lunedì 1 settembre 2014

Dietro al mito dei vampiri

Immagine di repertorio

Esistono i Vampiri? Sebbene anche io sia molto attratto da questa figura, è con un po’ dispiacere che rispondo alla fatidica domanda: I vampiri esistono, ma non quelli a cui siamo abituati pensare!
Ma andiamo a vedere cercando di capire Il perché e cosa, in tempi antichi POTEVA ESSERE scambiato per un vampiro. Si parte! Il vampiro, inutile negarlo, l’Durante Ormai sua ultracentenaria Esistenza letterale, ha ispirato tutti i campi dell’arte.
Ha colpito ed ammagliato MOLTI di noi con il Suo fascino romantico e solitario ma al tempo stesso Temibile e Sanguinario. Perchè questo volenti o Nolenti, il vampiro è comunque parte della nostra cultura, ha creato ammiratori fanatici, fan-club, ha permesso La creazione di un’apposita e specifica ala di letteratura e di cinema, è in definitiva uno dei più amati personaggi della Fantastica cultura occidentale e non. Ma come per tutti i miti, confondere fantasia con realtà Spesso diventa una tappa obbligatoria, perchè questo si cerca di Creare la leggenda, la Possibilità di Mettere la sua Esistenza in uno status di discutibilità.
Immagine di repertorio
Il Vampiro, Che ha oltretutto creato un vero e proprio stile di vita per Alcuni SEGUACI Devoti (ad esempio persone Che modificano i Propri Canini, ecc.), Non è solamente una leggenda, ma qualcosa in CUI credere ciecamente. Ovviamente come quando il baccano si fa assordante, ci sono persone di stato, e ci sono tuttora, Che sostengono di provare Avere inoppugnabili e concrete dell’esistenza dei Vampiri Nella storia e persino del mondo moderno. Anche se queste non sono mai provare Rese pubbliche statali, così come per molti altri campi del paranormale, mi sento comunque di dire Che vi è un fondo di verità nell’esistenza del vampiro. Capiamoci meglio; I vampiri, intesi come non-morti ritornati Dalla tomba, invincibili, se non per mezzo di croci ed aglio e paletti piantati nel cuore, Che dormono in bare foderate di lusso e seducono giovani pulzelle con un finto accento Creolo-europeo, E sono Restano un’invenzione, su questo nessun dubbio, ma cosa ha ispirato Bram Stoker Nello scrivere Dracula? Da dove è arrivato lo spunto? La principale ispirazione dello scrittore irlandese (tra l’altro in giovane età ricercatore medico), è una malattia del sangue Rarissima trasmessa Generalmente per cause ereditarie; la Porfiria. Vedrete infatti delle sbalorditive Connessione Tra le caratteristiche di questa malattia e le Particolarità del vampiro. Giusto per onor di cronaca, è corretto dire Che tale malattia è oggi quasi scomparsa e totalmente curabile. L’ultimo Censimento uno Riguardo contava 100,000 persone affette in tutto il mondo. E ‘una sindrome clinica (o meglio gruppo di sindromi cliniche) determinata da un alterato metabolismo delle porfirine. È DOVUTA uno mutazioni nei geni Che regolano la biosintesi dell’eme, gruppo prostetico dell emoglobina ‘; La Porfiria è suddivisa in Diversi gruppi, associati uno disturbi di diversa intensità e caratteristiche sintomatologiche, non Che varianti di evoluzione del virus stesso nell’organismo ospite .
Ma vediamo in linea semplificata, in cosa consisté Generalmente questa malattia.
Nella forma di Porfiria eritropoietica congenita o Morbo di Gunther (CEP), i principali sintomi sono una Fortissima l’anemia (da qui il classico pallore dei vampiri) e fotosensibilità alla luce del Sole. Questa è forse la Peculiarita più conosciuta delle debolezze del vampiro. Infatti, proprio per come accadrebbe ad un nosferatu, il malato di Porfiria DEVE Evitare di esporre la pelle direttamente al Sole, altrimenti la zona interessata dall’esposizione diretta ai raggi UV si ustionerebbe favorendo seguitamente lo Sviluppo di bolle e cisti. Altra insolita e bizzarra Caratteristica di questa malattia è l’eritrodonzia, disturbo Che colora letteralmente i denti di un colore fosforescente, Facendo così suggerire un ‘allungamento spropositato dei medesimi, ADDIRITTURA visibili in ambienti poco illuminati. Tale fluorescenza è DOVUTA alle porfirine Che si depositano nel fosfato di calcio dei denti.
E non è finita. Il malato di Porfiria non PUÒ assolutamente mangiare, e nei casi più estremi Nemmeno toccare il comune aglio. Questo Perchè l’aglio, contrariamente uno Quanto succede Nelle persone sane, nei malati di Porfiria esalta le tossine presenti nel sangue e fa peggiorare notevolmente la malattia. In altri casi meno frequenti, la Porfiria PUÒ causare anche retrattilità della gengive, Che associata all’eritrodonzia farebbe sembrare i denti un qualcosa di inumano, rachitismo degli arti, in particolare delle mani (aggravato Tra l’altro Dalla Mancanza di contatto alla luce del Sole) Facendo così Prendere alla mano umana una forma bestiale. La Mancata assimilazione di raggi UV inoltre, Potrebbe negli anni deformare leggermente un viso umano, Che già soggiogato da un pallore estremo e dai sintomi sopra riportati, prenderebbe le sembianze di un vero e proprio Grugno demoniaco. Un’altra forma di Porfiria ad esempio la Porfiria Cutanea Tarda (PCT), seppur manifestando LA STESSA comune fotosensibilità con conseguente lesione cutanee al contatto diretto con il Sole, incrementa La crescita di peluria all’altezza del viso, in particolare degli zigomi. E ‘ragionevole Quindi presumere CHE SIA da questa Particolarità Che il vampiro abbia in Molte delle sue varianti una folta peluria selvatica Simile a Quella di un lupo, di un pipistrello o di una fiera.
