martedรฌ 24 febbraio 2026

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Nell'estate del 216 a.C., presso Canne in Puglia, Roma affrontรฒ Annibale in una battaglia che segnรฒ la sua storia. I consoli Emilio Paolo e Varrone guidavano un imponente esercito, deciso a vendicare le sconfitte precedenti. Annibale, pur inferiore numericamente, era un nemico temprato. La piana polverosa divenne il teatro della piรน grande catastrofe militare della Repubblica.


Il 2 agosto, l'audace console Varrone prese l'iniziativa. All'alba, l'esercito romano attraversรฒ il fiume e si schierรฒ a mezzogiorno, formando una colossale colonna di fanteria, compressa al massimo. L'obiettivo era semplice e brutale: concentrare la forza d'urto della fanteria pesante per travolgere il centro cartaginese, con le cavallerie alle ali. Era la perfetta espressione della mentalitร  romana del momento: non manovra, ma schiacciamento frontale.


Annibale rispose con un capolavoro tattico. In prima linea pose frombolieri e fanti leggeri per logorare il nemico. Al centro, Iberi e Celti avanzarono in una mezzaluna convessa, apparentemente fragile. Ai lati, arretrati, schierรฒ i pesanti e disciplinati Libici. La cavalleria iberica e gallica, piรน pesante, fu opposta ai Romani; la velocissima cavalleria numidica agli alleati italici. Cosรฌ, pur in inferioritร  numerica, l'esercito cartaginese celava l'insidia nei fianchi elastici e nella massa mobile della cavalleria.


L'iniziale scontro tra fanterie leggere, a colpi di giavellotti, frecce e pietre, fu solo un preludio al contatto delle cavallerie. A sinistra, la furia degli iberici e celti travolse la cavalleria romana in un corpo a corpo cruento; solo pochi si salvarono, tra cui Varrone. Sul lato opposto, i Numidi bloccarono gli alleati italici con finte e rapidi attacchi, spezzandone la resistenza.


Al centro, l'imponente fanteria romana avanzava, spingendo indietro Iberi e Celti. La mezzaluna nemica si trasformava in una profonda concavitร : i legionari, convinti di sfondare, si ritrovavano compressi e privati di manovra. Fu allora che i Libici sui fianchi entrarono in azione. Mentre il centro cartaginese arretrava, le loro linee ruotarono come due porte, colpendo i Romani sui fianchi con truppe fresche e compatte. La manovra a tenaglia era ormai imminente.


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La cavalleria cartaginese, dopo aver sbaragliato i Romani e gli alleati, piombรฒ da tergo sul campo principale. Iberici, celti e numidi chiusero l'ultima via di fuga, trasformando il fronte romano in una cerchia di ferro e carne. Stretti all'inverosimile, i soldati non potevano piรน combattere, premuti fino all’immobilitร . Iniziรฒ cosรฌ un metodico massacro, ore di ferocia in cui i legionari, soffocati nel sangue e nella polvere, non avevano spazio per alzare la spada. All'imbrunire, Canne era un cimitero.


Il bilancio della battaglia fu sconvolgente. Le stime delle perdite variano, ma le cifre ricorrenti parlano di decine di migliaia di morti in un solo pomeriggio, con studi moderni che indicano almeno 50.000 caduti. Oltre alle file anonime, la classe dirigente romana fu decimata: caddero tre consoli o ex consoli, circa 80 senatori e piรน di 30 ufficiali superiori, tra cui il console in carica, Lucio Emilio Paolo. Solo pochi superstiti sfuggirono alla morsa cartaginese.


Tra le scene piรน crude di Canne, spicca l'immagine degli anelli d'oro strappati ai cavalieri romani caduti. Simbolo del loro rango, furono raccolti in moggi, esibiti come prova tangibile dell'immensitร  della disfatta. Era il crollo visibile di un'รฉlite convinta della propria immortalitร . Canne, ben piรน di un disastro militare, fu una ferita simbolica, che falciรฒ il futuro di Roma.


Roma non morรฌ a Canne. Quel paradosso fu la parte piรน sorprendente della storia: l'apocalisse si trasformรฒ in disciplina. Il Senato impose un rigore inflessibile: nessun negoziato, nessuna resa. I superstiti prigionieri furono esiliati. Si bandirono i segni del lutto individuale per un dolore collettivo e tenace. Sopravvivere significรฒ rinunciare alle facili vittorie e accettare una guerra lunga e paziente.


Canne, per secoli, รจ rimasta il fantasma della memoria storica. La manovra di Annibale divenne modello strategico, un "abbraccio mortale" emulato. Per i Romani, invece, fu monito contro la presunzione. In quella piana pugliese, il 2 agosto 216 a.C., Roma conobbe la fine del mondo. Da lรฌ, imparรฒ la veritร  nel sangue: la sua leggenda di potenza invincibile nacque dalla capacitร  di risollevarsi dopo ogni caduta.


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