martedì 2 luglio 2013

Valentina


Era una notte di gennaio. Il freddo ed una bottiglia di  Montefalco lo aveva assopito accanto al camino. O la stanchezza, o l'amarezza di diversi eventi, quando l'ultimo ceppo di un fuoco non ancora spento si spezzò nell'ardore di bruciare ancora: due lingue brillanti, come quelle che Dante descrive nella bolgia dei bugiardi o degli onesti che non sanno mentire: fu un crepito ed un risveglio.
Mentire e soffrire apparve improvviso all'insentatezza o stupidità di una vita.
Aveva vissuto nella lettura, nell'esrcizio di un mestiere corretto e nel rispetto della legge. Poi quella notte comprese con tutta la potenza e forza della sua età l'inutilità di una vita, ed uscì verso la Cattadrele di Spoleto, cercando il respiro di una notte, o l'avidità di una vita mai veramente vissuta.
Sulla piazza una donna, quasi persa o perduta dal rigore del clima vagava, assorta leggendo, nell'ora insolita, una guida. Lui Le chiese prima in francese, poi in tedesco ed alla fine nel suo stentato inglese se sapeva che la facciata della Cattedrale è un romanico tardo e che la corpertura a grottesche degli archi del portico erano di epoca posteriore di circa duecento anni.
Ma non gli interessava parlare di arte. Era quella figura, piccola, magra, dai lineamenti irregolari eppure così determinati ad attrarlo.
Prego, rispose Lei con garbo, un accento straniero, stentato nell'italiano e chiaro nella sua origne greca. Ed allora Lui disse: chalispera paracalò, mi permettevo di illustraLe quanto tutte le notti vengo a vedere, quando non dormo e non dormo quasi mai: poi agggiunse, con provocatroria passione: l'esistenza è viverere oltre  e le sue labbra aprirono un sorriso su una fila di denti chiari e regolari. In quel momento Lui si accorse di una luce negli occhi, tra il verde e il grigio, o forse nel bagliore di una luce fredda della luna di gennaio.
Mi perdoni aggiunse Lui se mi presento, e con la modestia di spaventarLa o irritarla disse: sono il fantasma della Catttedreale, mostro che incute terrore. Ma Lei rise senza intimorirsi: Lieta, il mio nome è Valentina.

 Un nome molto bizantino disse Lui. Un nome greco rispose Lei, e molto bizantino. E risero della loro fragilità, o forse sospettando quello che stava accadendo. 

Paolo Luceri

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