Giornalista e saggista, è stato uno dei grandi divulgatori italiani di storia degli ultimi decenni. È morto all'età di 89 anni
3 APR 18
Ultimo aggiornamento: 23:51
Arrigo Petacco (foto LaPresse)
89 anni, 60 libri. La vita di Arrigo Petacco
potrebbe essere sintetizzata da questi due numeri. Ligure, nato a
Castelnuovo Magra in provincia della Spezia il 7 agosto 1929, il
giornalista e saggista è morto nella sua casa a Porto Venere. Aveva
esordito nel giornalismo con il Lavoro di Genova diretto dal savonese
Sandro Pertini, poi era stato direttore della Nazione di Firenze, oltre
che di Storia Illustrata. Da ragazzino era stato a 16 anni pure
partigiano in Lunigiana. Un’esperienza da lui raccontata nel 1987 nel
romanzo “Ragazzi del ‘44” e comunque presente in un'altra sua opera
sulla “Resistenza tricolore”. Eppure questo non gli aveva impedito di
esprimere, su fascismo e antifascismo, opinioni anche piuttosto
scorrette. Dall’idea che la Resistenza stessa fosse stata
sopravvalutata, a una contestatissima opinione espressa nel 2014, in
un’intervista al blog di Beppe Grillo, secondo cui presumibilmente
Benito Mussolini non era stato il mandante del delitto Matteotti.
Autore
da vendite record, Petacco non aveva evidentemente paura di sostenere
tesi scomode o difficili, e infatti tra le sue opere si trova di tutto.
Da una biografia dell’anarchico regicida Gaetano Bresci
a una rilettura di Cavour in chiave protoleghista passando per ritratti
dei massimi protagonisti del fascismo, i tesori nascosti in Italia o le
grandi menzogne della storia, fino all’ultimissimo suo libro su
Caporetto. Una sua passione erano i grandi personaggi, sconosciuti, da
far conoscere al grande pubblico. Tra questi Bresci, appunto, ma anche
il poliziotto italo-americano Joe Petrosino, l’eretico ottocentesco Davide Lazzaretti, il fondatore del Pci finito fucilato con Mussolini Nicola Bombacci, il prefetto Mori, il cappellano di Garibaldi Ugo Bassi.Un’altra sua passione era per il lato femminile della storia: Cristina di Belgioioso, la Contessa di Castiglione, Maria José, Claretta Petacci, Eva Braun, Maria Sofia di Borbone.
Tra
i grandi divulgatori italiani di Storia degli ultimi decenni, Petacco
era sicuramente il più poliedrico: non solo giornalista e saggista sulla
carta stampata ma anche giornalista televisivo vincitore, di un Premio
Saint Vincent per le sue inchieste. E, soprattutto, soggettista
cinematografico e televisivo, per il gran numero di suoi libri che
divennero film e sceneggiati. Dal “Joe Petrosino” interpretato in Rai da
Adolfo Celi nel 1972 con una memorabile sigla di Fred Bongusto al
“Prefetto di ferro” realizzato da Pasquale Squitieri nel 1977, alla
“Claretta” pure di Squitieri del 1984, o al film sulla Repubblica Romana
“In nome del popolo sovrano” che Luigi Magni realizzò nel 1990.
https://www.ilfoglio.it/cultura/2018/04/03/news/addio-arrigo-petacco-la-storia-perde-una-delle-sue-voci--226554
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