QUELLO CHE NON VI DICONO!
Università Cattolica...veloce scambio di opinioni tra professionisti:
Prof. Rinaldi:
Hai visto gli ultimi numeri sulla finanza pubblica italiana? Siamo sempre lì: crescita anemica, nuovo debito, interessi che aumentano. È la combinazione perfetta per rendere il bilancio… insostenibile.
Prof.ssa Conti:
Sì, e il quadro europeo non aiuta. Gli squilibri nell’eurozona stanno diventando strutturali. Il punto chiave resta sempre quello: il differenziale tra il tasso di interesse medio sul debito e il tasso di crescita. Se il primo supera il secondo, la dinamica del debito diventa esplosiva.
Rinaldi:
E l’Italia, purtroppo, ha tutte le caratteristiche per far preoccupare Bruxelles: debito in aumento, entrate insufficienti, e una spesa per interessi che continua a crescere. È come se avessimo tutti gli ingredienti per una ricetta sbagliata.
Conti:
Il paradosso è che sia Italia sia Spagna hanno avanzi primari. Ma non bastano: sono inferiori alla spesa per interessi. Quindi l’eccedenza… la finanziamo con nuovo debito. È un cane che si morde la coda.
Rinaldi:
Esatto. Stiamo facendo debito per ripagare debito. E secondo la Commissione europea, la spesa per interessi salirà al 3,9% del PIL nel 2025, al 4% nel 2026 e al 4,1% nel 2027. Una spirale che si autoalimenta.
Conti:
E poi c’è la traiettoria del debito: 133,9% nel 2023, 134,9% nel 2024, 136,4% nel 2025, e quest’anno dovrebbe arrivare al 137,9%. Solo nel 2027 è prevista una lieve inversione, al 137,2%. Ma senza crescita, anche quel miglioramento rischia di essere effimero.
Rinaldi:
Il problema è proprio la crescita. Le previsioni parlano di uno 0,4% nel 2025, penultimi in Europa, e addirittura ultimi nel 2027. Con questi numeri, il differenziale interesse–crescita resta negativo. E quando resta negativo, il debito… sale, inevitabilmente.
Conti:
Quindi abbiamo: poca crescita, debito che aumenta, nuovo debito per coprire quello vecchio, e più spesa per interessi. Non serve essere pessimisti per dire che la salute delle finanze pubbliche italiane è fragile.
Rinaldi:
Fragile sì, ma non senza vie d’uscita. Il punto è che servirebbe una strategia credibile, non solo contabile ma strutturale. E quella, per ora, non la vedo.
Conti:
Nemmeno io. E intanto, ogni anno, la finestra per intervenire si restringe un po’ di più.
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