Alle 5:20 del 28 dicembre 1908, Messina smise di esistere.
Trenta secondi di scossa, magnitudo 7.1, e il 90% degli edifici era a terra. Circa 80.000 morti — metà dell'intera popolazione della città. Era il terremoto più letale d'Europa nel XX secolo, e la città era letteralmente sepolta sotto se stessa.
E qui arriva il bello.
I primi soccorsi organizzati non arrivarono dall'esercito italiano. Arrivarono da una flotta imperiale russa, agli ordini dello Zar Nicola II, che in quel momento era ancorata nel porto di Augusta, in Sicilia.
Le navi si chiamavano Cesarevtch, Slava e Makaroff. Erano corazzate e un incrociatore della Marina Imperiale Russa, in navigazione nel Mediterraneo. Quando la notizia del disastro raggiunse il porto, salparono immediatamente.
Aspetta.
In 27 ore erano già a Messina. Prima di chiunque altro. I marinai russi sbarcarono tra le macerie, lavorarono fianco a fianco con i sopravvissuti, e organizzarono i soccorsi in una città che non aveva più né strutture né catena di comando.
L'Italia non dimenticò. Quasi cent'anni dopo, nel febbraio 2006, la città di Messina consegnò ufficialmente alla Marina Militare Russa una targa commemorativa, documentata dal sito istituzionale della Marina Militare italiana.
Comunque.
A San Pietroburgo, ancora oggi, esiste un museo dedicato a quell'intervento. Si trova a bordo di una nave ormeggiata nel porto della città — un pezzo di storia italo-russa che la maggior parte degli italiani non conosce.
La narrativa ufficiale del soccorso post-terremoto è quasi sempre una faccenda nazionale, di eserciti e protezione civile. Il caso di Messina 1908 è uno dei pochi in cui la storia dice il contrario: i primi ad arrivare erano stranieri, erano russi, e lo Zar li aveva mandati da una base siciliana.
In breve:
Il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 distrusse il 90% degli edifici e uccise circa 80.000 persone.
I primi soccorsi organizzati arrivarono dalla flotta imperiale russa dello Zar Nicola II — tre navi partite da Augusta in 27 ore.
Nel 2006 Messina ha consegnato ufficialmente una targa commemorativa alla Marina Russa; a San Pietroburgo esiste ancora un museo dedicato a quell'intervento.

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