lunedì 5 gennaio 2026

Achille Giola

 


Achille ha fatto il cenone e festeggiato la mezzanotte a casa sua con i genitori, la famiglia di Giuseppe Giola, che adesso è a Niguarda, e altri amici. Dopo i ragazzi sono andati a Le Constellation per salutare Chiara Costanzo e Francesca Nota, quest’ultima a sua volta era con alcuni suoi compagni di classe del Virgilio. Se fossero rimasti a casa di più… Ma bisogna pensarla come una inevitabile fatalità, altrimenti dal dolore non si sopravvive”


“Ora è difficilissimo parlare al passato. Dal bisnonno Osvaldo Borsani aveva preso l’amore per l’architettura, si leggeva i libri che aveva scritto lui tantissimi anni fa. All’artistico Orsoline non ha avuto dubbi nel scegliere quell’indirizzo. Fin da piccolo gli piaceva costruire, smontare. In camera sua c’è una collezione gigante di Lego. Era bravissimo a disegnare, da grande avrebbe sicuramente fatto grandi palazzi”, racconta il cugino Giovanni.


Quella notte, dentro il locale, tutto precipita in pochi secondi. Achille è fuori ma rientra, “forse per aiutare gli amici”, quando all’interno ci sono già scintille che sembrano poca cosa. Invece il locale diventa una trappola: il soffitto prende fuoco, l’aria si fa corta. “


Avevano lasciato casa da poco quando il suo amico Giuseppe (Giola ha chiamato la mamma dicendo di correre che bruciava tutto”. Poco distante, ancora al tavolo del cenone, ci sono anche i genitori di Achille e gli altri adulti.


Le famiglie si avvisano e si precipitano sul posto. Il telefono di Achille la prima volta squilla a vuoto, poi smette. “Mio cugino Nicola e Erica, la mamma, hanno passato tre giorni d’inferno all’Unità di crisi e sostegno allestita per i parenti dei dispersi, anche quelli di Chiara (Costanzo). Erano con loro quando è arrivata la terribile notizia del riconoscimento del corpo con il Dna – continua Giovanni –. Noi siamo una famiglia numerosa, ci siamo aggrappati con tutte le forze fino all’ultimo alla speranza che uno di quei pochi feriti rimasti senza nome fosse Achille”. Invece, sabato sera, arriva la notizia che non lascia più spazio alla speranza. Quell’istinto adolescenziale e altruista - la possibilità di “fare in tempo” a rientrare e fuggire -  è stato fatale.

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