giovedì 28 maggio 2026

HIKIKOMORI

 


Questa sera non parleremo del solito Giappone delle lanterne, dei ciliegi e del silenzio elegante.


Parleremo dell’altra faccia.


Quella che non compare nelle brochure turistiche.

Quella che molte famiglie giapponesi vivono dietro una porta chiusa da anni.

Quella che il resto del mondo continua a chiamare “stranezza giapponese” per non riconoscerla anche dentro casa propria.


Perché esistono persone che spariscono senza morire.


E società così abituate alla performance da accorgersene troppo tardi.


HIKIKOMORI


Il Giappone non ha inventato la solitudine.

Ha inventato il modo di renderla invisibile senza smettere di far funzionare la società.


Per anni abbiamo guardato il Giappone come una cartolina:

ordine,

silenzio,

disciplina,

estetica,

armonia.


Poi apri una porta.


E trovi una persona che non esce da 10, 15, 20 anni.


Hikikomori — 引きこもり — significa “tirarsi indietro, chiudersi”.


Non è semplicemente depressione.

Non è pigrizia.

Non è “dipendenza da internet”, come piace dire nei titoli fatti per rassicurare chi vuole sempre una causa semplice.


È un fenomeno psico-sociale complesso.


Una persona interrompe lentamente il rapporto con il mondo:


- smette di andare a scuola

- evita amici e relazioni

- abbandona il lavoro

- riduce il contatto umano al minimo indispensabile


La definizione giapponese parla di:

ritiro sociale per almeno sei mesi con isolamento quasi totale fuori dalla famiglia.


Ma il problema non nasce nella stanza.


Nasce molto prima.


Spesso tra i banchi di scuola.


Assenze.

Bullismo.

Ansia sociale.

Paura crescente del giudizio.

Sensazione di non riuscire più a sostenere il ritmo richiesto.


Poi il fuori diventa troppo pesante.

E la stanza diventa più abitabile del mondo.


Il termine viene utilizzato dallo psichiatra Tamaki Saitō negli anni ’90, dopo il crollo della bolla economica giapponese.


Per decenni il Giappone aveva promesso:

studia,

resisti,

lavora duramente

e avrai un posto nella società.


Poi il lavoro stabile sparisce.

La competizione aumenta.

La pressione sociale resta identica.


E quando una società costruisce il valore umano sulla performance, il fallimento smette di essere un’esperienza.


Diventa identità.


Esiste un concetto giapponese chiamato sekentei — 世間体:

l’immagine sociale da mantenere davanti agli altri.


Non basta vivere.

Bisogna funzionare bene.

Non rallentare.

Non disturbare il gruppo.


Così alcune persone non esplodono.


Scompaiono lentamente.


Ed è qui che il Giappone smette di essere “strano” e diventa semplicemente più avanti nel mostrare le crepe della modernità.


Perché la cultura giapponese ha sempre conosciuto il ritiro.


Gli yamabushi vivevano sulle montagne.

I monaci Zen cercavano il silenzio.

La poesia giapponese ha trasformato la solitudine in estetica.


Ma quei ritiri avevano:


- disciplina

- significato

- un ritorno possibile


L’hikikomori no.


Il monaco si allontanava dal mondo per comprenderlo meglio.

L’hikikomori si chiude perché il mondo ha smesso di sembrargli abitabile.


E la parte più inquietante è che spesso la famiglia non interrompe il processo.


Lo sostiene.


La madre lascia il cibo davanti alla porta.

Il padre continua a lavorare.

Nessuno affronta davvero il problema.


L’armonia resta intatta.

La persona no.


Qui entra in gioco amae — 甘え:

la dipendenza affettiva tollerata, il bisogno di essere accuditi senza doverlo chiedere apertamente.


Nel tempo nasce un equilibrio immobile:


- il figlio non esce

- i genitori aspettano

- il tempo smette di muoversi


In Giappone esiste perfino un nome per questo:

problema 8050.


Genitori ottantenni che mantengono figli cinquantenni che non hanno mai costruito autonomia economica o sociale.


Secondo il Cabinet Office giapponese, nel 2023 gli hikikomori tra 15 e 64 anni erano circa 1,46 milioni.


E il dato più inquietante è l’età:

molti non sono adolescenti.


Sono adulti che si sono ritirati negli anni ’90 e non sono più rientrati davvero nella società.


