Tre generazioni di maschi mediterranei ai fornelli. Gli stessi fornelli di 4000 anni fa.
A Lurate Caccivio (Como) i neofascisti di "Ultima Legione" e "Rete dei Patrioti" si sostituiscono alle forze dell'ordine pattugliando le vie del piccolo Comune lombardo con indosso la loro bella camicia nera. Bastino anche solo i nomi dei due gruppi di sovversivi a suggerire la loro appartenenza alla "galassia Vannacci".
Sono solo i primi passi, le "camminate-ronda", dell'annunciata militarizzazione delle nostre città e cittadine, con tanto di "rastrellamenti" all'orizzonte, da parte di Roberto Vannacci e del suo partito. In spregio allo Stato di diritto.
Ho ricevuto, dopo il mio video di ieri, molte segnalazioni di utenti intimiditi o minacciati da affiliati e simpatizzanti di Futuro Nazionale. Chiunque abbia bisogno di un parere legale mi contatti. Potrà contare su di me e sui miei legali (a titolo assolutamente gratuito), e chiedo anzi a qualche avvocato che legga questo mio post di darci una mano a fronteggiare un'orda di violenti che risponderanno davanti alla legge del loro operato. Solo ieri ne ho querelati otto.
Vigilate, segnalate, denunciate.
Siamo di fronte a un attacco senza precedenti alla nostra democrazia.
Massimo Arcangeli
Il 3 agosto non vinse quattro ori: ne bastò uno per far tremare una bugia enorme.
Jesse Owens quel giorno conquistò i 100 metri. Fu il primo dei quattro ori vinti ai Giochi di Berlino, ma gli altri arrivarono nei giorni successivi: il salto in lungo il 4 agosto, i 200 metri il 5 e la staffetta 4x100 il 9.
La differenza può sembrare un dettaglio da calendario. In realtà cambia il modo in cui si racconta una delle imprese sportive più famose del Novecento: Owens non fece tutto in una sola giornata. Tornò in pista, gara dopo gara, e continuò a vincere davanti a un regime che aveva trasformato le Olimpiadi in una gigantesca vetrina politica.
La propaganda nazista sosteneva la presunta superiorità degli atleti “ariani”. Ma sulla pista, nel salto e nella staffetta, quella costruzione ideologica si scontrò con un atleta nero americano che non lasciò spazio alle teorie: quattro medaglie d’oro, in quattro prove diverse.
Anche la storia del rapporto con Hitler va raccontata senza aggiungere scene non dimostrate. È vero che Hitler non salutò Owens personalmente, ma non ci sono prove solide di un vero affronto diretto; esistono anche ricostruzioni secondo cui ci fu almeno un saluto o un gesto della mano.
Owens era nato il 12 settembre 1913 a Oakville, in Alabama, in una famiglia povera di sharecropper. In seguito si trasferì con la famiglia a Cleveland. La sua infanzia difficile è documentata, mentre è molto meno sicuro dire che iniziò l’atletica perché non poteva permettersi la divisa per altri sport: quella spiegazione non emerge con chiarezza dalle fonti più autorevoli.
Quello che resta certo è più forte di molte frasi leggendarie: in uno stadio usato per celebrare una gerarchia tra esseri umani, Owens rispose con i risultati. E quattro ori, anche distribuiti su più giorni, sono ancora una risposta difficile da cancellare.
💁♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 4 ori vinti da Owens a Berlino nel 1936
👉 4 prove diverse: 100 metri, lungo, 200 metri e 4x100
📚 Fonti: britannica, olympics
CREDO SIA IMPORTANTISSIMO METTERE IN FILA ALCUNE DATE RELATIVAMENTE A RIMPASTI DI GOVERNO E SOPRATTUTTO CHI SOSTITUI' CHI, CON RELATIVI CAMBIAMENTI AI VERTICI DELLO STATO QUANDO SCALFARO ERA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NEL PERIODO DELLE STRAGI PER POTER VALUTARE LE PAROLE DELL'ONOREVOLE GALEAZZO BIGNAMI CHE IMPUTA A SCALFARO LA CANCELLAZIONE DI 330 REGIMI DI 41 BIS.
Marco Giusti per Dagospia
carlo de benedetti silvia monti 2
Bellissima, elegante, forse avrebbe potuto fare qualcosa di più nel cinema, Silvia Monti, più nota come signora De Benedetti, scomparsa oggi, ma uscita dal mondo del cinema dall’ormai lontanissimo 1974.
