Torino: copto picchiato due volte da quattro integralisti islamici
E’ difficile commentare un fatto per cui un “no comment” forse basterebbe, vista la sua efferatezza. Un fatto che non ha avuto il risalto mediatico che avrebbe meritato e soprattutto per il quale si dovrebbe agire sia a livello istituzionale, a partire dalla presidente dellaCamera Laura Boldrini e dal ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, sia da parte della Chiesa Cattolica, troppo compiacente con i musulmani, come fa notare qualcuno prendendosela con lo stesso Papa Francesco.Lo scorso 18 luglio, a Torino, Sherif Azer, 53 anni, presidente dell’Associazione Cristiani Copti in Italia, cittadino italiano che nel nostro Paese ha fatto nascere le sue quattro figlie, è stato aggredito da un gruppo di quattro integralisti islamici africani, suoi connazionali egiziani compresi, appena questi hanno visto che portava il crocifisso al collo. Prima la domanda provocatoria se Sherif facesse il Ramadan, che i musulmani praticanti celebrano questo mese; al suo secco “no”, i fanatici gli hanno imposto di glorificare Maometto, e al suo nuovo no, hanno “chiamato i rinforzi” e picchiato l’uomo con catene, calci e pugni. “Ti ammazziamo, cristiano di m….”, tra gli insulti che gli hanno urlato fino all’arrivo provvidenziale della polizia. E ucciderlo era proprio quello che volevano. Non è finita: due giorni fa Sherif Azer è stato aggredito nuovamente dallo stesso gruppo, ma due integralisti su quattro questa volta sono stati identificati delle autorità. La sera stessa della seconda aggressione, nel centro del capoluogo piemontese, si è tenuta una manifestazione di solidarietà a Sherif e ai cristiani perseguitati dagli integralisti islamici, organizzata dall’associazione “Salviamo i cristiani” di cui Azer è vicepresidente. La manifestazione è stata guidata da Magdi Cristiano Allam e da alcuni esponenti locali del centrodestra, e anche in questa occasione ci sono state provocazioni di gente che ha gettato acqua dai balconi sui manifestanti. Manifestanti “contro la sharia e per la legalità”, che ogni persona civile ha il dovere di sostenere idealmente, anche perché, se il problema è che Sherif sia copto, dobbiamo renderci conto che ciò che è accaduto a lui potrebbe presto accadere pure agli italiani autoctoni. Perché gli integralisti islamici non hanno aggredito Sherif in Egitto, ma in Italia: in casa nostra.
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