e scaricare sull’intero sistema postale europeo un caos senza precedenti. Non è solo una decisione economica: è un segnale politico di chiusura, l’ennesima prova di un Paese che preferisce isolarsi invece di dialogare.
Mentre le poste europee, da Roma a Berlino, sono costrette a bloccare le spedizioni e milioni di cittadini vedono interrotti i loro rapporti quotidiani con amici, famiglie e clienti oltreoceano, dall’altra parte dell’Atlantico si festeggia l’ennesimo muro burocratico. Non è difesa dell’economia nazionale: è un colpo basso alla fiducia reciproca, alla libertà di scambio e persino alla normalità della vita di tutti i giorni.
Il paradosso è evidente: la potenza che per decenni si è presentata come simbolo di apertura e globalizzazione oggi si chiude a riccio, trasformando i piccoli pacchi in un campo di battaglia geopolitico. Una scelta miope, che non rafforza nessuno e indebolisce tutti.
C’è chi parla di protezionismo, ma il termine più giusto è un altro: regressione.
®️

Nessun commento:
Posta un commento