“Vorrei essere una vera attrice”, leggo in una rara vecchia intervista americana per l’uscita del suo film più importante, “Il cervello” di Gerard Oury con David Niven e Jean-Paul Belmondo, “come Sophia Loren”. Come Sophia Loren… La Paramount le offrì un contratto di tre anni e pensò di lanciarla. Ma non divenne mai una vera e propria star.
“I miei genitori non volevano che facessi l’attrice”, leggo in un’altra intervista del Corriere della Sera, “mi dicevano che avrei fallito e sarei stata infelice”. Chissà se abbandonare il cinema l’abbia resa più infelice. Di certo tra il 1968 e il 1974, Silvia Monti apparì in una ventina di film, anche di buon livello, ma non riuscì a dimostrare qualche dote particolare come attrice.
silvia monti in una lucertola con la pelle di donna
Eppure se la vediamo ora in “Il cervello” il suo corpo fa parecchio effetto. L’aveva scoperta, ancora quattordicenne a Bassano del Grappa, a casa sua insomma, Alberto Lattuada, che aspettò che avesse vent’anni per lanciarla nel cinema con un buon ruolo nel bellissimo “Fraulein Doktor” con Suzy Kendall e Capucine.
L’aveva presentata a Dino De Laurentiis che la fece scritturare. Lattuada la richiamò qualche anno dopo per “Sono stato io” con Giancarlo Giannini. E intanto la Paramount la lanciò ne “Il cervello” con Belmondo, David Niven e Eli Wallach. Scompare un po’ in “Metti, una sera a cena” di Peppino Patroni Griffi, ma fa la sua figura, mentre è protagonista e molto nuda nel più folle “Sai cosa faceva Stalin alle donne?”, sorta di parodia dei registi comunisti italiani diretta da Maurizio Liverani, già critico del “Paese sera?”.
Il protagonista, Helmut Berger, era stato un regalo di Luchino Visconti all’amico Liverani, Silvia Monti arrivò con la produzione di Rizzoli, se non mi ricordo male. Credo sia il suo film più trasgressivo. Abbastanza curioso anche “le regine” di Tonino Cervi dove fa la strega assieme a Ida Galli e Haydée Politoff e distruggono un giovane hippy, Ray Lovelock. Con Lucio Fulci gira “Una lucertola con la pelle di donna”.
Fa un curioso western franco-italiano, “All’ovest di Sacramento” di jean Girault con Robert Hossein e un buon thriller, “Giornata nera per l’ariete” di Luigi Bazzoni. Più che attrice, più del contratto con la Paramount, che non dà grandi frutti, Silvia Monti diventa una bellezza da jet set. Piena di flirt, veri o presenti, da Philip Niarchos, figlio dell’armatore, a Dino Pecci-Blunt, da Alberto Sordi, che l’ha voluta come moglie sullo schermo in “Finché c’è guerra c’è speranza”, a Walter Chiari, a Angelo Infanti, che ne aveva unricordo meraviglioso.
alberto sordi silvia monti finche' c'e' guerra c'e' speranza 1
Gira una grossa coproduzione anglo-italiana, “Lady Caroline Lamb” diretta da Robert Bolt con Sarah Miles, Richard Chamberlain e Jon Finch. Ma il film, l’unico diretto da Bolt, lo sceneggiatore di David Lean, è un disastro. Non la lancia nemmeno un poliziesco di grosso budget, “Afyon, oppio” diretto da Ferdinando Baldi con Ben Gazzara. Le offerte del cinema iniziano a non essere il massimo.
Un decamerone, “Racconti proibiti di niente vestiti”, un buon film con Lando Buzzanca, “Il domestico”. L’ultimo film sarà proprio quello di Sordi, “Finché c’è guerra c’è speranza”.
https://www.dagospia.com/media-tv/necrologio-dei-giusti-silvia-monti-piu-nota-come-signora-de-benedetti-483452
Paolo Panerai per "Italia Oggi" -articolo pubblicato il 24-2-2010
Nell'era dell'informazione globale non vi è dubbio che il presente e il futuro di un paese vengono marcatamente segnati dal tipo di informazione che lì domina. Ma sbaglia chi pensa che il destino dell'Italia sia stato segnato dalla guerra mediatica fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e coloro che, rompendo ogni regola di privacy (rispettata invece in Francia per François Mitterrand, Valéry Giscard d'Estaing e Jacques Chirac), hanno riempito le pagine dei giornali, dei tg digitali, di internet e di ogni altro media, di interviste e foto sulle escort di Palazzo Grazioli o Villa Certosa.
