sabato 28 febbraio 2026

Il massacro di Nanchino

 



Quando l’esercito giapponese entrò a Nanchino nel dicembre del 1937, non furono solo i cannoni a parlare: fu una città intera a gridare.


Era il cuore politico della Cina nazionalista, la capitale della Repubblica guidata da Chiang Kai-shek. La seconda guerra sino-giapponese era iniziata pochi mesi prima, nell’estate del 1937. Dopo la caduta di Shanghai, le truppe imperiali avanzarono verso l’interno. Il 13 dicembre Nanchino cadde.


Da quel momento, per circa sei settimane, la città cessò di essere un luogo civile.


I soldati invasero le strade, le case, i cortili. Migliaia di civili vennero rastrellati. Molti uomini furono condotti sulle rive del fiume Yangtze, legati, allineati, fucilati. I corpi si accumularono lungo l’acqua e nelle fosse comuni scavate in fretta. In altri quartieri, gruppi interi furono uccisi con mitragliatrici, baionette, incendi.


Non fu solo un’occupazione militare.


Fu un crollo totale delle regole.


La violenza contro le donne raggiunse proporzioni sconvolgenti. Le stime parlano di decine di migliaia di stupri, tra 20.000 e 80.000 casi. Molte vittime furono torturate. Molte uccise dopo l’aggressione. Bambine, madri, anziane: nessuna età offrì protezione.


Case saccheggiate. Interi isolati dati alle fiamme. Ospedali e scuole trasformati in luoghi di terrore.


Quando l’orrore si attenuò, le vittime erano tra 200.000 e 300.000, secondo la maggior parte delle ricostruzioni accettate a livello internazionale. Non si trattò di una battaglia nel senso tradizionale del termine. Fu un massacro sistematico, passato alla storia come il Massacro di Nanchino, o “Stupro di Nanchino”.


Per anni, il mondo faticò a guardare in faccia ciò che era accaduto. Alcuni ambienti politici giapponesi ne minimizzarono la portata. In Cina, la memoria rimase una ferita aperta, coltivata nei racconti dei sopravvissuti e nelle commemorazioni ufficiali.


Chi era rimasto vivo ricordava i volti dei soldati, le urla nella notte, le porte sfondate, i familiari che non tornarono mai più.


Oggi il massacro è riconosciuto come una delle peggiori atrocità del XX secolo. Ha segnato profondamente l’identità moderna della Cina e continua a pesare nei rapporti tra Pechino e Tokyo.


Ricordare Nanchino non significa riaprire l’odio. Significa riconoscere fino a che punto può arrivare l’essere umano quando il potere non incontra limiti, quando la disciplina cede alla brutalità, quando l’altro smette di essere visto come persona.


Perché le città non scompaiono solo sotto le bombe.


Scompaiono quando l’umanità smette di riconoscersi allo specchio.


E Nanchino, ancora oggi, ci costringe a guardarci dentro.

Però i giapponesi si commuovono profondamente per la fioritura dei ciliegi, nota come hanami (ammirare i fiori), un rito annuale,

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Rose Valland

 


Per quattro lunghi anni, una donna rimase seduta, silenziosa, in un museo di Parigi mentre i nazisti saccheggiavano migliaia di opere d’arte tutto intorno a lei. Non sospettarono mai che capisse ogni parola.


Era l’ottobre del 1940. Il museo Jeu de Paume era appena stato occupato e trasformato nel centro nevralgico del traffico d’arte rubata: lì venivano catalogati i capolavori sottratti alle famiglie ebree prima di essere spediti in Germania.


E quella donna apparentemente insignificante che continuava a lavorare tra quelle pareti? Per loro era invisibile. Una semplice impiegata. Silenziosa. Innocua.


Ma si sbagliavano.


Si chiamava Rose Valland. Aveva 42 anni, una formazione d’élite alla Sorbona e all’École du Louvre alle spalle, ma in quel momento era solo una volontaria non pagata. O almeno così sembrava.


In realtà, aveva accettato una missione che avrebbe potuto costarle la vita: restare, osservare e documentare ogni singolo crimine.


Mentre i nazisti impacchettavano Cézanne, Monet, Renoir come se fossero merce qualsiasi, lei annotava. Ogni giorno. Di nascosto. Hermann Göring, il braccio destro di Hitler, visitò il museo 21 volte per scegliere le opere da appendere nel suo castello. Rose era lì, sempre. Apparentemente servile, in realtà in ascolto.


Parlava tedesco perfettamente. Ma nessuno lo sapeva.


Registrava numeri di vagoni, rotte ferroviarie, nomi, dettagli. Di notte scriveva tutto in taccuini segreti. Se l’avessero scoperta, l’avrebbero giustiziata come spia.


Eppure non smise mai. Passava le informazioni alla Resistenza, salvando convogli e tesori inestimabili dalla distruzione.


Nel luglio 1943 vide l’impensabile: 500 quadri di Picasso, Miró, Klee — furono bruciati dai nazisti sul tetto del museo, bollati come “arte degenerata”. Rose non poté fare nulla. Ma non distolse lo sguardo. Registrò la perdita e andò avanti.


