Arrivato in Italia sano e sportivo in cerca di un futuro, morto meno di due mesi dopo, legato braccia e gambe a un letto d'ospedale. Oggi l’Operazione Memoria squarcia il velo sul caso di Wissem Ben Abdel Latif.
Una vicenda drammatica che unisce l'orrore della contenzione meccanica alla totale opacità del sistema di detenzione dei CPR.
📍 IL FATTO: Wissem, giovane tunisino di 26 anni, sbarca a Lampedusa nell'ottobre 2021. Dopo la nave quarantena, viene rinchiuso nel CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) di Ponte Galeria a Roma, dove denuncia via video le condizioni inumane della struttura. Sotto il peso psicologico della detenzione, manifesta un forte stato di agitazione. Invece di ricevere accoglienza, inizia la sua via crucis medica: viene trasferito prima all'ospedale Grassi di Ostia e poi al Servizio Psichiatrico (SPDC) del San Camillo di Roma. Lì viene pesantemente sedato e legato al letto per giorni. Il 28 novembre 2021, il suo cuore smette di battere.
⚖️ IL PARADOSSO E LA GIUSTIZIA: Mentre Wissem si spegneva legato in un corridoio d'ospedale, un giudice di pace ordinava la sua liberazione annullando il provvedimento di trattenimento. Ma nessuno glielo ha mai comunicato. La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta e il procedimento giudiziario vede indagati operatori sanitari per omicidio colposo e falso in atto pubblico, per aver prolungato la contenzione oltre ogni limite legale e umanitario e per aver omesso la corretta vigilanza.
🤝 LA NOSTRA RETE: La morte di Wissem non è una fatalità clinica, è la conseguenza di un sistema che calpesta i diritti umani fondamentali. Insieme al @comitato verità e giustizia per Wissem, ad @antigone.associazione e @abuondiritto, ribadiamo che la contenzione meccanica non è una cura: è una violazione della dignità. Lo Stato ha il dovere di rispondere alla fragilità con l'assistenza, non con le cinghie.
📢 VOCE AI FAMILIARI: La famiglia di Wissem in Tunisia ha saputo della sua morte solo giorni dopo e l'autopsia è stata eseguita senza avvisarli. Aiutiamo la madre Henda e la sorella Rania nella loro battaglia. Condividi questo post per rompere l'omertà.

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