Il sistema nervoso, Dopo Quello Circolatorio, è il secondo bersaglio di questa malattia. Un malato di Porfiria infatti, PUÒ occasionalmente Avere forti disturbi neurologici Seguiti da una forte paralisi Che lasciava il soggetto in uno Stato di catalessi anche per giorni …. Alcuni casi di morte alla similitudine. Non sono rari nel passato i casi in cui UN malato di Porfiria si svegliasse Durante l’estremo saluto Mentre era comodamente messo dentro ad una bara. Ecco Quindi Un’altra spiegazione delle caratteristiche abitudinarie del vampiro; la catalessi in una bara seguita da un risveglio. I famigliari dei malati di Porfiria, credendo di fare il bene del proprio caro, lo invitavano insistentemente a bere sangue bovino o suino per ovviare il pallore e la malattia in generale. Questo contrariamente un CIO, però Che si sperava di Ottenere, da solo non metteva in pericolo il malato esponendolo ad altre malattie, ma scatenò l’azione della Chiesa Che inquisì tutti i malati di Porfiria Perché associati alle FORZE nefaste della Bibbia. Questo appunto Perché Nella mentalità medievale, vedere una persona mortalmente pallida Evitare il Sole (e quindi Dio), muoversi di notte con denti lucenti ed un viso massacrato Dalla malattia, magari cercando di andare a racimolare dal sangue da bere, era la perfetta Incarnazione del demonio .. La severità dell’Inquisizione Cattolica porto Bram Stoker infatti uno Connettere l’odio del vampiro verso la Croce e Dione. L’associazione tra Vampiri e animali Selvatici inoltre, Potrebbe osare spiegazione anche ad Un’altra delle caratteristiche del vampiro, ovvero la sua estrema forza fisica e il modus operandi nel Creare i Propri simili. In passato l’uomo VENIVA molto più Spesso uno contatto con animali come lupi, volpi, orsi e pipistrelli di Quanto non avvenga oggi. POTEVA Facilmente succedere Che QUESTI animali, mediante un morso o il semplice contatto con la saliva, trasmettessero la volgarmente Chiamata Rabbia, Che ricordiamoci PUÒ Essere contratta anche dall’uomo ..
L’associazione tra la Rabbia ed il vampiro è perfetta quasi Quanto la Porfiria. Il vampiro, di Fatto molto affine alla figura del lupo e del pipistrello, crea appunto altri vampiri mordendo le sue Vittime e succhiandone il sangue (poppisma). VI E Un’altra cosa da precisare sulla rabbia e la sua Connessione al Vampiro. La Rabbia, negli animali, si manifesta sotto diverse varianti dovute; la Rabbia Furiosa e la Rabbia Muta. Sebbene Entrambe Portino alla morte del soggetto entro una settimana Dalla manifestazione dei primi sintomi, la Rabbia Furiosa si manifesta nel 70% circa dei soggetti. Se la Rabbia Muta è manifestata con paralisi mascellare in primis, e muscolare nel giro di 1-2 giorni, la Rabbia Furiosa si manifesta con sintomi letteralmente opposti, Soprattutto negli animali. Che il soggetto ha sviluppato questa variante del virus è iperattivo, Quindi non dorme favorendo così un’innaturale “Vagabondaggio”, e inoltre Estremamente aggressivo Non solo e attacca Qualsiasi Essere vivente venga a contatto, ma scaglia la propria pazzia anche contro oggetti inanimati. Inoltre da dire Che racconto soggetto è propenso ad una forte sovreccitabilità, ed infatti da qui vi è la prorompente forza sessuale del vampiro letterario. In Alcuni Soggetti è Stata anche diagnosticata paura ed intolleranza alla luce del Sole e anche l’eisoptrofobia, Che è il forte disagio nel vedere la propria immagine riflessa. Quindi mi sembra ovvissima la Connessione tra il mondo fantascientifico e Quello medico.
Infine, per concludere la mia ricerca dico solamente Che nessuna forza paranormale colpiva queste persone, nessun demonio e certamente nessuna spiegazione satanica v’era alla base di tutto. Queste persone Erano costrette a Vivere in uno Stato di isolamento, braccate Dalla Chiesa e dall’ignoranza dell’epoca. Il primo romanzo Che ha dato origine a tutto, Dracula, altro mi sento di dire Che Che non era la manipolazione di questa malattia, e vengono Spesso Accade per il paranormale, un’ovvia manipolazione ed una diversa interpretazione della realtà. Tengo infine uno precisare Che vi SAREBBE altro materiale uno riguardo, molto più approfondito e professionale, ma che non ho potuto riportare per via dell’uso di un linguaggio prettamente medico E quindi di non facile Comprensione, immediatezza ed anche per una Questione di spazio ed . Sono felice di lasciarvi comunque i link sottostanti per approfondire la ricerca in modo più completo possibile.
Andrea Pellegrini