Quando nel 1944 i nazisti tentarono di fuggire con il bottino, Rose sapeva tutto: numeri di casse, destinazioni, orari dei treni. Diede tutto alla Resistenza. Il convoglio fu intercettato. L’arte fu salvata.


Alla liberazione di Parigi, però, fu arrestata: c’erano sospetti su chi avesse lavorato sotto l’occupazione. Ma presto emerse la verità. Fu uno choc.


Rose possedeva un archivio meticoloso: oltre 20.000 opere catalogate con date, luoghi e percorsi. Una mappa del tesoro per recuperare quanto era stato rubato.


Nel 1945 fu nominata tenente dell’esercito francese. Rifiutò ogni privilegio. Prese parte attivamente alle missioni di recupero con i Monuments Men. Grazie a lei furono ritrovati nascondigli segreti in castelli, miniere e bunker.


Nel 1946, durante i processi di Norimberga, Rose si alzò di fronte a Hermann Göring. Lo stesso uomo che l’aveva ignorata per anni. E lo inchiodò con prove dettagliate.


Alla fine fu cruciale nel recupero di 60.000 opere. 45.000 tornarono ai legittimi proprietari.


Rose Valland non impugnò mai un’arma. Non piazzò bombe. Non fece gesti eclatanti.


La sua resistenza fu silenziosa.


Ma ogni suo appunto fu un atto di ribellione. Ogni sguardo, un colpo al cuore del regime.


E nella sua invisibilità salvò la memoria di un intero popolo.

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Martina Miliddi fa impazzire il web 😍🔥

 


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venerdì 27 febbraio 2026

Adriano Olivetti

 


Nelle sue fabbriche si suonavano persino concerti. C’erano biblioteche, aree dedicate all’arte, altre per promuovere dibattiti. Tutto senza divisioni interne: operai e ingegneri assieme. E tutti con enormi benefici garantiti dall’azienda stessa. Tra cui asili e case costruite ad hoc per i dipendenti, salari nettamente più alti della media, convenzioni.


Persino sul congedo di maternità l’Olivetti fu pioniera: fu la prima grande azienda a garantirlo per 9 mesi e mezzo con l’80% di retribuzione.


Tutto questo avvenne per volontà di Adriano Olivetti. Uomo di grandi doti intellettuali e capacità manageriali, ma anche dotato di un grande lato umano. Un imprenditore diverso che vedeva l’azienda come una comunità. Diceva infatti che “la fabbrica non può guardare solo all'indice dei profitti, ma deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia”.


E così fu per tutto il tempo in cui Adriano Olivetti fu alla guida.

Si spense a causa di un’ischemia celebrale il 27 febbraio, dopo anni in cui fu pioniere di un nuovo di fare impresa: più giusto, equo, solidale.


Ricordandone la memoria anche quest'anno, portiamolo a esempio. Che se in tanti facessero come faceva lui, tante cose sarebbero ben diverse.

Leonardo Cecchi 

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Hillary Clinton

 


Hillary Clinton non conosce Epstein, ma Bill e Hillary erano ospiti FREQUENTI nel ranch "Zorro" di Epstein nel New Mexico dopo aver lasciato la Casa Bianca. Bill è stato descritto come il suo "amico più intimo".


I registri dei visitatori della Casa Bianca hanno inoltre rivelato 17 viaggi di Epstein alla Casa Bianca, di cui una dozzina nel 1994 e 2 in un giorno in 3 occasioni diverse.


Epstein ha appeso un ritratto di Bill Clinton in abito lungo nella sua tana da 88 milioni di dollari a Manhattan


Un dipendente del Dipartimento di Giustizia ripreso da una telecamera nascosta da James O'Keefe afferma che Bill Clinton ed Epstein sarebbero stati su un aereo con dei bambini


Ghislaine Maxwell ha testimoniato che Epstein era uno dei fondatori e finanziatori originali della Clinton Global Initiative


Bill ha volato 26 volte sul Lolita Express, la Maxwell ha partecipato al matrimonio di Chelsea. 


Sono sicuro che Hillary non abbia mai conosciuto Epstein.

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Auguri #MAMMALILIANA

 






STASERA VADO AL COMPLEANNO DI MAMMA LILIANA ! 🎂🎂🎂🎂


AUGURI A MAMMA !🎂🎂🎂🎂🎂🥂🥂🥂🥂 #COMPLEANNO #MAMMALILIANA #TUFANO

Laura Giovannelli Protani 

Roberta Pedrelli

 


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Valentina Vignali

 


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Lavinia Circea

 


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mercoledì 25 febbraio 2026

"SE STEPHEN HAWKING RIUSCIRÀ A FARE SESSO CON LE RAGAZZE MERITA IL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA"

 "SE STEPHEN HAWKING RIUSCIRÀ A FARE SESSO CON LE RAGAZZE MERITA IL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA" - ERA QUANTO DICEVA UN AMICO DI JEFFREY EPSTEIN AL FINANZIERE PEDOFILO - DAI DOCUMENTI PUBBLICATI DAL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO SALTANO FUORI NUOVE BOMBASTICHE FOTO DEL FISICO IN SEDIA A ROTELLE CIRCONDATO DA RAGAZZE (ALCUNE MINORENNI) IN COSTUME DA BAGNO - NEL 2011, HAWKING ED EPSTEIN AVREBBERO VISITATO UNA SPA RISERVATA AGLI OMOSESSUALI: NELLO STESSO POSTO CI SAREBBERO STATI DEI MISTERIOSI PERSONAGGI RUSSI - LA TUMULTUOSA VITA AMOROSA DI STEPHEN HAWKING: IL GIORNO DI NATALE DEL 1989 LASCIÒ LA SUA PRIMA MOGLIE PER SCAPPARE CON UNA ASSISTENTE...





