Liberate subito Alberto Patishtán
La discriminazione verso un indigeno. L’oltraggio alla giustizia consumato in un processo irregolare che ha occultato in modo grossolano le prove dell’innocenza condannando Patishtán a sessant’anni di carcere. L’autoritarismo di un potere che risponde a necessità politiche: condannare una «base di appoggio», cioè un simpatizzante degli zapatisti, ignorando le garanzie e i diritti imposti, sulla carta, dal diritto internazionale e da quello messicano. Sono giorni decisivi per la campagna mondiale che esige la libertà di un uomo che è diventato un simbolo mondiale della prigionia per motivi politici. Potete firmare QUI
di Gloria Muñoz Ramírez
Si dice che il professore tzotzil Alberto Patishtán, detenuto da 13 anni a scontare una condanna a 60, in queste settimane sia di fronte all’ultima opportunità di uscire libero. Ma l’ultima opportunità non è per il difensore dei diritti indigeni in Chiapas, ma per il sistema di giustizia messicano, in concreto, del tribunale di Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, istanza che ha accolto il caso dopo il rifiuto della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN).
Originario della comunità di El Bosque, municipio di Simojovel, negli Altos del Chiapas, il professore è stato condannato per i reati di criminalità organizzata, omicidio aggravato, porto d’armi di uso esclusivo dell’Esercito e lesioni aggravate. La mancanza di traduttori durante il processo, le bugie dimostrate dei testimoni, l’assenza di prove ed un’infinità di irregolarità giuridiche, hanno provocato l’indignazione internazionale. Oramai il suo caso non appartiene più al Messico, ma è una causa mondiale.
Il riconoscimento di innocenza è il giusto procedimento nel caso Patishtán, e di conseguenza la sua immediata liberazione. Il tribunale collegiale, senza dubbio, ha l’ultima opportunità di dimostrare che i processi servono a qualcosa in questo paese. Alberto Patishtán è innocente ed il suo caso non si vede perché dovrebbe avere una soluzione politica, cioè, l’indulto presidenziale, perché? Di che cosa lo perdonano? Non è, dunque, compito del Potere Esecutivo, bensì del Potere Giudiziale, metterlo in libertà.
(Traduzione “Maribel” – Bergamo)
http://comune-info.net/2013/07/liberatealbertopatishtan/
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