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Sulle tracce del tesoro di Alarico

Sulle tracce del tesoro di Alarico

Per la Roma che assiste al tramonto inesorabile del suo dorato sogno imperiale, il 25 agosto del 410 è il peggiore dei giorni.
Dies maestus, giorno funesto nel quale al più abile dei mille popoli migranti che premono sui limines, i confini del mondo civile soverchiato dalle orde barbare in movimento, riesce il colpaccio. Alarico coi suoi Goti. Violatori della sacralità di una ex capitale (ormai il potere si è spostato verso Ravenna e, più ancora, l’axis mundi sta scivolando su Bisanzio) cosmopolita che da otto secoli non subiva l’oltraggio di un’invasione straniera.
Cade l’Urbe dei padri, tradita dagli stessi sobillatori del suo volgo che sabotano gli accessi della via Salaria e concedono ai Goti una via sicura per fare irruzione e portare scompiglio in città.
Il Sacco di Roma in una miniatura francese del Quattrocento
E’ notte fonda a Roma quando le prime avanguardie barbariche si fanno largo nel tepore del buio estivo e sottomettono le poche guardie a presidio del quadrante espugnato. Poi arriva Alarico, ed inizia ufficialmente il sacco. Settantadue ore di travaglio che sovvertono l’ordine e scardinano il decoro. A salvarsi, il solo Papa Innocenzo, sin dalla prima ora postosi sotto l’ala dell’invasore. Ma è una quiete dolorosa, la sua, visto che deve assistere inerme alla strage del popolo dopo essersi assicurato che i Westgoten non tocchino né le chiese né le reliquie degli Apostoli. Alarico ed i suoi andranno via il 28 agosto, non prima però di aver messo mano alle ricchezze dell’ombelico del mondo, ai forzieri ricolmi degli ori trafugati da un degno espugnatore quale Vespasiano in quel di Gerusalemme trecentocinquanta anni prima. I Visigoti che abbandonano l’Urbe tra le maledizioni della gente che piange i suoi morti e la rovina portano con sé una carovana interminabile.
Bottino e codazzi di prigionieri, prelevati a sfregio sradicando il fiore dell’aristocrazia romana. Solo una cosa manca ai barbari armati. Sono a corto di vettovaglie, ed ora che la compagine si è ingrossata a dismisura bisogna trovare un rimedio. In fretta. La campagna a sud di Roma è un immenso granaio spalancato. Basta razziare e non pensare. Per quello bastano gli ordini del condottiero. Marciare verso sud, sempre più in fondo. Fin dove arriva la terra. Di corsa, prima che si scateni l’inverno. Sul Bruzio, prima, per poi passare il mare e, dalla Trinacria, varcare il Mediterraneo per svernare al sole d’Africa in attesa che il tempo migliori. Il resto si vedrà strada facendo.
Ma prima del sole c’è l’Italia da attraversare. C’è la Campania da espugnare. Capua e Nola da mettere a ferro e fuoco, tra un banchetto servito dai ridicoli nobili romani, ormai ridotti a sguatteri buoni a nulla, ed un’ubriacatura pantagruelica, complice il rosso Falerno che tanto aggrada alle schiere di Alarico. Finisce la terra campana e finisce il Falerno.
La Lucania è soltanto è una breve parentesi di sangue. Dietro la quale comincia il Bruzio, la calata inesorabile verso le rocce che, a Reggio, delimitano il margine del canale di Sicilia. Si stipano su barcacce, i Goti di Alarico, le riempiono di armati e vettovaglie e prigionieri ben oltre il limite della decenza. Ma Scilla non perdona, e le onde infide dello stretto falciano parte dell’improvvisata flotta, costringendo i superstiti a fare dietrofront. Alarico ha 40 anni. E’ pallido e gonfio.
Il Busento presso Cosenza
La lunga marcia, certo. La calata forsennata, anche. Ed i festini interminabili, perfino. Un male oscuro – ma alcuni sostengono che siano stati i postumi fatali di un colpo di lancia – lo conducono in fretta alla fine. Durante il ripiegamento delle truppe su Cosenza ed a pochi mesi dal sacco di Roma, cade nel sonno della morte. Tra gli onori dei suoi, che piangono il re guerriero che li ha condotti verso la gloria ed ha fatto loro macinare miglia fatali colmandoli di bottino come mai era capitato loro. I dignitari della sua corte girovaga provvedono alla sua sepoltura sul suolo italico, mentre volge al termine la vicenda dell’Alarico storico. Non si sa nulla di certo sulle esequie del re.
Ad oggi, anzi, cercare di farsi un quadro preciso dei fatti che seguirono il decesso del condottiero visigoto è un’impresa praticamente impossibile. A meno di non doversi districare nel folto delle leggende fiorite su quei giorni lontani e, soprattutto, sul destino del favoloso tesoro che Alarico requisì dall’Urbe per portarlo seco nella sua testarda corsa verso la storia. E’ il 1820 quando un drammaturgo tedesco di nome August von Platen-Hallermunde pubblica una ballata intitolata Das Grab im Busento, La tomba nel Busento. Il testo scritto dal conte teutonico piace in Europa. Tanto che Giosuè Carducci ne cura una traduzione italiana che suona così:
Cupi a notte canti suonano
Da Cosenza su ’l Busento,
Cupo il fiume gli rimormora
Dal suo gorgo sonnolento.
Su e giù pe ’l fiume passano
E ripassano ombre lente:
Alarico i Goti piangono,
Il gran morto di lor gente.
Ahi sì presto e da la patria
Così lungi avrà il riposo,
Mentre ancor bionda per gli omeri
Va la chioma al poderoso!
Del Busento ecco si schierano
Su le sponde i Goti a pruova,
E dal corso usato il piegano
Dischiudendo una via nuova.
Dove l’onde pria muggivano,
Cavan, cavano la terra;
E profondo il corpo calano,
A cavallo, armato in guerra.
Lui di terra anche ricoprono
E gli arnesi d’òr lucenti:
De l’eroe crescan su l’umida
Fossa l’erbe de i torrenti!
Poi, ridotto a i noti tramiti,
Il Busento lasciò l’onde
Per l’antico letto valide
Spumeggiar tra le due sponde.
Cantò allora un coro d’uomini:
“Dormi, o re, ne la tua gloria!
Man romana mai non víoli
La tua tomba e la memoria!”
Cantò, e lungo il canto udivasi
Per le schiere gote errare:
Recal tu, Busento rapido,
Recal tu da mare a mare.
Secondo la ballata, la solenne inumazione di Alarico, comprensiva della sepoltura del suo destriero e dell’armatura amata – ma soprattutto degli arnesi d’òr lucenti del tesoro – sarebbe avvenuta nel letto del fiume cosentino Busento, provvidenzialmente deviato per consentire alle schiere del defunto di re di approntargli una sepoltura serenamente inviolabile. Al termine dei lavori, la sorte di Alarico sarebbe stata repentinamente seguita anche dagli schiavi addetti allo scavo, al fine di evitare che testimoni scomodi sopravvivessero all’arguzia e potessero divenirne poi delatori. La versione von Platen, per quanto tendenzialmente sorprendente, trova timida conferma anche nelle cronache storiche di più antica fattura, quali quelle firmate dal bizantino di origine alana Giordane ed il romano Cassiodoro di Squillace (e cozzando invece con quanto riportato nel Quattrocento dal gentiluomo di fortuna Auguste De Rivarol, che sosteneva di essersi imbattuto nella salma di Alarico sepolta nel fango del fiume Crati tra due scudi da battaglia).
Ad oggi, nessuno ha tuttavia saputo collocare esattamente la tomba del re. E dunque, nel cosentino si seguita a scavare. Sulle orme delle settecentesche iniziative intraprese dal patrizio napoletano ed avvocato concistoriale monsignor Giuseppe Capecelatro, che a suo tempo fece rivoltare la terra alla confluenza dei fiumi Busento e Crati, purtroppo invano.
La frustrazione ha in questo caso partorito esiti anche inattesi, sebbene ugualmente infruttuosi, specialmente quando alcuni studiosi si convinsero che il fiume da setacciare non fosse il Busento ma il Basento lucano, anch’esso confluente nelle acque dello Ionio. Sono stati tanti gli studi e le ricerche che nel corso dei secoli hanno seguitato a stimolare fortemente la fantasia dei cercatori. Italiani e non, considerato che negli anni Quaranta, nel quadro della rivalutazione delle saghe nordiche propugnata dal Terzo Reich, in loco fu inviato perfino Heinrich Himmler, delfino del Fuhrer disceso in Italia per far luce sulla fine di quel monarca germanico antico che, per primo, dominò l’estro di Roma seminando terrore e riverenza in tutta la penisola.
Alarico I
Più di recente, locali scolaresche infervorate ed appassionati dell’ultima ora stanno spostando il focus del setaccio dal corso del Busento alle aree limitrofe. In primo luogo, alle inaccessibili Grotte dell’Alimena, tra Mendicino e Carolei. O, come sostengono i fratelli Natale e Francesco Bosco, nella località di Rigardi (toponimo guarda caso di origine gota che indica rispetto) alla confluenza dei rivi Caronte e Canalicchio.
In questo angolo desertico di Calabria, sorgono alcune misteriose rocce costellate di incisioni iniziatiche indicanti sacralità, ivi compresa un’enorme croce. Su di un lato della vallata, poi, due differenti cavità calcaree naturali di origine vulcanica si aprono sullo strapiombo. Una di esse cela un rozzo altare che ricalca l’essenziale modalità di lavorazione in uso presso i Goti. La singolare ara poggia su di uno strato di sabbia che opportune origini indicano come di origine stranamente fluviale… Il corso delle supposizione è tuttavia destinato ad arrestarsi qui. Perché le autorità competenti, sollecitate in più occasioni dai due volenterosi fratelli, non hanno rilasciato alcuna autorizzazione ad effettuare scavi di sorta. Il mistero dunque rimane intatto sulla sepoltura del castigo di Roma, Alarico il Visigoto.
di Simone Petrelli

