lunedì 12 gennaio 2026

Marco Accetti e la carica dei 101 indizi

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Premessa

Una stimata docente di filosofia presso l’Università di Madrid condusse un esperimento con i suoi studenti. All’inizio della lezione, presentò ai suoi allievi una cartellina di colore verde. Indicò loro che, se uno studente fosse arrivato in ritardo, avrebbero dovuto affermare che la cartellina nelle mani della docente era di colore rosso.

Durante la lezione, uno studente arrivò in ritardo. La docente proseguì la lezione parlando di filosofia, e di come esistessero correnti di pensiero, come il positivismo, che non ammettevano realtà al di fuori dei fatti. Interrogò ciascuno studente singolarmente sul colore che fosse la cartellina. Nonostante la cartellina fosse effettivamente verde, tutti gli studenti, compreso lo studente in ritardo, affermarono che la cartellina era rossa.

Questo esperimento aveva l’obiettivo di dimostrare come la pressione del gruppo altera la percezione individuale. Sebbene la realtà fisica fosse chiara (la cartellina era verde), la pressione sociale porta lo studente, ignaro del tranello, a negare la sua percezione diretta e ad aderire alla versione del gruppo (la cartellina era rossa).

L’esito di questa attività evidenzia come noi, in quanto esseri umani, siamo costantemente influenzati dal giudizio esterno e come la nostra società ci manipoli attraverso regole ben precise. Questo fenomeno è noto come conformità sociale.

Nella faccenda di Emanuela Orlandi, questo atteggiamento di omologato conformismo, lo si può individuare nei confronti di Marco Accetti che, è stato stabilito, è “un millantatore e un mitomane“, e deve assurgere questo ruolo per tutti. Sarebbe interessante comprendere da subito quanti hanno analizzato, o per lo meno approfondito l’Uomo del Piffero, e quanti, giornalisti e ricercatori in primis, si sono accodati, risparmiandosi lo sforzo di una ricerca vera, trascinandosi appresso l’opinione pubblica. O forse la scelta è esattamente opposta: compiacere l’opinione pubblica?

Un mitomane atipico

Il caso della quindicenne vaticana, divenuto poi il caso “Orlandi-Gregori” è stato caratterizzato da una quantità non più calcolabile di false strade e depistaggi, le cui modalità e motivazioni sono state affrontate  nel precedente articolo

Negli anni ci si è trovati dunque a fare i conti con due diversi ordini di depistatori: quelli che avevano ed hanno una motivazione e che muovono dall’interno di un’organizzazione, e le mine vaganti, individui solitari che agiscono mossi dalle più variegate deviazioni e debolezze psicologiche

Di questi ultimi, i veri mitomani, a fatica ricordiamo un nome: vennero facilmente individuati e le procure, dopo averli risvoltati come calzini, hanno dimostrato la totale estraneità ai fatti, rispedendo questi soggetti nel mare nero dell’oblio.

La figura di Marco Accetti, in questo senso, si dimostra alquanto atipica: è l’unico mitomane e millantatore che le procure non riescono a sconfessare, liquidando questa incapacità alla bell’e meglio, asserendo che l’uomo è a conoscenza di talune questioni inquanto fissato con il Vaticano e con la questione di Emanuela Orlandi, che avrebbe studiato attentamente con l’ausilio delle carte processuali e della stampa dell’epoca.

Queste sono le parole con cui Giuseppe Pignatone, definito “il procuratore nostro” dalla vedova di De Pedis, motiva la richiesta d’archiviazione del 2015. Giuseppe Pignatone interviene nelle indagini in corso sostituendo il collega Giancarlo Capaldo, senza che siano mai state indicate le ragioni di tale cambio.

Lo stesso Pignatone che oggi, trasferito in Vaticanodirige le indagini sul caso di Emanuela Orlandi. Sappiamo che all’epoca Giancarlo Capaldo si rifiutò di firmare la richiesta di archiviazione, motivando il suo dissenso con un documento. In esso si legge chiaramente che, a suo avviso, sarebbe stato importante approfondire la figura di Accetti, dal momento che alcune informazioni non potevano essere entrate in suo possesso.

Parte della trascrizione del documento stilato da Giancarlo Capaldo, a motivazione del suo rifiuto alla firma, lo trovate qui.

Questioni inevase

Certa di tralasciarne in buon numero, procedo ora con un elenco dei principali “indizi” che rimandano all’Accetti e che molti cercano di ignorare, incapaci di fornire una giustificazione plausibile.

