da Giuseppe Di martino
Negli anni 1968-69, giovani studenti, operai e gruppi etnici minoritari, al grido “l’immaginazione al potere” diedero vita al primo vero grande movimento di massa della storia, negli Stati Uniti così come in Europa e, in misura non minore anche in Italia. Influenzati da un grande intellettuale quale Herbert Marcuse, il movimento, connotato da forti riferimenti valoriali si caratterizzava appunto per una critica radicale all’allora vigente sistema di valori borghesi, capitalistici e clericali. Temi come il pacifismo, l’antirazzismo, il rifiuto del potere come forma di dominio di pochi privilegiati sulla popolazione, i diritti delle donne e l’interesse per l’ambiente, entrarono a far parte stabilmente del dibattito politico e socio-culturale. Le piazze delle maggiori città italiane erano stracolme di idee, le università occupate in nome della condivisione libera dei saperi e contro la mercificazione di questi ultimi, gli operai si opponevano alle forme classiche di organizzazione del lavoro e tendevano a costituirsi in blocchi autonomi un po’ ovunque. Doveva essere un bel periodo storico. VolevaNo cambiare il mondo, quelli lì! Ma come tutte le cose belle, finì presto e, almeno in apparenza, senza motivi ben precisi. Molti di noi l’hanno solamente sentito per racconti, altri avranno visto documentari, altri ancora l’avranno studiato.. Ma si, c’è anche qualcuno che l’avrà vissuto!!
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