Gianni Agnelli in barca con Heidi von Salvisberg. Capri, 1967.
Non vi è dubbio che la campagna sulle performance di letto del presidente Berlusconi abbia dato il via alla nuova stagione dei veleni e del degrado letale della politica sviluppatisi nel 2009. Ma sono ben altre che non le escort le donne che hanno segnato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia e quindi della vita civile e politica del paese.
Infatti, dietro a tutta la vicenda che ha determinato negli anni Ottanta e Novanta l'assetto di potere dell'informazione italiana, c'è un incredibile incrocio di quattro o cinque donne che, consapevoli o inconsapevoli, hanno influenzato in maniera importante gli atti degli uomini di cui di volta in volta sono state fidanzate, mogli o amanti.
Un incrocio che per molti aspetti ha dell'incredibile, specialmente se lo si guarda con la freddezza della cronaca a distanza di diversi anni da quando quegli incontri, quegli amori, falsi o veri che fossero, sono stati vissuti. E paradossalmente, in quelle storie non ebbe alcuno spazio diretto il cavalier Berlusconi.
I nomi delle donne: Sandra Monteleoni Montezemolo, Paola Zanussi Mondadori, Cristina Mondadori Formenton, Silvia Cornacchia Monti Donà delle Rose De Benedetti, Barbara (Bambi) Parodi Delfino.
I nomi degli uomini: Luca Cordero di Montezemolo, Leonardo Forneron Mondadori, Angelo Rizzoli, Carlo De Benedetti, Paolo Mieli.
silvia monti carlo de benedetti
Sandra Monteleoni è stata la prima moglie di Luca Montezemolo ma, dopo la separazione e l'incontro dell'ormai storico presidente della Ferrari con Bambi Parodi Delfino, anche la compagna di De Benedetti, negli anni ruggenti in cui il controllore del gruppo Espresso-Repubblica non contava ancora nell'editoria ma voleva contare.
Paola Zanussi Mondadori è stata la prima moglie di Leonardo Mondadori e, qualche tempo dopo la separazione, ha soccorso Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere, per diventare successivamente la compagna di De Benedetti, nel momento della conquista del gruppo Espresso-Repubblica della «guerra della rosa» contro Berlusconi per la conquista della Mondadori; guerra nella quale il suo ex marito, Leonardo, era il fondamentale alleato del Cavaliere.
Silvia Monti e Dona delle Rose
Ma, nel mentre, De Benedetti corteggiava Cristina Mondadori, vedova Formenton, e ago della bilancia con i suoi figli per la conquista della maggioranza nella casa editrice fondata dal padre Arnoldo. In quanto zia di Leonardo, Cristina Mondadori, donna molto intelligente e di grandi qualità umane, come ha dimostrato nel libro che ha scritto sulla sua famiglia, era anche zia acquisita di Paola Zanussi.
E la corte di De Benedetti verso la vedova di Mario Formenton, di cui l'Ingegnere diceva di essere stato uno dei migliori amici, inizialmente aveva fatto sì che Cristina e i suoi figli si schierassero contro Berlusconi. Fino a quando Leonardo riuscì a far pace con i cugini e a mostrare che De Benedetti aveva montato una vera commedia in fatto di amicizia e amore pur di vincere la battaglia di Segrate.
Silvia Monti è stata un grande amore giovanile di Giovanni Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento (tra cui uno yacht, ndr). Si era però sposata con Luigino Donà delle Rose, nobile veneto, che insieme al fratello ha fondato Porto Rotondo in concorrenza con Porto Cervo;
di Porto Rotondo Silvia Monti è stata la regina, fino a quando il marito non ha perso sia il secondo sviluppo immobiliare della Costa Smeralda sia lei, la quale ha ceduto alla corte dell'ingegner De Benedetti, sposandolo, proprio nel momento della conquista del potere editoriale in diretta concorrenza con Agnelli, che era ritornato al comando del Corriere, dove ora la quota (seconda dopo quella Mediobanca) è gestita da Montezemolo.