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Esperienze di premorte – Realtà o frutto del nostro cervello?


tunnel_luce

Tunnel di luce, senso di pace, esperienze extracorporee. Sono i racconti di chi è morto per qualche minuto ed è resuscitato dopo un incidente o un arresto cardiaco. La prova che c’è vita dopo la morte, per chi è religioso. Per gli altri uno scherzo della biologia.
Ora uno studio olandese dice che è vero: anche se il cervello è “spento” quelle strane visioni non sono inventate. Ma, dicono, per spiegarlo non occorre scomodare il paradiso.
I racconti sono sempre uguali: “Si vede una grande luce dentro un tunnel. Si sente una grande pace. Si incontrano i propri cari morti, gli si parla. Poi si esce dal proprio corpo, come un’anima leggera. E ci si vede dall’alto, come una telecamera puntata in basso che lentamente sale verso l’alto”. Un film fatto in casa, con la cinepresa in mano quasi a voler ricordare quell’ultimo momento: steso su una strada dopo l’incidente mentre un medico cerca di rianimarti; su un letto di ospedale con i tuoi parenti che piangono; mentre l’acqua gelida del fiume dove sei caduto ti si chiude sopra la testa. Sono i ricordi di chi è stato dato per morto ed è tornato a vivere. Dopo un incidente, un ictus, un infarto, un trauma improvviso. La prova che c’è vita dopo la morte? Suggestioni e scherzi del cervello sotto stress? Materia di discussione, anche da bar. Ma adesso arriva la scienza, che a modo suo rimette la palla al centro non senza sorpresa. Perché, dice un serissimo studio olandese, “quelle visioni sono vere”.
No, non vogliono scomodare paradisi e inferni. “Non abbiamo cercato le prove dell’esistenza della vita dopo la morte” spiegano i ricercatori olandesi dell’Hospital Rijnstate che hanno condotto lo studio. La loro è un’osservazione neutra, magari considerata finora improponibile. La differenza della ricerca olandese sta soprattutto nel numero di persone intervistate e nel breve periodo trascorso dall’esperienza di morte apparente e dalla registrazione del loro racconto. In tutto 344 vittime di arresto cardiaco poi resuscitate e ricoverate in 10 ospedali dell’Olanda. I medici hanno raccolto le dichiarazioni di queste persone non più di una settimana dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta “morte clinica”. Morte clinica che in medicina definisce lo stato di incoscienza derivato da un’insufficiente apporto di sangue al cervello. E senza sangue, il cervello spegne la luce.
Cosa ne è uscito? Che il 18 per cento dei pazienti “risorti” ricordava in parte cosa succedeva intorno a loro mentre erano clinicamente morti. E che un’altra porzione, fra l’8 e il 12 per cento, riferiva esperienze tipo l’aver visto una grande luce dentro un tunnel o aver parlato con parenti e amici morti. E comunque molti di loro ricordavano nel dettaglio la loro esperienza di trapassati. Difficile, dicono ora gli scienziati, che si siano inventati tutto.
Se l’esistenza della vita oltre la morte resta un problema di fede o di dogma religioso, le perplessità scientifiche non mancano. Una su tutte: un cervello in funzione presenta attività elettrica, anche quando si dorme, anche in un moribondo di 100 anni che sta esalando l’ultimo respiro. Dopo un arresto cardiaco prolungato, il sangue non circola più e il cervello si “spegne”. Cioè non si riesce a misurare più alcuna attività elettrica. Allora come è possibile che nei neuroni si formino immagini compiute, ci siano ricordi, che si viva un’esperienza come in un sogno?
Un teologo direbbe “ecco, è l’anima che ci fa vedere cosa succede”. I ricercatori olandesi cercano altre risposte. Pim van Lommel, responsabile della ricerca, pensa che il segreto della coscienza non vada cercato all’interno delle cellule e delle molecole. Almeno non solo. Evidentemente anche quando non c’è attività elettrica, dice, una persona fisicamente incosciente è in grado di registrare cosa avviene intorno a lui. Insomma è cosciente. Sa un po’ di acrobazia verbale, ma Lommel usa un esempio:
“E’ come un programma tv: anche quando spegnete il televisore, che è un semplice ricevitore, il programma è sempre lì. Solo che non lo potete vedere, Quando si spegne il cervello, la coscienza è ancora lì ma voi fisicamente non la sentite”
Susan Blackmore, psicologa inglese, tenta una possibile spiegazione per tutte queste visioni (la luce, il tunnel, il senso di pace, le persone morte): nei momenti di stress estremo il cervello produce grandi quantità di endorfine, che servono a ridurre il dolore. E questo bagno di endorfine potrebbe favorire uno stato tipo “sogno euforico”.
E il tunnel di luce da dove arriva? La psicologa una teoria ce l’ha anche per questo: “Immaginate di avere migliaia di cellule attive al centro e man mano che vi allontanate all’esterno sempre meno attive. A cosa assomiglierà una situazione di questo tipo? A una grande luce centrale che diventa più flebile verso la periferia. Da qui penso venga la visione del tunnel. E man mano che l’ossigeno cala, la luce diventa più intensa e così la sensazione di avvicinarsi a essa”.
Non poteva mancare ovviamente lo “scienziato redento”. Come Joyce Hawkes, biologa cellulare rimasta in coma dopo che una finestra gli era caduta sulla testa e diventata adesso “consulente spirituale”:
“Ho avuto la sensazione che il mio spirito, la mia anima, mi lasciasse e andasse verso un’altra realtà. Sentivo un grande benessere, una grande pace. Penso di aver capito che non esiste la morte, che c’è un cambiamento dallo stato fisico a quello spirituale, e che non c’è da avere nessuna paura”.
Lo hanno scoperto anche i ricercatori olandesi: tutti quelli che hanno vissuto l’esperienza della rinascita dopo una morte apparente non hanno più paura dell’aldilà. E si dicono cambiati profondamente: più amorevoli verso il prossimo, più gentili e compassionevoli. Fosse vero, si potrebbe organizzare un “coma di Stato”, obbligatorio per tutti al compimento della maggiore età: un paio di minuti di incoscienza artificiale sotto controllo medico, la resurrezione e una gran voglia di essere buoni con tutti. Magari è questo, il paradiso.

