domenica 29 marzo 2026

CAMORENA

 


Il 29 marzo 1944 vengono fucilati sette antifascisti a Camorena, nei pressi di Orvieto.

I giovani appartengono alla cosiddetta “banda partigiana Stornelli": arrestati e rapidamente processati, sono fucilati senza aver ucciso mai nessun soldato, né tedesco né della Repubblica sociale italiana, e senza aver compiuto nessuna azione armata.

Appurato ciò, i tedeschi in un primo momento si oppongono alla fucilazione, poi attuata per espressa volontà dei rappresentanti del fascio locale.

La “banda Stornelli” prendeva il nome dal comandante Ulderico, soldato in Libia poi renitente perché richiamato al servizio militare dalla Repubblica Sociale e di orientamento comunista.

Alberto Poggiani, Raimondo Lanari, Amore Rufini, Ulderico Stornelli, Raimondo Gugliotta e Dilio Rossi vengono fucilati e, insieme a loro, anche l'anziano proprietario terriero Federico Cialfi, colpevole di aver sovvenzionato le attività della banda. Poco prima dell'esecuzione Cialfi viene colto da malore, ma non viene risparmiato.

Nel 1947 la Corte d’appello di Perugia evidenzia le pesanti responsabilità dei dirigenti fascisti, ma non procede nei confronti di nessun imputato: contro alcuni non poteva essere esercitata l’azione penale, contro altri perché i reati erano estinti per amnistia.

Spesso si parla di "guerra di italiani contro altri italiani": l'eccidio di Camoreno ne è un esempio significativo.

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