  1. Marco Accetti elenca alla famiglia Gregori i vestiti indossati da Mirella, indicandone marca e colore.
    • Questi dettagli non erano noti alla stampa. C’è chi ha motivato dicendo che poteva averne avuto notizia dalle stesse forze dell’ordine. Se così fosse bisognerebbe comprendere il motivo per cui le forze dell’ordine avrebbero comunicato elementi così intimi e rilevanti a un mitomane.
  2. Marco Accetti è a conoscenza del fatto che al momento della scomparsa Emanuela aveva il ciclo mestruale. Dato mai trapelato.
  3. Lettere da Boston. Le lettere da Boston sono spedite nel periodo in cui la prima moglie dell’Accetti, E.C., si trova nella città americana, in visita al fratello.
  4. La reo confessa Gabriella , ha ammesso di aver prestato la sua voce per l’interpretazione della telefonista americana.
  5. Ricorda a Maria Antonietta Gregori un episodio che la stessa aveva rimosso e quindi mai reso noto, ossia che la ragazza scambiò MFA, nel suo ruolo di telefonista, per l’assistente dell’avvocato Egidio.
  6. Pare recentemente confermata dalla protagonista del fatto, A.F., la sottrazione della sacca da ginnastica, poi restituita da una presenza femminile, nell’anno scolastico 1980-81.
  7. All’avvocato Egidio diede nota telefonicamente del “baruffo” intercorso tra Mirella e il fidanzatino, la sera della festa post-ristrutturazione del locale. 
  8. Marco Accetti, all’epoca ventottenne, aveva i capelli biondi e mossi, come gran parte delle testimonianze ricordano uno dei pedinatori di Emanuela.
  9. I suoi modi d’agire, tra cui giocare con i numeri e schedare le persone secondo le caratteristiche fisiche, possono passare inosservati solo a chi non ha voluto soffermarsi un attimo su questo pittoresco e inquietante personaggio. Sullo spartito si può infatti leggere, in calce “De Blasio, castana, 15 anni” e sopra, tratto da uno scritto privato di Accetti: “Olivia, 17, svizzera, brunetta“.
  10. Marco Accetti sostiene di aver comunicato al procuratore G. Capaldo, l’intero contenuto della telefonata intercorsa con il  segretario di Stato, Augusto Casaroli.
  11. Marco Accetti è in diretto contatto con i membri della Banda della Magliana, soprattutto con i Testaccini, con cui ha un rapporto amicale, in particolar modo con Enrico De Pedis e Giuseppe Scimone (torneremo più avanti sull’argomento).
  12. Una testimone diretta, ai tempi dodicenne e frequentatrice, insieme alla madre, di Marco Accetti e della sua abitazione, ha ricordato che nella camera del pifferaio erano presenti in gran numero confezioni, in formato ridotto, del profumo Chloé, all’epoca presente anche nel catalogo Avon. 
  13. Molte visite nelle Marche dove risiedeva l’amico Mario Ilario Ponzi che, in seguito ad una tentata rapina a mano armata e con sequestro di ostaggi. Detenuto, la sua cella è quella adiacente ad Alì Agca.
  14. In relazione all’amicizia tra Accetti e Ponzi, ricordo che nello stesso periodo, nella Marche una ragazza scomparve attirata fuori casa con la scusa di un compagno di classe al citofono.
  15. Mirella vive sulla via Nomentana, al numero 91, a 76 metri di distanza, in direzione Villa Torlonia, si trova un immobile di proprietà della famiglia Accetti. Rispetto alla scuola media di Mirella Gregori troviamo a 190 metri in direzione Piazza Firenze e a 120 metri in direzione metropolitana Forte Preneste, ben due immobili degli Accetti. L’immobile di Via Goito, quello in direzione Piazza Firenze, dista 160 metri dal bar dei Gregori e 58 dalla via in cui la ragazza fu vista passeggiare con un ragazzo biondo riccio.
  16.  Nella sentenza Giorgianni del 2015 si fa riferimento ad un flauto dolce di plastica, che Accetti avrebbe custodito nell’ abitazione di Sant’Emerenziana. Emanuela ne aveva uno nella borsa.
  17. Durante la prima telefonata il Pifferaio Tragico, nelle vesti di Mario, fa accenno al fatto che Pierluigi abitasse al Gianicolense, medesimo quartiere dell’appartamento che Sabrina Minardi indica, in via Pignatelli, tra i luoghi di detenzione di Emanuela.
  18. In quel periodo Accetti collabora con Felix e Castellano nell’adescamento di giovani ragazze per falsi provini presso una falsa agenzia collocata in zona Termini.
  19. Accetti è a conoscenza del trafugamento della bara di Katty Skerl e che la stessa presentava maniglie a forma d’angelo.
  20. Accetti indice l’esatta via, nei pressi di Termini, dove è imbucata la lettera di Alessia Rosati.

Ce ne sarebbero molti altri, ma per ora termino qui. Il grande errore che si commette nell’approcciarsi all’Accetti, è muoversi partendo dal fantasioso racconto del “Ganglio” , cercando verità o tentando di screditare quei racconti, non comprendendo che quella narrazione è parte del depistaggio di cui è attore.

