giovedì 13 agosto 2026

Avere tre lauree e non capire un cazzo lo stesso!

 


Tre generazioni di maschi mediterranei ai fornelli. Gli stessi fornelli di 4000 anni fa.

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Come mai la Digos dorme sempre su questi fatti?

 A Lurate Caccivio (Como) i neofascisti di "Ultima Legione" e "Rete dei Patrioti" si sostituiscono alle forze dell'ordine pattugliando le vie del piccolo Comune lombardo con indosso la loro bella camicia nera. Bastino anche solo i nomi dei due gruppi di sovversivi a suggerire la loro appartenenza alla "galassia Vannacci".


Sono solo i primi passi, le "camminate-ronda", dell'annunciata militarizzazione delle nostre città e cittadine, con tanto di "rastrellamenti" all'orizzonte, da parte di Roberto Vannacci e del suo partito. In spregio allo Stato di diritto. 


Ho ricevuto, dopo il mio video di ieri, molte segnalazioni di utenti intimiditi o minacciati da affiliati e simpatizzanti di Futuro Nazionale. Chiunque abbia bisogno di un parere legale mi contatti. Potrà contare su di me e sui miei legali (a titolo assolutamente gratuito), e chiedo anzi a qualche avvocato che legga questo mio post di darci una mano a fronteggiare un'orda di violenti che risponderanno davanti alla legge del loro operato. Solo ieri ne ho querelati otto.  


Vigilate, segnalate, denunciate.


Siamo di fronte a un attacco senza precedenti alla nostra democrazia.

Massimo Arcangeli 

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Jesse Owens

 


Il 3 agosto non vinse quattro ori: ne bastò uno per far tremare una bugia enorme.


Jesse Owens quel giorno conquistò i 100 metri. Fu il primo dei quattro ori vinti ai Giochi di Berlino, ma gli altri arrivarono nei giorni successivi: il salto in lungo il 4 agosto, i 200 metri il 5 e la staffetta 4x100 il 9.


La differenza può sembrare un dettaglio da calendario. In realtà cambia il modo in cui si racconta una delle imprese sportive più famose del Novecento: Owens non fece tutto in una sola giornata. Tornò in pista, gara dopo gara, e continuò a vincere davanti a un regime che aveva trasformato le Olimpiadi in una gigantesca vetrina politica.


La propaganda nazista sosteneva la presunta superiorità degli atleti “ariani”. Ma sulla pista, nel salto e nella staffetta, quella costruzione ideologica si scontrò con un atleta nero americano che non lasciò spazio alle teorie: quattro medaglie d’oro, in quattro prove diverse.


Anche la storia del rapporto con Hitler va raccontata senza aggiungere scene non dimostrate. È vero che Hitler non salutò Owens personalmente, ma non ci sono prove solide di un vero affronto diretto; esistono anche ricostruzioni secondo cui ci fu almeno un saluto o un gesto della mano.


Owens era nato il 12 settembre 1913 a Oakville, in Alabama, in una famiglia povera di sharecropper. In seguito si trasferì con la famiglia a Cleveland. La sua infanzia difficile è documentata, mentre è molto meno sicuro dire che iniziò l’atletica perché non poteva permettersi la divisa per altri sport: quella spiegazione non emerge con chiarezza dalle fonti più autorevoli.


Quello che resta certo è più forte di molte frasi leggendarie: in uno stadio usato per celebrare una gerarchia tra esseri umani, Owens rispose con i risultati. E quattro ori, anche distribuiti su più giorni, sono ancora una risposta difficile da cancellare.


💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve

👉 4 ori vinti da Owens a Berlino nel 1936

👉 4 prove diverse: 100 metri, lungo, 200 metri e 4x100

📚 Fonti: britannica, olympics

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VERITÀ SULLE BUGIE DI GALEAZZO BIGNAMI

  

 

CREDO SIA IMPORTANTISSIMO METTERE IN FILA ALCUNE DATE RELATIVAMENTE A RIMPASTI DI GOVERNO E SOPRATTUTTO CHI SOSTITUI' CHI, CON RELATIVI CAMBIAMENTI AI VERTICI DELLO STATO QUANDO SCALFARO ERA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NEL PERIODO DELLE STRAGI PER POTER VALUTARE LE PAROLE DELL'ONOREVOLE GALEAZZO BIGNAMI CHE IMPUTA A SCALFARO LA CANCELLAZIONE DI 330 REGIMI DI 41 BIS.


