Prima di diventare famoso come “la Volpe del Deserto” e guidare l’Afrikakorps, Rommel era solo un giovane e determinato tenente dell’esercito tedesco.
Rommel nacque nel 1891 a Heidenheim, nel Württemberg. Suo padre era un ex ufficiale e insegnante, sua madre lavorava nell’amministrazione cittadina. Da piccolo mostrava già carattere deciso e pensiero rapido.
Amava l’ingegneria e sognava di lavorare sugli Zeppelin, ma il padre lo mise davanti a una scelta: insegnante o militare. Rommel scelse la carriera militare.
La prima domanda per entrare nell’esercito fu respinta: “visti i tempi che corrono, non abbiamo bisogno di nuovi soldati”. Alla fine però riuscì a entrare in un reggimento di fanteria e poi nell’accademia militare di Danzica.
Nel 1914, allo scoppio della guerra, era tenente. Fu assegnato al 13° corpo d’armata del Württemberg. Si distinse già nelle prime settimane, durante uno scontro vicino Longwy.
Rommel guidava una pattuglia e si trovò davanti un gruppo di francesi. Invece di aspettare ordini, agì subito e conquistò il villaggio. Da lì in poi fu sempre in prima linea e diede l’esempio ai suoi uomini.
I suoi soldati lo descrivevano come “il perfetto animale da combattimento, freddo, astuto, crudele, infaticabile, veloce nel decidere e incredibilmente coraggioso”.
Fu ferito a una gamba nei boschi vicino Jametz, ma ricevette la Croce di Ferro di II classe. Dopo alcuni mesi tornò al fronte nelle trincee dell’Argonne, dove la sua reputazione crebbe ancora.
Nel 1915 fu promosso primo tenente e ottenne la Croce di Ferro di I classe, un riconoscimento mai dato prima a un ufficiale del suo grado.
Entrò in un corpo d’élite e iniziò a sperimentare nuove tattiche, combinando fanteria leggera e mitragliatrici. Queste strategie portarono a successi sugli Alti Vosgi e poi in Romania.
In Romania, la guerra era molto più dinamica. Qui Rommel affinò le sue tecniche di guerra mobile, che avrebbe usato anche molti anni dopo.
Dopo una breve licenza per sposarsi, fu mandato sulle Alpi. Nel 1917, durante l’offensiva che portò a Caporetto, si fece notare ancora una volta.
Tra ottobre e novembre, guidò il suo plotone attraverso le montagne e, nonostante fosse in minoranza e con poche mitragliatrici, conquistò il monte Matajur. In 52 ore catturò 9. 000 italiani.
Per questi risultati ottenne la medaglia Pour le Mérite, il massimo riconoscimento dell’esercito tedesco.
Negli ultimi mesi della guerra rimase in ruoli meno rischiosi. Dopo il conflitto divenne capitano e continuò la sua carriera militare anche negli anni successivi.
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