Non capisco dove sia lo stupore nel leggere le dichiarazioni di Giorgia Meloni circa gli ultimi tragici, orribili, accadimenti in Venezuela.
Esibizionismo di forza, ostentazione di prepotenza, sfoggio di ignoranza associata a una semplificazione grossolana dei fatti.
Un insulto allo stato di diritto, alle regole di civiltà conquistate con sanguinarie guerre secolari che hanno trucidato popoli e nazioni.
L’intera propaganda meloniana è basata sull'uomo forte al comando, sul disprezzo delle regole democratiche, sulle dimostrazioni di potere; e poi il suo mandato è stato caratterizzato dal servilismo annichilito, dall’appoggio incondizionato alle politiche trumpiane, anche quando sono contrarie al benessere degli “italiani” – quelli che dovevano venire prima – anche quando comportano la derisione sociale.
“Leccare le natiche” (cit. edulcorata) a un ricco sbruffone divenuto milionario - grazie alle donazioni di papà derivanti da evasione fiscale, frodi e abuso di fondi pubblici - è stata una delle mosse politiche più acclamata, dal suo partito, dell'ultimo anno.
Si toccano livelli altissimi!
La "bellissima" cameriera a stelle e strisce asseconda il self-made man più incapace della storia americana - ma questo è un altro paio di maniche - che sta facendo colare a picco non le finanze, non le buone maniere, ma quel poco che ci ha impedito, finora, di tornare a scannarci come animali armati in una giungla.
E basta scorrere i commenti sui suoi social per capire che la pace è diventata monotona, la democrazia un fastidio, i diritti un’eredità immeritata di cui liberarsi. Le libertà, conquistate da altri, oggi vengono vissute come un impaccio, non uno spazio da abitare, ma un cappio da togliersi dal collo.
Ci si deve essere stancati dei contrappesi che limitano le sproporzioni, della separazione (come quella dei poteri) che preclude l’accentramento; a ben guardare si dev’essere maturato un certo ribrezzo per il pluralismo, perché una voce sola è più riconoscibile, se violenta e senza contraddittorio diventa anche più vera.
Una nostalgia che si bisbiglia, vox populi, per una sincera obbedienza, votata al servizio, se incoraggiata da un manganello anche meglio, così si riga dritto.
E in questo contesto raccapricciante Carmine proclama “più Donald meno spacciatori e venditori di morte”; Elisabetta approva “Salvini ha già detto che l’arresto di Maduro per volere di Donald Trump creerà delle opportunità per l’economia italiana”; Vincenzo sproloquia “ma quanto rosicare per l'arresto di Maduro? Gratta, gratta, sotto vien fuori il comunista latente che è in voi.” con una sintassi da far rabbrividire e una sintesi illogica che farebbe invidia a un paranoide.
Intanto la “Cina chiede agli Stati Uniti di garantire la sicurezza personale del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, di rilasciarli immediatamente e di fermare il rovesciamento del governo in Venezuela”, definendo la cosa come “chiara violazione del diritto internazionale” che per Tajani “conta fino a un certo punto”.
E in questo clima spaventoso di aumenti e stangate, di povertà e impunità (sempre più garantite a stoccate di legge) la signora Meloni, che parla a nome di tutti, anche se rappresenta un’esigua minoranza, se n'è andata in vacanza in Spagna e si fa fotografare a spassarsela con il leader di ultradestra Santiago Abascal. (Nel video manca solo una pernacchia o il gesto dell'ombrello che sarebbe perfettamente in linea con lo spessore culturale del personaggio!).
Alla faccia di tutti noi che restiamo, ma soprattutto di quelli che non possono andare, di quelli che oggi si trovano in difficoltà e l'hanno sostenuta o la sostengono ancora.
Un contegno che parla da solo.
#GovernoMeloni #venezuela #imperialismo #primagliitaliani
Nora Adriani


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