mercoledì 5 novembre 2014

Beverly Blossom, Solo Dancer With a ‘Voice,’ Dies at 88


Beverly Blossom in 2005.CreditMiichael Lopez for The New York Times

Beverly Blossom, a modern-dance choreographer and teacher and a daring, vividly imaginative solo performer, died on Saturday in Chicago. She was 88.
Her son and only immediate survivor, Michael Blossom, said the cause was cancer. Ms. Blossom, who lived in Chicago, died at Northwestern Memorial Hospital, he said.
Ms. Blossom was best known later in her career, from the 1980s on, as one of the most distinguished — and zaniest — solo performers in modern dance. She had only to walk quietly onto a stage, statuesque and slightly quizzical, and disparate worlds would be evoked, bursting into the light.
Her dances were set to a broad variety of scores, from Bach to 1930s cartoon music to familiar popular songs of the time, including “The Way We Were.” Simple props figured in her dances, most memorably a battered black top hat. In a signature solo piece,“Dad’s Ties” (1983), she mourned her father’s death, with neckties swinging madly under her voluminous black skirt. She was vivid onstage: bright red dyed hair set off by the “shabby black” she favored, a coinage that became the title of one of her dance programs. In her later years, the magnificent ruin of her face mirrored the tragicomic quality of many of her dances, which seemed to ravel and unravel simultaneously.
“I always have to tell the hairdresser that I want to look like Bozo the Clown,” Ms. Blossom said of her hair in a 1999 interview with The New York Times. She aimed at a “wrecked look,” she said, in off-the-rack costumes that were peculiar but somehow stylish.
“I just bought something the other day that looks like a catastrophe,” she continued. “A green shawl, like moss. I don’t like ‘pretty’ very much.”
In her “Besame Mucho” (1987), another signature piece, inspired costuming by Richard Hornung helped her become, interchangeably, an uncertain old gigolo and his aging, slightly dopey female partner as they danced a fervent tango.
Ms. Blossom also created works for other dancers, among them a young company that included her students at the University of Illinois at Champaign-Urbana, where she taught from 1966 to 1990 and returned late in life to become professor emeritus of dance. Her students included Meredith Monk and the New York choreographer Henning Rübsam.
Ms. Blossom’s haunting “Poem for the Theater No. 6,” a solo she performed live with a subtle integration of her filmed image, came out of the innovative multimedia explorations that thrived in the East Village in the 1960s. She created the piece as a participant in the Filmstage theater, founded by the actor and poet Roberts Blossom, to whom she was married from 1967 to 1970. She was born Beverly Schmidt in Chicago on Aug. 28, 1926, to Theodore and Florence Schmidt. Her father was a dentist, her mother a homemaker. She received a bachelor’s degree in liberal arts from Roosevelt University in Chicago in 1950 and a master’s in dance from Sarah Lawrence College in 1953. Her teachers included Mary Wigman, the German expressionist modern-dance choreographer and performer.
She settled in New York City, where from 1953 to 1963 she was a principal dancer with the Nikolais Dance Theater, becoming one of several intensely individual dancer-choreographers in the lineage of the dancer and choreographer Alwin Nikolais and his longtime creative partner, Murray Louis. (“Shards,” a 1993 tribute to Nikolais, who died that year, was a solo of dark pathos that ended with Ms. Blossom hailing a cab: Life moves on.) In 1957, as a Fulbright scholar, she studied with Wigman in Germany and was strongly influenced by the work of Bertolt Brecht. She began to choreograph in the 1960s and in 1990 came back to New York, where she became an underground favorite. She received a Bessie Award for sustained achievement in 1993.
Ms. Blossom returned to Chicago in 2001 and continued to teach and choreograph. Her last performance, in 2010, was part of a Nikolais tribute at Hunter College in Manhattan.
In her 1999 Times interview, Ms. Blossom was asked what made a good solo performer. “You can’t be a blank-minded ingénue,” she replied. “There must be a dance persona that is rich, that has layers of interest. A soloist has to have a ‘voice,’ the way a singer does. And it has to do with — not exactly beauty, but something that consumes the whole space. A good soloist has to know the tricks of the trade too. How loud to sing.”

http://www.nytimes.com/2014/11/04/arts/dance/beverly-blossom-solo-dancer-with-a-voice-dies-at-88.html?_r=0

Pino Palmieri, sindaco di Roscigno: “Non celebrerò mai unioni civili contro natura”