Per questo il Giappone ha smesso di trattarlo come “stranezza giovanile”.


Nel 2021 il governo ha istituito una figura ministeriale dedicata a solitudine e isolamento sociale.


Nel 2024 il Parlamento giapponese ha approvato una legge specifica contro solitudine e isolamento:


- coordinamento territoriale

- prevenzione

- supporto locale

- collegamento tra scuole, salute mentale e servizi sociali


Non perché abbiano risolto il problema.


Perché hanno capito che ignorarlo stava diventando economicamente e socialmente insostenibile.


E qui la distanza con l’Italia diventa enorme.


In Italia il ritiro sociale esiste da anni, ma continua a essere trattato come qualcosa di frammentato:


- problema scolastico

- disagio familiare

- dipendenza digitale

- fragilità individuale

- depressione adolescenziale


Il CNR nel 2023 parlava già di:


- circa 44.000 studenti tra 15 e 19 anni in condizione di ritiro sociale

- oltre 67.000 a rischio elevato


Eppure manca ancora una vera legge quadro nazionale.


Solo nel 2025 è stata presentata alla Camera una proposta di legge specifica sul ritiro sociale:


- osservatorio nazionale

- fondi dedicati

- formazione docenti

- coordinamento scuola-sanità-servizi sociali

- supporto alle famiglie


Nello stesso anno la Puglia è diventata la prima regione italiana ad approvare una legge specifica sugli hikikomori e il ritiro sociale.


Siamo all’inizio.


E soprattutto siamo in ritardo culturale.


Perché in Italia esiste ancora la tendenza a leggere il fenomeno solo come:


- disagio individuale

- problema educativo

- eccesso di internet

- “fase”


Nel frattempo passano anni.


Ed è qui che entrano in gioco le associazioni.


Perché il vuoto lasciato dalle istituzioni è stato riempito soprattutto da famiglie, volontari e realtà territoriali.


La più importante è Hikikomori Italia, fondata da Marco Crepaldi:

una delle prime realtà italiane ad aver trattato il ritiro sociale come fenomeno sociale strutturale e non semplice problema clinico.


Negli anni ha lavorato su:


- gruppi per genitori

- divulgazione

- supporto psicologico

- formazione scolastica

- sensibilizzazione nazionale


Accanto a loro operano:


- sportelli territoriali

- cooperative sociali

- reti scolastiche

- servizi locali

- associazioni familiari


Molte famiglie oggi trovano aiuto più facilmente in un gruppo online che nel sistema pubblico.


Ed è probabilmente questa la parte più dura da ammettere.


Perché significa che il fenomeno è già più grande della risposta istituzionale.


E intanto il mondo fuori continua a spingere nella direzione opposta alla presenza reale:


- lavoro precario

- pressione continua

- confronto costante online

- identità costruita sulla performance

- relazioni sempre più digitali

- paura crescente del fallimento reale


Internet non crea necessariamente l’isolamento.


Lo rende sostenibile più a lungo.


Puoi:


- parlare senza incontrare

- guardare il mondo senza attraversarlo

- sentirti connesso senza essere presente


Ed è qui che il Giappone smette definitivamente di essere “esotico”.


Diventa un’anticipazione.


Perché l’hikikomori non è solo chi si chiude in una stanza.


È una società che non sa più cosa fare con chi rallenta, fallisce o si blocca.


E forse la parte più inquietante è questa:


molte persone continuano a uscire ogni giorno sentendosi già completamente scollegate dal mondo.


La differenza è che alcuni hanno chiuso la porta.


Altri la attraversano ancora per inerzia.


Tre cose che forse dovremmo iniziare a fare davvero:


1. Riconoscere il ritiro sociale prima dell’isolamento cronico

   Molti segnali iniziano anni prima della chiusura completa.


2. Smettere di trattarlo solo come problema individuale

   Scuola, lavoro, famiglia e pressione sociale contano enormemente.


3. Capire che il silenzio non è sempre pace

   A volte è una persona che ha smesso di sentirsi abitabile per il mondo.


Fonti:

Cabinet Office Japan (2023)

Centro Hikikomori Italia

CNR Italia (2023)

Tamaki Saitō — Hikikomori: Adolescence Without End

Legge giapponese contro solitudine e isolamento (2024)

Proposta di legge Camera dei Deputati n.2530 (2025)

Legge Regione Puglia n.8/2025


— Yukisogna 🚪


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