POI VERIFICARE LA CONTEMPORANEATA' DI DATE CON IL "COLLOQUIO" TRA IL COLONNELLO MARIO MORI E VITO CIANCIMINO EX SINDACO MAFIOSO DI PALERMO PER QUANTO RIGUARDA IL "PAPELLO" FORNITO DA RIINA PER FERMARE LE STRAGI. 

Quindi, mettiamo tutto in fila:
23 maggio 1992 — Capaci
28 giugno 1992 — Scotti viene sostituito da Mancino all'Interno
19 luglio 1992 — strage via D'Amelio
10 febbraio 1993 — Martelli si dimette
12 febbraio 1993 — Conso alla Giustizia
21 febbraio 1993 — altro rimpasto del Governo Amato
28 aprile 1993 — Ciampi sostituisce Amato a Palazzo Chigi
5 giugno 1993 — Nicolò Amato viene sostituito da Capriotti al DAP
novembre 1993 — Conso non rinnova circa 330 41-bis

Importantissime per tali fatti sono state le deposizioni dell'ex Ministro Martelli, al processo cosiddetto "Aemilia":

Martelli fa capire che e' stato sostituito da Conso per arrivare alla revoca del 41-bis.

Quello che emerge dalla deposizione di Martelli
Nel processo Aemilia dove Martelli fu sentito come testimone e parlò soprattutto degli avvenimenti del 1992-93 e dei contatti tra apparati dello Stato e Vito Ciancimino.

Secondo il resoconto della sua deposizione, Martelli riferì che il ROS guidato da Mario Mori aveva avviato il contatto con Ciancimino per cercare di comprendere cosa volesse Cosa Nostra e se fosse possibile fermare la stagione stragista. 

Martelli collegò questo quadro anche alla successiva decisione del ministro Giovanni Conso di non prorogare centinaia di provvedimenti di 41-bis nel novembre 1993. Il numero comunemente indicato è circa 330. 

Un altro elemento riferito da Martelli è particolarmente importante.
Martelli raccontò che Liliana Ferraro, allora dirigente del ministero della Giustizia, aveva avuto un colloquio con Paolo Borsellino e gli aveva riferito dell'iniziativa dei carabinieri e dei contatti con Ciancimino. Secondo il resoconto della deposizione, Borsellino rimase fortemente colpito dalla notizia. 

QUINDI:
Martelli si dimise il 10 febbraio 1993; 
Il 12 febbraio Giovanni Conso gli subentrò alla Giustizia;
Pertanto la sequenza cronologica è:
10 febbraio 1993 → dimissioni di Martelli
12 febbraio 1993 → Conso diventa ministro della Giustizia
estate-autunno 1993 → prosegue la stagione delle stragi
novembre 1993 → Conso decide di non rinnovare circa 330 provvedimenti di 41-bis.

QUINDI MARTELLI AL PROCESSO AEMILIA FA INTENDERE CHIARAMENTE DEL PERCHE' FU SOSTITUITO DA MINISTRO ALLA GIUSTIZIA:

 "mi tolsero perché non ero disposto a trattare / perché ero contrario a concessioni alla mafia". 

VERGOGNOSE RISULTEREBBERO QUINDI LE DICHIARAZIONI DI GALEAZZO BIGNAMI IN CONSIDERAZIO DELLE SUCCESSIVE DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA GASPARE SPATUZZA:

L'incontro tra Gaspare Spatuzza e Giuseppe Graviano avvenne, secondo il racconto di Spatuzza, al bar Doney di via Veneto a Roma il 21 gennaio 1994. 

Spatuzza descrisse Graviano come particolarmente euforico. 