"Voglio difendere i principi della famiglia tradizionale come istituzione".
Pino Plamieri, sindaco di Roscigno: "Non celebrerò mai unioni civili contro natura"-Redazione- "Sono a disposizione per matrimoni civili tradizionali e non contro natura".
Questa la frase postata su Facebook da Pino Palmieri, primo cittadino di Roscigno, provincia di Salerno, ex consigliere regionale del Lazio, che si schiera a favore della famiglia tradizionale, annunciando di non essere disposto a celebrare unioni omosessuali nel proprio comune.
Una frase che non ha tardato a fare il giro del web con commenti fortemente sdegnati, come ad esempio: "Contro natura?!? Ecco perché il SUD Italia rimarrà SEMPRE chiuso di mente ed indietro! Il rispetto e la tolleranza non costano NIENTE!!! Che vergogna!!!"
Ma c'è anche qualche utente d'accordo con le parole scritte dal sindaco: "Bravo Pino. Il matrimonio è da che l’uomo esiste unione di uomo e donna. E così deve rimanere. Andare contro natura per stupidità e falso buonismo distrugge le fondamenta della società".
Il sindaco ha poi dichiarato a Il Mattino: "Non mi sento di aver mancato di rispetto a nessuno, ma non possiamo far venire meno i valori della famiglia tradizionale. Io difendo questi principi come primo cittadino. Il fine del matrimonio è la procreazione, avere figli, creare la famiglia. Per me la famiglia è uomo, donna, figli. Non condanno o giudico i costumi degli altri, se persone dello stesso sesso vogliono unirsi sono liberi di farlo, ma per me la loro unione non è la famiglia".

http://www.articolotre.com/2014/11/pino-palmieri-sindaco-di-roscigno-non-celebrero-mai-unioni-civili-contro-natura/

martedì 4 novembre 2014

Ucraina: entrambe parti violano tregua

Forze Kiev sparano su ferrovia Donetsk. Ribelli contro aeroporto

(foto: EPA)

MOSCA, 4 NOV - Si intensificano i bombardamenti nel sud-est ucraino. I separatisti accusano le truppe di Kiev di aver aperto il fuoco dei mortai su un deposito ferroviario tra Donetsk e Iasinuvata mentre scambi di colpi di artiglieria tra le due parti in lotta proseguono a nord-ovest di Donetsk.
    L'esercito ucraino accusa a sua volta i filorussi di aver attaccato con lanciamissili Grad alcuni posti di blocco e di aver ripreso i combattimenti all'aeroporto di Donetsk.

(ANSA) 

Australia: ha voglia di birra, parcheggia l'aereo davanti al pub

Incriminato dalla polizia per aver messo in pericolo i residenti

Australia, parcheggia aereo davanti al pub (foto: Ansa)

Un pilota dilettante in Australia, amante della birra come tanti suoi connazionali, è stato incriminato dalla polizia dopo aver parcheggiato un aereo leggero su una strada di una remota cittadina, col motore acceso davanti al pub locale, per affrettarsi a estinguere la sete. Il sergente della polizia di Newman in Australia Occidentale, Mark McKenzie, ha riferito alla Tv nazionale Abc che l'uomo di 37 anni è accusato di aver "messo in pericolo la vita, la salute e la sicurezza dei residenti".

Visualizza l'immagine su Twitter
Best caption wins a Mars Bar and tour of @EsperancePol Station. Thanks Police for the chuckles

 L'uomo, che non ha la patente di pilota, aveva appena acquistato il biposto Beechcraft senza ali da una residenza privata e lo stava portando a casa quando ha deciso di fermarsi per una birra o due. L'incidente ha messo in pericolo i residenti perché l'elica continuava a girare, ha detto il sergente McKenzie. "I bambini stavano uscendo da scuola. Sarebbe bastata una folata di vento, perché senza le ali l'aereo non è stabile.
Qualcuno ha trovato la cosa divertente, ma era molto pericoloso". Inoltre era stato lasciato un tubo che collegava il serbatoio a una tanica di carburante dentro la cabina, per permettere al motore di restare acceso. L'uomo dovrà comparire in tribunale il 18 novembre. 
(ANSA)

lunedì 3 novembre 2014

Sesso a tre con il mastino napoletano, la vicina chiede aiuto agli animalisti

Rumori molesti e maltrattamento di animali. E, fin qui, niente di strano. Ma in realtà quando una signora 70enne è entrata nella casa del suo vicino — che aveva lasciato la porta aperta — si è trovata di fronte a una scena molto inconsueta, al punto da chiamare l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) per chiedere aiuto. La signora, infatti, ha assistito a una scena di sesso a tre. Protagonisti? Una giovane donna, un transessuale e un mastino napoletano. E’ successo a Brescia, rione San Polo. A far allarmare la donna, racconta l’Aidaa, sarebbero stati i rumori provenienti dall’appartamento accanto che la infastidivano ogni pomeriggio.

http://www.caffeinamagazine.it/societa/4461-sesso-a-tre-con-il-mastino-napoletano-la-vicina-chiede-aiuto-agli-animalisti

Senegalese sventa la rapina, i passanti fanno fuggire i malviventi: un arresto

Immigrato interviene per sventare una rapina, e riesce a recuperare la borsa della turista francesce vittima del raid. 













