Era una notte di gennaio. Il freddo ed una bottiglia di Montefalco lo aveva assopito accanto al camino. O la stanchezza, o l'amarezza di diversi eventi, quando l'ultimo ceppo di un fuoco non ancora spento si spezzò nell'ardore di bruciare ancora: due lingue brillanti, come quelle che Dante descrive nella bolgia dei bugiardi o degli onesti che non sanno mentire: fu un crepito ed un risveglio.
Mentire
e soffrire apparve improvviso all'insentatezza o stupidità di una vita.
Aveva
vissuto nella lettura, nell'esrcizio di un mestiere corretto e nel rispetto
della legge. Poi quella notte comprese con tutta la potenza e forza della sua
età l'inutilità di una vita, ed uscì verso la Cattadrele di Spoleto, cercando il
respiro di una notte, o l'avidità di una vita mai veramente vissuta.
Sulla
piazza una donna, quasi persa o perduta dal rigore del clima vagava, assorta
leggendo, nell'ora insolita, una guida. Lui Le chiese prima in francese, poi in
tedesco ed alla fine nel suo stentato inglese se sapeva che la facciata della
Cattedrale è un romanico tardo e che la corpertura a grottesche degli archi del
portico erano di epoca posteriore di circa duecento anni.
Ma
non gli interessava parlare di arte. Era quella figura, piccola, magra, dai
lineamenti irregolari eppure così determinati ad attrarlo.
Prego,
rispose Lei con garbo, un accento straniero, stentato nell'italiano e chiaro
nella sua origne greca. Ed allora Lui disse: chalispera paracalò, mi permettevo
di illustraLe quanto tutte le notti vengo a vedere, quando non dormo e non dormo
quasi mai: poi agggiunse, con provocatroria passione: l'esistenza è viverere
oltre e le sue labbra aprirono un sorriso su una fila di denti chiari e
regolari. In quel momento Lui si accorse di una luce negli occhi, tra il verde e
il grigio, o forse nel bagliore di una luce fredda della luna di gennaio.
Mi
perdoni aggiunse Lui se mi presento, e con la modestia di spaventarLa o
irritarla disse: sono il fantasma della Catttedreale, mostro che incute terrore.
Ma Lei rise senza intimorirsi: Lieta, il mio nome è Valentina.
Un
nome molto bizantino disse Lui. Un nome greco rispose Lei, e molto bizantino. E
risero della loro fragilità, o forse sospettando quello che stava
accadendo.
Paolo Luceri
Nessun commento:
Posta un commento