mercoledì 29 aprile 2026

L38 Squat

 


Il Laurentinokkupato, noto anche come L38 Squat, nasce all’inizio degli anni Novanta come esperienza di autogestione in uno dei quartieri più periferici di Roma, ovvero il Laurentino 38, un quartiere popolare costruito in gran parte con edilizia residenziale pubblica. Qui vivono tantissime persone, in complessi abitativi perlopiù realizzati contraendo i costi e spesso privi di servizi adeguati. In questo contesto l'occupazione è stata una risposta diretta al bisogno di aggregazioni e servizi che non venivano erogati dalle istituzioni. Nel corso degli anni, il Laurentinokkupato/L38 Squat si è sviluppato come uno spazio con funzioni e attività che si sono trasformate nel tempo. Quando venne occupato, l’edificio si trovava in condizioni di forte degrado. La sua trasformazione è avvenuta nel tempo attraverso lavoro volontario, recupero di materiali e trasmissione di competenze tra chi frequentava lo spazio. Nel corso della sua storia, L38 Squat è diventato un punto di riferimento per iniziative sociali, culturali e politiche, sia nel quartiere sia a livello cittadino. 

Oggi questo spazio è stato sgomberato.

L’obiettivo delle istituzioni è sempre lo stesso: cancellare esperienze di autogestione, impedire che spazi abbandonati tornino in vita e, non meno importante, individuare bersagli precisi da trasformare in capri espiatori. In questo modo si sposta l’attenzione pubblica da questioni ben più profonde e strutturali. Tra queste, la prospettiva di una crisi energetica sempre più grave, legata anche alle tensioni internazionali e alla situazione in Medio Oriente, che rischia di avere effetti drammatici sulle condizioni di vita di ampie fasce della popolazione.

Oggi l’intervento delle forze dell’ordine ha cancellato in poche ore un luogo costruito in decenni di lavoro collettivo e autogestione. Ma uno spazio non è fatto solo di muri, e quello che è stato costruito in questi anni non si sgombera con un’operazione di polizia. Vive nelle relazioni, nelle pratiche, nelle reti che quel luogo ha generato.

A chi oggi pensa di aver chiuso una storia, va detto chiaramente: non finisce qui.

Cronache Ribelli 

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