ESCLUSIVO1/SPOLETO SCS, IL VIDEO CHE INCASTRA LA “CRICCA” ANTONINI: L'AGGRESSIONE

Le immagini dell’assemblea della vergogna. Antonini fra smorfie e minacce: “buttalo fuori”. La claque, i legali, il revisore e il pugile. “Ce scappa il morto”. Investigatori privati al lavoro
Carlo Ceraso
Sara Cipriani
Se ci sono stati reati lo decideranno i giudici. Di certo l’assemblea dei soci della Spoleto Credito e Servizi, holding che controlla Banca Popolare di Spoleto, non si svolse in un clima per così dire democratico. A confermarlo è il video – che Tuttoggi.info ha potuto visionare e che pubblichiamo – girato dalle telecamere fissate nella sala riunioni dell’Hotel Albornoz. Immagini a dir poco imbarazzanti per la cooperativa di credito e che dimostrano le strategie studiate a tavolino (e puntualmente ottemperate) dalla “cricca” che attornia il padre-padrone Giovannino Antonini, già defenestrato per mano di Bankitalia dalla guida di Bps ma prontamente tornato in sella al piano superiore della controllante. Uno di quei casi, tipicamente italiani, di chi non è buono per il Re ma lo è per la Regina. Due i blitz con cui il dominus riuscì a salvarsi la poltrona. Il primo, nel febbraio 2011, quando scalzò Fausto Protasi dal board Scs; il secondo con l’assemblea di fine anno convocata da 2 dei 3 revisori dei conti (Cerbella e Mallardo, contrario il presidente del collegio Rossi) che dichiararono l’ingovernabilità della società, guarda caso proprio mentre la maggioranza del board si apprestava a sfiduciare Antonini. Come andò a finire è risaputo: Antonini e il fedele Bellingacci ottennero la fiducia dei soci presenti all’adunanza (1.200 su circa 20mila) che revocarono anche il mandato ai ‘ribelli’ Solfaroli, Cucchetto, Raggi e Protasi. Il filmato mostra il codazzo pronto a farsi in quattro per il proprio leader: ci sono rappresentanti delle istituzioni, amministratori, giornalisti, portaborse, qualche velina e velona, ma sopratutto diversi avvocati.
“Dentro i giornalisti” – eccolo dunque il video che sembrava essere stato distrutto e che Tuttoggi.info è invece in grado di mostrarvi. Immagini che non solo confermano la cronaca del tempo riportata su queste colonne**, ma che danno una dimensione preoccupante per le modalità con cui si sono svolti i lavori. Sul tavolo della presidenza si vedono il vicepresidente vicario Danilo Solfaroli (Protasi la notte precedente era stato a suo dire colto da una colica renale), il direttore Scs Alessandro Cardarelli e, caso anomalo nella storia della società, l’intero collegio dei sindaci anziché il solo presidente. “I giornalisti non soci possono seguire i lavori nella sala posta al primo piano” esordisce Solfaroli confortato dal direttore Cardarelli: i due sono stati infatti appena informati che 2-3 giornalisti non riescono ad accedere alla sala dell’Albornoz (Tuttoggi.info fu messo alla porta dall’ex pugile Valentino Giacomelli, astro nascente dell’entourage antoniniano. Un dettaglio che l’ordine della presidenza non sia stato rispettato dagli addetti alla vigilanza).
Statuto dimenticato – l’apertura dei microfoni da parte di Solfaroli, convince il revisore Roberto Mallardo a suonare la carica dei 1.200 accorsi all’assemblea, la metà dei quali dipendenti della PopSpoleto spintaneamente invitati dal d.g. Tuccari. E’ da questo momento che ha avvio il blitz, l’ennesimo della decennale gestione Antonini (il più famoso dei quali resta quello del Natale 2007 quando sfiduciò l’allora presidente Fabrizio Cardarelli, divenuto ormai troppo scomodo) . Ascoltiamo l’intervento di Mallardo: “Signori soci, poiché questa assemblea è stata convocata dal collegio sindacale riteniamo che i soci debbano decidere chi deve presiedere l’assemblea; chi è interessato a fare una proposta lo faccia”. Un invito che appare in sprezzo alle norme dello Statuto societario che all’art. 16 recita: “L’assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è presieduta dal presidente del Cda o da chi lo sostituisce e, in mancanza, da persona designata dagli intervenuti”. La presenza di Solfaroli basta e avanza per avviare i lavori. Ma forse i fedelissimi del dominus temono che qualcosa possa andar storto, forse non vogliono che al momento del rinnovo delle cariche si proceda con voto a scrutinio segreto (quello palese è indubbiamente più facile da “controllare”). Anche se appare del tutto evidente che Antonini verrà in un modo o nell'altro rieletto dai presenti dal suo "popolo".
“Buttalo fuori” – sei secondi. E’ l’intervallo di tempo che passa fra l’intervento di Mallardo e quello di Antonini, che in pratica è già pronto sul palchetto destinato agli interventi per prendere la parola. “Buongiorno a tutti, propongo di far dirigere l’assemblea dall’avvocato Claudio Caparvi, vi chiedo di alzare la mano, chi è d’accordo?” dice tutto d’un fiato come chi non vede l’ora di liberarsi del “nemico”. E’ a questo punto che interviene il notaio Marco Pirone: “…ha ragioni da vendere…non mi chiedete di verbalizzare” si sente (l’audio non è di buona qualità) mentre indica con ogni probabilità Cucchetto che protesta davanti al tavolo della presidenza. Solfaroli richiama più volte le regole statutarie: “a norma di statuto, in assenza del presidente è il vicepresidente vicario a presiedere l’assemblea”. Antonini da una parte invita la claque a “stare calma”, dall’altra fa di tutto per agitare gli animi e calcare la mano. “Stai zitto, stai zitto” urla dal palco a Cucchetto con la sua inconfondibile voce. E ancora: “invito questo provocatore ad uscire….è il solito provocatore, comunque…”. “Dichiaro aperta l’assemblea” interviene Solfaroli. Il padre-padrone è spiazzato, il copione che ha in mente, la strategia che probabilmente ha studiato nei minimi particolari rischia di svanire in una bolla di sapone: come quando rimane sorpreso dall'invito di Solfaroli “nominare il segretario dell’assemblea”.
Verrebbe quasi da ridere se la situazione non fosse invece socialmente drammatica, per quello che Scs e le sue controllate rappresentano per l’economia del territorio umbro e non solo. Ma Antonini non è uomo che si scoraggia, è un “combattente di strada”, come ama definirsi in certe trasmissioni. “A questo punto facciamo le persone serie, è l’assemblea che deve decidere” dice cominciando a perdere la pazienza. Fin quando non la perde definitivamente: “...buttalo fuori (indicando ancora Cucchetto, n.d.r.)allontaniamo questo provocatore” dice minacciando di scendere dal palco per sistemare personalmente l’ormai ex collega di board. E’ Mallardo a rinfocolare gli animi: “il volere dei soci è primario” dice con i revisori Rossi e Cerbella chiusi nel più assoluto silenzio.
“Vi prego di rispettare le norme dello statuto – riprende ancora il vicario – questo passaggio (la nomina del presidente dell’assemblea, n.d.r.) non è all’ordine del giorno….prego il dottor Antonini di prendere posto”.
Insomma l’ex fedelissimo di Antonini, finito anche lui nella relazione di palazzo Koch per il vorticoso giro di assegni con Antonini e Bellingacci *, le prova tutte; arriva persino a chiamare ‘dottore’ chi la laurea non l’ha mai presa (almeno di quelle valide per la Repubblica Italiana). E’ la volta di Gigi Piccolo, editore perugino dalle alterne vicende e fortune, il quale, alzatosi dalla prima fila urla come un pazzo verso Solfaroli: “tu non hai rispettato lo statuto!”. Ma il vicario non mostra debolezze, algido come un pinguino dell’Antartide: “mettiamo a verbale quello che sta succedendo, il notaio è pregato di verbalizzare esattamente ciò che sta succedendo” dice dal microfono.
