domenica 11 agosto 2013

VITALIZI D’ORO “SCOPERTI” DUE ANNI DOPO
Mario Giordano per “Libero”
«Una sorpresa da 90 mila euro al mese», titola il Corriere della Sera. «La top ten delle pensioni d’oro», fa eco Repubblica. I giornaloni cascano dal pero previdenziale, ma sapete com’è, quando non c’è da picchiare su Berlusconi nelle grandi redazioni non brillano certo d’iniziativa. Preferiscono andare al rimorchio del sottosegretario di turno, aspettare la pappa fatta dalla relazione in Parlamento, tempo al tempo, che fretta c’è?
Anche la memoria è piuttosto corta, oserei dire: presentano come nuovi dati che in realtà sono stampati, nero su bianco, da almeno due anni. Niente più inedito di ciò che edito insegnavano i vecchi maestri di giornalismo. E grazie al blasone, seppur un po’ consunto, si può far bere ai propri lettori (quasi) di tutto.
A questo punto, scusate, ma devo auto citarmi. Mi rendo conto che si tratti di una delle pratiche giornalistiche più antipatiche, antipatica quasi quanto presentare per nuovi dati vecchi di due anni. Però non posso farne a meno. La direzione di questo giornale me ne ha dato facoltà con un messaggio che è un programma: «Vai Maramaldo». Vi chiedo scusa, dunque e con permesso maramaldeggio: due anni fa pubblicai un libro, che si intitolava Sanguisughe, che si apriva con il doloroso (per noi) caso di Mauro Sentinelli, ex manager Telecom da 90mila euro di pensione al mese (avete letto bene: al mese). Trattasi di oltre 3mila euro al giorno (avete letto bene: al giorno). È lo stesso caso che oggi, con ritardo di almeno 24 mesi, campeggia sulle prime pagine dei quotidiani accompagnato dalla parola “sorpresa”. Benvenuti.
Fra l’altro nel mio libro (scusate, ma se devo essere Maramaldo lo sono fino in fondo) ci sono anche alcuni particolari in più che spiegano la carriera dell’uomo e il perché di questa follia: Mauro Sentinelli ebbe un balzo nella sua retribuzione alla Telecom nel 2004: passò da 1,56 milioni a 3,7 milioni di euro. L’anno dopo andò in pensione sfruttando alcune clausole del fondo pensioni degli ex telefonici, cioè i dipendenti dell’ex monopolista della cornetta, a cominciare dal fatto che per loro, a differenza che per tutte le altre categorie, non è mai esistito un tetto sui vitalizi.
Stipendio altissimoclausole favorevoliapplicazione del sistema retributivo (a percentuale sull’ultima retribuzione e non in base ai contributi versati) et voilà, il gioco è fatto: scatta la pensione da record per il veterano Telecom. Che, fra le altre cose, appena incassato l’assegno d’oro è rientrato in azienda come consigliere d’amministrazione, con tanto di gettone al seguito. Come se 90mila euro al mese non bastassero.
Sia chiaro: tutto perfettamente regolare, tutto legale, tutto nella norma. Ma che norma è quella che garantisce ad alcuni una vecchiaia nella bambagia alle spalle dei precari di oggi, che la pensioni non la vedranno mai? Il punto scandaloso è proprio questo: ci sono fondi privilegiati, quello dei telefonici in primis, che per anni hanno largheggiato con i propri iscritti. Poi, quando sono andati in rosso, sono stati assorbiti dentro il gran calderone dell’Inps e così gravano sulle spalle della collettività.
I poveri di domani stanno pagando il lusso dei pensionati d’oro di oggi. Proprio così: un’ingiustizia clamorosa, seppur certificata dalla legge.
Mario SentinelliMARIO SENTINELLI
Non è un caso se fra i pensionati d’oro, scoperti oggi dai giornaloni e citati due anni fa in Sanguisughe (Maramaldo! Maramaldo!) da pagina 55 a pagina 85 (con annessa tabella riepilogativa finale) ci sono diversi esponenti della telefonia da Alberto De Petris, ex chief tecnical officer di Infostrada (che guadagna 50mila euro al mese) e Vito Gamberale, ex Telecom, oggi responsabile del fondo F2i, che guadagna 44mila euro al mese.
Ma non di sola telefonia si nutre il Bengodi previdenziale: anche quelli della finanza non se la passano male: il secondo nella classifica dei Paperoni Inps, infatti, è Mauro Gambaro, ex direttore generale di Interbanca, già coinvolto nel fallimento di Volare Group. Prende 51mila euro al mese. E nella top ten ci sono anche Germano Fanelli, mantovano specialista dell’elettronica, che prende 46mila euro al mese, e Alberto Giordano, ex condirettore generale di Capitalia, che prende 42mila euro al mese.
Se la fatica di leggere un libro non è troppo per i nostri colleghi delle grandi redazioni, li invitiamo a girare pagina, possibilmente prima dei prossimi due anni. Potrebbero trovare altre sorprese interessanti.
Per esempio che prendono pensioni piuttosto ricche anche gli ex di Bankitalia (Mario Draghi ha un vitalizio da 14mila euro al mese, per esempio, e l’ex direttore generale Rainer Masera è andato in pensione a 44 anni con 18mila euro al mese), altri banchieri (Geronzi prende 22mila euro al mese, l’ex direttore di Abi Giuseppe Zadra 23mila), i grand commis di Stato (l’ex prefetto Achille Serra prende 22mila euro al mese più il vitalizio da parlamentare), e persino i giudici: l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelski , tanto per dire, ne prende 21mila (dopo aver ricevuto una super liquidazione da 907mila euro).
negri toniTONI NEGRI
Lo ribadiamo: è tutto regolare. Nessuna infrazione di legge.
Sono le stesse regole che consentono a Antonio Di Pietro di essere baby pensionato ( prende un assegno da quando, a 44 anni , lasciò la magistratura) e che consente a un ex parlamentare come Luca Boneschi di ricevere 3.108 euro al mese da anni per il fatto di essere stato alla Camera un giorno (dal 12 al 13 maggio 1982). Le stesse norme per cui paghiamo la pensione a Toni Negri, dovendo ringraziarlo dei suoi 58 giorni da deputato della Repubblica, che gli servirono per fuggire dal Paese.
Ma può vivere un Paese che si fonda su regole così assurde? È la domanda che ci facciamo da almeno due anni. Ora siamo felici che se la facciano con noi anche i colleghi del Corriere (ah che “sorpresa”) e di Repubblica. E già che ci siamo marmaldeggiamo fino in fondo: quest’anno abbiamo scritto un libro per denunciare le case degli enti pubblici svendute ai soliti noti con numerosi casi inediti e, questi sì, sorprendenti. Sui giornaloni, nemmeno un rigo. Che dite, colleghi, appuntamento fra due anni?

FONTE:
www.liberoquotidiano.it

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