Mi colpisce vedere quanti parlino di pace dimenticando chi ha aggredito e chi è stato aggredito.
Romano Prodi, non certo un guerrafondaio, ha espresso una posizione chiara: gli aiuti all'Ucraina devono continuare finché la guerra prosegue, perché la solidarietà verso un Paese aggredito deve tradursi in fatti concreti.
E sul riarmo europeo ha indicato una strada precisa: non una corsa agli armamenti dei singoli Stati, ma una vera difesa comune europea, con un'unica strategia e un'unica capacità di intervento.
Perché la pace non si costruisce abbandonando l'Ucraina al suo destino, né facendo finta che l'aggressione di Putin non sia mai avvenuta.
Volere la pace non significa arrendersi all'aggressore. E sostenere l'Ucraina non significa essere favorevoli alla guerra.

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