“Ce scappa il morto” – spinto da Mallardo e Caparvi, Antonini rinnova la sua proposta: “chi è contrario alzi la mano”. 3” (tre secondi) e annuncia il verdetto “all’unanimità”, dimenticando che nella sala sottostante ci sono almeno 700 soci che attendono di esprimere il loro voto. Il presidente di Brand-up, Massimo Morelli segue le votazioni dall’alto dei suoi quasi due metri con fare spavaldo. L’aria è pesantissima, quasi irrespirabile. Le telecamere dell’Albornoz registrano la voce di uno dei presenti: “qui ce scappa il morto”. E’ a questo punto che Cucchetto raggiunge il tavolo della presidenza, vuole dire qualcosa a Solfaroli, forse consigliargli di interrompere i lavori. Per gli antoniniani è troppo ed ecco partire il pugile Giacomelli che strattona per un braccio il consigliere dimissionario allontanandolo dal tavolo (trattamento che, neanche a dirlo, non sarà riservato a chi, fra i fedeli deldominus, salirà sulla pedana). Non è dato sapere perché Giacomelli, di professione autista dei bus di U.M., si sia dato così tanto da fare, visto che sulla giacca non ha neanche un tesserino di riconoscimento.
L’aggressione – tocca a Caparvi di provare a sbrogliare l’impasse, anche se il tentativo risulterà devastante: “signori soci”, dice rivolgendosi all’assemblea con voce che ricorda quella di Aldo Fabrizi. Solfaroli è costretto ad interromperlo: “L’avvocato Caparvi non ha avuto la parola; se continua questo clima io fra 1’ chiuso l’assemblea…”. E’ il momento più drammatico, quello denunciato dallo stesso vicario alla procura della Repubblica di Spoleto (pm Mara Pucci) che accuserà di esser stato fatto bersaglio di sputi e strattonate da una decina di persone. Le telecamere non inquadrano ciò che succede ma qualcosa di grave deve esser successo se Rossi (inquadrato) strilla più volte “fermi, fermi, fermi” invitando un vigilantes ad intervenire. Anche Antonini ora richiama all’ordine i suoi: “fermi!”. E’ una calma solo apparente quella che torna nei pressi del tavolo della presidenza. Caparvi si sposta e sale sul palchetto destinato agli interventi: “non dobbiamo cadere in alcuna provocazione” dice suscitando una certa ilarità in chi ha potuto vedere il filmato.
Incontro rinviato – è fin troppo evidente che questo video potrebbe offrire più di uno spunto al palazzo di Giustizia dove ormai non si contano i fascicoli aperti, fra quelli di carattere penale e quelli di natura civile, che riguardano SCS e BPS. Nei giorni scorsi, in città si parlava di queste immaginiche Solfaroli&Co. avevano richiesto alla direzione SCS per dimostrare le loro ragioni. Ma dalla holding, a detta di Solfaroli che su questa vicenda avrebbe ingaggiato un pool di investigatori privati, non è mai pervenuta una risposta ufficiale. Tanto da sollevare alcune voci, non confermate, secondo le quali il filmato sarebbe stato distrutto pochi giorni dopo l'adunanza sulla quale pendono i ricorsi delle due fazioni che hanno impugnato l’elezione del 17 dicembre scorso: quella di alcuni soci assistiti dall’avvocato Massimo Marcucci e quella di Cucchetto-Raggi-Solfaroli difesi dal professor Zaccheo e dall’avvocato Mazzi. Due ricorsi che hanno registrato il dispositivo emesso dal presidente del Tribunale Emilia Bellina (la quale ha sospeso il Cda di Antonini dai poteri della straordinaria amministrazione) e l’udienza tenuta dal giudice istruttore Roberto Laudenzi che ha invitato il board e i ricorrenti a trovare un accordo bonario per ripetere l’assemblea******. Di poco fa la notizia che il primo incontro, fissato proprio per il pomeriggio odierno a Roma, è stato rinviato a data da destinarsi.
Dopodomani, giovedì, la seconda parte del video.
Riproduzione riservata©
Sara Cipriani
Se ci sono stati reati lo decideranno i giudici. Di certo l’assemblea dei soci della Spoleto Credito e Servizi, holding che controlla Banca Popolare di Spoleto, non si svolse in un clima per così dire democratico. A confermarlo è il video – che Tuttoggi.info ha potuto visionare e che pubblichiamo – girato dalle telecamere fissate nella sala riunioni dell’Hotel Albornoz. Immagini a dir poco imbarazzanti per la cooperativa di credito e che dimostrano le strategie studiate a tavolino (e puntualmente ottemperate) dalla “cricca” che attornia il padre-padrone Giovannino Antonini, già defenestrato per mano di Bankitalia dalla guida di Bps ma prontamente tornato in sella al piano superiore della controllante. Uno di quei casi, tipicamente italiani, di chi non è buono per il Re ma lo è per la Regina. Due i blitz con cui il dominus riuscì a salvarsi la poltrona. Il primo, nel febbraio 2011, quando scalzò Fausto Protasi dal board Scs; il secondo con l’assemblea di fine anno convocata da 2 dei 3 revisori dei conti (Cerbella e Mallardo, contrario il presidente del collegio Rossi) che dichiararono l’ingovernabilità della società, guarda caso proprio mentre la maggioranza del board si apprestava a sfiduciare Antonini. Come andò a finire è risaputo: Antonini e il fedele Bellingacci ottennero la fiducia dei soci presenti all’adunanza (1.200 su circa 20mila) che revocarono anche il mandato ai ‘ribelli’ Solfaroli, Cucchetto, Raggi e Protasi. Il filmato mostra il codazzo pronto a farsi in quattro per il proprio leader: ci sono rappresentanti delle istituzioni, amministratori, giornalisti, portaborse, qualche velina e velona, ma sopratutto diversi avvocati.
“Dentro i giornalisti” – eccolo dunque il video che sembrava essere stato distrutto e che Tuttoggi.info è invece in grado di mostrarvi. Immagini che non solo confermano la cronaca del tempo riportata su queste colonne**, ma che danno una dimensione preoccupante per le modalità con cui si sono svolti i lavori. Sul tavolo della presidenza si vedono il vicepresidente vicario Danilo Solfaroli (Protasi la notte precedente era stato a suo dire colto da una colica renale), il direttore Scs Alessandro Cardarelli e, caso anomalo nella storia della società, l’intero collegio dei sindaci anziché il solo presidente. “I giornalisti non soci possono seguire i lavori nella sala posta al primo piano” esordisce Solfaroli confortato dal direttore Cardarelli: i due sono stati infatti appena informati che 2-3 giornalisti non riescono ad accedere alla sala dell’Albornoz (Tuttoggi.info fu messo alla porta dall’ex pugile Valentino Giacomelli, astro nascente dell’entourage antoniniano. Un dettaglio che l’ordine della presidenza non sia stato rispettato dagli addetti alla vigilanza).
Statuto dimenticato – l’apertura dei microfoni da parte di Solfaroli, convince il revisore Roberto Mallardo a suonare la carica dei 1.200 accorsi all’assemblea, la metà dei quali dipendenti della PopSpoleto spintaneamente invitati dal d.g. Tuccari. E’ da questo momento che ha avvio il blitz, l’ennesimo della decennale gestione Antonini (il più famoso dei quali resta quello del Natale 2007 quando sfiduciò l’allora presidente Fabrizio Cardarelli, divenuto ormai troppo scomodo) . Ascoltiamo l’intervento di Mallardo: “Signori soci, poiché questa assemblea è stata convocata dal collegio sindacale riteniamo che i soci debbano decidere chi deve presiedere l’assemblea; chi è interessato a fare una proposta lo faccia”. Un invito che appare in sprezzo alle norme dello Statuto societario che all’art. 16 recita: “L’assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è presieduta dal presidente del Cda o da chi lo sostituisce e, in mancanza, da persona designata dagli intervenuti”. La presenza di Solfaroli basta e avanza per avviare i lavori. Ma forse i fedelissimi del dominus temono che qualcosa possa andar storto, forse non vogliono che al momento del rinnovo delle cariche si proceda con voto a scrutinio segreto (quello palese è indubbiamente più facile da “controllare”). Anche se appare del tutto evidente che Antonini verrà in un modo o nell'altro rieletto dai presenti dal suo "popolo".