Graviano gli disse che “avevamo chiuso tutto” e che avevano ottenuto ciò che cercavano;
parlò della “serietà” delle persone che avevano portato avanti la cosa, contrapponendole ai socialisti che, secondo il racconto di Graviano, avevano ricevuto voti da Cosa Nostra senza poi mantenere gli impegni;
fece il nome di Berlusconi;
Spatuzza gli chiese se fosse “quello di Canale 5” e Graviano rispose affermativamente;
aggiunse il nome di Marcello Dell'Utri, definendolo un “nostro compaesano”;
quindi Graviano avrebbe detto, secondo Spatuzza, che grazie a quelle persone “ci eravamo messi il Paese nelle mani”, e Spatuzza precisò davanti ai magistrati: “Per Paese intendo l'Italia.”

Ma c'è un elemento molto importante che spesso viene omesso.
Le stragi non erano ancora finite in quel momento
Secondo Spatuzza, nonostante Graviano sostenesse che l'obiettivo fosse stato raggiunto, ordinò comunque di realizzare l'attentato allo Stadio Olimpico.
Gli avrebbe detto che bisognava fare ancora un attentato ai carabinieri perché occorreva dare “il colpo di grazia” allo Stato. L'obiettivo era un pullman di carabinieri in servizio allo stadio. 

L'attentato all'Olimpico, previsto nel gennaio 1994, fallì perché l'autobomba non esplose come previsto. Ed è proprio su questo punto che Spatuzza, anni dopo, spiegò il collegamento con la fine della stagione stragista.
Nel processo sulla trattativa Stato-mafia, nel 2014, gli venne chiesto perché dopo quell'attentato fossero cessate le stragi. La sua risposta fu sostanzialmente:
“Dopo il fallito attentato all'Olimpico finirono le stragi perché avevamo chiuso tutto.”.

ALLA LUCE DI TUTTO CIO' PENSO CHE L'ON. GALEAZZO BIGNAMI, DOVREBBE SOLO FARE SILENZIO IN CONSIDERAZIONE DEL FATTO CHE, ANCORA OGGI, FORZA ITALIA IL PARTITO FONDATO DA BERLUSCONI E DELL'UTRI E' PARTE INTEGRANTE DEL SUO GOVERNO.

Edmund Dantes 

 

mercoledì 12 agosto 2026

SILVIA MONTI, PIÙ NOTA COME SIGNORA DE BENEDETTI, SCOMPARSA OGGI, NON DIVENNE MAI UNA VERA E PROPRIA STAR DEL CINEMA, ANCHE SE TRA IL 1968 E IL 1974 APPARÌ IN UNA VENTINA DI FILM, ANCHE DI BUON LIVELLO, MA NON RIUSCÌ A DIMOSTRARE QUALCHE DOTE PARTICOLARE

 

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – SILVIA MONTI, PIÙ NOTA COME SIGNORA DE BENEDETTI, SCOMPARSA OGGI, NON DIVENNE MAI UNA VERA E PROPRIA STAR DEL CINEMA, ANCHE SE TRA IL 1968 E IL 1974 APPARÌ IN UNA VENTINA DI FILM, ANCHE DI BUON LIVELLO, MA NON RIUSCÌ A DIMOSTRARE QUALCHE DOTE PARTICOLARE – PIÙ CHE ATTRICE, SILVIA MONTI DIVENTA UNA BELLEZZA DA JET SET. PIENA DI FLIRT, VERI O PRESENTI, DA PHILIP NIARCHOS, FIGLIO DELL’ARMATORE, A DINO PECCI-BLUNT, DA ALBERTO SORDI, CHE L’HA VOLUTA COME MOGLIE SULLO SCHERMO IN “FINCHÉ C’È GUERRA C’È SPERANZA”, A WALTER CHIARI, A ANGELO INFANTI, CHE NE AVEVA UN RICORDO MERAVIGLIOSO… 

silvia monti  

Marco Giusti per Dagospia

 

 

carlo de benedetti silvia monti 2

Bellissima, elegante, forse avrebbe potuto fare qualcosa di più nel cinema, Silvia Monti, più nota come signora De Benedetti, scomparsa oggi, ma uscita dal mondo del cinema dall’ormai lontanissimo 1974.

