sabato 17 gennaio 2026

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Quando nel IV secolo a.C. i Senoni calarono verso sud, Roma era una potenza laziale in ascesa, sebbene ancora priva delle future grandi difese. Guidata da Brenno, figura che le fonti romane tramutarono nel simbolo dell'incubo gallico, la tribù celtica, insediata lungo l'Adriatico, si scontrò con Roma. Il conflitto, secondo la tradizione, scaturì a Clusium: qui, ambasciatori romani avrebbero violato la diplomazia, intromettendosi negli scontri. L'affronto scatenò l'ira dei Senoni, che marciarono direttamente su Roma per vendetta.


La risposta romana fu un errore fatale. L’esercito della Repubblica si schierΓ² sull’Allia, affluente del Tevere, e la battaglia, secondo tradizione 390 o 387 a.C., divenne una rotta vergognosa. Le legioni, male schierate e impreparate allo scontro celtico, furono travolte. I superstiti si dispersero. Roma restΓ² esposta. L'Allia, da allora, divenne sinonimo di disastro irrimediabile.


Priva di difese, Roma fu invasa dai guerrieri settentrionali. Parte della popolazione fuggì, portando in salvo famiglie e tesori. Altri si rifugiarono in Campidoglio, ultimo baluardo. I senatori più anziani, narra la tradizione, attesero immobili il nemico, seduti con dignità, come statue votate al sacrificio. I Senoni entrarono nella città, trovandola deserta. Case e templi furono saccheggiati, mentre gli incendi tingevano di rosso il Tevere, fissando il ricordo di Roma in fiamme per sempre.


L'assedio si focalizzΓ² presto sul Campidoglio. I difensori, stremati dalla fame, resistevano tra sortite e veglie. La tradizione narra del tentativo segreto dei guerrieri senoni di scalare un pendio ostico, sventato dal clamore e dal richiamo delle oche sacre, simbolo di divina vigilanza. Il tempo logorava tutti: fame e disperazione per i Romani assediati; incendi, malattie e scarsitΓ  di rifornimenti per i Senoni, rendendo insostenibile la loro prolungata presenza in una cittΓ  ostile.


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Dalla stanchezza comune nacque la trattativa: Roma avrebbe riscattato la propria salvezza con mille libbre d’oro, una somma enorme per una cittΓ  devastata. Alle proteste romane per le bilance truccate, Brenno, con un gesto divenuto leggenda, gettΓ² la spada sul piatto, aggravando il peso e fissando il rapporto di forza tra vincitori e vinti. In quell'atto si cristallizzΓ² l’umiliazione di Roma: la cittΓ  destinata al dominio, costretta a pagare per sopravvivere.


Sull'esito finale le versioni divergono. Un racconto epico narra l'intervento risolutore di Furio Camillo, richiamato dall'esilio, che respinse i Senoni mentre l'oro del riscatto veniva pesato, restituendo a Roma onore e metallo. Studi e interpretazioni piΓΉ attente suggeriscono invece che il riscatto fu pagato e i Galli lasciarono la cittΓ  sazi del bottino. L'effetto sulla coscienza romana fu comunque profondo: la paura dei Galli e la memoria del sacco alimentarono per generazioni la volontΓ  di rafforzare esercito, mura e dominio sul territorio, per evitare il ripetersi di tale umiliazione.


Il nome di Brenno divenne monito e ferita. Le fiamme che cinsero Roma, ancora di legno e mattoni crudi, non solo abbatterono edifici, ma rimodellarono le sue ambizioni. Da quell'onta scaturì un'energia nuova, la determinazione che mutò una bruciante sconfitta nell'inizio di un'espansione: la città saccheggiata dai Senoni era destinata a dominare il Mediterraneo.


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