“Buttalo fuori” – sei secondi. E’ l’intervallo di tempo che passa fra l’intervento di Mallardo e quello di Antonini, che in pratica è già pronto sul palchetto destinato agli interventi per prendere la parola. “Buongiorno a tutti, propongo di far dirigere l’assemblea dall’avvocato Claudio Caparvi, vi chiedo di alzare la mano, chi è d’accordo?” dice tutto d’un fiato come chi non vede l’ora di liberarsi del “nemico”. E’ a questo punto che interviene il notaio Marco Pirone: “…ha ragioni da vendere…non mi chiedete di verbalizzare” si sente (l’audio non è di buona qualità) mentre indica con ogni probabilità Cucchetto che protesta davanti al tavolo della presidenza. Solfaroli richiama più volte le regole statutarie: “a norma di statuto, in assenza del presidente è il vicepresidente vicario a presiedere l’assemblea”. Antonini da una parte invita la claque a “stare calma”, dall’altra fa di tutto per agitare gli animi e calcare la mano. “Stai zitto, stai zitto” urla dal palco a Cucchetto con la sua inconfondibile voce. E ancora: “invito questo provocatore ad uscire….è il solito provocatore, comunque…”. “Dichiaro aperta l’assemblea” interviene Solfaroli. Il padre-padrone è spiazzato, il copione che ha in mente, la strategia che probabilmente ha studiato nei minimi particolari rischia di svanire in una bolla di sapone: come quando rimane sorpreso dall'invito di Solfaroli “nominare il segretario dell’assemblea”.
Verrebbe quasi da ridere se la situazione non fosse invece socialmente drammatica, per quello che Scs e le sue controllate rappresentano per l’economia del territorio umbro e non solo. Ma Antonini non è uomo che si scoraggia, è un “combattente di strada”, come ama definirsi in certe trasmissioni. “A questo punto facciamo le persone serie, è l’assemblea che deve decidere” dice cominciando a perdere la pazienza. Fin quando non la perde definitivamente: “...buttalo fuori (indicando ancora Cucchetto, n.d.r.)allontaniamo questo provocatore” dice minacciando di scendere dal palco per sistemare personalmente l’ormai ex collega di board. E’ Mallardo a rinfocolare gli animi: “il volere dei soci è primario” dice con i revisori Rossi e Cerbella chiusi nel più assoluto silenzio.
“Vi prego di rispettare le norme dello statuto – riprende ancora il vicario – questo passaggio (la nomina del presidente dell’assemblea, n.d.r.) non è all’ordine del giorno….prego il dottor Antonini di prendere posto”.
Insomma l’ex fedelissimo di Antonini, finito anche lui nella relazione di palazzo Koch per il vorticoso giro di assegni con Antonini e Bellingacci *, le prova tutte; arriva persino a chiamare ‘dottore’ chi la laurea non l’ha mai presa (almeno di quelle valide per la Repubblica Italiana). E’ la volta di Gigi Piccolo, editore perugino dalle alterne vicende e fortune, il quale, alzatosi dalla prima fila urla come un pazzo verso Solfaroli: “tu non hai rispettato lo statuto!”. Ma il vicario non mostra debolezze, algido come un pinguino dell’Antartide: “mettiamo a verbale quello che sta succedendo, il notaio è pregato di verbalizzare esattamente ciò che sta succedendo” dice dal microfono.
“Ce scappa il morto” – spinto da Mallardo e Caparvi, Antonini rinnova la sua proposta: “chi è contrario alzi la mano”. 3” (tre secondi) e annuncia il verdetto “all’unanimità”, dimenticando che nella sala sottostante ci sono almeno 700 soci che attendono di esprimere il loro voto. Il presidente di Brand-up, Massimo Morelli segue le votazioni dall’alto dei suoi quasi due metri con fare spavaldo. L’aria è pesantissima, quasi irrespirabile. Le telecamere dell’Albornoz registrano la voce di uno dei presenti: “qui ce scappa il morto”. E’ a questo punto che Cucchetto raggiunge il tavolo della presidenza, vuole dire qualcosa a Solfaroli, forse consigliargli di interrompere i lavori. Per gli antoniniani è troppo ed ecco partire il pugile Giacomelli che strattona per un braccio il consigliere dimissionario allontanandolo dal tavolo (trattamento che, neanche a dirlo, non sarà riservato a chi, fra i fedeli deldominus, salirà sulla pedana). Non è dato sapere perché Giacomelli, di professione autista dei bus di U.M., si sia dato così tanto da fare, visto che sulla giacca non ha neanche un tesserino di riconoscimento.
L’aggressione – tocca a Caparvi di provare a sbrogliare l’impasse, anche se il tentativo risulterà devastante: “signori soci”, dice rivolgendosi all’assemblea con voce che ricorda quella di Aldo Fabrizi. Solfaroli è costretto ad interromperlo: “L’avvocato Caparvi non ha avuto la parola; se continua questo clima io fra 1’ chiuso l’assemblea…”. E’ il momento più drammatico, quello denunciato dallo stesso vicario alla procura della Repubblica di Spoleto (pm Mara Pucci) che accuserà di esser stato fatto bersaglio di sputi e strattonate da una decina di persone. Le telecamere non inquadrano ciò che succede ma qualcosa di grave deve esser successo se Rossi (inquadrato) strilla più volte “fermi, fermi, fermi” invitando un vigilantes ad intervenire. Anche Antonini ora richiama all’ordine i suoi: “fermi!”. E’ una calma solo apparente quella che torna nei pressi del tavolo della presidenza. Caparvi si sposta e sale sul palchetto destinato agli interventi: “non dobbiamo cadere in alcuna provocazione” dice suscitando una certa ilarità in chi ha potuto vedere il filmato.
Incontro rinviato – è fin troppo evidente che questo video potrebbe offrire più di uno spunto al palazzo di Giustizia dove ormai non si contano i fascicoli aperti, fra quelli di carattere penale e quelli di natura civile, che riguardano SCS e BPS. Nei giorni scorsi, in città si parlava di queste immaginiche Solfaroli&Co. avevano richiesto alla direzione SCS per dimostrare le loro ragioni. Ma dalla holding, a detta di Solfaroli che su questa vicenda avrebbe ingaggiato un pool di investigatori privati, non è mai pervenuta una risposta ufficiale. Tanto da sollevare alcune voci, non confermate, secondo le quali il filmato sarebbe stato distrutto pochi giorni dopo l'adunanza sulla quale pendono i ricorsi delle due fazioni che hanno impugnato l’elezione del 17 dicembre scorso: quella di alcuni soci assistiti dall’avvocato Massimo Marcucci e quella di Cucchetto-Raggi-Solfaroli difesi dal professor Zaccheo e dall’avvocato Mazzi. Due ricorsi che hanno registrato il dispositivo emesso dal presidente del Tribunale Emilia Bellina (la quale ha sospeso il Cda di Antonini dai poteri della straordinaria amministrazione) e l’udienza tenuta dal giudice istruttore Roberto Laudenzi che ha invitato il board e i ricorrenti a trovare un accordo bonario per ripetere l’assemblea******. Di poco fa la notizia che il primo incontro, fissato proprio per il pomeriggio odierno a Roma, è stato rinviato a data da destinarsi.
Dopodomani, giovedì, la seconda parte del video.