 

“Vorrei essere una vera attrice”, leggo in una rara vecchia intervista americana per l’uscita del suo film più importante, “Il cervello” di Gerard Oury con David Niven e Jean-Paul Belmondo, “come Sophia Loren”. Come Sophia Loren… La Paramount le offrì un contratto di tre anni e pensò di lanciarla. Ma non divenne mai una vera e propria star.

 

“I miei genitori non volevano che facessi l’attrice”, leggo in un’altra intervista del Corriere della Sera, “mi dicevano che avrei fallito e sarei stata infelice”. Chissà se abbandonare il cinema l’abbia resa più infelice. Di certo tra il 1968 e il 1974, Silvia Monti apparì in una ventina di film, anche di buon livello, ma non riuscì a dimostrare qualche dote particolare come attrice.

 

silvia monti in una lucertola con la pelle di donna

Eppure se la vediamo ora in “Il cervello” il suo corpo fa parecchio effetto. L’aveva scoperta, ancora quattordicenne a Bassano del Grappa, a casa sua insomma, Alberto Lattuada, che aspettò che avesse vent’anni per lanciarla nel cinema con un buon ruolo nel bellissimo “Fraulein Doktor” con Suzy Kendall e Capucine.

 

 L’aveva presentata a Dino De Laurentiis che la fece scritturare. Lattuada la richiamò qualche anno dopo per “Sono stato io” con Giancarlo Giannini. E intanto la Paramount la lanciò ne “Il cervello” con Belmondo, David Niven e Eli Wallach. Scompare un po’ in “Metti, una sera a cena” di Peppino Patroni Griffi, ma fa la sua figura, mentre è protagonista e molto nuda nel più folle “Sai cosa faceva Stalin alle donne?”, sorta di parodia dei registi comunisti italiani diretta da Maurizio Liverani, già critico del “Paese sera?”.

 

silvia monti

Il protagonista, Helmut Berger, era stato un regalo di Luchino Visconti all’amico Liverani, Silvia Monti arrivò con la produzione di Rizzoli, se non mi ricordo male. Credo sia il suo film più trasgressivo. Abbastanza curioso anche “le regine” di Tonino Cervi dove fa la strega assieme a Ida Galli e Haydée Politoff e distruggono un giovane hippy, Ray Lovelock. Con Lucio Fulci gira “Una lucertola con la pelle di donna”.

 

Fa un curioso western franco-italiano, “All’ovest di Sacramento” di jean Girault con Robert Hossein e un buon thriller, “Giornata nera per l’ariete” di Luigi Bazzoni. Più che attrice, più del contratto con la Paramount, che non dà grandi frutti, Silvia Monti diventa una bellezza da jet set. Piena di flirt, veri o presenti, da Philip Niarchos, figlio dell’armatore, a Dino Pecci-Blunt, da Alberto Sordi, che l’ha voluta come moglie sullo schermo in “Finché c’è guerra c’è speranza”, a Walter Chiari, a Angelo Infanti, che ne aveva unricordo meraviglioso.

 

alberto sordi silvia monti finche' c'e' guerra c'e' speranza 1

Gira una grossa coproduzione anglo-italiana, “Lady Caroline Lamb” diretta da Robert Bolt con Sarah Miles, Richard Chamberlain e Jon Finch. Ma il film, l’unico diretto da Bolt, lo sceneggiatore di David Lean, è un disastro. Non la lancia nemmeno un poliziesco di grosso budget, “Afyon, oppio” diretto da Ferdinando Baldi con Ben Gazzara. Le offerte del cinema iniziano a non essere il massimo.

 

Un decamerone, “Racconti proibiti di niente vestiti”, un buon film con Lando Buzzanca, “Il domestico”. L’ultimo film sarà proprio quello di Sordi, “Finché c’è guerra c’è speranza”. 

https://www.dagospia.com/media-tv/necrologio-dei-giusti-silvia-monti-piu-nota-come-signora-de-benedetti-483452 

 

C'È UN INCREDIBILE INCROCIO DI QUATTRO O CINQUE DONNE DIETRO A TUTTE LE VICENDE CHE HANNO DETERMINATO O INFLUENZATO NEGLI ANNI ’80-‘90 L'ASSETTO DI POTERE DELL'INFORMAZIONE ITALIANA

 

