Quando il malcontento divora la Russia dall’interno (e i ciucciaPutin restano senza ossa da rosicchiare)
Quattro anni dopo l’attacco su larga scala all’Ucraina, la bocciatura più feroce della “operazione militare speciale” non arriva da Navalny, dagli oppositori zittiti o dagli esuli, ma da casa Putin: dagli stessi ambienti nazionalisti che avevano tifato l’invasione come fosse la finale dei mondiali. Oggi quegli ultrà – blogger militari, veterani, analisti patrioti Z – parlano apertamente di disfatta, definendo la sedicente SMO “un fallimento strategico”, una “tragedia” e una “carneficina” che logora esercito, economia e società russa: praticamente il bilancio di un governo di ciucciaPutin che prometteva Kiev in tre giorni ed è riuscito a ottenere solo più funerali che vittorie.
C’è il nazionalista Maxim Kalashnikov che accusa il Cremlino di aver trasformato la guerra in un vicolo cieco autodistruttivo; ci sono i milblogger che raccontano perdite assurde e offensive finite nel fango, e che dopo aver giurato “arriviamo a Leopoli col samovar” oggi ammettono che Mosca ha esaurito il proprio potenziale offensivo. Intanto chi spingeva troppo oltre le critiche finisce male: il capo Wagner Yevgeny Prigozhin cade dal cielo con tutto l’aereo, il blogger ultrà Vladlen Tatarsky esplode in un bar di San Pietroburgo, Andrei “Murz” Morozov si toglie la vita dopo aver denunciato numeri di perdite che neanche il più irriducibile dei ciucciaPutin riuscirebbe a coprire con un meme su “la NATO cattiva”.
Ecco un breve elenco di chi ha osato criticare (da destra) la guerra ed è finito male:
- Yevgeny Prigozhin – capo Wagner, ultrà di Putin ma ferocemente critico verso i generali e la gestione della SMO; dopo la “marcia su Mosca” del giugno 2023 muore il 23 agosto 2023 nello schianto del suo jet privato tra Mosca e San Pietroburgo, con dinamica mai davvero chiarita.
- Vladlen Tatarsky (Maxim Fomin) – blogger militare ultranazionalista, favorevole all’invasione ma durissimo su inefficienze e sconfitte; il 2 aprile 2023 viene ucciso da una bomba nascosta in una statuetta durante un incontro pubblico in un cafè di San Pietroburgo.
- Andrei “Murz” Morozov – combattente e blogger pro‑guerra, filorusso, che a febbraio 2024 rivela perdite enormi per la presa di Avdiivka; dopo pesanti pressioni e l’ordine di cancellare i post, si spara un colpo di pistola nel Donbass, in quello che viene definito suicidio.
Insomma, tra jet che cadono, blogger che esplodono e miliziani che “si suicidano” dopo aver detto troppe verità, l’unica cosa che in Russia continua a volare alto è il tasso di mortalità di chi osa dire che la guerra di Putin è un gigantesco fiasco.

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