venerdì 30 gennaio 2026

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Nelle cronache repubblicane piΓΉ remote, accanto a Latini ed Equi, spicca un nome a lungo sinonimo di nemico: i Volsci. Le fonti latine, soprattutto Livio e Dionigi, li ritraggono quasi sempre in guerra, segnale di una minaccia costante ai confini meridionali di Roma. Dietro pagine di assedi e saccheggi, emerge una comunitΓ  radicata, capace di erigere cittΓ  d’altura, controllare le valli e confrontarsi, spesso con le armi, con la nascente potenza sul Tevere.


Appartenenti al ceppo osco-umbro, i Volsci, popolo italico indoeuropeo, parlavano una propria lingua, inserendosi nel complesso quadro dell’Italia preromana. La storiografia moderna li inquadra come pastori-guerrieri che, tra il VI e il V secolo a.C., migrarono dagli altipiani appenninici verso il Lazio meridionale, in cerca di pascoli, terre fertili e opportunitΓ  agricole. La loro sussistenza si basava su pastorizia e agricoltura, con una mobilitΓ  scandita dalla transumanza e da vere migrazioni verso le pianure costiere e i nodi strategici delle valli fluviali.


Al culmine della loro potenza, a metΓ  del V secolo, il dominio dei Volsci si estendeva su un vasto territorio nel basso Lazio. A nord-ovest, l'asse Anzio-Satrico-Velletri ne segnava il confine, mentre verso l'interno inglobava i monti Lepini e Ausoni, la valle dell'Amaseno, quella del Sacco e l'intera media valle del Liri, raggiungendo Cassino e la Val di Comino. Privilegiarono insediamenti d'altura, oppida strategici per il controllo delle vie d'accesso a valli e pianure, come i centri di Anagni, Ferentino, Artena, Sora o la leggendaria Fregellae. Pur non conoscendo il nome di tutte le loro cittΓ , recenti scavi hanno riportato alla luce in Ciociaria un centro fortificato attivo giΓ  dalla metΓ  del VII secolo, forse l'antica Ecetra, protagonista delle guerre contro Roma nel V secolo.


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Il declino dell'egemonia etrusca nel Lazio e la caduta della monarchia a Roma offrirono ai Volsci un varco. Sfruttando il vuoto di potere, si affacciarono sul mare tra Anxur (Terracina) e Antium (Anzio), respingendo gli Aurunci a sud-est e i Latini a nord. Penetrati nell'agro pontino, zona un tempo latina, fondarono Velletri, a ridosso del cuore del Latium vetus. Tuttavia, nel IV secolo a.C., la conquista romana di Sora (345 a.C.) segnΓ² la prima stabile penetrazione dell'Urbe nella valle del Liri, mutando radicalmente gli equilibri di forza.


Le contese tra Roma, Equi e Volsci, che la tradizione estende tra il V e il IV secolo, furono piΓΉ razzie e schermaglie che grandi battaglie campali, stando a un'analisi critica. Roma rispose con un sistema di alleanze: la Lega Latina e gli Ernici (formalizzata nel 486), che fungevano da cerniera con il mondo volsco. Episodi come l'impresa di Coriolano o le vittorie di Camillo sono letti con cautela dagli storici moderni, in quanto densi di simbolismo e sovrapposizioni.


Dopo le guerre romano-volsche (389-341 a.C.) e in parallelo ai conflitti sannitici, i Volsci furono gradualmente sottomessi e assorbiti dalla Repubblica Romana. Nonostante le fonti incerte, il loro contributo alla storia di Roma Γ¨ innegabile: dall'organizzazione degli oppida all'apporto demografico e culturale. Ne sono testimoni figure come Cicerone di Arpino e Augusto di Velletri, entrambi originari di quelle che furono terre volsche. Ancora oggi, i Monti Volsci e la toponomastica del Lazio meridionale conservano il ricordo di questa lunga sfida di frontiera, dove un popolo di pastori e guerrieri tentΓ² di resistere all'avanzata della cittΓ  destinata a dominare il Mediterraneo.


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