Nel 122 d.C., l’imperatore Adriano giunse nella provincia della Britannia con una visione politica che avrebbe cambiato per sempre il volto delle frontiere imperiali. Abbandonando la dottrina della conquista perpetua che aveva caratterizzato il regno di Traiano, egli decise di consolidare i confini di Roma attraverso opere monumentali capaci di rendere tangibile la distinzione tra l'ordine della civiltΓ e l'ignoto delle terre barbare. Il progetto piΓΉ ambizioso di questo nuovo corso fu la costruzione di una barriera difensiva che si estendeva per circa 80 miglia romane, corrispondenti a 117 chilometri, collegando le sponde del fiume Tyne a oriente con le rive del Solway Firth a occidente. Questa imponente struttura non era concepita come un semplice ostacolo fisico, ma come un organismo militare e burocratico perfettamente integrato nel paesaggio del settentrione britannico.
La realizzazione dell’opera fu affidata alle tre legioni di stanza nell'isola, ovvero la Seconda Augusta, la Sesta Victrix e la Ventesima Valeria Victrix, che operarono con una perizia tecnica straordinaria. Il muro presentava caratteristiche costruttive diverse a seconda dei materiali disponibili nel territorio: nella porzione orientale venne eretto interamente in pietra, con uno spessore che variava tra i 2 e i 3 metri e un’altezza che poteva raggiungere i 6 metri fino al camminamento superiore. Nella parte occidentale, invece, le truppe utilizzarono inizialmente blocchi di torba sovrapposti, creando un terrapieno massiccio che venne solo successivamente sostituito dalla muratura. Lungo l’intero percorso, il sistema difensivo era punteggiato da un fortino militare ogni miglio romano, capace di ospitare una guarnigione di circa 30 uomini, mentre tra un fortino e l’altro sorgevano due torrette di avvistamento poste a intervalli regolari per garantire una comunicazione visiva costante tramite segnali di fumo o di fuoco.
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A completare questo apparato si trovava il vallum, un fossato largo circa 6 metri e profondo 3, scavato a sud del muro e affiancato da alti argini di terra. Questa zona interdetta serviva a proteggere le postazioni militari da eventuali ribellioni o incursioni provenienti dall'interno della provincia stessa, creando una vera e propria zona militarizzata sotto stretto controllo imperiale. Il vallo non era soltanto una macchina da guerra, ma fungeva da principale punto di transito commerciale e fiscale. Attraverso i varchi controllati, le popolazioni locali e i mercanti potevano circolare previo pagamento dei dazi, permettendo a Roma di monitorare i flussi economici e di esercitare una pressione psicologica costante sulle tribΓΉ dei Pitti e dei Briganti che abitavano le terre ostili del nord.
Negli spazi adiacenti ai grandi forti che integravano la muraglia, come quelli di Vindolanda o Housesteads, sorsero col tempo i vici, insediamenti civili dove abitavano le famiglie dei soldati, artigiani e commercianti provenienti da ogni angolo dell’impero. Malgrado le temperature rigide e l’isolamento geografico, la vita lungo il confine rifletteva la complessitΓ della societΓ romana, con terme, mercati e templi dedicati a divinitΓ sia latine che locali. Con la morte di Adriano nel 138, il vallo subΓ¬ alterne vicende, venendo temporaneamente superato dal vallo di Antonino, per poi tornare a essere il baluardo fondamentale della Britannia fino al 410. La maestositΓ delle rovine ancora oggi visibili testimonia la volontΓ di un sovrano che preferΓ¬ la stabilitΓ dei confini alla gloria delle nuove conquiste, lasciando un segno indelebile nel paesaggio e nella storia europea.
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