mercoledì 14 gennaio 2026

Allora le foibe...

 

Molti conoscono la storia di Lojze Bratuz, il maestro costretto dai fascisti nel 1936 a bere una miscela di olio di motore e benzolo perché aveva voluto cantare nella sua lingua, lo sloveno. A sua moglie Ljubka fu impedito di presentare prove per denunciare l’accaduto, e i colpevoli restarono sostanzialmente impuniti.

Lei tornò a vivere a Gorizia dove si mantenne affittando camere della sua dimora principalmente a studenti. Tra questi vi erano anche due fratelli dell’antifascista Janko Premrl, e Franc Mervič (futuri capi partigiani).

Nel marzo del 1943 la sorella e la madre di Ljubka vennero arrestate ed internate, un mese dopo alle due di notte un camion di agenti della famigerata banda Collotti accerchiava la sua dimora.

Gaetano Collotti da diverso tempo guidava l’Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia, il cui scopo era cancellare ogni forma di resistenza nell’area. Si era distinto per la sua violenta intransigenza, in particolare contro la minoranza slava. Finire nelle mani di Collotti significava subire ogni forma di tortura, dalle botte alle violenze sessuali, dalle scosse elettriche al finto annegamento.

La casa di Ljubka fu perquisita e vennero rinvenute delle armi, appartenenti a Franc Mervič. La donna fu arrestata e condotta nella famigerata Villa Triste di Trieste, in via Bellosguardo. Fu picchiata e torturata intensamente. Ad interrogarla fu Collotti in persona, che voleva farle confessare la posizione di Janko Preml, l’origine delle armi rinvenute a casa sua e a chi erano destinate. Buona parte delle informazioni Ljubka non le sapeva, e quello che era di sua conoscenza non lo confessò.

Così Collotti chiamò a Gorizia per chiedere che i figli di Ljubka, di sette e nove anni, venissero trasferiti a Villa Triste per essere torturati davanti agli occhi della madre. Fortunatamente non riuscì nel suo intento, così si rifece su Ljubka spaccandole sette costole. Alla fine la donna fu trasferita nel carcere dei Gesuiti, e poi nel campo di Zdravščina. Liberata dopo l’8 settembre, sopravvisse alla guerra e per trent’anni esercitò la professione di maestra. 


Cronache Ribelli

Facebook 


Nessun commento:

Posta un commento