“Le
rose della resistenza nascono dall’asfalto, siamo quelle che ricevono
rose, ma siamo anche quelle che con il pugno chiuso parlano dei nostri
luoghi di vita e resistenza contro gli ordini e soprusi che subiamo.”
MARIELLE FRANCO
Marielle
Franco aveva 38 anni quando, la notte tra il 14 e il 15 marzo 2018,
venne uccisa insieme al suo autista mentre rientrava nella sua casa nel
Complexo do Maré, un agglomerato di favelas a Rio de Janeiro.
Marielle
era consigliera comunale a Rio de Janeiro e lavorava per difendere i
diritti delle donne nere, dei giovani nelle favelas, delle persone Lgbtq
e di altre comunità emarginate ed era da poco diventata membro della
Commissione statale per i diritti umani di Rio de Janeiro.
Marielle
lottava anche contro gli abusi di potere della polizia, accusata di
atrocità, uccisioni extragiudiziali, alterazione delle prove e
corruzione.
Due settimane prima di essere assassinata Marielle aveva
assunto il ruolo di relatrice per una commissione creata per monitorare
gli interventi federali a Rio. E proprio il giorno della sua
esecuzione, aveva accusato la polizia, definendola “battaglione della
morte”.
In questi 3 anni non si è ancora riusciti a fare giustizia.
Nel 2019 sono stati arrestati due agenti di polizia, sospettati di essere gli esecutori dell’omicidio.
Molti sono i politici che sono stati sospettati di essere i mandanti.
Secondo
quanto trapela dalle più recenti indagini, condotte da Polizia Civile
in collaborazione con la Procura della Repubblica, l’omicidio di
Marielle sarebbe stato ordinato come forma di vendetta nei confronti di
Freixo, collega di partito di Marielle distintosi per la sua opposizione
alle milizie cittadine.
A distanza di tre anni dal duplice omicidio, però, i punti di chiarire sono ancora troppi.
I presunti esecutori non sono stati processati e i mandanti non ancora individuati.
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