Napoli, il senegalese che ha sventato la rapina (newfotosud Giacomo di laurenzio)

Alla scena assistono gli abitanti del posto che fanno muro per permettere ai malviventi di fuggire, ma i carabinieri riescono ad arrestarne uno, Carmine Roccia, 19 anni, incensurato.

È successoa Napoli in corso Garibaldi. È da poco passata la mezzanotte quando due rapinatori, coltello in pugno, si avvicinano a una turista francese 29enne e le intimano di consegnare la borsa. La donna si dispera, ma cede. Alla scena assiste un immigrato senegalese 36enne che interviene e riesce a recuperare il bottino restituento alla donna in lacrime la borsa con 500 euro, un tablet, uno smarphone e il passaporto.

Ma non è finita. Quando ormai l'immigrato è riuscito a prendere la borsa e sta bloccando i malviventi, un gruppo di italiani fa muro permettendo ai rapinatori di darsi alla fuga, minacciando di morte il senegalese. A quel punto arrivano i carabinieri e riescono a bloccare uno dei banditi che finisce in manette.

Una storia, quella del senegalese, che ricorda molto quella di Benjamin, l'immigrato che a febbraio scorso sventò uno scippo in pieno centro. Il suo gesto venne ripreso da una telecamera di sorveglianza.

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/senegalese_sventa_rapina_napoli_passanti/notizie/989773.shtml