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Mai più sedute spiritiche!!!

seduta spiritica

Oggi vi propongo l’esperienza di un ragazzo, Andrea, che anni fa ha vissuto un’esperienza medianica particolare e che adesso ha deciso di condividere pubblicandone il racconto qui su CN. Buona lettura.
che preIn effetti avrei dovuto raccontarla molto prima questa storia, forse qualcosa sarebbe cambiato, forse avrei evitato molti errori, forse
qualcuno avrebbe potuto aiutarmi meglio a capire… Eppure nei percorsi tortuosi che separano l’idea dalla sua realizzazione, la mia volontà di render noto lo strano accaduto, ha preteso, ben sette lunghi anni.
Era Aprile e quell’anno per fuggire dal grigiore delle lunghe giornate passate in ozio a far finta di studiare, decidemmo di metter su una band. Provenivamo da esperienze diverse, non avevamo frequentato le stesse scuole e ci accomunava soltanto l’amore per la chitarra e per le ballate tristi di De Andrè. I risultati musicali di quell’esperienza lasciarono molto a desiderare, eppure, fu grazie a quelle serate che per la prima volta nella mia vita venni a contatto con un mondo misterioso, un universo che non rispondeva alle regole della fisica o almeno, non nel modo in cui a scuola avevano preteso di insegnarci.
Anche nel paesino con gli affitti più bassi della provincia, era impensabile per treragazzini squattrinati, potersi permettere il canone mensile del “locale”. Così, si decise di dividerlo con un altro trio che, alle ballate di De Andrè, preferiva le atmosfere nordiche e demoniache del Black Metal – Made in Norvegia. Non amavo particolarmente quel genere ma nel front-man c’era qualcosa di oscuro, di indecifrabile. Non so se fosse la sua lunga dipendenza dall’eroina ad avergli dato quell’aria trasognata, ma quella sera decisi di andarli ad ascoltare. Dalla porta mal insonorizzata con i classici “cartoni delle uova”, però, non provenivano le solite schitarrate distorte, ma un chiacchiericcio che sembrava una discussione a senso unico. Come se l’interlocutore, ricevesse delle risposte in silenzio e poi, soddisfatto, continuasse normalmente la conversazione. Decisi di mettere da parte le buone maniere e di interrompere la chiacchierata che si stava tenendo dall’altro lato della porta, con un timido toc-toc. Mi aprì un ragazzo e vidi che, quella, non era proprio una conversazione. Erano in tre. In cerchio su di un tavolino, illuminati solo da due candele.
In quel periodo la mia filosofia di vita era completamente ispirata al più ferreo materialismo. Studiavo ingegneria e per me la fisica avrebbe avuto, prima o poi, anche le risposte agli interrogativi che sembravano più remoti. Che risate allora, quando vidi questi poveri deficienti intenti a giocare con la tavola Ouijia: “Ma che cazzo fate? – dissi – A trent’anni ancora a giocare con le letterine?”. “ A – B – C – D… è uscita la D! Allora è Daniela che mi ama! O forse è Damiana? “. Infatti, queste sciocchezze con le lettere mi ricordavano il giochino che le ragazze delle medie facevano per predire il nome del moroso. Pensai, che a volte l’adolescenza fatica a finire e si porta dietro la sua cretineria fino a rendere ridicoli, anche gli adulti.
Il più grande dei tre allora, infastidito, mi invitò a sedersi con loro. “Visto che fai tanto il coraggioso… Siediti con noi!partecipa anche tu”. Non me lo feci ripetere due volte e mi ricavai un posticino ponendo il mio indice su di una 100 Lire che, in qualche modo, doveva essersi salvata dall’avvento del nuovo conio. “In nome di Dio Onnipotente,chiedo di poter parlare con gli spiriti dei morti”. Con questa “invocazione”, cominciò la mia prima seduta medianica che il metallaro-medium stava officiando, con una formula ricavata da chissà quale libro sottratto, di frodo, al reparto Esoterismo della Feltrinelli.
Eppure la monetina cominciò a muoversi. “Niente di strano – pensai – siamo in quattro, ci teniamo sopra l’indice e qualche coglione tra questi la sta spingendo verso le lettere, cercando di formare una frase di senso compiuto”. Ma qualcosa cominciò ad insospettirmi. Era la maniera con la quale la monetina scivolava sul foglio, ricordava in qualche modo la repulsione magnetica, come quando una calamita si avvicina ad un’altra di polo opposto. Non mi persi d’animo. Dopotutto, lo ricorda anche Goya che “il sonno della ragione genera mostri”. Così, mi rivolsi, nel Panteon delle mie divinità Scientifiche, a San Galileo ed al suo metodo della verifica empirica dei risultati. Decisi di sperimentare, iniziai coll’imprimere più forza con l’indice sulla monetina. Vidi, che con un po’ di pressione riuscivo a fermarla. “Bene! – mi dissi – Quale forza oscura può lasciarsi vincere dalla semplice pressione del mio ditino?” Rassicurato, continuai ad ascoltare le domande che il gruppo di improvvisati investigatori dell’occulto continuavano, a turno, a rivolgere all’entità che doveva esserci dietro al fenomeno. “Come ti chiami? – chiese il medium – Qual è il tuo nome?”. Lo so che sembrerà assurdo, ma in quel momento, soltanto basandomi sulle mie sensazioni e sullo strano modo in cui la monetina sembrava galleggiare su quel foglio, fui sicuro che in quella stanza stava succedendo qualcosa che andava oltre le leggi scientifiche. Dopo che qualcuno gli aveva chiesto il nome, la monetina iniziò a scorrere e raggiungendo una lettera dopo l’altra scrisse: “ P – O – L – E – I – D – O – N – E “. Cominciammo allora, a chiedere all’entità quale fosse stato l’anno della sua morte: la monetina compose un “1 – 9 – 9 – 8″
Dopo queste prime stranezze, qualcosa cominciò a mutare. Non ero più molto sicuro di me stesso. Quelle risposte, e poi quell’atmosfera! C’era qualcosa che non quadrava, ma il vaso cominciò a traboccare seriamente, dopo un’ultima indigeribile goccia. Il medium, ancora convinto della miaincredulità, mi propose di rivolgere all’entità una domanda a mente. Non avrei dovuto far altro che pensare tra me e me ad una domanda qualsiasi, per verificare senza ombra di dubbio, la presenza di un’ qualcosa che aveva accesso alle nostre coscienze. Io immaginai che la cosa più remota da poter chiedere fosse una data. Magari una data che riguardava la mia famiglia e che neanche io conoscevo, tantomeno gli altri presenti alla seduta. Così pensai alla data di morte di mio nonno. Non me la ricordavo ma avrei potuto fare un po’ di calcoli, magari incrociando altri dati per risalire almeno all’anno. Ma alla data precisa non ci sarei mai arrivato. Nessuno nemmeno da piccolo, me l’aveva mai detta. Così pensai: “Dimmi la data di morte di mio nonno materno”. La monetina cominciò a muoversi. Nel solito, inquietante modo e compose: “1 – 4 – 78”. Diavolo! L’anno coincideva! Mia madre mi aveva sempre detto di essere rimasta orfana a 20 anni… Sommando l’anno di nascita di mamma a 20, si otteneva proprio 78. Cazzo! Cazzo!… Cazzo!
Qualcosa li stava succedendo, me ne resi definitivamente conto. Dopo qualche giorno chiesi di persona la data a mia mamma, dopo la risposta diventai pallido: “Che è successo! – disse mia madre – Cos’hai? Perché queste domande sul nonno! Devi forse dirmi qualcosa?”.
Da allora sono passati tanti anni, ci ho pensato spesso. Ho letto molti articoli a riguardo e mi sono confrontato con gli “addetti ai lavori”. Fossero essi preti o pseudo-santoni, tutti mi hanno consigliato di non ripetere questo tipo di esperienze in maniera Fai-da-te. Pare sia pericoloso, ed io ho cercato di seguire il consiglio. Eppure, forte rimane in me il desiderio di conoscere la natura di questi fenomeni. Vorrei capire cosa si nasconde tra le righe della realtà . Una realtà che ai miei occhi si presenta spesso insensata, triste e permeata di innumerevoli rimandi ad una dimensione “altra”.
Andrea Lenato

