Sono passati quasi trent'anni ma la verità non è mai emersa. Era il 15 gennaio 1997 quando un conte veneziano di 71 anni fu trovato morto nella sua casa di Firenze, al terzo piano di Palazzo Rucellai: la vittima si chiamava Alvise di Robilant e non si è mai scoperto chi è stato a togliergli la vita, in un caso di cronaca che sembra uscito dalla penna di uno scrittore di gialli, e invece è stata la pura realtà.
L'omicidio di Alvise di Robilant
Una vicenda complessa, con indagini che non portarono a nulla, e che - seppur meno conosciuta dal grande pubblico - rientra tra i casi di cronaca più misteriosi e indecifrabili della storia recente del nostro Paese. Ignoto l'omicida come ignoto il movente: per anni gli inquirenti hanno brancolato nel buio nel chiedersi chi potesse volerlo morto, senza arrivare ad una conclusione.
Chi era la vittima
Alvise Nicolis di Robilant nasce a Bologna il 19 gennaio 1925 da una famiglia aristocratica di origini veneziane. Figlio di due aristocratici, Andrea Nicolis di Robilant e la nobildonna Gabriela di Bosdari, era discendente del generale Carlo Felice Nicolis di Robilant, ambasciatore d’Italia in Austria nel XIX secolo. Dopo aver preso parte alla Seconda Guerra Mondiale, aveva sposato una fotomodella americana, Elizabeth Stoke: dal loro amore nacquero tre figli, ma il matrimonio finì con il divorzio.
Dal 1970 al 1986 era stato amministratore delegato della filiale fiorentina della casa d’aste Sotheby’s: quando quest'ultima aveva lasciato l'Italia, si era messo in proprio commerciando opere d'arte. Negli ultimi anni si era dedicato alla scrittura di un libro storico su Giustiniana Wynne e Andrea Memmo, suo antenato, ma quel libro non riuscì ad ultimarlo. Quello di Robilant era uno dei nomi più influenti della città: il conte Alvise era imparentato con diversi nobili in tutta Europa.
L'omicidio
I fatti risalgono, come detto, al 15 gennaio 1997: il conte Robilant era atteso a Firenze a una cena ufficiale al Circolo dell'Unione, ma non si presentò mai: un comportamento che apparve strano ai suoi conoscenti, dato che Alvise non aveva fornito alcuna giustificazione per la sua assenza. L’ultima telefonata certa risale alle 21:30, quando contattò un cugino per una ricerca iconografica legata al libro che stava scrivendo.
Il corpo fu scoperto dalla donna delle pulizie il giorno successivo, intorno alle 16:30. La vittima giaceva nel salotto dell’appartamento, davanti al divano: l’autopsia accertò che era stata colpita almeno dieci volte alla testa con un oggetto contundente. Il corpo era stato coperto da un copriletto, non risultarono segni di effrazione, ma due particolari colpirono gli inquirenti: la presenza di un quadro del ‘600 raffigurante S.Girolamo (quadro che era stato sfregiato) e lo schermo del computer spaccato.
Le indagini
L'analisi della scena del crimine non portò quasi a nulla: furono trovate impronte di sangue su una tenda, ma all'epoca non erano repertabili. Per il resto non fu rinvenuta alcuna traccia utile all'identificazione dell'assassino: gli investigatori esclusero l'ipotesi della rapina, perché nell'appartamento non mancava alcun oggetto di valore, ad eccezione di una piccola anatra di cristallo, che probabilmente era stata proprio l'arma contundente con cui era stato ucciso.
Una finestra era aperta: il killer poteva essere fuggito da lì, mentre il conte indossava solo una vestaglia, circostanza che portò a ritenere che avesse aperto la porta a una persona conosciuta. Vennero analizzati anche il computer e la documentazione presente in casa, senza risultati rilevanti. Il particolare della finestra portò a pensare che forse l'assassino poteva essere una donna, che l'aveva lasciata aperta per non lasciare il suo profumo: ipotesi affascinante, ma che non portò a nulla, perché di tutte le donne che conoscevano o frequentavano il conte nessuna fu ritenuta degna di qualche sospetto.
Le piste finite nel nulla
Tra le principali piste seguite vi fu quella del traffico illecito di opere d’arte, ipotesi supportata dalla presenza di un assegno firmato dal conte e dal danneggiamento del dipinto antico nella camera da letto, ma che non trovò riscontri concreti. Furono inoltre ipotizzati collegamenti con altri omicidi avvenuti in ambienti affini al mondo dell’arte e della moda, ma senza sviluppi giudiziari rilevanti.
Anche la pista del delitto passionale venne presa in considerazione e successivamente archiviata, in assenza di prove. Nessuna delle persone ascoltate risultò coinvolta nei fatti. Poi ci fu la pista del pianoforte: alcuni testimoni di Palazzo Rucellai affermarono infatti di aver sentito suonare lo strumento, ma in modo insolito, come se alla tastiera non ci fosse il conte, ma un dilettante. Che potesse esserci l'assassino a quei tasti?
La prova del Dna
La prova decisiva poteva arrivare dal Dna: l'autopsia aveva infatti riscontrato la presenza di liquido seminale nella bocca della vittima. Ma all'epoca la tecnologia - a differenza di oggi - non poteva ancora "tipicizzare" il Dna, e quindi questa prova restò inutilizzabile. Ma mise comunque gli inquirenti su quella che poteva essere una strada percorribile, quella di un delitto legato ad ambienti gay: ipotesi che però fu respinta dal figlio Andrea. Ironia della sorte - o altro - quei campioni di Dna furono eliminati dopo le prove per isolare il codice genetico.
Nessun indagato
Furono escluse poi eventuali piste legate al traffico di opere d'arte, perché secondo alcuni antiquari Alvise era da tempo fuori dal giro dei grossi affari. Ma alla fine la verità non è mai emersa, diventando un rompicapo impossibile da decifrare per chi indagava sulla vicenda. Nessuna persona era stata mai iscritta nel registro degli indagati. Un particolare che rende l'omicidio del conte come uno dei più misteriosi della cronaca recente fiorentina e italiana. Nel 2003 il figlio Andrea di Robilant pubblicò il libro al quale il padre stava lavorando al momento della morte, dedicandolo alla sua memoria. A distanza di 29 anni, l’omicidio resta privo di una verità giudiziaria.
https://www.leggo.it/schede/12_gennaio_2026_alvise_di_robilant_omicidio_firenze_irrisolto_chi_era_vittima_killer_giallo-nessun_indagato-7-9291838.html

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