Riproduzione riservata©
* “SPOLETO”, UNA BARZELLETTA: SOLFAROLI SCIOGLIE ASSEMBLEA, ANTONINI LA FA RIAPRIRE. ECCO IL NUOVO CDA, FRA INSULTI, SPINTONI E PROVOCAZIONI. SI TORNA IN TRIBUNALE. TO® ALLA PORTA. AGGIORNAMENTI

Caparvi prende la presidenza, Galli sfiducia i ‘ribelli’. Antonini fra le sedie “Chi vota contro?”. Pronto ricorso d’urgenza. La nota di Solfaroli, quella del nuovo Cda. No comunicati sul sito. AFFIDATE LE CARICHE
E’ il caos all’assemblea della Spoleto Credito e Servizi. O meglio è stato il caos, quello in cui c’è chi sa muoversi per trarne il miglior vantaggio possibile. E’ stata a dir poco drammatica la prima ora dell’adunanza dei soci della holding che controlla Banca Popolare di Spoleto. Alle 9, con una buona ora di anticipo sull’apertura, la sala che ospita la presidenza è già affollata dagli antoniniani che indubbiamente hanno a cuore di seguire i lavori da molto. Più o meno saranno 1.500, stando ai bene informati, quelli che prendono parte alla riunione, la metà dei quali costretti nella sala sottostante dell’Albornoz a seguire i lavori sul maxischermo. Fra i presenti molti dipendenti Bps e un discreto numero di pensionati. Fra le autorità non è sfuggita la presenza del vice sindaco Stefano Lisci.
Le dimissioni – ieri sera a sorpresa il Cda si era dimesso in blocco. Prima la cordata dell’ex dominus (Antonini, Bellingacci e Zuccari), due ore più tardi quella del presidente Protasi, del vicario Solfaroli e dei consiglieri Cucchetto e Raggi. Alle 20 Protasi si presenta all’Albornoz per la prima convocazione dell’adunanza alla quale, com’è prassi, nessuno si presenta.
L’avvio – nel corso della notte, a quanto si apprende, il presidente in carica è stato colto da un malore. La comunicazione arriva in mattinata. Alle 10.20, constatata l’assenza di Protasi, il vicepresidente vicario Solfaroli apre i lavori e comunica di assumere la reggenza dell’assemblea. E’ il finimondo. Dalla sala, che non lo vuole a dirigere i lavori, si alzano una serie di insulti al suo indirizzo. Solfaroli richiama per almeno 3 volte i soci a mantenere comportamenti come da norme statutarie. E’ tutto inutile. Un gruppetto di persone si avvicina al tavolo della presidenza, comincia a volare anche qualche spintone. E’ a questo punto che il vicario dichiara sciolta l’assemblea perché “non è più governabile”. Il notaio Pirone (nella sala sottostante è presente il notaio Ciotola) prende atto della chiusura dei lavori. E’ il caos, ma forse è solo l’attuazione di una precisa strategia studiata da qualcuno a tavolino.
Caparvi presidente – mentre Solfaroli e Cucchetto cercano di abbandonare l’Albornoz (lungo il corridoio è presente qualche provocatore che tenta di far loro anche la cianchetta per farli cadere), ecco che lo storico legale di Antonini e della stessa Bps, l'avvocato Claudio Caparvi, chiede ai soci se acconsentono di fargli assumere la presidenza. Si vota per alzata di mano: chi vota contro deve dichiarare nome e cognome. E’ la pratica di voto che tanto piace ad Antonini che gira nervosamente fra le sedie del piano di sotto (anche perché quello di sopra è blindato) e appena sente che qualcuno non è d’accordo strilla con fare minaccioso: “chi è che vota contro?”. In realtà lo sa benissimo: le impiegate della Scs, infatti, segnano i nomi di chi si astiene o vota contro, riportano i dati al notaio che li comunica a sua volta al presidente pro tempore. Il quale, dai microfoni, fa sapere all’assemblea i nomi di chi ha votato in maniera difforme. Due le votazioni: quella sulla nomina di Caparvi a presidente e quella di non far partecipare ai lavori che non è socio. Per Antonini è fatta.
Via libera – ormai i ‘dissidenti’ alla linea antoniniana sono fuori dall’albergo. Per loro non ha senso continuare in un clima intimidatorio come quello che regna all’Albornoz. I lavori procedono così spediti. Solfaroli attende di confrontarsi con il consulente, il professor Zaccheo, per inviare alla Consob la propria comunicazione circa lo scioglimento dell’assemblea. Probabile quindi che a breve, così come era successo il 28 novembre scorso quando Antonini e Bellingacci furono sfiduciati dalle cariche, sul sito istituzionale compariranno due nuovi comunicati: quello di Solfaroli e quello, c’è da giurarlo, del Cda l’assemblea dei soci sara chiamata a nominare. Il professor Zaccheo comunque sarebbe già al lavoro per presentare lunedì mattina un ricorso d’urgenza affinchè il Tribunale di Spoleto decida sulla legittimità dei lavori riaperti e condotti da Caparvi. Certo, a registrare i 6 ricorsi presentati nell’ultimo mese e mezzo (5 dagli antoniniani), verrebbe voglia quasi di vedere spostare il Tribunale direttamente dentro Palazzo Pianciani.
Indice puntato sui "ribelli" – dalla sala si alza una vecchia conoscenza della Scs, Leodino Galli - già presidente Scs, cugino di Antonini, un tempo molto amici con il parente, poi nemici giurati, da un annetto tornati in splendidi rapporti. E’ lui a fare la proposta choc: sfiduciare quella che fino a ieri era la maggioranza del board (e non espellerla dal libro dei soci come era trapelato). Una proposta che è suonata strana visto che tutta la governance si era dimessa ieri. L’accusa, a quanto è dato sapere, è che i 4 avrebbero influenzato una parte della stampa infangando il buon nome della Scs. Ovviamente non gli è passato per il cervello di menzionare la devastante Relazione della Banca d’Italia, quella che aveva portato Antonini e Bellingacci a dimettersi dalle cariche di presidenza della Bps. Come poi sia possibile, almeno eticamente parlando, che una persona che non può governare una Controllata possa guidare la Controllante, a questo punto lo sa solo il buon Dio e, ovviamente, gli azionisti. La proposta di sfiducia è stata votata. Un escamatoga, secondo alcuni, per poter eventualmente dimostrare che l'ordine del giorno è stato rispettato. Resta da capire come si possa sfiduciare chi non è più soggetto a fiducia come un Cda dimissionario.
La questione etica – fra gli interventi merita menzione quello dell’avvocato Massimo Marcucci che ha chiesto che il nuovo board rinunci agli emolumenti e non abbia alcun rapporto di interesse con le controllate, a cominciare da Bps, neanche di conto corrente. Una voce che è rimasta isolata, nonostante abbia ricevuto un buon numero di applausi.
Il nuovo Cda – pochi minuti fa l’assemblea dei soci ha eletto il nuovo board. Ne fanno parte Giovannino Antonini, Marco Bellingacci, Leodino Galli, Claudio Caparvi, il costruttore Rodolfo Valentini e Pasquale Coreno (probabilmente si tratta dell'ex generale dei carabinieri che ha comandato nella sua carriera anche la compagnia di Spoleto prima di approdare ai servizi segreti) e il professor Gianfranco Binazzi. Questi i nomi che trapelano in attesa delle comunicazioni ufficiali.
Il contratto – nel corso della mattinata fra alcuni soci è spuntato un documento contrattuale, datato 8 marzo, con il quale Antonini (all’indomani del bliz che lo aveva rimesso in sella alla guida della Controllante) avrebbe affidato l’incarico ad un noto studio di Milano di trovare un compratore disposto a rilevare le quote del Monte dei Paschi di Siena pari al 29% del pacchetto Scs, nel caso in cui questa fosse disponibile alla cessione. Non è dato sapere se Rocca Salimbeni sia stata informata di questa ‘manovra’, sembra però che non tutto il Cda di allora ne fosse stato messo a conoscenza. Una questione che probabilmente sarebbe venuta fuori nel corso dell'assemblea ma che, essendo finiti così i lavori, nessuno ha più tirato fuori.
Le dimissioni – ieri sera a sorpresa il Cda si era dimesso in blocco. Prima la cordata dell’ex dominus (Antonini, Bellingacci e Zuccari), due ore più tardi quella del presidente Protasi, del vicario Solfaroli e dei consiglieri Cucchetto e Raggi. Alle 20 Protasi si presenta all’Albornoz per la prima convocazione dell’adunanza alla quale, com’è prassi, nessuno si presenta.