http://www.cosenascoste.com/mai-piu-sedute-spiritiche/

Il Papa annuncia il suo ritiro, epilogo inesorabile di una profezia?

papa Benedetto XVI dimissioni

La notizia ha lasciato tutti sconvolti : Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, lascerà il Pontificato il giorno28 febbraio, per ritirarsi alla tanto auspicata vita monacale fatta di preghiera e di studio.
L’annuncio è arrivato in latino, come si conviene, durante un Concistoro e lo ha dato personalmente lui, un Papa, pare, dall’aspetto un po’ stanco ma sereno nel comunicare tale, sconvolgente decisione. È una notizia che naturalmente lascia disorientata non solo la comunità religiosa, ma il mondo tutto e coglie inaspettati tutti coloro erano vicini al Santo Padre, ignari di questa importante decisione, eccenzion fatta per il fratello Georg Ratzinger che afferma di esserne al corrente da mesi, e che rafforza la teoria già esposta dal Papa dimissionario che le ragioni del suo abbandono riposano su gravi motivi di salute e su un non meglio precisato senso di inadeguatezza.
La notizia è talmente sconvolgente e rara nel suo genere (gli unici predecessori di Ratzinger sono stati Celestino V, Benedetto XVI, San Clemente I, Gregorio XII e Benedetto IX) che non si riesce ad avanzare ipotesi alcuna, vale tuttavia la pena di rispolverare le tanto bistrattate teorie catastrofiste negli ultimi anni tanto sbandierate. Appena qualche settimana fa, il 21 dicembre 2012 sembrava che il mondo dovesse finire: secondo il calendario gregoriano era infatti questa la data in cui si sarebbe dovuto verificare un evento sia esso di natura spirituale o fisica, di proporzioni imprecisate, che avrebbe sconvolto le sorti del mondo. L’evento, tanto atteso dai catastrofisti, avrebbe dovuto verificarsi alle 11.11 ora italiana, e ha spesso fatto sorridere il popolo scientifico che non ha mai trovato nessun fondamento concreto a queste teorie. Tuttavia, l’evento che sconvolge le sorti del mondo e ne preannuncia la fine potrebbe essere proprio l’abbandono di Papa Benedetto XVI del soglio pontificio.
A questo punto c’è però da rispolverare un’altra profezia, quella di Malachia, il misterioso santo vissuto nel XII secolo, secondo cui Benedetto XVI sarebbe stato il penultimo dei Papi. Malachia, ha stilato una lista di 112 frasi in latino, molto brevi, che indicano i nomi di altrettanti pontefici, associando ad ognuno di essi i caratteri salienti del pontificato e la loro sorte finale. E stando ad alcuni appassionati di esoterismo Papa Benedetto XVI sarebbe indicato come il penultimo di essi, cui seguirà colui che è definito ‘Petrus Romanus‘ e il cui mandato pontificio, secondo le profezie, coinciderà con la fine del mondo. Secondo la tradizione la lista dei nomi sarebbe stata dettata dal misterioso santo nel 1139, ma studi recenti sostengono che in realtà si tratti di un falso e che la lista coi 112 nomi sia in realtà stata redatta dal falsario umbro Alfonso Ceccarelli nel XVI secolo.

http://www.cosenascoste.com/il-papa-annuncia-il-suo-ritiro-epilogo-inesorabile-di-una-profezia/