ARCHEO - C'È UN INCREDIBILE INCROCIO DI QUATTRO O CINQUE DONNE DIETRO A TUTTE LE VICENDE CHE HANNO DETERMINATO O INFLUENZATO NEGLI ANNI ’80-‘90 L'ASSETTO DI POTERE DELL'INFORMAZIONE ITALIANA - SILVIA MONTI, GRANDE PASSIONE  DI GIANNI AGNELLI, CHE NON LA DIMENTICA NEL SUO TESTAMENTO (TRA CUI UNO YACHT), SCARICA L'EX “RE DELLA COSTA SMERALDA’’ LUIGI DONA’ DELLE ROSE E IMPALMA CARLO DE BENEDETTI, GIA’ COMPAGNO DI SANDRA MONTELEONI, PRIMA MOGLIE DI MONTEZEMOLO - SUCCESSIVAMENTE, LO “SPICCIAFACCENDE” DELL’AVVOCATO SI UNISCE IN MATRIMONIO CON BAMBI PARODI DELFINO, CHE POI DIVENTA LA SECONDA MOGLIE DI PAOLO MIELI – PAOLO PANERAI: ‘’SBAGLIA CHI PENSA CHE SIANO STATE LE ESCORT LE PROTAGONISTE NELLA VICENDA BOCCACCESCA DI BERLUSCONI. LA VERA PROTAGONISTA, COLEI CHE HA DATO L'AVVIO MEDIATICO ALLO SCONTRO SU LENZUOLA E TELEFONI È LEI, VERONICA LARIO…’’

silvia monti 

Paolo Panerai per "Italia Oggi" -articolo pubblicato il 24-2-2010

 

Nell'era dell'informazione globale non vi è dubbio che il presente e il futuro di un paese vengono marcatamente segnati dal tipo di informazione che lì domina. Ma sbaglia chi pensa che il destino dell'Italia sia stato segnato dalla guerra mediatica fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e coloro che, rompendo ogni regola di privacy (rispettata invece in Francia per François Mitterrand, Valéry Giscard d'Estaing e Jacques Chirac), hanno riempito le pagine dei giornali, dei tg digitali, di internet e di ogni altro media, di interviste e foto sulle escort di Palazzo Grazioli o Villa Certosa.

 

 

Gianni Agnelli in barca con Heidi von Salvisberg. Capri, 1967.

Non vi è dubbio che la campagna sulle performance di letto del presidente Berlusconi abbia dato il via alla nuova stagione dei veleni e del degrado letale della politica sviluppatisi nel 2009. Ma sono ben altre che non le escort le donne che hanno segnato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia e quindi della vita civile e politica del paese.

 

Infatti, dietro a tutta la vicenda che ha determinato negli anni Ottanta e Novanta l'assetto di potere dell'informazione italiana, c'è un incredibile incrocio di quattro o cinque donne che, consapevoli o inconsapevoli, hanno influenzato in maniera importante gli atti degli uomini di cui di volta in volta sono state fidanzate, mogli o amanti.

 

Montezemolo e Silvia Monti

Un incrocio che per molti aspetti ha dell'incredibile, specialmente se lo si guarda con la freddezza della cronaca a distanza di diversi anni da quando quegli incontri, quegli amori, falsi o veri che fossero, sono stati vissuti. E paradossalmente, in quelle storie non ebbe alcuno spazio diretto il cavalier Berlusconi.

 

 

I nomi delle donne: Sandra Monteleoni Montezemolo, Paola Zanussi Mondadori, Cristina Mondadori Formenton, Silvia Cornacchia Monti Donà delle Rose De Benedetti, Barbara (Bambi) Parodi Delfino.

I nomi degli uomini: Luca Cordero di Montezemolo, Leonardo Forneron Mondadori, Angelo Rizzoli, Carlo De Benedetti, Paolo Mieli.

silvia monti carlo de benedetti

 

 

Sandra Monteleoni è stata la prima moglie di Luca Montezemolo ma, dopo la separazione e l'incontro dell'ormai storico presidente della Ferrari con Bambi Parodi Delfino, anche la compagna di De Benedetti, negli anni ruggenti in cui il controllore del gruppo Espresso-Repubblica non contava ancora nell'editoria ma voleva contare.

