venerdì 30 gennaio 2026

Sigonella

 


Sì stava meglio quando si stava peggio?


La crisi di Sigonella, 1985.

Una storia che andrebbe raccontata ogni tanto, soprattutto oggi.


Ottobre 1985. Il sequestro della nave Achille Lauro da parte di un commando palestinese finisce nel sangue: viene ucciso Leon Klinghoffer, cittadino americano, disabile, gettato in mare.


I dirottatori trattano, ottengono un lasciapassare e salgono su un aereo egiziano diretto a Tunisi.

Gli Stati Uniti decidono che no, non va bene.


Fanno intercettare l’aereo da caccia americani e lo costringono ad atterrare nella base NATO di Sigonella, in Sicilia.

Base NATO, sì. Ma su territorio italiano.


A quel punto Washington pretende di portarsi via i terroristi.

Come se fosse una formalità.

Come se l’Italia dovesse solo farsi da parte.


Il governo italiano, guidato da Bettino Craxi, dice no.

Perché il reato è avvenuto su una nave italiana.

Perché la giurisdizione è italiana.

Perché su quel territorio decide l’Italia.


Alla base di Sigonella succede una cosa che oggi sembra fantascienza:

i militari italiani circondano quelli americani.


Carabinieri e VAM contro la Delta Force.

Armi contro armi.


Momenti di tensione altissima, con il rischio reale di uno scontro tra alleati.

Alla fine gli americani devono cedere.

I terroristi restano in custodia italiana e vengono processati in Italia.


Non perché fossimo più forti.


Ma perché avevamo deciso di non abbassare la testa.


Attenzione: non era un gesto contro gli Stati Uniti.

Era un gesto per l’Italia.

In piena guerra fredda, con il terrorismo internazionale, con equilibri mondiali fragilissimi.


Oggi non siamo in guerra fredda.

Non c’è un’emergenza simile.

Eppure vediamo agenti stranieri entrare e operare sul nostro territorio, senza proteste, senza dignità, senza neanche una parola storta.


Da un governo che parla di “patria”, “confini”, “sovranità” dalla mattina alla sera.


Nel 1985 il mondo faceva molto più schifo di oggi.

Ma c’era una classe dirigente che, ogni tanto, sapeva dire no. Poi quello che era in termini di corruzione radicata è un'altra storia...


Oggi ci raccontano che obbedire è realismo, che chinare il capo è interesse nazionale.


Sigonella non è nostalgia.

È memoria storica.


Ed è un promemoria doloroso di cosa significa davvero difendere la dignità di un Paese.

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