Traduzione dell'articolo di Imogen Garfinkel per http://www.dailymail.co.uk

 

stephen hawking sull isola di jeffrey epstein 2

Si diceva che Epstein amasse circondarsi di scienziati di primo piano e si definiva un «filantropo della scienza». Il finanziere effettuò ingenti donazioni a favore di cause scientifiche e, a un certo punto, avrebbe elargito fino a 20 milioni di dollari l’anno per finanziare diversi ricercatori. Molti scienziati e studiosi presero le distanze dopo il suo arresto.

 

Il New York Times ha riportato in passato che Epstein era ossessionato dal «transumanesimo», una corrente di pensiero secondo cui la specie umana può essere deliberatamente potenziata attraverso progressi tecnologici come l’ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale.

 

stephen hawking sull isola di jeffrey epstein

Nel 2019 il quotidiano scrisse che il pedofilo – affascinato dalla criogenia e dall’eugenetica – aveva confidato ad alcuni scienziati un piano per “seminare” il genere umano con il proprio DNA, mettendo incinte donne nel suo ranch di quasi 10.000 acri nel New Mexico, che comprendeva una villa di circa 2.500 metri quadrati.

 

Secondo quanto riportato, Epstein talvolta indirizzava le conversazioni verso il tema di come migliorare geneticamente la razza umana. Stando ai file recentemente resi pubblici, funzionari dell’FBI ricevettero una segnalazione non verificata secondo cui Epstein avrebbe visitato un «club gay per soli uomini» insieme a Stephen Hawking nel 2011.

 

stephen hawking sull isola di jeffrey epstein 1

La fonte descrisse il locale come una «bath house» e riferì agli investigatori nel 2019 che «stava guardando di recente le notizie e ha visto uomini di rilievo [che] erano al club nel 2011». Descrivendo l’informatore, il rapporto dell’FBI afferma: «Ha detto che all’epoca non aveva idea di chi fossero. Ha dichiarato che lì avvengono molti comportamenti».

 

«Ha detto che Epstein e Steven Hawking [sic] erano lì, così come alcuni intermediari russi. Li ha riconosciuti dalle notizie», prosegue il documento. Il rapporto riferisce inoltre che il chiamante «era quasi in lacrime» quando ha dichiarato che «non erano solo le ragazze ad essere state colpite da Epstein».

 

jeffrey epstein

Il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha dichiarato in un precedente comunicato che i nuovi documenti «possono includere immagini, documenti o video falsi o inviati falsamente, poiché tutto ciò che è stato trasmesso all’FBI dal pubblico è stato incluso nella produzione conforme alla legge».

 

In un necrologio pubblicato su un quotidiano nazionale dopo la sua morte, il fisico matematico premio Nobel Sir Roger Penrose descrisse Hawking come qualcuno che aveva «catturato l’immaginazione del pubblico, quale vero simbolo del trionfo della mente sulla materia».

 

Era un uomo le cui «menomazioni fisiche sembravano compensate da doni quasi soprannaturali», ma anche «un vero essere umano… con normali debolezze umane». Un documentario del 2021 intitolato "Hawking: Can You Hear Me?" ha esplorato aspetti meno noti della vita privata del geniale fisico.

 

i meme su stephen hawking sull isola di jeffrey epstein 1

Nel film di 90 minuti, sua figlia Lucy ha raccontato il momento «brutale» in cui, il giorno di Natale del 1989, lasciò la famiglia per iniziare una nuova vita con la sua assistente, Elaine Mason, che sposò poi nel 1995.

 

Jane, la prima moglie, aveva a sua volta una relazione con un altro uomo, Jonathan Jones. Descrivendo la complessa situazione domestica, dichiarò nel documentario di Sky Documentaries:

 

«Era evidente che ci fosse una relazione tra Stephen ed Elaine. Non la nascondevano. In confronto, la mia relazione con Jonathan era molto più discreta e dedicata alla cura di Stephen e a tenere unita la famiglia».

 

Nel 2015 Jane, che ebbe tre figli con Hawking, disse al Telegraph che «a volte la vita era così terribile, così fisicamente e mentalmente estenuante, che avrei voluto gettarmi nel fiume – anche se ovviamente mi fermavo per via dei bambini».

i meme su stephen hawking sull isola di jeffrey epstein 10

 

Hawking in seguito divorziò da Mason e, secondo quanto riferito, si invaghì di un’altra sua assistente, Diana King, che aveva 39 anni meno di lui. Peter Stringfellow, l’imprenditore inglese proprietario di diversi nightclub, una volta descrisse Hawking come il visitatore famoso più «impressionante» del suo strip club. Dopo essersi presentato allo scienziato, Stringfellow ricordò di aver detto: «Se potesse concedermi un minuto o due, mi piacerebbe parlare con lei dell’universo».