domenica 2 novembre 2014

Il paese rosso

La storia millenaria dell’Eritrea è in mostra a Roma, in questi giorni, al museo Pigorini. L’esposizione, intitolata “Eritrea – Il paese rosso”, è concepita come un racconto polifonico di un paese interculturale che, affacciato sul Mar Rosso, ha avuto contatti e scambi col mondo intero, ma è anche un viaggio nel nostro passato
58_eritrea
di Anna Bruno
“Nel mezzo del cammin di nostra vita… ” esordiva Dante accingendosi ad entrare in quel fatidico viaggio onirico, dove il tempo non più scandito, prese il nome di eternità e lo spazio divenne percorso a tappe, per la liberazione e l’apprendimento. Un viaggio metafora di vita, che da particolare volle aprirsi all’universalità, col materiale come suo punto di partenza e lo spirituale come traguardo di bellezza infinita!
Tuttavia, come un tam tam, risuona alle mie orecchie la domanda di chi mi legge: cosa c’entra Dante con l’Eritrea? Eppure, entrando nel Museo Nazionale Preistorico e Etnografico di Roma, “Luigi Pigorini”, la mia penna pare essersi sorpresa all’interno di un viaggio, che da questa sua terra italica l’ha fatta approdare, ancora, ahimé, imbevuta della sua cultura, in una terra bagnata dal Mar Rosso, quella mitica e perciò misteriosa Terra dei Punt, di cui già parlavano gli antichi greci e i latini, menzionata persino nella Sacra Bibbia, e che la colonizzazione italiana di fine ‘800, inizi ‘900, in Corno d’Africa, volle battezzare conil nome di Eritrea, dal greco erythros, che significa rosso. E non vi è approdata grazie ad una odierna nave turistica da crociera, quanto piuttosto su una barca a vela, adibita per il trasporto delle merci e di quanti si dedicavano alla pesca e alla raccolta di perle preziose, protagonista indiscussa di molte leggende orientali e di storie di pirateria: il famoso sambuco! Una vera e propria opera d’arte, emblema del viaggio per eccellenza, decorata di simboli millenari, uno fra tutti, l’occhio dell’ oltre e dell’interiorità! Quella stessa imbarcazione con cui il celebre marinaio Sindbad de il Milione di Marco Polo, si spinse fino alle coste cinesi.
Eritrea tourism destinations
Il titolo “L’Eritrea, il paese rosso…” troneggia in alto e introduce e invita alla mostra, che, inaugurata il 25 settembre scorso, si protrarrà fino al 26 novembre prossimo. La mostra nasce, raccontano gli organizzatori, all’interno del progetto “Esplorazione e Scienza”, finanziato dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (L. 6/2000), nell’ambito di un partenariato scientifico fra la Società Geografica Italiana e il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, con l’intento di valorizzare e promuovere l’interesse per le esplorazioni geografiche e scientifiche italiane nel territorio eritreo, attraverso diverse attività divulgative e didattiche.
Pungolata dal racconto degli organizzatori, dunque, la mia penna, è discesa e si è posata di volta in volta, sull’ordinato caos di fotografie, didascalie, reperti, libri e frammenti di diari, sui disegni e sui dipinti: un vero e proprio diario plurale di viaggi e campagne di scavo, a partire dalla fine dell’800 ai giorni nostri.
E devo dire, si è persa la mia penna, in balia dei dipinti di artisti italiani di fine ‘800 inizi ‘900, come Giuseppe Rondini, siciliano e che pur non avendo mai visitato queste colonie italiane, dipingeva e incideva di questa civiltà per francobolli, tenendo conto dei racconti dei viaggiatori di ritorno da questi luoghi; o Augusto Valli, pittore realista, influenzato dai suoi stessi viaggi al seguito degli esploratori italiani dell’Africa orientale fin dal 1890; o ancora il post-macchiaiolo Laurenzio Laurenzi, il cui pennello ha reso quei paesaggi assai ospitali. Racconti e descrizioni dipinte che si fanno insieme documento storico di una terra geograficamente contrastante con la sua zona costiera estesa e arida, gli altopiani degradanti fino a giungere alla costa con clima umido e torrido, e la suaarea interna con clima mite, folta vegetazione e terreno coltivabile, rivestita di altopiani e piacevoli colline e pianure nel confine meridionale. E si diverte ancora la mia penna tra le fotografie dei dipinti di Alfonso Maria Tancredi e i suoi paesaggi di arbusti, al cui centro campeggiano regali i giganteschi sicomori, a cui sembrano fare da contraltare, in altri dipinti, i “mostruosi” e simbolici baobab.
Belluso_Asmara_mercato
Foto di Belluso mercato di Asmara
Dipinti e fotografie tuttavia non raccontano solo di paesaggi naturali! Sorprendenti sono anche le storiche architetture di città come Massaua e il suo palazzo bianco, sede del governatore, in posizione dominante rispetto alle innumerevoli baracche e costruzioni semplici, realizzate con materiali terrosi e vegetali. E non finisce qui… Si intuisce e si apprende della vita quotidiana e politica nel Paese rosso e insieme se ne colgono i simboli attraverso la redazione di oggetti specifici, degli usi e dei costumi. Si apprende delle spedizioni italiane dell’epoca e della loro voglia di indagare sempre con l’occhio della superiorità rispetto a queste civiltà altre, ritenute all’epoca primitive e non troppo civili. Basti pensare alle pose seriali, frontali o di profilo, fatte prendere quasi sempre contro un muro e in cui si dava risalto alle mani o agli aspetti fisiognomici diversamente sviluppati rispetto a quelli della civiltà europea.
E per finire, in continuità e quasi a confronto con il passato, foto, didascalie e grafici documentano i viaggi più recenti, i cui risultati di campagne di scavo hanno aiutato a colmare un vuoto, a ricostruire tasselli importanti nell’evoluzione umana. “Un viaggio alla ricerca delle nostre origini”, recita il titolo di questa sezione della mostra. In realtà una serie di viaggi che, in Dancalia eritrea, nel 1995 hanno permesso di portare alla luce la cosiddetta Signora di Buia, un fossile di cranio, transizione tra Homo ergaster e Homo sapiens e che ha fornito elementi rilevanti per la comprensione della nostra evoluzione.
Una mostra che costringe al viaggio dunque, che conduce alla perdita di quel sé “tutto italiano”, tra dedali di ricerche e conoscenze passate e recenti, visioni corrette ma spesso anche errate, perché chiuse all’interno del proprio pensarsi superiori, fino al ritrovamento di un ulteriore tassello per la ricostruzione del grande puzzle della storia umana: un mistero ancora tutto da svelare… E la ricerca continua, pure oggi, svolta dagli animi di archeologi e paleontologi, geologi e zoologi in concerto, “personaggi” per cui il tempo sembra essersi fermato all’epoca romantica, dove dedizione e passione erano e sono di casa, dove la mente ancora riesce a non tralasciare il cuore e il sentimento!..e allora gioia e gratificazione arrivano dopo fatica, impegno e sofferenza.
Una mostra documentaria, decisamente sentimentale e romantica… Sicuramente da non perdere…
http://comune-info.net/2014/10/paese-rosso/