L’avvio – nel corso della notte, a quanto si apprende, il presidente in carica è stato colto da un malore. La comunicazione arriva in mattinata. Alle 10.20, constatata l’assenza di Protasi, il vicepresidente vicario Solfaroli apre i lavori e comunica di assumere la reggenza dell’assemblea. E’ il finimondo. Dalla sala, che non lo vuole a dirigere i lavori, si alzano una serie di insulti al suo indirizzo. Solfaroli richiama per almeno 3 volte i soci a mantenere comportamenti come da norme statutarie. E’ tutto inutile. Un gruppetto di persone si avvicina al tavolo della presidenza, comincia a volare anche qualche spintone. E’ a questo punto che il vicario dichiara sciolta l’assemblea perché “non è più governabile”. Il notaio Pirone (nella sala sottostante è presente il notaio Ciotola) prende atto della chiusura dei lavori. E’ il caos, ma forse è solo l’attuazione di una precisa strategia studiata da qualcuno a tavolino.
Caparvi presidente – mentre Solfaroli e Cucchetto cercano di abbandonare l’Albornoz (lungo il corridoio è presente qualche provocatore che tenta di far loro anche la cianchetta per farli cadere), ecco che lo storico legale di Antonini e della stessa Bps, l'avvocato Claudio Caparvi, chiede ai soci se acconsentono di fargli assumere la presidenza. Si vota per alzata di mano: chi vota contro deve dichiarare nome e cognome. E’ la pratica di voto che tanto piace ad Antonini che gira nervosamente fra le sedie del piano di sotto (anche perché quello di sopra è blindato) e appena sente che qualcuno non è d’accordo strilla con fare minaccioso: “chi è che vota contro?”. In realtà lo sa benissimo: le impiegate della Scs, infatti, segnano i nomi di chi si astiene o vota contro, riportano i dati al notaio che li comunica a sua volta al presidente pro tempore. Il quale, dai microfoni, fa sapere all’assemblea i nomi di chi ha votato in maniera difforme. Due le votazioni: quella sulla nomina di Caparvi a presidente e quella di non far partecipare ai lavori che non è socio. Per Antonini è fatta.
Via libera – ormai i ‘dissidenti’ alla linea antoniniana sono fuori dall’albergo. Per loro non ha senso continuare in un clima intimidatorio come quello che regna all’Albornoz. I lavori procedono così spediti. Solfaroli attende di confrontarsi con il consulente, il professor Zaccheo, per inviare alla Consob la propria comunicazione circa lo scioglimento dell’assemblea. Probabile quindi che a breve, così come era successo il 28 novembre scorso quando Antonini e Bellingacci furono sfiduciati dalle cariche, sul sito istituzionale compariranno due nuovi comunicati: quello di Solfaroli e quello, c’è da giurarlo, del Cda l’assemblea dei soci sara chiamata a nominare. Il professor Zaccheo comunque sarebbe già al lavoro per presentare lunedì mattina un ricorso d’urgenza affinchè il Tribunale di Spoleto decida sulla legittimità dei lavori riaperti e condotti da Caparvi. Certo, a registrare i 6 ricorsi presentati nell’ultimo mese e mezzo (5 dagli antoniniani), verrebbe voglia quasi di vedere spostare il Tribunale direttamente dentro Palazzo Pianciani.
Indice puntato sui "ribelli" – dalla sala si alza una vecchia conoscenza della Scs, Leodino Galli - già presidente Scs, cugino di Antonini, un tempo molto amici con il parente, poi nemici giurati, da un annetto tornati in splendidi rapporti. E’ lui a fare la proposta choc: sfiduciare quella che fino a ieri era la maggioranza del board (e non espellerla dal libro dei soci come era trapelato). Una proposta che è suonata strana visto che tutta la governance si era dimessa ieri. L’accusa, a quanto è dato sapere, è che i 4 avrebbero influenzato una parte della stampa infangando il buon nome della Scs. Ovviamente non gli è passato per il cervello di menzionare la devastante Relazione della Banca d’Italia, quella che aveva portato Antonini e Bellingacci a dimettersi dalle cariche di presidenza della Bps. Come poi sia possibile, almeno eticamente parlando, che una persona che non può governare una Controllata possa guidare la Controllante, a questo punto lo sa solo il buon Dio e, ovviamente, gli azionisti. La proposta di sfiducia è stata votata. Un escamatoga, secondo alcuni, per poter eventualmente dimostrare che l'ordine del giorno è stato rispettato. Resta da capire come si possa sfiduciare chi non è più soggetto a fiducia come un Cda dimissionario.
La questione etica – fra gli interventi merita menzione quello dell’avvocato Massimo Marcucci che ha chiesto che il nuovo board rinunci agli emolumenti e non abbia alcun rapporto di interesse con le controllate, a cominciare da Bps, neanche di conto corrente. Una voce che è rimasta isolata, nonostante abbia ricevuto un buon numero di applausi.
Il nuovo Cda – pochi minuti fa l’assemblea dei soci ha eletto il nuovo board. Ne fanno parte Giovannino Antonini, Marco Bellingacci, Leodino Galli, Claudio Caparvi, il costruttore Rodolfo Valentini e Pasquale Coreno (probabilmente si tratta dell'ex generale dei carabinieri che ha comandato nella sua carriera anche la compagnia di Spoleto prima di approdare ai servizi segreti) e il professor Gianfranco Binazzi. Questi i nomi che trapelano in attesa delle comunicazioni ufficiali.
Il contratto – nel corso della mattinata fra alcuni soci è spuntato un documento contrattuale, datato 8 marzo, con il quale Antonini (all’indomani del bliz che lo aveva rimesso in sella alla guida della Controllante) avrebbe affidato l’incarico ad un noto studio di Milano di trovare un compratore disposto a rilevare le quote del Monte dei Paschi di Siena pari al 29% del pacchetto Scs, nel caso in cui questa fosse disponibile alla cessione. Non è dato sapere se Rocca Salimbeni sia stata informata di questa ‘manovra’, sembra però che non tutto il Cda di allora ne fosse stato messo a conoscenza. Una questione che probabilmente sarebbe venuta fuori nel corso dell'assemblea ma che, essendo finiti così i lavori, nessuno ha più tirato fuori.
Assemblea ‘inesistente’ - Di pochi minuti fa il comunicato firmato da Solfaroli, Cucchetto e Raggi che ribadisce l’illegittimità dell’assemblea guidata da Caparvi. “Nel corso dei lavori alcuni soggetti e il consigliere Antonini – scrivono i 3 consiglieri – più volte interrompevano illegittimamente le attività dell’adunanza assembleare e chiedevano agli astanti, altrettanto illegittimamente, di procedere alla nomina di altro presidente…Antonini cercava illegittimamente di dirigere i lavori assembleari e proponeva agli astanti di designare per alzata di mano un presidente dell’assemblea….il presidente Solfaroli, dopo numerosi richiami all’ordine e inviti al rispetto della legge e dello statuto, era costretto a constatare l’impossibilità di un regolare svolgimento dei lavori…dichiarando chiusa l’adunanza, chiedeva al Notaio di verbalizzare quanto accaduto e sottoscriveva il verbale… Nonostante la leggittima chiusura dell’assemblea, una parte dei soggetti presenti dichiarava la propria volontà di dar luogo ad una non ben identificata assemblea della Scs da ritenersi, in realtà, del tutto illegittima e giuridicamente inesistente ”. Un comunicato che sembra prefigurare l'imminente presentazione di un ricorso in Tribunale.