 

Raccontò di aver fatto una pausa e di aver scherzato: «Oppure preferirebbe guardare le ragazze?», al che Hawking avrebbe risposto: «Le ragazze». Il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato oltre tre milioni di documenti nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act, tra cui più di 180.000 immagini e 2.000 video. Le autorità hanno identificato oltre sei milioni di documenti relativi al pedofilo, ma hanno dichiarato che non renderanno pubblico l’intero archivio.

STEPHEN HAWKING NEL SUO UFFICIO A CAMBRIDGE

 

Farkas, che aveva scherzato sul fatto che Hawking potesse vincere il Nobel, ha in precedenza affrontato pubblicamente la questione del suo legame con Epstein. «Si rammarica per la loro associazione e condanna i crimini di Epstein», ha dichiarato al New York Times la portavoce dell’imprenditore, Julie Wood.

 

Il benefattore politico ha in passato donato milioni all’ex governatore Andrew M. Cuomo, è vicino al presidente Donald Trump e ha investito in progetti di Jared Kushner, genero del presidente. Epstein è stato trovato morto nella sua cella al Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019, mentre era in attesa di processo per accuse di traffico sessuale.

jeffrey epstein 2

i meme su stephen hawking sull isola di jeffrey epstein 11

JEFFREY EPSTEIN WOODY ALLEN

i meme su stephen hawking sull isola di jeffrey epstein 13



Loro però, credono alle stronzate del web...

 


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Felice martedi Thiel

 






Yanita Yancheva 328

 


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martedì 24 febbraio 2026

Dustin Hoffman & Gene Hackman

 


Ci sono amicizie che non fanno rumore, ma durano una vita.

Quella tra Dustin Hoffman e Gene Hackman è una di queste.


Si conoscono da ragazzi, a New York, quando entrambi erano lontanissimi dal successo. Condividevano stanze minuscole, audizioni andate male, giorni di frustrazione e sogni enormi. Nessuno dei due era considerato “adatto” a Hollywood: troppo comuni, troppo veri, troppo poco divi.


E invece.


Hoffman e Hackman hanno dimostrato che il talento può nascere anche ai margini, e che l’amicizia – quella vera – non ha bisogno di riflettori. Non hanno mai costruito un sodalizio pubblico, non hanno recitato spesso insieme, ma si sono sempre riconosciuti, stimati, sostenuti.


In ogni fotografia che li ritrae c’è qualcosa che va oltre il cinema:

due uomini che sanno da dove vengono

e quanto è costato arrivare fin lì.


Le amicizie più importanti, a volte, restano fuori campo.

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Akira Kurosawa e Toshiro Mifune nel 1961.

 


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Lotta al paganesimo

 


Il 24 febbraio del 391 d.C. l'imperatore #Teodosio vietava ogni forma di sacrificio pagano (anche privato), di avvicinarsi ai templi e adorare le statue o altri oggetti sacri ivi contenuti (Cod. Theod. XVI, 10, 10):

«L'Augusto Imperatore (Teodosio) ad Albino, prefetto del pretorio.

Nessuno violi la propria purezza con riti sacrificali, nessuno immoli vittime innocenti, nessuno si avvicini ai santuari, entri nei templi e volga lo sguardo alle statue scolpite da mano mortale perché non si renda meritevole di sanzioni divine ed umane. Questo decreto moderi anche i giudici, in modo che, se qualcuno dedito a un rito profano entra nel tempio di qualche località, mentre è in viaggio o nella sua stessa città, con l'intenzione di pregare, venga questi costretto a pagare immediatamente 15 libbre d'oro e tale pena non venga estinta se non si trova innanzi a un giudice e consegna tale somma subito con pubblica attestazione. Vigilino sull'esecuzione di tale norma, con egual esito, i sei governatori consolari, i quattro presidi e i loro subalterni.

Milano, in data VI ante calende* di marzo sotto il consolato di Taziano e Simmaco

Il successivo 11 maggio (Cod. Theod. XVI, 7, 4) Teodosio emanò un secondo decreto che regolamentava le pene per i lapsi (i #cristiani che erano "ricaduti" in pratiche pagane); il 16 giugno infine venne ribadito il decreto del 24 febbraio, vietando nuovamente di avvicinarsi e guardare i templi (Cod. Theod. XVI, 10, 11).

