domenica 22 febbraio 2026

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Per secoli, le creste appenniniche furono l'incerto confine tra la nascente potenza di Roma e l'indomita fierezza dei Sanniti, montanari orgogliosi, abituati a combattere su pendii scoscesi. Roma li considerava un ostinato, pericoloso avversario. Le Guerre Sannitiche (343-290 a.C.) furono un logorante corpo a corpo per il controllo dell'Italia centro-meridionale, dove Roma imparรฒ che la conquista della penisola sarebbe stata una lenta e sanguinosa educazione alla guerra.


Il primo scontro scoppiรฒ quando Capua, minacciata dai Sanniti, invocรฒ l'aiuto di Roma. L'Urbe fu cosรฌ trascinata in un teatro bellico ostile: montagne, coste greche, strade appena tracciate. La Prima Guerra Sannitica si concluse con la vittoria romana e l'alleanza con Capua. Tuttavia, il rancore sannita covava: i tradizionali pascoli e le migrazioni erano soffocati dalle colonie latine in avanzata. Roma consolidava successi e alleanze, fondando nuove cittร ; i Sanniti, chiusi tra i monti, affinavano l'arte dell'imboscata.


Fu durante la Seconda Guerra Sannitica che la tensione sfociรฒ nell'episodio proverbiale delle Forche Caudine, una gola stretta, forse vicino all’antica Caudium. Nel 321 a.C., le legioni romane, guidate dai consoli Spurio Postumio Albino e Tito Veturio Calvino, marciavano spavalde in una valle all'apparenza innocua, ignare che i Sanniti di Gaio Ponzio le osservassero dall'alto. L'esercito romano cadde in una trappola perfetta: intrappolato nella gola con gli accessi sbarrati da massi e tronchi, senza possibilitร  di battaglia nรฉ gloria, ma solo nel silenzio soffocante dell'accerchiamento.


Invece di sterminare i vinti, i Sanniti scelsero l'umiliazione: consoli e soldati romani furono costretti a deporre le armi e a passare sotto il giogo. Questa infamia rituale, l'emblema della sconfitta senza onore, pesรฒ sull'animo di Roma piรน di una strage. La capitolazione divenne proverbio – "passare sotto le forche caudine" – e incrinรฒ il mito dell'invincibilitร  romana. Gaio Ponzio, il vincitore, intravide un futuro in cui Roma poteva essere fermata per sempre.


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Quella ferita, perรฒ, fu per Roma un pungolo. Dagli errori nacque una Repubblica che riorganizzรฒ l'esercito e affinรฒ la strategia, trasformando l'umiliazione in disciplina. La serie di scontri, dall'Appennino all'Umbria, culminรฒ nel 295 a.C. a Sentino, dove Etruschi, Celti e Sanniti si unirono per l'ultima resistenza. Sentino fu la risposta romana alle Forche Caudine: una vittoria schiacciante che annullรฒ la potenza sannita e costrinse le popolazioni italiche a una pace separata.


Nonostante Sentino, il Sannio non cedette: la lotta divenne guerriglia. I Sanniti, sfruttando l'asprezza del territorio, colpivano e si ritiravano, indomiti come lupi. Solo nel 290 a.C., dopo metodiche campagne, Roma sottomise definitivamente il Sannio, annettendone i territori e avviando la romanizzazione. Ma il ricordo della resistenza e la storia di questo popolo non finirono lรฌ: come altri Italici, i Sanniti riemersero secoli dopo, con la crisi della Repubblica.


Nel I secolo a.C., tra le convulsioni delle guerre civili, i Sanniti riemersero alleandosi con i nemici di Roma: parteciparono alle sollevazioni italiche, schierandosi contro Lucio Cornelio Silla. La loro fama di irriducibili, accumulata in secoli di scontri, li trasformรฒ nel bersaglio esemplare della vendetta sillana. Alla fine delle sue campagne, le fonti riportano il massacro di migliaia di prigionieri sanniti, uccisi senza pietร  come monito per chiunque osasse sfidare Roma. In quell'epilogo di sangue, sulle rive rosse di battaglie interne, i Sanniti, giร  ridotti, furono annientati come soggetto politico, schiacciati dal peso di una vittoria che Roma inseguiva fin dai tempi delle gole dell'Appennino.


La storia dei Sanniti, montanari guerrieri che inflissero a Roma la prima grande umiliazione alle Forche Caudine, si chiude tragicamente con le campagne di Silla. Quei vinti non ebbero resa onorevole. Nella memoria romana, rimasero il simbolo di una minaccia interna, di un'Italia riluttante al potere centrale. L'eco della loro resistenza sopravvive in toponimi e leggende, legando il Sannio ai suoi monti aspri. Le rocce, un tempo tomba delle ambizioni romane, videro la vittoria finale di Roma. Eppure, tra quelle vette, il nome Sanniti evoca ancora l'immagine di lupi, custodi di una libertร  estrema.


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