TO© alla porta – quella fin qui riportata è la cronaca di queste prime 4 ore di assemblea, così come raccontata da alcuni testimoni. Tutoggi.info, infatti, considerato un giornale “non amico” da Antonini & Co. avendo avuto l’ardire di aver pubblicato i contenuti della Relazione di Bankit, è stato infatti gentilmente messo alla porta. Sia chiaro, sappiamo bene che i lavori assembleari di una società non quotata in borsa sono aperti ai soli soci. Ma non si può dimenticare che fino all’ultima adunanza della scorsa primavera i cronisti erano sempre stati ammessi ai lavori. Una possibilità che a microfoni aperti stamani aveva concesso anche il presidente pro tempore Solfaroli. Nonostante ciò chi scrive è riuscito a fare appena 5 passi e una ventina di gradini dell’Albornoz prima di essere avvicinato dall’ex pugile Valentino Giacomelli che intimava di abbandonare la sala. Lo stesso caloroso ‘benvenuto’ non è stato ovviamente riservato alla “stampa amica” che, con la compiacenza delle mascherine, ha potuto così seguire una parte dei lavori nella sala del piano terra (almeno fino a quando Caparvi non ha messo a votazione la fuoriuscita di coloro che non sono soci Scs). Le affettuose attenzioni, stavolta da parte dei vigilantes, non sono mancate neanche nei confronti di altri 2 giornalisti di Tuttoggi.info che della Scs sono però soci. Ad uno dei due (per la cronaca Carlo Vantaggioli), è stato richiesto infatti per 3 volte di mostrare il cedolino di azionista Scs. Una guardia ha mostrato di possedere doti paranormali: “mi sa tanto che lei non è socio?”, ha ammiccato con fare stile Piccolo sapientino il giovanottone in divisa. A questo punto, quando erano appena passate le 11, Tuttoggi.info ha deciso di ritirare tutta la propria squadra.
TO© alla porta – quella fin qui riportata è la cronaca di queste prime 4 ore di assemblea, così come raccontata da alcuni testimoni. Tutoggi.info, infatti, considerato un giornale “non amico” da Antonini & Co. avendo avuto l’ardire di aver pubblicato i contenuti della Relazione di Bankit, è stato infatti gentilmente messo alla porta. Sia chiaro, sappiamo bene che i lavori assembleari di una società non quotata in borsa sono aperti ai soli soci. Ma non si può dimenticare che fino all’ultima adunanza della scorsa primavera i cronisti erano sempre stati ammessi ai lavori. Una possibilità che a microfoni aperti stamani aveva concesso anche il presidente pro tempore Solfaroli. Nonostante ciò chi scrive è riuscito a fare appena 5 passi e una ventina di gradini dell’Albornoz prima di essere avvicinato dall’ex pugile Valentino Giacomelli che intimava di abbandonare la sala. Lo stesso caloroso ‘benvenuto’ non è stato ovviamente riservato alla “stampa amica” che, con la compiacenza delle mascherine, ha potuto così seguire una parte dei lavori nella sala del piano terra (almeno fino a quando Caparvi non ha messo a votazione la fuoriuscita di coloro che non sono soci Scs). Le affettuose attenzioni, stavolta da parte dei vigilantes, non sono mancate neanche nei confronti di altri 2 giornalisti di Tuttoggi.info che della Scs sono però soci. Ad uno dei due (per la cronaca Carlo Vantaggioli), è stato richiesto infatti per 3 volte di mostrare il cedolino di azionista Scs. Una guardia ha mostrato di possedere doti paranormali: “mi sa tanto che lei non è socio?”, ha ammiccato con fare stile Piccolo sapientino il giovanottone in divisa. A questo punto, quando erano appena passate le 11, Tuttoggi.info ha deciso di ritirare tutta la propria squadra.
(Carlo Ceraso - hanno collaborato Giada Martinetti, Leonardo Perini e Carlo Vantaggioli)
Ultimo aggiornamento h. 18.34
© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
** POPOLARE SPOLETO, TUTTI I “GIRI” DI ANTONINI: ORA TREMA SCS. ESCLUSIVO, LA RELAZIONE DI BANKITALIA

Spaventoso ‘giro di assegni’ anche con 2 consiglieri. Le multe comminate. La trasparenza della nuova governance
Carlo Ceraso
“Pervasivo, dominante e poco trasparente”. Così la Vigilanza di Banca d’Italia liquida l’operato di Giovannino Antonini - l’ex padre-padrone dellaBanca Popolare di Spoleto, oggi in sella, ironia della sorte, alla controllante Spoleto Credito e Servizi - nella Relazione rimasta finora blindatissima nelle stanze dei bottoni della “Spoleto”. Un documento dal quale emergono comportamenti e atti “non consoni alla delicatezza dell’incarico ricoperto” dal dominus senza il quale, a leggere le carte, non si muoveva foglia. Anzi, sembra proprio che tutto ruotasse intorno a lui: consiglieri di amministrazione, revisori dei conti, dirigenti e funzionari; molti dei quali al servizio di colui che da un ventennio sale le scale di piazza Pianciani, gli ultimi 10 da presidente.
L’ispezione – la Relazione, che Tuttoggi.info può anticipare, è quella firmata dalla Vigilanza, approvata dal Direttorio di Bankit lo scorso 24 maggio e recapitata a Bps a fine giugno. Una trentina di pagine in cui vengono ripercorse le ‘tappe’ dell’ispezione avviata da Palazzo Koch il 1 febbraio 2010, le controdeduzioni degli amministratori coinvolti e, infine, le sanzioni comminate a Cda, d.g. e revisori dei conti legati al periodo sottoposto ad accertamento. Multe che sembrano per la verità “minime” rispetto alle stesse decisioni della Vigilanza che, come si ricorderà, impose a Antonini e al vicepresidente vicario Bellingacci le dimissioni dal board. Dimissioni rassegnate dopo un estenuante braccio di ferro con la Vigilanza che sollevò non poco clamore sulle pagine di tutti i quotidiani nazionali. Una vicenda che offusca non poco la brillante carriera di questo 59enne imprenditore di provincia, agente assicurativo, diplomato al liceo scientifico spoletino e con una laurea honoris causa consegnatagli da una non meglio precisata Università Americana (il titolo italiano deve ancora conseguirlo visto che, leggendo un recente c.v., ha riportato di esser “iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Perugia”). Le azioni contestate dagli ispettori di Palazzo Koch, lo si scopre leggendo il documento, non sono neanche del tutto nuove: molte di quelle odierne gli erano state già sollevate (e sanzionate) nel 2006.
Le relazioni ‘pericolose’ – come l’utilizzo di conti Bps per la “gestione di proprie relazioni finanziarie con soggetti in stato di difficoltà”, come ebbero a scrivere cinque anni fa gli ispettori che sanzionarono il Cda dell’epoca, incapace di prendere le misure e persino le distanze da Antonini. La lezione però non è servita visto che Antonini ha continuato come se nulla fosse. Così la nuova Relazione sembra una copia della precedente, anche nelle responsabilità dei consiglieri. Con l’aggiunta però che Bankit evidenzia come su alcune vicende siano in corso iniziative della magistratura. Leggiamo: “con ottica sostanzialmente acritica il consesso ha accolto le risultanze degli accertamenti richiesti alla “Revisione Interna” sulla condotta del Presidente, benchè significative anomalie gestionali fossero rilevate, oltre che sulla esposizione principale oggetto dell’indagine, anche su ulteriori creditorie (SS Immobilare Srl, a sofferenza, e Olimpia, tuttora in fase di preammortamento) ed evidente risultasse il rischio reputazionale per l’organismo amministrato, in ordine al quale non possono trascurarsi le iniziative nel frattempo intraprese dall’Autorità Giudiziaria”. Ma c’è anche un’altra immobiliare su cui la Vigilanza ha acceso i riflettori, la Baronci Costruzioni Generali Srl.