 

Paola Zanussi Mondadori è stata la prima moglie di Leonardo Mondadori e, qualche tempo dopo la separazione, ha soccorso Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere, per diventare successivamente la compagna di De Benedetti, nel momento della conquista del gruppo Espresso-Repubblica della «guerra della rosa» contro Berlusconi per la conquista della Mondadori; guerra nella quale il suo ex marito, Leonardo, era il fondamentale alleato del Cavaliere.

Silvia Monti e Dona delle Rose

 

Ma, nel mentre, De Benedetti corteggiava Cristina Mondadori, vedova Formenton, e ago della bilancia con i suoi figli per la conquista della maggioranza nella casa editrice fondata dal padre Arnoldo. In quanto zia di Leonardo, Cristina Mondadori, donna molto intelligente e di grandi qualità umane, come ha dimostrato nel libro che ha scritto sulla sua famiglia, era anche zia acquisita di Paola Zanussi.

 

 

E la corte di De Benedetti verso la vedova di Mario Formenton, di cui l'Ingegnere diceva di essere stato uno dei migliori amici, inizialmente aveva fatto sì che Cristina e i suoi figli si schierassero contro Berlusconi. Fino a quando Leonardo riuscì a far pace con i cugini e a mostrare che De Benedetti aveva montato una vera commedia in fatto di amicizia e amore pur di vincere la battaglia di Segrate.

 

Silvia Monti è stata un grande amore giovanile di Giovanni Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento (tra cui uno yacht, ndr). Si era però sposata con Luigino Donà delle Rose, nobile veneto, che insieme al fratello ha fondato Porto Rotondo in concorrenza con Porto Cervo;

 

silvia monti

di Porto Rotondo Silvia Monti è stata la regina, fino a quando il marito non ha perso sia il secondo sviluppo immobiliare della Costa Smeralda sia lei, la quale ha ceduto alla corte dell'ingegner De Benedetti, sposandolo, proprio nel momento della conquista del potere editoriale in diretta concorrenza con Agnelli, che era ritornato al comando del Corriere, dove ora la quota (seconda dopo quella Mediobanca) è gestita da Montezemolo.

 

Il quale Montezemolo è stato molto importante per il secondo mandato alla direzione del Corriere della Sera di Paolo Mieli, nel frattempo unitosi a Bambi Parodi Delfino, bravissima inviata del Tg5 e madre della secondogenita del presidente della Ferrari nonché madre della figlia più piccola del due volte direttore del Corriere della Sera.

 

Non è certo una novità che le donne, con il loro amore vero o di comodo, abbiano avuto ruoli e potere spesso decisivi in più vicende della storia del mondo. Ma finora non c'era traccia di un incrocio come quello che si è verificato negli ultimi trent'anni nel mondo dell'informazione italiana, di cui i dettagli descritti non sono che una parte dello sceneggiato.

veronica lario silvio berlusconi

 

 

 

Sapendo che il più efficace strumento di prima informazione sono le agenzie di stampa, non solo è entrata di diritto al vertice del gruppo di donne che hanno influenzato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia, ma ha saputo usare per i suoi scopi l'Ansa come neppure Orson Welles avrebbe potuto immaginare nel suo capolavoro Quarto potere.

Sandra Monteleoni e Luca Montezemolo

lario berlusconi l espresso

Paolo Mieli e Bambi Parodi Delfino luca cordero di montezemolo e sandra monteleoni, 1975 paola zanussi mondadoriCristina Mondadori Mario Formentonluca cordero di montezemolo e bambi parodi delfinoluca cordero di montezemolo silvia monti luca di montezemolo edwige fenechMontezemolo - Agnellicarla vanni leah rabin leonardo mondadoriEgon Furstenberg e Bambi Parodi DelfinoOTTONE E ANGELO RIZZOLI biabiagi, angelo jr. e nicola carraro

PAOLO PANERAI

silvio berlusconi

carlo de benedetti silvia monti 1

SILVIA MONTI LILLI GRUBER CARLO DE BENEDETTI SULLO YACHT

luca cordero di montezemolo e bambi parodi delfino

lario berlusconi nozze (2)