Curiosità e bizzarrie

  1.  Dalle motivazioni di Capaldo, si evince che venne fatta una comparazione della voce e il risultato fu di compatibilità. 
    • Nelle motivazioni dell’archiviazione, risulta invece che non fu possibile eseguire una perizia perché il tempo e altri parametri non ne consentivano l’affidabilità, salvo poi eseguirla sul De Tomasi. La fattibilità è poi dimostrata anche dai periti che sono intervenuti nella miniserie di Netflix.
  2. I più tacciano Accetti di voler apparire e ribadiscono il concetto sventolando la perizia di Ferracuti.
    • Al di là del fatto che il desiderio di apparire appartenga anche a molti altri individui, giornalisti compresi, per alcuni dei quali sarebbe interessante leggere l’esito di un’ipotetica perizia. Tuttavia ammesso e non concesso che ciò sia una verità, e non sarò certo io, che di monologhi di MFA ne ho ascoltati per ore, a confutare ciò. D’altro canto, questo desiderio di apparire l’ha ben soppesato per trent’anni, decidendo di appagarlo in occasione di indagini aperte e rivolte verso membri della Banda della Magliana.
  3. Accetti è uno sconosciuto, gli ex componenti della Banda della Magliana non sanno nemmeno chi sia. Mi duole comunicarvi che le persone, anche quelle a prima vista più carine e gentili, mentono. Figuriamoci poi se il legame tra queste persone è di natura economica; individui residenti tutti a pochi metri di distanza, uniti da interessi di diversa natura e associati a cooperative studiate ad hoc. Come il caso di Oasi, la cooperativa di viale Beethoven 30 e Nuova Oasi, in Curzio Malaparte, comprendenti soci di spicco, tra cui, appunto, Enrico De Pedis. A ciò possiamo aggiungere la forte similitudine che ritroviamo nella gestione dei depistaggi durante i sequestri, come descrivo nell’articolo I professionisti del depistaggio.

L’intoccabile

Di essere intoccabile, senza motivarmene le ragioni, Marco Accetti, me lo ripete dalla  nostra prima telefonata e, un certo sentore in questo senso, l’ho avvertito dal primo minuto. Dopotutto non sarò l’unica persona ad aver fatto questi collegamenti, ad aver notato che dove passa lui le persone spariscono o muoiono, ad aver avvertito un’apparente illogica bramosia di tacciarlo come un buffone, e rimuoverlo da qualsiasi discussione.

Poi, ogni tanto, spuntano le zanzare, quelle come la sottoscritta, che non si accontentano di certe panzane e non accettano nemmeno che le cose debbano andare così, perché è protetto da uomini e organizzazioni potenti, che spaziano dai palazzinari al mondo degli ex monarchici e della massoneria.

Più utile potrebbe essere, nonostante anche in questo campo si sia oscurato quanto possibile, recarsi alla Camera di Commercio, spendere qualche spicciolo e iniziare a viaggiare in un meraviglioso mondo di “scatole cinesi” passando da società e associazioni vuote, ma collegate l’una all’altra, un fantastico viaggio che fa saltellare da un’attività liquidata nel giro di una manciata di mesi, all’altra, che coinvolge ciò che il terreno ci riserva dai rifiuti destinati alla Somalia, al petrolio libico, fino al gas kazako. Scatole cinesi e società vetrina che spuntano come funghi anche al centro nord, saltando da Roma a Milano, da Milano a Torino, Brescia e Verona.

Tutto ciò senza necessità di lavoratori alle dipendenze, nemmeno nelle cooperative edilizie, e questo è chiaro perché nulla è mai stato versato a INPS o INAIL, saranno tutti delle piccole e inesperte partite Iva, non iscritte alla camera di commercio. E’ bene ribadire che questo schema di totale inesistenza fiscale non si allarga solo ad ogni società connessa ma anche a personalità connesse con la famiglia. Ex compaesani o ex fidanzate che siano. Niente troverete se non qualche ora di addetto alle pulizie nel Molise.

Quanto qui asserito, anche con un briciolo di amara ironia, non vuole andare ad accusare la famiglia in questione a cui, evidentemente. tutto ciò è stato consapevolmente accordato, bensì a uno Stato che in nome di un “bene superiore” di cui i poveracci non godranno mai, permette a persone pericolose e violente di avere e compiere ogni cosa e, all’onesto cittadino non concede nemmeno il diritto alla verità. 


Rossella Pera

Autrice. Laureata in Scienze storiche, specializzata in Storia del Pensiero Politico Contemporaneo. Articolista e docente nelle scuole superiori. Da sempre impegnata nella lotta contro la criminalità organizzata, riceve nell'ottobre 2022 l'onorificenza Premio Giorgio Ambrosoli.


https://lagiustizia.net/marco-accetti-e-la-carica-dei-101-indizi/

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