I debiti sanati e quelli da sanare – del crack Baronci a Spoleto si parla da tempo. Una azienda cresciuta dal nulal in via esponenziale e finita sul lastrico per cause non ancora del tutto chiare. E’ risaputo che il titolare vantasse una forte amicizia con Antonini. Quello che non si sapeva, almeno ufficialmente, era la posizione dello stesso ex presidente. Antonini, scrive Bankit, è risultato “debitore verso la Baronci (già affidata) di una fattura di € 180mila anticipata alla stessa nel gennaio 2007, tra l’altro in misura integrale, anziché all’80%, come previsto dalla normativa interna”. Ma non è tutto. Anche un figlio dell’ex presidente ha una posizione analoga e ancor più pesante: “La Baronci ha altresì beneficiato, nell’aprile 2008, dell’accredito, anch’esso riconosciuto per intero in elusione alle regole interne, di un contratto di appalto di € 600mila avente come controparte il sig. Alberto Antonini, figlio del Presidente”. Alla ditta edile, la cui situazione finanziaria è già abbastanza compromessa, la Bps concede credito fino all’ottobre 2008, appena 2 mesi prima che venga messa in sofferenza per 2,6 milioni di euro. E i debiti dei due? L’ex presidente informò il Cda della propria esposizione solo il 9 febbraio 2009 ma si dovrà attendere ancora 2 mesi prima che si dichiari formalmente disponibile a sistemare il proprio debito: saldato in comode rate e compensando per di più parte degli emolumenti derivanti dalla carica di presidente. Insomma un trattamento a dir poco di favore, che difficilmente sarebbe stato concesso al più liquido dei clienti. Ma lui è il dominus e tutto può. Ancor più eclatante la posizione debitoria del figlio che a luglio 2011, a distanza ormai di tre anni, “permane impagata”.
Il “giro di assegni” – ma è sui movimenti registrati dal conto corrente dell’ex presidente che gli ispettori hanno fatto un vero e proprio balzo sulla sedia. Un giro di assegni che coinvolge altri amministratori di controllata e controllante e per cifre iperboliche: 21 milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno, in appena 16 mesi. Leggiamo: “Non corretto è risultato, inoltre, l’utilizzo da parte del Presidente del rapporto di conto corrente intrattenuto con la Banca, in larga misura interessato da movimentazione (15 milioni di euro nel 2008 e 6,3 milioni di euro nei primi quattro mesi del 2009) finalizzata alla creazione di surrettizie disponibilità (mediamente non meno di 300 mila euro) attraverso traenza e versamenti incrociati di assegni propri e di controparti ricorrenti, tra le quali anche esponenti della Banca (avv. Marco Bellingacci, vicepresidente vicario) e della Controllante (sig. Danilo Solfaroli, vicepresidente)”. Una vera e propria bomba se si considera che i tre oggi ricoprono nella Scs rispettivamente le cariche di presidente (Antonini), vicepresidente vicario (Solfaroli) e vicepresidente (Bellingacci). Quest'ultimo è stato designato solo pochi giorni fa nel silenzio più assoluto.
“Pervasivo, dominante e poco trasparente”. Così la Vigilanza di Banca d’Italia liquida l’operato di Giovannino Antonini - l’ex padre-padrone dellaBanca Popolare di Spoleto, oggi in sella, ironia della sorte, alla controllante Spoleto Credito e Servizi - nella Relazione rimasta finora blindatissima nelle stanze dei bottoni della “Spoleto”. Un documento dal quale emergono comportamenti e atti “non consoni alla delicatezza dell’incarico ricoperto” dal dominus senza il quale, a leggere le carte, non si muoveva foglia. Anzi, sembra proprio che tutto ruotasse intorno a lui: consiglieri di amministrazione, revisori dei conti, dirigenti e funzionari; molti dei quali al servizio di colui che da un ventennio sale le scale di piazza Pianciani, gli ultimi 10 da presidente.
L’ispezione – la Relazione, che Tuttoggi.info può anticipare, è quella firmata dalla Vigilanza, approvata dal Direttorio di Bankit lo scorso 24 maggio e recapitata a Bps a fine giugno. Una trentina di pagine in cui vengono ripercorse le ‘tappe’ dell’ispezione avviata da Palazzo Koch il 1 febbraio 2010, le controdeduzioni degli amministratori coinvolti e, infine, le sanzioni comminate a Cda, d.g. e revisori dei conti legati al periodo sottoposto ad accertamento. Multe che sembrano per la verità “minime” rispetto alle stesse decisioni della Vigilanza che, come si ricorderà, impose a Antonini e al vicepresidente vicario Bellingacci le dimissioni dal board. Dimissioni rassegnate dopo un estenuante braccio di ferro con la Vigilanza che sollevò non poco clamore sulle pagine di tutti i quotidiani nazionali. Una vicenda che offusca non poco la brillante carriera di questo 59enne imprenditore di provincia, agente assicurativo, diplomato al liceo scientifico spoletino e con una laurea honoris causa consegnatagli da una non meglio precisata Università Americana (il titolo italiano deve ancora conseguirlo visto che, leggendo un recente c.v., ha riportato di esser “iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Perugia”). Le azioni contestate dagli ispettori di Palazzo Koch, lo si scopre leggendo il documento, non sono neanche del tutto nuove: molte di quelle odierne gli erano state già sollevate (e sanzionate) nel 2006.
Le relazioni ‘pericolose’ – come l’utilizzo di conti Bps per la “gestione di proprie relazioni finanziarie con soggetti in stato di difficoltà”, come ebbero a scrivere cinque anni fa gli ispettori che sanzionarono il Cda dell’epoca, incapace di prendere le misure e persino le distanze da Antonini. La lezione però non è servita visto che Antonini ha continuato come se nulla fosse. Così la nuova Relazione sembra una copia della precedente, anche nelle responsabilità dei consiglieri. Con l’aggiunta però che Bankit evidenzia come su alcune vicende siano in corso iniziative della magistratura. Leggiamo: “con ottica sostanzialmente acritica il consesso ha accolto le risultanze degli accertamenti richiesti alla “Revisione Interna” sulla condotta del Presidente, benchè significative anomalie gestionali fossero rilevate, oltre che sulla esposizione principale oggetto dell’indagine, anche su ulteriori creditorie (SS Immobilare Srl, a sofferenza, e Olimpia, tuttora in fase di preammortamento) ed evidente risultasse il rischio reputazionale per l’organismo amministrato, in ordine al quale non possono trascurarsi le iniziative nel frattempo intraprese dall’Autorità Giudiziaria”. Ma c’è anche un’altra immobiliare su cui la Vigilanza ha acceso i riflettori, la Baronci Costruzioni Generali Srl.
I debiti sanati e quelli da sanare – del crack Baronci a Spoleto si parla da tempo. Una azienda cresciuta dal nulal in via esponenziale e finita sul lastrico per cause non ancora del tutto chiare. E’ risaputo che il titolare vantasse una forte amicizia con Antonini. Quello che non si sapeva, almeno ufficialmente, era la posizione dello stesso ex presidente. Antonini, scrive Bankit, è risultato “debitore verso la Baronci (già affidata) di una fattura di € 180mila anticipata alla stessa nel gennaio 2007, tra l’altro in misura integrale, anziché all’80%, come previsto dalla normativa interna”. Ma non è tutto. Anche un figlio dell’ex presidente ha una posizione analoga e ancor più pesante: “La Baronci ha altresì beneficiato, nell’aprile 2008, dell’accredito, anch’esso riconosciuto per intero in elusione alle regole interne, di un contratto di appalto di € 600mila avente come controparte il sig. Alberto Antonini, figlio del Presidente”. Alla ditta edile, la cui situazione finanziaria è già abbastanza compromessa, la Bps concede credito fino all’ottobre 2008, appena 2 mesi prima che venga messa in sofferenza per 2,6 milioni di euro. E i debiti dei due? L’ex presidente informò il Cda della propria esposizione solo il 9 febbraio 2009 ma si dovrà attendere ancora 2 mesi prima che si dichiari formalmente disponibile a sistemare il proprio debito: saldato in comode rate e compensando per di più parte degli emolumenti derivanti dalla carica di presidente. Insomma un trattamento a dir poco di favore, che difficilmente sarebbe stato concesso al più liquido dei clienti. Ma lui è il dominus e tutto può. Ancor più eclatante la posizione debitoria del figlio che a luglio 2011, a distanza ormai di tre anni, “permane impagata”.
