mercoledì 7 gennaio 2026

La Goodyear ha pagato e zitta

 


Era da tempo che i 1173 lavoratori della Goodyear di Amiens sapevano che la proprietà aveva deciso di licenziarli. Si trattava di una vendetta. Nel 2007 avevano votato contro un accordo truffa che li avrebbe costretti a peggiori condizioni di lavoro.

Nel 2013 l’azienda presentò loro il conto, parlando apertamente di chiusura del sito.

Così gli operai diedero il via ad un potente ciclo di mobilitazioni che attraversò l’intero anno.

La Goodyear rispose con la solita sufficienza e l’ineluttabile certezza di avere dalla propria parte il denaro, le leggi e il potere.

All’inizio del 2014 si diffuse la notizia che le lettere di licenziamento stavano per partire proprio quando la proprietà, sostanzialmente, decise di interrompere i negoziati con le sigle sindacali che avevano cercato di scongiurare la chiusura del sito.

Per gli operai quella fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Il 6 gennaio i lavoratori si barricarono all’interno dello stabilimento e sequestrarono il direttore della produzione e quello delle risorse umane. L’accesso alla fabbrica fu bloccato con pneumatici da trattore mentre altre gomme venivano date alle fiamme all’esterno.

Seguiva un comunicato chiarissimo: finché la Goodyear non si fosse seduta al tavolo delle trattative i due manager non sarebbero stati rilasciati. Ai sequestrati fu lasciata libertà di movimento nella fabbrica, la possibilità di chiamare a casa, ebbero cibo e acqua.

Non gli venne torto un capello ma furono piantonati a vista.

La CGT, il maggiore sindacato francese, appoggiò l'iniziativa mentre il governo lanciava risibili appelli alla legalità. La Goodyear dal canto suo si profuse in una serie di minacce, chiedendo l’immediata liberazione dei manager.

I lavoratori però non si piegarono. Sapevano che l’intera zona di Amiens era in piena deindustrializzazione e se non potevano mantenere il posto di lavoro avrebbero almeno contrattato una buonuscita capace di tenere a galla per diverso tempo le loro famiglie.

Dopo 30 ore di sequestro i due manager vennero rilasciati solo a seguito di un accordo siglato presso la locale prefettura, dove rappresentanti aziendali e delle istituzioni accettarono di riaprire la trattativa.

Alla fine oltre a quello che gli spettava per legge i lavoratori della Goodyear ottennero sei mesi di salario lordo pagato dall’azienda, che come promesso chiuse lo stabilimento.

Seguì una lunga vicenda giudiziaria, con le istituzioni che si accanirono a cercare dei capri espiatori per far pagare agli ottocento operai di Amiens il prezzo della loro straordinaria lotta.


Cronache Ribelli


Questa è una delle storie che raccontiamo nel terzo volume di Cronache Ribelli. Info nel primo commento.

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