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Scopri di più su Storie Romane: www.storieromane.it

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* il calcolo è da farsi così: 28 febbraio (non bisestile) + 1 = 1 marzo = calende, a cui si deve sommare un giorno (esiste il giorno prima delle calende, il 28 febbraio ma il 27 è tre giorni prima delle calende, che si contano due volte). Quindi è [28 + 1x2 (=1 marzo)] - 6 = (28 +2) - 6 = 30 - 6 = 24 febbraio

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L'assedio di Numanzia

 


«#Scipione pose l’assedio a Numanzia e richiamò l’esercito corrotto dall’anarchia e dal lusso alla più rigorosa disciplina militare. Eliminò ogni strumento di mollezza, buttò fuori del campo duemila sgualdrine, impegnò ogni giorno i soldati nei lavori di difesa e li costringeva a portarsi una provvista di frumento per trenta giorni oltre a sette paletti a testa. A chi procedeva con difficoltà sotto quel peso diceva: «quando avrai imparato a difenderti con la spada, allora smetterai di portare il paletto»; ad un altro che portava con poca disinvoltura lo scudo diceva che lo portava di dimensioni più grandi di quelle regolamentari, ma che non lo criticava per questo, dal momento che sapeva servirsi meglio dello scudo che della spada. Quel soldato che avesse sorpreso fuori delle file, se era romano lo staffilava col bastone, se straniero, con le verghe. Vendette tutte le bestie da soma perché non disabituassero i soldati a portar carichi. Spesso combatté con successo rintuzzando le sortite del nemico. I Vaccei assediati, dopo aver trucidato figli e mogli, si uccisero di loro mano. Quanto ai ricchissimi doni inviatigli da Antioco, re di Siria, mentre era costume degli altri comandanti tenere nascosti i doni dei re, egli dichiarò dalla tribuna di accettarli e dette ordine al questore di registrarli tutti: con essi avrebbe ricompensato i più valorosi. Avendo stretto d’assedio da ogni parte Numanzia e vedendo gli assediati tormentati dalla fame, vietò di uccidere i nemici usciti in cerca di foraggio, dicendo che quanto più numerosi erano gli abitanti, tanto prima avrebbero consumate le scorte di frumento. […]

I Numantini stretti dalla fame si trucidarono di propria mano l’uno dopo l’altro per non arrendersi e Scipione Africano espugnò la città e la distrusse, riportandone il trionfo quattordici anni dopo la distruzione di Cartagine


TITO LIVIO, AUC LVII; LIX

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Rossella Casini

 

Scomparve oggi, il 22 febbraio del 1981. La uccisero e la fecero a pezzi per farla sparire. La colpa di Rossella Casini era stata quella di innamorarsi di un ragazzo calabrese affiliato alla ‘ndrangheta, Francesco Frisina, e fare tutto quello che poteva per toglierlo da quel contesto, per fargli cambiare vita.


I due si erano conosciuti a Firenze, all’università, per caso. Andarono in vacanza in Calabria e lei assistette all’omicidio del padre del ragazzo, ucciso da due killer. Da quel momento si rese conto di chi fosse il compagno, ma anziché fuggire cominciò a convincerlo a lasciare quel mondo. Lui venne persino ferito dai killer e lei le rimase accanto per tutto il tempo in ospedale, arrivando a convincerlo a collaborare con la giustizia. 


A rapirla e farla e pezzi non furono i clan rivali della famiglia del fidanzato, ma la famiglia Frisina stessa. Non potevano tollerare che stesse portando Francesco sulla retta via.



“Fate a pezzi la straniera” fu l’ordine del boss, e lei scomparve il 22 febbraio. 


Ad oggi, il corpo di Rossella non è stato ancora ritrovato. La famiglia non ha avuto diritto nemmeno alla sepoltura per la figlia. La famiglia di Rossella come centinaia, forse migliaia di altre famiglie che nel corso degli anni hanno subito di tutto dalle mafie.


Nel loro ricordo, nel ricordo di vittime come Rossella, anche quest'anno rinnoviamo la volontà nazionale nel conseguire l’unico grande obiettivo che davvero preme raggiungere: cancellare le mafie. Perché non hanno dignità né onore, ma sono solo il male.

Leonardo Cecchi 

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Melona prendi appunti da Bersani

 


“Si sta cercando di attribuire ai magistrati la responsabilità di ciò che non funziona nella giustizia. La realtà è che il servizio non funziona: durata dei processi, organici dimezzati, 12.000 precari in attesa di rinnovo, digitalizzazione confusa. I processi civili durano in media cinque anni e mezzo, con arretrati di 13 anni. Come fa così un magistrato a stare simpatico? Perfino i medici, che promettono salute, stanno diventando meno simpatici in un sistema sempre più privatizzato. 


Il problema della riforma è che non affronta nemmeno un millimetro di questi problemi reali. Tutto il resto sono chiacchiere: il vero obiettivo sembra essere cambiare il rapporto di forze tra politica e magistratura”.


Fidatevi di quello che dice Bersani

Non ha interessi, è fuori dal Parlamento (perché c'è voluto rimanere lui, con un bel gesto di stile). E la sua storia politica dimostra che ha sempre lavorato per gli interessi delle persone, con le liberalizzazioni in primis. Se sul referendum dice così, è perché è davvero così.

Leonardo Cecchi 

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Sandro Pertini

 


Durante la dittatura i fascisti gli devastarono più volte lo studio dove lavorava. Un’altra volta lo picchiarono perché aveva una cravatta rossa, un’altra perché depose un mazzo di fiori sulla tomba di Matteotti. Fu arrestato, poi costretto all’esilio a Nizza dove fece il muratore, il manovale, l’imbianchino e anche la comparsa cinematografica per sopravvivere. 


