CORONA DI SPINE: ‘LA GALERA MI HA FATTO TORNARE COI PIEDI PER TERRA MA QUI È COME ESSERE MORTI’ – ‘LA GIUSTIZIA ITALIANA NON È EGUALITARIA: ANNI DI PENA DATI COME FOSSERO NOCCIOLINE IN CARCERI DOVE LE CONDIZIONI DI VITA, IGIENE E CONVIVENZA SONO DISUMANE’
Giuseppe Guastella per ‘Il Corriere della Sera'
Provato,
non rassegnato. Meno spavaldo, ma sempre proiettato su stesso, perché,
ammette, «il dna non lo puoi cambiare». In bilico tra rabbia ed
espiazione, dopo quattordici mesi di reclusione l'ex re dei paparazzi
Fabrizio Corona fa i conti con se stesso e nella sua prima intervista
dal carcere di Opera risponde per iscritto ad alcune domande.
Condannato a un totale obiettivamente spropositato di quattordici anni e due mesi, con i suoi avvocati Gianluca Maris e Ivano Chiesa ha ottenuto la «continuazione» tra le due sentenze di Vallettopoli (diciassette mesi a Milano, cinque anni a Torino) e con essa una sostanziosa riduzione del cumulo che, in attesa della definizione di altre vicende e detratto quanto già scontato, è sceso a sei anni e undici mesi.
Come sta vivendo il carcere?
«Il carcere mi ha
salvalo la vita. Mi ha fatto tornare con i piedi per terra. È riuscito a
fermare un treno in corsa perenne da anni che ultimamente aveva perso
sogni, equilibri e alzato troppo l'asticella del limite. Mi ha fatto
scoprire il senso della realtà , insegnato a star bene con me stesso e
messo nelle condizioni di proseguire nel migliore dei modi lungo la
strada della vita quando tornerò libero».
Corona non più oltre i limiti?
«Sono sempre lo
stesso, il dna non lo puoi cambiare. Però sono migliorato, in tante
cose. Sono più vero, più lucido e più uomo perché ho visto gente
soffrire e morire, ho visto il tormento, la paura, lo sconforto, la vera
solitudine e l'abbandono, ho capito cosa sono la cattiveria e la vera
violenza. Tutto questo mi ha reso più forte».
Pensa ancora di essere vittima di alcuni magistrati?
«Nei
miei confronti non c'è mai stata parità di giudizio: o
scandalosamente innocente o dannatamente colpevole. È sempre stata solo
una questione di simpatia o preconcetto, pregiudizio. Qui mi sono reso
conto ancora di più dell'ipocrisia della giustizia italiana, che non è
egualitaria. Assassini colpevoli condannati a 12 anni e solo presunti
condannati all'ergastolo, anni di pena dati come fossero noccioline in
carceri dove il concetto di rieducazione non esiste, dove le condizioni
di vita, di igiene, di convivenza sono disumane e vergognose».
Ora ha ottenuto una notevole riduzione della pena.
«Quando
ho presentato l'istanza di messa in continuazione poteva capitarmi un
giudice a cui stavo simpatico o uno che mi odiava. Dovevo solo sperare
di trovare un giudice che avesse il coraggio di guardare gli atti,
studiarli e fare giustizia senza timore di ferire i benpensanti e i
finti moralisti.
Un giudice capace di prendersi delle
responsabilità , onesto, vero, giusto. L'ho trovato. Questo giro,
finalmente, mi è andata bene. Ricordo lunedì 10 febbraio. Scendevo le
scale per andare in sala avvocati come un robot. Quando si è aperta la
porta ho guardato gli avvocati negli occhi. Mi hanno fatto un grande
sorriso e ho ripreso a respirare».
Qual è stato il suo errore peggiore?
«Rifiutare
un patteggiamento ad otto mesi per Vallettopoli, un'indagine assurda,
ma nessuno ha avuto mai il coraggio di ammetterlo, a causa della quale
ho preso tre condanne, compresi i 3 anni e 10 mesi per bancarotta, dopo
aver risarcito il danno.
Da incensurato fui arrestato e portato a
Potenza, feci un mese di carcere duro con quel Pepe Iannicelli, boss
delle ‘ndrine bruciato vivo due mesi fa con la fidanzata e
quell'angelo di suo nipote di soli 3 anni. È normale che dopo 4 mesi di
detenzione preventiva sono uscito arrabbiato».
E ne ha fatte di tutti i colori.
«Ce l'avevo con il mondo intero, mi sono perso e ho commesso un sacco di errori».
Cosa fa?
«Faccio moltissimo. Quando ero a Busto
Arsizio ho inventato un portale innovativo per i detenuti, ho raccolto
circa 70 mila euro per loro, ho scritto un libro, ho lavorato come
portavitto e sono riuscito dal carcere a mandare avanti la mia azienda
senza farla fallire e mi sono mantenuto in forma allenandomi per almeno
un'ora al giorno. Ho sempre tenuto vivo il cervello e ho ripulito
l'anima».
Con la libertà , cosa le manca?
«Mi manca
tantissimo mio figlio e mi mancano da morire le emozioni quotidiane che
la vita ti dà . Qui, in parte, è come essere morti».
La prima cosa che farà al primo permesso?
«Vado
a scuola a prendere mio figlio. È un anno che mi immagino questa
scena, e so che solo quando lo vedrò uscire mi renderò conto di quante
cose ho buttato nella mia vita, quante cose ho veramente perso».
FABRIZIO CORONA
fabrizio corona in tribunale
FABRIZIO CORONA IN MANETTE
FABRIZIO CORONA
FABRIZIO CORONA FACEBOOK
FABRIZIO CORONA CANOTTA
CORONA FABRIZIO
Nessun commento:
Posta un commento