Codex Seraphinianus: Una nuova traduzione – Introduzione parte 1

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Cari lettori di CoseNascoste, sono lieto di introdurvi nel magico mondo del Codex Seraphinianux, il libro più strano del mondo o come è stato definito da Italo Calvino “l’enciclopedia di un Visionario”.
In questa serie di articoli di cui il seguente è un’introduzione, scansionerò un’immagine da questo libro misterioso e cercherò con il vostro aiuto di interpretarla a modo mio.
Per farvi capire con più semplicità il mio intento pensate ai vostri sogni. Pensate che nel bel mezzo del vostro sogno voi riusciate a fare una fotografia di cio che state vivendo. Poi prendete quella fotografia psichedelica e la inviate ad un destinatario sconosciuto estratto casualmente dall’elenco telefonico.
Costui, in presenza della vostra fotografia dovrà compiere tutti gli sforzi del caso per poter interpretarne il contenuto.
COSENASCOSTE HA APPENA FOTOGRAFATO I TUOI SOGNI
COSENASCOSTE HA APPENA FOTOGRAFATO I TUOI SOGNI
Questa serie di articoli è come lo sforzo di quel destinatario sconosciuto che deve compiere l’impresa di interpretare significati nascosti in immagini mistiche. In questo caso le foto non sono fotografie dei vostri sogni bensì le immagini inserite nel Codex Seraphinianux.
Iniziamo quindi con alcune domande che vi saranno sorte durante la lettura di quest’introduzione.
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COSA E’ IL CODEX SERAPHINIANUX?Una foto parla come più di mille discorsi. Quindi iniziamo con qualche immagine presa a casa dal libro:
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Come avete notato l’opera ha diverse particolarità tra cui:
  • Pagine numerate in un sistema numerico sconosciuto
  • Il libro è diviso in diverse sezioni proprio come un’enciclopedia
  • Le immagini sono a primo impatto illeggibili e fortemente affascinanti
  • Ci sono numerose pagine contenenti descrizioni testuali e schemi redatti in un alfabeto sconosciuto
A COSA SERVONO QUESTI ARTICOLI?Cose Nascoste si occupa ormai da anni di tutta una serie di fenomeni che sono per l’appunto nascosti e occulti alle masse. L’opera seguente può essere reputata inutile da moltissima gente.
Molti altri invece, nel loro percorso, si sono imbattuti in enigmi metafisici che sembrano quasi dirci che il cambiamento è impossibile. Quest’opera li aiuterà quindi a sciogliere proprio questi nodi tramite l’uso del paradosso.
OLIO PER NODI PARADOSSALI
OLIO PER NODI PARADOSSALI
Un lavoro che definiamo tremendo. Una relazione che ci sembra terrificante, degli amici che non ci rappresentano, dei desideri che non vogliono esaudirsi. Tutti questi sono enigmi che sembrano paradossali  fintantoche cerchiamo di risolverli con armi deboli. E’ come se volessimo uccidere un grande dinosauro con un coltellino svizzero.
CLOWN CON SPADA CERCA DI UCCIDERE DINOSAURO MOSTRUOSO
Le armi della ragione sono molto fragili. Servono “bazzuca”, “mitragliatrici”, “bombe atomiche” per poter contrattaccare. Parlo ovviamente in un linguaggio metaforico. Lo stesso linguaggio che parla Luigi Serafini.
Quest’opera puo essere accostata a qualsiasi poesia ermetica o alla Divina Commedia di Dante. In opere di questo genere cio che è scritto è in chiave simbolica. Ogni parola è una scatola contenente fiumi di strumenti, significati e prospettive nuove che possiamo usare come armi per sconfiggere i nostri spettri.
Da qui la scienza alchemica che si incarna nelle sue forme più perfette nella figura di Ermete Trismegisto, personaggio al quale la stessa alchimia si ispira così come l’ermetismo.
Simbologia, ermetismo, alchimia e mondo onirico sono le chiavi che ci porteremo dietro lungo il percorso di questa serie di articoli.
CHIAVE ERMETICA DEI TUOI SOGNI
CHIAVE ERMETICA DEI TUOI SOGNI
Proseguiamo.
DOVE POSSO COMPRARE UNA COPIA DEL CODEX?Il libro puo essere acquistato tranquillamente su amazon.it o cercandolo sulla rete. La versione in mio possesso l’ho acquistata nella libreria Aseq di Roma al prezzo di 89€
CHI E’ L’AUTORE LUIGI SERAFINI?L’autore è un’artista disegnatore, orefice, inventore e mistico attualmente in vita. La definizione mistico deriva dal mio personale vissuto nei suoi confronti.
ESISTONO OPERE SIMILI?
Benchè la storia sia seminata di opere che possono avvicinarsi e finire nella stessa categoria del Codex Seraphinianus, qui in questa sede vorrei elencarvene soltanto una: Il Libro Dei Sogni di Federico Fellini. Questo libro edito nella sua più moderna edizione da Rizzoli è un’opera di cui mi riservo di parlare in una serie di articoli che verranno qui pubblicati in seguito.
CONCLUSIONEQui si conclude questa prima parte dell’introduzione alla serie “CODEX SERAPHINIANUS – UNA NUOVA TRADUZIONE”. Il mio nome è LALEGIONE ma non è importante per adesso. Miei sono il testo ed i disegni esplicativi. Alcuni dei quali li ho realizzati con la mano sinistra pur essendo destrimane. La mano sinistra contiene altri sentieri nascosti ma ne parleremo successivamente.
L’obiettivo di questo articolo come quello di COSENASCOSTE è dare luce a fenomeni occulti e poco raccontati.
Ne seguiranno di nuove..
Grazie della lettura ;)
LALEGIONE

http://www.cosenascoste.com/codex-seraphinianus-una-nuova-traduzione-introduzione-parte-1/