Il quale Montezemolo è stato molto importante per il secondo mandato alla direzione del Corriere della Sera di Paolo Mieli, nel frattempo unitosi a Bambi Parodi Delfino, bravissima inviata del Tg5 e madre della secondogenita del presidente della Ferrari nonché madre della figlia più piccola del due volte direttore del Corriere della Sera.
Non è certo una novità che le donne, con il loro amore vero o di comodo, abbiano avuto ruoli e potere spesso decisivi in più vicende della storia del mondo. Ma finora non c'era traccia di un incrocio come quello che si è verificato negli ultimi trent'anni nel mondo dell'informazione italiana, di cui i dettagli descritti non sono che una parte dello sceneggiato.
veronica lario silvio berlusconi
Sapendo che il più efficace strumento di prima informazione sono le agenzie di stampa, non solo è entrata di diritto al vertice del gruppo di donne che hanno influenzato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia, ma ha saputo usare per i suoi scopi l'Ansa come neppure Orson Welles avrebbe potuto immaginare nel suo capolavoro Quarto potere.
Sandra Monteleoni e Luca Montezemolo
Paolo Mieli e Bambi Parodi Delfino
luca cordero di montezemolo e sandra monteleoni, 1975
paola zanussi mondadori
Cristina Mondadori Mario Formenton
luca cordero di montezemolo e bambi parodi delfino
luca cordero di montezemolo silvia monti
luca di montezemolo edwige fenech
Montezemolo - Agnelli
carla vanni leah rabin leonardo mondadori
Egon Furstenberg e Bambi Parodi Delfino
OTTONE E ANGELO RIZZOLI
biabiagi, angelo jr. e nicola carraro
carlo de benedetti silvia monti 1
SILVIA MONTI LILLI GRUBER CARLO DE BENEDETTI SULLO YACHT
luca cordero di montezemolo e bambi parodi delfino
https://www.dagospia.com/politica/silvia-monti-grande-amore-giovanile-giovanni-agnelli-non-l-ha-dimenticata-13448
carlo de benedetti silvia monti 2
Silvia Monti, attrice e moglie dell'imprenditore Carlo De Benedetti, è morta all'età di 80 anni dopo una malattia. Ha lavorato al cinema per diversi anni ma nel 1974, dopo il successo di Finché c'è guerra c'è speranza diretto e interpretato da Alberto Sordi,decise di abbandonare la carriera di attrice e di ritirarsi dalla vita pubblica.
Nata Silvia Cornacchia il 23 gennaio 1946 a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, è stata un volto noto del cinema italiano tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta. […]
Nel corso di pochi anni aveva lavorato con registi come Alberto Lattuada, Giuseppe Patroni Griffi, Gérard Oury, Lucio Fulci, Luigi Bazzoni e Alberto Sordi. Lasciato il cinema si sposò con il conte veneziano Luigi Donà dalle Rose con cui ha avuto due figli, Leonardo e Una. La coppia si separò nel 1994. Il 10 luglio 1997 l'ex attrice si risposo con l'imprenditore Carlo De Benedetti, col quale si è poi trasferita a Lugano, in Svizzera, dove ha vissuto negli ultimi anni.
Il debutto sul grande schermo per Silvia Monti era arrivato nel 1969 con Fräulein Doktor di Alberto Lattuada, dove ebbe una piccola parte. Nello stesso anno recitò in Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, Il cervello di Gérard Oury e Sai cosa faceva Stalin alle donne? di Maurizio Liverani.
alberto sordi silvia monti finche' c'e' guerra c'e' speranza 1
Nel 1971 aveva preso parte a Una lucertola con la pelle di donna di Lucio Fulci, Giornata nera per l'ariete di Luigi Bazzoni e Il corsaro nero di Lorenzo Gicca Palli. Nel 1972 aveva recitato in Afyon - Oppio di Ferdinando Baldi. La sua attività cinematografica era proseguita con Sono stato io! di Lattuada, Peccato d'amore, La mano spietata della legge di Mario Gariazzo, Il domestico e Milano: il clan dei calabresi.
Nel 1974 arriva il grande successo con Finché c'è guerra c'è speranza al fianco di Alberto Sordi. […] Dopo il successo del film, al culmine della popolarità, Silvia Monti decise di lasciare il cinema e dedicarsi alla famiglia. […]
https://www.dagospia.com/cronache/lutto-in-casa-de-benedetti-e-morta-80-anni-silvia-monti-attrice-moglie-483429