Era la mattina del 27 aprile 1945 quando a Dongo, sul lago di Como, gli uomini della cinquantaduesima brigata Garibaldi fermarono un' autocolonna tedesca diretta in Svizzera. A bordo del quinto camion, i partigiani scorsero un uomo rannicchiato in un angolo, con l' elmetto in testa e addosso un cappotto militare ben abbottonato. «Camerata ubriaco, vino!» cercò di spiegare un soldato. Insospettito, uno dei partigiani avvertì il compagno «Bill», il più alto in grado. Lui si avvicinò, osservò, capì: «Lo chiamai. Prima gli dissi: "Camerata!". Niente, nessuna risposta. Allora feci: "Eccellenza!". Ancora niente. Provai così: "Cavalier Benito Mussolini!". Ebbe come una scossa elettrica. Saltai sul camion e, di fronte al suo stupore, gli dissi: "In nome del popolo italiano, io l' arresto"». L' uomo che arrestò il Duce:
......Mussolini e i suoi erano solo degli
usurpatori che si reggevano al potere solo in
virtù dell’appoggio tedesco e di spietati me-
todi di repressione... il mio sdegno contro gli
uni e contro gli altri –
scrive
– aumentava
di giorno in giorno... Mi convinsi così che
mi sarebbe stato impossibile rimanermene
con le mani in mano ad attendere la sal-
vezza e la liberazione da altri, ............ partigiano Pedro.

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