Tornato in Italia venne di nuovo arrestato. Da lì il carcere durato anni, a Pianosa, Savona, poi il confino a Ponza e Ventotene. Mai una volta rinnegò le sue idee. 


Infine, dopo la caduta del fascismo, la Resistenza, l’attività partigiana. Poi la politica nella Repubblica, nell’Italia liberata.


Se ne andava oggi Sandro Pertini. Un uomo onesto, retto, che aveva vissuto sulla sua pelle privazioni e violenze di ogni genere, e che si è guadagnato la stima e l’affetto di tutto un popolo, entrando nella storia come il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani.


A lui, come ogni anno il ricordo di tutti noi.

Leonardo Cecchi 

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𝗟𝗘 𝗡𝗔𝗩𝗜 𝗗𝗜 𝗡𝗘𝗠𝗜: 𝗜 𝗣𝗔𝗟𝗔𝗭𝗭𝗜 𝗙𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗟𝗜𝗚𝗢𝗟𝗔

 



Quando, tra il 1928 e il 1932, le due gigantesche sagome emersero dalle acque scure del lago di Nemi, l’Italia assistette a un prodigio: non relitti, ma autentici palazzi galleggianti imperiali, lunghi oltre settanta metri, che rivoluzionarono l’idea dell’ingegneria romana. Attribuite a Caligola – come provato da iscrizioni su tubature di piombo – le imbarcazioni si rivelarono un unicum assoluto nella storia navale antica per dimensioni, decorazioni e audacia costruttiva.


Lo specchio di Diana, un modesto lago vulcanico, era sacro alla dea cacciatrice. Sulla riva settentrionale sorgeva il santuario, cuore di un culto arcaico intriso di boschi, acqua e luna. In questo scenario raccolto, la presenza di due navi colossali (circa 71x20 e 73x24 metri) risultava eccezionale. La sproporzione tra il piccolo bacino e la mole degli scafi suggerisce una funzione cerimoniale e rappresentativa, non pratica navigazione.


Lo scavo e il recupero, resi possibili da un'imponente opera di abbassamento del livello del lago, permisero di studiare per intero l'opera viva degli scafi, rivelando le soluzioni tecniche dei carpentieri imperiali. L'uso combinato di pino, abete e quercia, la sofisticata disposizione delle tavole e la complessità dei sistemi di ancoraggio e di governo testimoniavano una perizia a lungo ritenuta irraggiungibile per l'epoca romana. Le navi di Nemi, emerse dall'acqua, divennero così un laboratorio fondamentale per ripensare l'architettura navale antica.


Oltre alla struttura, colpivano gli arredi: pavimenti a mosaico, rivestimenti in marmi pregiati, decorazioni bronzee e complessi sistemi idraulici per ambienti termali. Ciò suggerisce spazi di rappresentanza (forse porticati o sale da banchetto) alternati a camere private e settori per il personale. Emergono anche segni di culti orientali, come quello di Iside, testimoniato da un sistro che fa ipotizzare che almeno una nave fosse un tempio galleggiante.


Nel Novecento, l'interpretazione delle navi del lago mutò con la visione di Caligola. Per molto tempo, furono viste come capricci imperiali, sfoggio di lusso e vizi, proiezioni galleggianti delle "leggende nere" sull'imperatore. La ricchezza delle decorazioni e la biografia del princeps suggerivano un luogo di svago, forse anche teatro di finte battaglie navali nello spazio limitato del lago. Oggi, si ipotizza un uso rituale delle navi per rievocazioni di scontri, più che manovre militari.


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L'immagine edonistica è stata affinata: gli studi moderni rivelano la profonda sacralità del contesto nemorense. Prevale la tesi del doppio ruolo per le navi: da un lato residenza imperiale di rappresentanza e otium, dall'altro spazio cerimoniale per i culti di Diana e Iside, forse per processioni, offerte e osservazioni rituali lunari. L'idea di un palazzo-tempio galleggiante, specchio del cielo nel lago sacro, svela la portata simbolica di queste architetture erranti, ove il potere imperiale si inscenava nel paesaggio con gesto politico-religioso.


Per accogliere degnamente i due colossi, tra il 1933 e il 1939 fu eretto un museo concepito interamente intorno alle loro sagome: un primo esempio di edificio modellato sul proprio contenuto. Grandi aule absidate incorniciarono gli scafi appena tratti dal fango. Nel 1940, completato l'allestimento dopo complicate operazioni di traino e posizionamento, il museo aprì al pubblico. Le navi, due gigantesche cattedrali di legno a terra, apparivano in un silenzio sospeso, evocando il lungo sonno trascorso nelle profondità del lago.


Nel 1944, un incendio di cause discusse distrusse gli scafi, annullando in ore la prova materiale della scoperta. Restarono il museo, seppur danneggiato, e un patrimonio di documentazione: rilievi, foto, descrizioni. Tali reperti consentono oggi la ricostruzione virtuale di forma e storia delle navi. La perdita fisica non ha dunque vanificato il loro significato archeologico. L'ingegneria romana deve moltissimo a quegli anni in cui l'acqua del cratere si ritirò, svelando due sogni di legno e bronzo.


