lunedì 5 gennaio 2026

Accursio Miraglia

 


“Lo so che ho figli, ma devo pensare anche a tante altre persone che hanno bisogno di me", diceva alla moglie. 


Quando Accursi Miraglia morì, in Sicilia gli operai sospesero il lavoro per dieci minuti e in tutta Italia suonarono le sirene delle fabbriche. A ucciderlo furono i mafiosi, che gli spararono davanti la porta di casa, facendolo morire tra le braccia della moglie. Ma il bene che aveva fatto commosse l'Italia. 


Era un uomo straordinario che venne dapprima licenziato dalla banca dove lavorava per le sue attività nel sociale e per il suo essere comunista, ma che poi fondò una sua industria ittica.


"Lavoro tanto perché i soldi mi servono per darli a chi ha bisogno", diceva. 


Comunista e cattolico, ogni sera si occupava infatti di insegnare a leggere e scrivere ai contadini e gli operai analfabeti e distribuiva i propri guadagni a chi aveva bisogno, agli orfani, ai bisognosi. Si batteva poi per la redistribuzione della terra, in mano ai latifondisti mafiosi, ai nullatenenti, a chi non aveva niente. Riuscì persino a organizzare una marcia con 10mila persone per sbloccare la situazione. Fu questo il motivo per cui venne tolto di mezzo. 


Era il 4 gennaio 1947 quando lo uccisero a Sciacca, dove era nato. Ieri ricorreva l’anniversario della morte. 


Ad Accursio Miraglia il nostro ricordo. Uomo straordinario di cui va preservata la memoria.

Leonardo Cecchi 

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