martedì 24 febbraio 2026

L'assedio di Numanzia

 


«#Scipione pose l’assedio a Numanzia e richiamò l’esercito corrotto dall’anarchia e dal lusso alla più rigorosa disciplina militare. Eliminò ogni strumento di mollezza, buttò fuori del campo duemila sgualdrine, impegnò ogni giorno i soldati nei lavori di difesa e li costringeva a portarsi una provvista di frumento per trenta giorni oltre a sette paletti a testa. A chi procedeva con difficoltà sotto quel peso diceva: «quando avrai imparato a difenderti con la spada, allora smetterai di portare il paletto»; ad un altro che portava con poca disinvoltura lo scudo diceva che lo portava di dimensioni più grandi di quelle regolamentari, ma che non lo criticava per questo, dal momento che sapeva servirsi meglio dello scudo che della spada. Quel soldato che avesse sorpreso fuori delle file, se era romano lo staffilava col bastone, se straniero, con le verghe. Vendette tutte le bestie da soma perché non disabituassero i soldati a portar carichi. Spesso combatté con successo rintuzzando le sortite del nemico. I Vaccei assediati, dopo aver trucidato figli e mogli, si uccisero di loro mano. Quanto ai ricchissimi doni inviatigli da Antioco, re di Siria, mentre era costume degli altri comandanti tenere nascosti i doni dei re, egli dichiarò dalla tribuna di accettarli e dette ordine al questore di registrarli tutti: con essi avrebbe ricompensato i più valorosi. Avendo stretto d’assedio da ogni parte Numanzia e vedendo gli assediati tormentati dalla fame, vietò di uccidere i nemici usciti in cerca di foraggio, dicendo che quanto più numerosi erano gli abitanti, tanto prima avrebbero consumate le scorte di frumento. […]

I Numantini stretti dalla fame si trucidarono di propria mano l’uno dopo l’altro per non arrendersi e Scipione Africano espugnò la città e la distrusse, riportandone il trionfo quattordici anni dopo la distruzione di Cartagine


TITO LIVIO, AUC LVII; LIX

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