A cosa servissero davvero quei colossi, sospesi tra mito e tecnica, resta un enigma. Forse non c'è una risposta unica: nelle loro carene monumentali si fondono l'autocelebrazione di un giovane imperatore, la sacralità del lago di Diana, il fascino per culti orientali di rigenerazione. Oggi, tra foto, calchi e frammenti, le navi di Nemi narrano l'ambizione di un potere riflesso in acque sacre, palcoscenico e santuario, e l'apice del sapere tecnico romano.


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𝗖𝗔𝗡𝗡𝗘: 𝗜𝗟 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗜𝗡 𝗖𝗨𝗜 𝗥𝗢𝗠𝗔 𝗩𝗜𝗗𝗘 𝗟'𝗔𝗣𝗢𝗖𝗔𝗟𝗜𝗦𝗦𝗘

 



Nell'estate del 216 a.C., presso Canne in Puglia, Roma affrontò Annibale in una battaglia che segnò la sua storia. I consoli Emilio Paolo e Varrone guidavano un imponente esercito, deciso a vendicare le sconfitte precedenti. Annibale, pur inferiore numericamente, era un nemico temprato. La piana polverosa divenne il teatro della più grande catastrofe militare della Repubblica.


Il 2 agosto, l'audace console Varrone prese l'iniziativa. All'alba, l'esercito romano attraversò il fiume e si schierò a mezzogiorno, formando una colossale colonna di fanteria, compressa al massimo. L'obiettivo era semplice e brutale: concentrare la forza d'urto della fanteria pesante per travolgere il centro cartaginese, con le cavallerie alle ali. Era la perfetta espressione della mentalità romana del momento: non manovra, ma schiacciamento frontale.


Annibale rispose con un capolavoro tattico. In prima linea pose frombolieri e fanti leggeri per logorare il nemico. Al centro, Iberi e Celti avanzarono in una mezzaluna convessa, apparentemente fragile. Ai lati, arretrati, schierò i pesanti e disciplinati Libici. La cavalleria iberica e gallica, più pesante, fu opposta ai Romani; la velocissima cavalleria numidica agli alleati italici. Così, pur in inferiorità numerica, l'esercito cartaginese celava l'insidia nei fianchi elastici e nella massa mobile della cavalleria.


L'iniziale scontro tra fanterie leggere, a colpi di giavellotti, frecce e pietre, fu solo un preludio al contatto delle cavallerie. A sinistra, la furia degli iberici e celti travolse la cavalleria romana in un corpo a corpo cruento; solo pochi si salvarono, tra cui Varrone. Sul lato opposto, i Numidi bloccarono gli alleati italici con finte e rapidi attacchi, spezzandone la resistenza.


Al centro, l'imponente fanteria romana avanzava, spingendo indietro Iberi e Celti. La mezzaluna nemica si trasformava in una profonda concavità: i legionari, convinti di sfondare, si ritrovavano compressi e privati di manovra. Fu allora che i Libici sui fianchi entrarono in azione. Mentre il centro cartaginese arretrava, le loro linee ruotarono come due porte, colpendo i Romani sui fianchi con truppe fresche e compatte. La manovra a tenaglia era ormai imminente.


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La cavalleria cartaginese, dopo aver sbaragliato i Romani e gli alleati, piombò da tergo sul campo principale. Iberici, celti e numidi chiusero l'ultima via di fuga, trasformando il fronte romano in una cerchia di ferro e carne. Stretti all'inverosimile, i soldati non potevano più combattere, premuti fino all’immobilità. Iniziò così un metodico massacro, ore di ferocia in cui i legionari, soffocati nel sangue e nella polvere, non avevano spazio per alzare la spada. All'imbrunire, Canne era un cimitero.


Il bilancio della battaglia fu sconvolgente. Le stime delle perdite variano, ma le cifre ricorrenti parlano di decine di migliaia di morti in un solo pomeriggio, con studi moderni che indicano almeno 50.000 caduti. Oltre alle file anonime, la classe dirigente romana fu decimata: caddero tre consoli o ex consoli, circa 80 senatori e più di 30 ufficiali superiori, tra cui il console in carica, Lucio Emilio Paolo. Solo pochi superstiti sfuggirono alla morsa cartaginese.


Tra le scene più crude di Canne, spicca l'immagine degli anelli d'oro strappati ai cavalieri romani caduti. Simbolo del loro rango, furono raccolti in moggi, esibiti come prova tangibile dell'immensità della disfatta. Era il crollo visibile di un'élite convinta della propria immortalità. Canne, ben più di un disastro militare, fu una ferita simbolica, che falciò il futuro di Roma.


Roma non morì a Canne. Quel paradosso fu la parte più sorprendente della storia: l'apocalisse si trasformò in disciplina. Il Senato impose un rigore inflessibile: nessun negoziato, nessuna resa. I superstiti prigionieri furono esiliati. Si bandirono i segni del lutto individuale per un dolore collettivo e tenace. Sopravvivere significò rinunciare alle facili vittorie e accettare una guerra lunga e paziente.