 

https://www.dagospia.com/politica/silvia-monti-grande-amore-giovanile-giovanni-agnelli-non-l-ha-dimenticata-13448 

 

LUTTO IN CASA DE BENEDETTI: È MORTA A 80 ANNI SILVIA MONTI, ATTRICE E MOGLIE DI CARLO DE BENEDETTI

LUTTO IN CASA DE BENEDETTI: È MORTA A 80 ANNI SILVIA MONTI, ATTRICE E MOGLIE DI CARLO DE BENEDETTI – GRANDE AMORE GIOVANILE DI GIOVANNI AGNELLI, È STATA ATTIVISSIMA TRA LA FINE DEGLI ANNI ’60 E LA PRIMA METÀ DEGLI ANNI ’70, LAVORANDO CON REGISTI DEL CALIBRO DI ALBERTO LATTUADA, GIUSEPPE PATRONI GRIFFI, GÉRARD OURY, LUCIO FULCI, LUIGI BAZZONI E ALBERTO SORDI, PRIMA DI RITIRARSI DALLE SCENE NEL 1974 – NEL 1997 HA SPOSATO L’INGEGNERE, COL QUALE SI È POI TRASFERITA A LUGANO, IN SVIZZERA, DOVE HA VISSUTO NEGLI ULTIMI ANNI – TRA LE SUE APPARIZIONI PIÙ CELEBRI, “FINCHÉ C’È GUERRA C’È SPERANZA”; “METTI, UNA SERA A CENA”, “UNA LUCERTOLA CON LA PELLE DI DONNA” E “SAI COSA FACEVA STALIN ALLE DONNE?”… 

 

Da www.repubblica.it

 

carlo de benedetti silvia monti 2

Silvia Monti, attrice e moglie dell'imprenditore Carlo De Benedetti, è morta all'età di 80 anni dopo una malattia. Ha lavorato al cinema per diversi anni ma nel 1974, dopo il successo di Finché c'è guerra c'è speranza diretto e interpretato da Alberto Sordi,decise di abbandonare la carriera di attrice e di ritirarsi dalla vita pubblica.

 

Nata Silvia Cornacchia il 23 gennaio 1946 a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, è stata un volto noto del cinema italiano tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta. […]

 

silvia monti in il cervello 3

Nel corso di pochi anni aveva lavorato con registi come Alberto Lattuada, Giuseppe Patroni Griffi, Gérard Oury, Lucio Fulci, Luigi Bazzoni e Alberto Sordi. Lasciato il cinema si sposò con il conte veneziano Luigi Donà dalle Rose con cui ha avuto due figli, Leonardo e Una. La coppia si separò nel 1994. Il 10 luglio 1997 l'ex attrice si risposo con l'imprenditore Carlo De Benedetti, col quale si è poi trasferita a Lugano, in Svizzera, dove ha vissuto negli ultimi anni.

 

Il debutto sul grande schermo per Silvia Monti era arrivato nel 1969 con Fräulein Doktor di Alberto Lattuada, dove ebbe una piccola parte. Nello stesso anno recitò in Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, Il cervello di Gérard Oury e Sai cosa faceva Stalin alle donne? di Maurizio Liverani.

alberto sordi silvia monti finche' c'e' guerra c'e' speranza 1

 

 Nel 1971 aveva preso parte a Una lucertola con la pelle di donna di Lucio Fulci, Giornata nera per l'ariete di Luigi Bazzoni e Il corsaro nero di Lorenzo Gicca Palli. Nel 1972 aveva recitato in Afyon - Oppio di Ferdinando Baldi. La sua attività cinematografica era proseguita con Sono stato io! di Lattuada, Peccato d'amore, La mano spietata della legge di Mario Gariazzo, Il domestico e Milano: il clan dei calabresi.

 

 Nel 1974 arriva il grande successo con Finché c'è guerra c'è speranza al fianco di Alberto Sordi. […] Dopo il successo del film, al culmine della popolarità, Silvia Monti decise di lasciare il cinema e dedicarsi alla famiglia. […]

https://www.dagospia.com/cronache/lutto-in-casa-de-benedetti-e-morta-80-anni-silvia-monti-attrice-moglie-483429