Il rinoceronte ha detto basta

IL RINOCERONTE INZIMBELLITO

Benvenuti in questo secondo articolo sull’analisi metaforica del Codex Seraphinianus.
Se non lo hai ancora fatto ti consiglio di leggere l’articolo di introduzione a questa serie.
Quanto segue è una lettura è viaggio come i racconti che un nonno fa ad un bambino.
Ogni aneddoto, barzelletta e storia non sono puramente casuali. La lettura è semplice e fiabesca e il finale è a sorpresa come in tutte le piu grandi storie. Buona lettura.
E IL NONNO COMINCIO’ A RACCONTARE A SUO NIPOTE. C’ERA UNA VOLTA..
La sapete quella della lumaca?
Signora Lumaca, mentre passeggiava in un bosco, vide la sua amica Lumachina sfrecciare da dietro un albero, senza il guscio.
“Perché non hai il guscio?” le chiese.
E lei prontamente rispose: “Zitta, sono scappata di casa!”. Allucinata da tale risposta, Signora Lumaca non  fece in tempo a controbattere, che la sua amica “sgusciata” era già fuggita via, come se si aspettasse che qualcuno la inseguisse.
Il guscio è la corazza di una lumaca: dentro quella crosta forte e dura, l’animale si protegge dal freddo e dagli attacchi dei nemici.
Chissà che fine avrà fatto quella lumaca? Perché stava fuggendo da casa sua? La leggenda vuole che Lumachina, anni dopo, stremata e distrutta, fece ritorno al suo vecchio guscio “casa dolce casa”.
Invece c’è la storia di quel rinoceronte che, non capendo a cosa gli servisse il corno che aveva, decise di allungarsi la coda e appiccicarla al corno: prese un po’ di colla e iniziò a mescolare le due estremità finché diventarono un tubolare fantastico che potesse non solo attirare i passanti, ma anche fungere da stendi panni e bastone per ciondoli estetici.
IL RINOCERONTE INZIMBELLITO
IL RINOCERONTE INZIMBELLITO
Questo rinoceronte ebbe un successo travolgente tra le femmine della sua specie; tutti visitavano il villaggio per guardarlo e innamorarsi di lui. Divenne ricco e famoso; eressero persino una statua a suo nome e gli regalarono una fortezza.
Tutto andava come doveva, e niente sembrava disturbarlo ma, con il passare degli anni, il rinoceronte iniziò a sviluppare un piccolo problema di natura sessuale: la potenza erotica che possedeva un tempo, così come l’attrazione per i rinoceronti femmina, sembrava con il tempo scemare e al contempo, sembrava che una profonda depressione prendesse piede in lui.
Il nostro amico le provò tutte: dall’uso di speciali medicine per rinvigorirlo sessualmente, fino allo yoga; dall’acqua terapia, fino ai fiori di Bach; dalla filosofia, fino alla meditazione. Ma NIENTE! Niente sembrava funzionare, e il rinoceronte era ormai deciso a togliersi la vita.
La sapete quella sui suicidi?
Un tale di un paesino norvegese stava per impiccarsi, quando ad un tratto gli si accese la televisione sintonizzandosi sul canale del calcio. Ricordatosi che a quell’ora andava in onda la partita, il tale decise di rimandare il suicidio. Ci riprovò diverse volte, ma ogni volta trovava una scusa: una volta doveva farsi il tè delle sette, un’altra volta invece si ricordava che era giovedì, e il giovedì lui, per abitudine, usciva a mangiare una pizza con gli amici. Finché non decise di rinunciare al suicidio e di continuare a dedicarsi a tutte le sue vecchie abitudini che, d’ altro canto, aveva faticato a costruire per una vita intera. Dal momento di quella decisione, prese vita in lui un gran cambiamento, che gli fece sentire la vocazione di aiutare gli altri a liberarsi delle proprie paure. Il motto dei suoi corsi era: “Tutto è abitudine”.
Ritornando al rinoceronte, sapete come andò a finire? Andò a finire che proprio sull’orlo del suicidio, un branco di bufali attaccò la sua fortezza, distruggendola tutta. Facendo un brusco movimento, preso dallo shock, il rinoceronte spezzò il manubrio “coda/corno” che gli aveva precedentemente regalato il successo, finendo per spezzare il collegamento in due parti distinte: il corno e la coda. L’euforia lo invase, e un incredibile richiamo alla rabbia sembrò arrivargli dalle profondità del suolo. Rosso in volto e accecato dalla rabbia, il rinoceronte iniziò a rincorrere con il suo corno il primo bufalo che aveva a tiro; non vi dico come lo ridusse!
Il suo corno sembrava ormai carico di un’energia indescrivibile: scintille e fulmini dal cielo cadevano sul suo corno, dotandolo di una potenza inaudita e aiutando il nostro amico a distruggere i restanti nemici.
IL RINOCERONTE HA DETTO BASTA
IL RINOCERONTE HA DETTO BASTA
Concluso il combattimento e serrata la sua fortezza, il rinoceronte andò a cercare la prima femmina che trovò nei paraggi, e fece all’amore con lei così appassionatamente da generare all’istante quattordici figli, senza nemmeno la  necessità di far passare alla sua amante tutto il periodo di gravidanza: materializzazione istantanea.
Ve la ricordate la storia del suicida? Si narra che tempo dopo, visti gli insuccessi generati dai suoi corsi di autostima chiamati “tutto è abitudine”, decise di ritentare il suicidio, e questa volta ci riuscì.
Sia il rinoceronte che il guru suicida avevano affrontato un problema girandoci attorno, ma alla fine la natura profonda delle cose aveva finito per comandare in entrambi i casi. Il guru voleva dimostrare che tutto è abitudine, il rinoceronte riuscì a dimostrare invece che non c’è abitudine che tenga agli istinti primordiali e alla natura di ciò che siamo veramente.
LA MORALE
La morale di questo racconto è molto semplice: non scambiare la tua struggente forza, l’aggressività e la violenza per qualcosa di brutto (violenza e aggressività metaforiche). La natura ci ha creati perfetti e fare corsi di autostima da guru inconcludenti, non può servirci ad altro che a mascherare la nostra natura. Sono sicuro che quel guru sarebbe riuscito non solo a salvare la propria vita, ma anche a diventare un essere  totalmente soddisfatto, se solo avesse preso la televisione, le partite di calcio e tutte le sue vecchie abitudini e le avesse buttate via di sana pianta.
La depressione, la voglia di togliersi la vita, la sensazione d’ impotenza, il calo di desiderio sessuale, l’apatia, il senso di inferiorità e chi più ne ha, più ne metta, tutte queste “malattie” nascono dalla soppressione delle nostre armi. La rabbia è spesso costruttiva: è nata per farci dire basta ai soprusi; non siamo stati creati per essere gli zimbelli della città, per legarci la nostra coda al nostro corno, così da far contenti gli altri. Non siamo nati per annullare il nostro coraggio e il nostro ego in favore di chi ci dice cosa fare e chi essere. L’ego è stato creato per qualcosa di utile, così come la rabbia e tutti gli altri sentimenti che etichettiamo come “negativi”.
E’ facile condannare il “male” e far trionfare il “bene” facendo come il nostro amico rinoceronte; ma la farsa non regge: il corno e la coda, prima o poi si separeranno.
Fino a che non ricontattiamo la struggente carica che abbiamo dentro di noi e smettiamo di chiamarla “carica oscura/istinto negativo/cattiveria”, sarà impossibile apprezzare la vita: dobbiamo invece ricontattare quelle parti per accettarle ed esprimerle prima di poterle trascendere. Finché non “moriamo-a-noi-stessi”, non possiamo vivere. Finché non ammazziamo quel fantoccio mascherato che abbiamo costruito per far star contenti gli altri, non potremo respirare.
Il processo è molto più semplice di ciò che crediate, e ne parleremo nelle prossime puntate. Spesso ci può capitare, come nel caso del nostro amico rinoceronte, che l’invasione esterna di alcuni rinoceronti, possa risvegliare in noi quella carica che avevamo dimenticato. Spesso ci può succedere che proprio sotto pressione, riscopriamo quella potenza e determinazione che durante la vita di tutti i giorni non usiamo.
CODEX SERAPHINUANUS. PERCHE’?Ve lo ricordate l’articolo di introduzione a questa serie? Il CODEX SERAPHINIANUS è costruito in modo da suscitare nella nostra mente il ricordo di chi siamo e, come già abbiamo detto, consente di farci “smettere di usare un fragile coltellino contro i nostri mostri più grandi”. Dobbiamo recuperare la chiave per il cambiamento, e aprire la porta del nostro destino, liberandoci da tutti quei nodi paradossali che abbiamo costruito nella nostra mente per colpa di vecchi condizionamenti sociali. Se non sai di cosa stia parlando, rileggiti il primo articolo della serie o aspetta il prossimo.
Spero che le storie della lumaca, del suicida e del rinoceronte, ti abbiano appassionato, e che in qualche modo tu possa far girare questo contenuto nel tuo cuore, così da cogliere le risposte che cercavi da tempo.
P.S. Non dimenticare di far girare questo contenuto anche fra tutti i cuori connessi al tuo.
Alla prossima!
RINGRAZIAMENTI
LA LEGIONE ringrazia il suo correttore E.P. Disegni e testi di LALEGIONE.
Il mistero di questi autori e di queste figure, fa parte della grande opera. ;)

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