Canne, per secoli, è rimasta il fantasma della memoria storica. La manovra di Annibale divenne modello strategico, un "abbraccio mortale" emulato. Per i Romani, invece, fu monito contro la presunzione. In quella piana pugliese, il 2 agosto 216 a.C., Roma conobbe la fine del mondo. Da lì, imparò la verità nel sangue: la sua leggenda di potenza invincibile nacque dalla capacità di risollevarsi dopo ogni caduta.


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🔴 "NON SI PUÒ DIRE IN PUBBLICO": Il clamoroso fuorionda della Lega che fa esplodere la "truffa" del Referendum



Se avevate ancora qualche dubbio sul reale obiettivo dell'imminente Referendum Costituzionale sulla Giustizia voluto dalla destra, oggi è arrivata la prova definitiva. Direttamente dall'interno della Lega, ecco un clamoroso autogol che smaschera l'intera propaganda governativa e fornisce ai comitati per il NO la vittoria su un piatto di argento.


Nel video allegato, che sta facendo il giro del web, si sente la deputata leghista Simonetta Matone strigliare il Ministro della Giustizia Carlo Nordio per aver parlato troppo. Le sue parole sono una pietra tombale sulla campagna per il SÌ: 


"Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma non si possono dire pubblicamente perché diamo il là al fronte del NO".


Il tutto prima di essere gelata da un collega che le fa notare la presenza della stampa in sala. 😂


Cosa significa questo per noi cittadini?


È la confessione palese di un segreto di Pulcinella! Anche chi sta spingendo questa riforma sa perfettamente che non risolverà i veri problemi dei tribunali italiani (come la lentezza dei processi o le carenze di organico). La verità (che loro vorrebbero si dicesse solo nei salotti privati), è che questo referendum è un'operazione di potere.


Vogliono venderci la favola della giustizia efficiente, ma l'obiettivo reale è mettere il guinzaglio alla magistratura per garantirsi privilegi, immunità di fatto e magari qualche comodo sconto di pena per i colletti bianchi. 


Perché sennò sarebbe stata una riforma fortemente voluta anche dalla P2 e da Berlusconi


Nordio, semplicemente, ha fatto l'errore di dire ad alta voce ciò che la maggioranza pensa in segreto, terrorizzando la Lega che ora teme (giustamente) la reazione degli elettori.


Non è un caso che i sondaggi più recenti mostrino un elettorato sempre più freddo e diffidente verso questa "riforma". E non è un caso che addirittura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia dovuto intervenire a più riprese, con la sua consueta fermezza, per ricordare l'importanza dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura, pilastri democratici che non possono essere smantellati per convenienze di palazzo.


La destra lo sa: la loro narrazione sta crollando. Hanno gettato la maschera e ora hanno paura. Non solo di perdere il referendum, ma di perdere il potere in generale. Dunque quando sarà il momento di votare, ricordiamoci di questo video. La loro giustizia non è la nostra giustizia.


#ReferendumGiustizia #IoVotoNO #AllertaMedia

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RIASSUNTO DELLE PUTTANATE DELLA SETTIMANA

 

1 - Occhiuto (Forza Italia) è indagato per truffa, una settimana fa si era offeso per le parole di Gratteri secondo cui i delinquenti votano Sì. Ha avuto modo di dimostrare la veridicità delle parole di Gratteri. 

2 - Mancuso (Forza Italia) in Sicilia agli arresti domiciliari per corruzione. Temiamo che non potrà andare a votare Sì.

3 - Dopo le figure di m… alle Olimpiadi, Petrecca si dimette da RaiSport, al suo posto Marco Lollobrigida che ci tiene a precisare che è lontano parente di Gina non di Francesco. 

4 - Il Ministero dell’Interno condannato a risarcire 76mila euro al Sea Watch perchè il Ministro (all’epoca Salvini) non risponde in tempo al ricorso presentato contro il sequestro della nave. 

5 - USA e Argentina fanno un accordo per produrre gorgonzola Parmigiano, prosciutto crudo ed altri prodotti copiati dall'Italia. L'accordo prevede la tutela da copie di altri Paesi.

6 - Board of Peace, Tajani: vogliamo essere osservatori per essere protagonisti. Io ieri ho visto un film al cinema: ero protagonista

7 - Il ministro Valditara si trasforma in agente immobiliare e va alla ricerca di case in affitto per i docenti fuorisede.

8 - Dopo le affermazioni di Gratteri secondo cui i condannati votano sì al referendum, rispondono tanti politici condannati dicendo che anche loro votano Sì, un modo per confermare Gratteri.

9 - Mattarella presiede dopo 11 anni il CSM o, come dice Nordio "il sistema para-mafioso". Giorgia: "intervento giusto, qualcuno vuole la lotta ne fango", poi continua a picconare la magistratura. 

10 - Oggi 20 febbraio sono 173 giorni che i docenti sono senza carta del docente.


Parole chiave della settimana: referendum, referendum, referendum, Ponte, Ponte, Magistratura, CSM, Carriere, Nordio


Parole vietate: Palestina, Gaza, No, costo della vita, accise, 1000 euro con un click, carta del docente.


prof. Salvo Amato

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La Melona fa collezione di figure di merda!

 


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