Quel giro di rifiuti gestito dai boss Casalesi
Le dichiarazioni “de-secretate” del pentito Schiavone coinvolgono anche Massa, Pistoia e Santa Croce sull'Arno
Un verbale declassificato (ovvero tolta la segretezza) che getta una luce inquietante su alcune zone della Toscana e sui rifiuti tossici portati dal Nord in Campania. Ecco cosa mette a verbale Carmine Schiavone: «So che lavorava (l’avvocato Chinese, ndr) a Milano, Arezzo, Pistoia, Massa Carrara, Santa Croce sull’Arno, La Spezia. Aveva un bel giro di amicizie nell’ambito del quale dicevano che si potevano interessare di smaltire i rifiuti. Lei mi chiede di fare i nomi, ma io non li ricordo».
Si tratta di veleni come fanghi industriali e scarti di ogni tipo di lavorazione, occultati in scavi abusivi. L'inquinamento riguarda tutta la costa campana ed entro 20 anni gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe e Castel Volturno rischiano di morire tutti di cancro». Queste alcune delle dichiarazioni choc di Carmine Schiavone, pentito del clan dei Casalesi e cugino del boss Francesco, detto Sandokan. Lo ha detto il 7 ottobre 1997 in un'audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti divenuta pubblica solo ora, dopo la rimozione del segreto.
Il verbale, 63 pagine, contiene non solo la deposizione del pentito, ma anche la copia di alcuni documenti da lui prodotti e già a disposizione della Direzione nazionale antimafia, che riguardano non solo le amministrazioni campane, ma ad esempio anche quella della Provincia di Massa Carrara. Documenti di autorizzazione al trasporto dei rifiuti in cui è riportato in dettaglio anche l’elenco dei camion (con tanto di targa e modello) e delle società che trasportavano i rifiuti in Campania.
Schiavone parla al presidente di quella Commissione nella XIII legislatura, Massimo Scalia, al deputato Gianfranco Saraca e ai senatori Giovanni Lubrano di Ricco, Roberto Napoli e Giuseppe Specchia. Il suo racconto prende le mosse dal 1988, per raccontare l'avvelenamento di un territorio. Secondo il collaboratore di giustizia i numerosi tir di rifiuti, oltre che dal territorio apuano, provenivano anche da Genova, La Spezia e Milano. Alcuni di questi mezzi, poi, sarebbero arrivati anche dalla Germania e avrebbero trasportato fanghi nucleari.
«Io, per esempio - ha dichiarato Schiavone - avevo un camion mio che caricava a Massa-Carrara e a Santa Croce sull'Arno: un 190-38 turbo targato CE 607050. Questi mezzi erano registrati con una delibera, per farli viaggiare tranquilli». Schiavone nella sua deposizione non fa mai direttamente nomi di aziende apuane operanti nel campo dei rifiuti, ma il primo dei documenti da lui prodotti ed allegati al verbale è una deliberazione del 29 novembre 1988 con cui Ermanno Di Casale, all'epoca presidente della Provincia di Massa-Carrara, autorizza la ditta Masan Srl, con sede ai Ronchi, alla "raccolta e trasporto di rifiuti speciali non tossici e/o nocivi", con destinazione finale all'impianto di smaltimento Difrabi di Salvatore Di Francia, ubicato a Pianura, in provincia Napoli, vicino alla riserva naturale degli Astroni. Un sito accanto al quale, stando alle dichiarazioni di Schiavone, la Difrabi aveva «anche terreni abusivi dove scaricare».
ECCO LA TESTIMONIANZA DEL PENTITO CARMINE SCHIAVONE
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