mercoledì 18 febbraio 2026

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Nel 915, sulle rive del Garigliano, un evento segnΓ² una svolta radicale nella storia medievale italiana. La decennale minaccia saracena, che aveva insidiato Roma e il cuore della penisola, fu neutralizzata grazie a una lega cristiana senza precedenti. Per la prima volta, principi, duchi e cittΓ -stato unirono le forze, mettendo da parte le rivalitΓ , per combattere compatti sotto la guida di un pontefice guerriero.


La battaglia del Garigliano, combattuta tra giugno e agosto di quell'anno, fu l'epilogo di un trentennio in cui i musulmani, sfruttando le divisioni politiche in Italia, avevano stabilito una roccaforte militare vicino a Traetto, alla foce del fiume. Da questa base, partivano saccheggi e razzie che si spingevano fino alle porte di Roma.


Dopo la distruzione di Traetto e la fondazione di un insediamento saraceno fortificato nella seconda metà del IX secolo, gli invasori strinsero accordi con alcuni nobili cristiani, in particolare gli Ipati di Gaeta, nominalmente legati a Bisanzio. Questa mossa garantì loro un vantaggio strategico e politico, sfruttando il frammentato sistema dei principati locali. Precedenti tentativi di liberazione, come quelli di Guido II di Spoleto (885 circa) e dell'alleanza napoletana-capuana-beneventana (903), fallirono a causa di rivalità interne e delle alleanze tra signori cristiani e musulmani. La svolta decisiva giunse con papa Giovanni X. Grazie alla sua carismatica e lungimirante politica, riuscì a persuadere i potenti del Sud (Landolfo I di Benevento, Atenolfo II, Guaimario II di Salerno, Gregorio IV di Napoli e Giovanni I di Gaeta) a superare le ostilità e a formare una coalizione dichiaratamente anti-saracena.


La lega cristiana si rafforzΓ² con l'adesione di alleati cruciali: il re d’Italia Berengario I inviΓ² truppe guidate da Alberico I, duca di Spoleto e signore di Camerino; l’Impero bizantino, sollecitato da Capua, spedΓ¬ una potente flotta al comando dello stratego NiccolΓ² Picingli, con contingenti da Puglia e Calabria. Sul campo, fu ancora Giovanni X a guidare politicamente e militarmente le operazioni, presentandosi armato alla testa di un esercito romano-laziale e toscano. La Chiesa dimostrava cosΓ¬ di essere pronta a difendere la cristianitΓ  anche con la spada. Prima dello scontro decisivo, le forze cristiane ottennero vittorie minori nel Lazio settentrionale, respingendo saccheggiatori (ad esempio presso Campo Baccano, sulla Via Cassia, e nelle aree di Tivoli e Vicovaro). CiΓ² indebolΓ¬ i musulmani, costringendoli a concentrarsi nella roccaforte di Traetto.


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Nel giugno del 915, l'esercito della Lega si attestΓ² sulla sponda destra del Garigliano, accerchiando i Saraceni in una morsa: il fiume alle spalle, la flotta bizantina (con navi di Napoli, Gaeta e Roma) a sbarrare la fuga verso il mare. Giovanni X e Alberico I guidarono le forze di terra contro Alliku, il capo saraceno, di cui le fonti riportano solo il nome. L'assedio si protrasse per oltre tre mesi, logorando riserve e morale degli assediati, ormai isolati e senza rifornimenti.


GiΓ  gravemente indeboliti, i Saraceni tentarono una disperata sortita, incendiando l'accampamento fortificato – forse per ritardare l’inseguimento o nascondere prove – e rifugiandosi sulle colline. Qui resistettero agli attacchi di Alberico e Landolfo, ma la carenza di viveri e la pressione cristiana li costrinsero a tentare la fuga verso la costa, diretti in Sicilia. Le cronache narrano che, intercettati dalle forze della lega nel tentativo di aprirsi un varco, furono tutti catturati e uccisi. Questo annientamento di Traetto segnΓ² la fine dell’ultimo grande insediamento musulmano stabile in Italia e l’arresto definitivo dell’espansione saracena sul Tirreno.


Le conseguenze politiche dello scontro furono profonde. Il papa premiΓ² Berengario con il sostegno all’incoronazione imperiale. Ad Alberico andΓ² un ruolo centrale a Roma e il titolo pontificio di console. Gaeta estese il suo dominio fino al Garigliano; il suo signore, Giovanni I, ottenne da Bisanzio il titolo di patricius, che la sua famiglia mutΓ² in duca, consolidando la dinastia capuano-gaetana. La battaglia del Garigliano, forse tra le colline di Suio (oggi frazione di Castelforte), divenne simbolo di unitΓ  italiana contro una minaccia comune, anticipando la consapevolezza di una piΓΉ vasta comunitΓ  politica, oltre i confini dei singoli principati.


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