martedì 13 gennaio 2026

Giuseppe Insalavo

 


Lo crivellarono con cinque colpi di pistola mentre era in mezzo al traffico, a Palermo. Giuseppe Insalaco da mesi continuava in solitaria la sua battaglia contro il sistema occulto che lo aveva costretto alle dimissioni da sindaco. Primo cittadino di Palermo per cento giorni.


Da sindaco, si era rifiutato di firmare mandati di pagamento per miliardi sugli appalti della città. Glieli facevano trovare assieme alla posta, sperando che li firmasse. Lui li buttava. In più, non voleva ricorrere alla gara ad inviti, dove si invitavano agli appalti solo le imprese amiche.


Gli bruciarono l’automobile, lo minacciarono. Poi, ridotti alla disperazione da un uomo che non mollava, iniziarono ad accusarlo di corruzione con lettere anonime.


Si dimise dopo cento giorni, ma non demorse. Continuò a fare i nomi dei Dc in odore di mafia, del sistema che faceva pressioni. Parlò apertamente di mafia, a più riprese. 


Per questo lo ammazzarono. Era il 12 gennaio 1988, ricorreva ieri la data. 


A lui, il ricordo di tutti noi.

Leonardo Cecchi 

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