Il “giro di assegni” – ma è sui movimenti registrati dal conto corrente dell’ex presidente che gli ispettori hanno fatto un vero e proprio balzo sulla sedia. Un giro di assegni che coinvolge altri amministratori di controllata e controllante e per cifre iperboliche: 21 milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno, in appena 16 mesi. Leggiamo: “Non corretto è risultato, inoltre, l’utilizzo da parte del Presidente del rapporto di conto corrente intrattenuto con la Banca, in larga misura interessato da movimentazione (15 milioni di euro nel 2008 e 6,3 milioni di euro nei primi quattro mesi del 2009) finalizzata alla creazione di surrettizie disponibilità (mediamente non meno di 300 mila euro) attraverso traenza e versamenti incrociati di assegni propri e di controparti ricorrenti, tra le quali anche esponenti della Banca (avv. Marco Bellingacci, vicepresidente vicario) e della Controllante (sig. Danilo Solfaroli, vicepresidente)”. Una vera e propria bomba se si considera che i tre oggi ricoprono nella Scs rispettivamente le cariche di presidente (Antonini), vicepresidente vicario (Solfaroli) e vicepresidente (Bellingacci). Quest'ultimo è stato designato solo pochi giorni fa nel silenzio più assoluto.
Gli emolumenti – L’ex presidente Bps riusciva ad influenzare, a quanto dice Bankit, anche l’assemblea dei soci in merito ai propri emolumenti, più di 320mila euro l’anno, come riportò alcuni giorni fa Tuttoggi.info . “Pervasiva e dominante è risultata l’azione esercitata in ambito aziendale dal Presidente, tra l’altro destinatario di consistenti emolumenti annui deliberato dall’Organo di appartenenza anziché in sede assembleare, stante l’assenza di formali incarichi aggiuntivi rispetto a quelli connessi all’espletamento del ruolo istituzionale. Appare censurabile anche la decisione dell’Assemblea di aumentare i compensi di amministratori e sindaci in corso di mandato (riunione del 21.04.2008)”
Il ‘buco’ nei controlli – dove sicuramente Antonini non ha colpe è sul servizio di controllo interno che, ante giugno 2010 (quando terminò l’ispezione della Vigilanza), sembrava far acqua da tutte le parti. “l’attività – scrivono da Roma - è connotata da metodologie e processi di verifica scarsamente estesi: gli accertamenti sono costituiti esclusivamente da sopralluoghi presso le filiali e da interventi straordinari relativi a frequenti episodi di malversazione, resi agevoli dalla carenza di riscontri di primo livello e di strumenti di monitoraggio a distanza inadeguati”.
Bacchettata a Cda e Revisori – quanto il dominus riuscisse a controllare i vertici Bps risulta chiaro continuando la lettura della Relazione. Neanche l’esposto presentato dall’ex presidente Scs Fabrizio Cardarelli (defenestrato la ‘notte di Natale’ 2008 perché probabilmente divenuto ormai scomodo) convince i 13 membri del Cda ad approfondire le vicende relative ad Antonini. Scrive Bankit: “le indagini sono state poco approfondite – come nel caso del denunciato ‘giro di assegni’ – e spesso basate sulla raccolta di mere dichiarazioni dello stesso Antonini che rassicurava il Cda sulla correttezza del proprio operato”. Un po’ come chiedere ad un figlio se ha marinato la scuola: 99 su 100 proverà a dire che lui a scuola c’è stato. Anche il collegio sindacale non è esente da responsabilità e da qualche maldestra manovra di guadagnare più gettoni di presenza: “non ha agito con la necessaria determinazione in ordine alle vicende che hanno interessato il Presidente Antonini – scrive Banca d’Italia –concentrando la propria attività più su aspetti e adempimenti di natura formale. Si è inoltre rilevato che i sindaci percepiscono più gettoni di presenza nel caso (non infrequente) di riunioni tenute nella stessa giornata con separate verbalizzazioni in relazioni agli argomenti trattati”.
La mano tenera – alla fine della Relazione le sanzioni pecuniare in merito alle violazioni commesse. Multe, tutto sommato, di valore relativo, forse perché l’obiettivo era quello di fare una nuovagovernance alla Banca umbra. La più pesante, ovviamente, ad Antonini (16.000) seguito da Bellingacci (12.000) e 9 dei 12 consiglieri del Cda (10mila). Agli altri 3 componenti (Raggi, Logi e Di Bello) e ai Revisori (Rossi, Bonelli e Fesani) 3.000€ avendo Bankit riconosciuto che, seppur in ritardo, presero le distanze dall’ex presidente arrivando anche a dare le dimissioni (come nel caso di Raggi e Logi). Stessa cifra minima all’ex d.g. Alfredo Pallini, anche lui “riabilitato” dalla Relazione di Bankit che ha sconfessato le motivazioni con cui Antonini convinse il Cda a revocargli l’incarico (leggi cosa ha scritto la Vigilanza a proposito di Cardarelli, Pallini e Raggi)***.
L’attualità – Intanto però la ‘nuova’ Bps, quella affidata dal 15 febbraio scorso al presidente D’Atanasio e al neo d.g. Tuccari procede per la propria strada, tanto da esser riuscita a smorzare le polemiche con i sindacati che sembrano apprezzare i nuovi metodi basati su meritocrazia e trasparenza. Ieri mattina il board ha tenuto un Cda a Perugia dove nel pomeriggio, nei locali prestati da Confindustria, ha voluto incontrare funzionari e responsabili di alcune filiali ai quali è stato illustrato il nuovo Piano Industriale. Difficile invece comprendere quali reazioni scatenerà la Relazione della Vigilanza, specie sul vertice Scs. Antonini già a suo tempo ha fatto sapere di non essere disponibile alle dimissioni dalla massima carica della controllante. Un atteggiamento che fa pendant con gli strali lanciati alla stampa che sioccupa del ‘caso Bps’ (dal Sole 24 Ore a Milano Finanza, Giornale dell’Umbria e Tuttoggi.info) e con i fantasiosi “complotti” denunciati all’indomani delle sue dimissioni. Certo, i comportamenti contestati dagli ispettori di Palazzo Koch hanno meritato – e vale ribadirlo – solo l’applicazione di una sanzione pecuniaria. Resta solo da attendere se il fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Spoleto sulle vicende della Bps avrà altri tipi di ripercussioni.
© Riproduzione riservata
Il ‘buco’ nei controlli – dove sicuramente Antonini non ha colpe è sul servizio di controllo interno che, ante giugno 2010 (quando terminò l’ispezione della Vigilanza), sembrava far acqua da tutte le parti. “l’attività – scrivono da Roma - è connotata da metodologie e processi di verifica scarsamente estesi: gli accertamenti sono costituiti esclusivamente da sopralluoghi presso le filiali e da interventi straordinari relativi a frequenti episodi di malversazione, resi agevoli dalla carenza di riscontri di primo livello e di strumenti di monitoraggio a distanza inadeguati”.
Bacchettata a Cda e Revisori – quanto il dominus riuscisse a controllare i vertici Bps risulta chiaro continuando la lettura della Relazione. Neanche l’esposto presentato dall’ex presidente Scs Fabrizio Cardarelli (defenestrato la ‘notte di Natale’ 2008 perché probabilmente divenuto ormai scomodo) convince i 13 membri del Cda ad approfondire le vicende relative ad Antonini. Scrive Bankit: “le indagini sono state poco approfondite – come nel caso del denunciato ‘giro di assegni’ – e spesso basate sulla raccolta di mere dichiarazioni dello stesso Antonini che rassicurava il Cda sulla correttezza del proprio operato”. Un po’ come chiedere ad un figlio se ha marinato la scuola: 99 su 100 proverà a dire che lui a scuola c’è stato. Anche il collegio sindacale non è esente da responsabilità e da qualche maldestra manovra di guadagnare più gettoni di presenza: “non ha agito con la necessaria determinazione in ordine alle vicende che hanno interessato il Presidente Antonini – scrive Banca d’Italia –concentrando la propria attività più su aspetti e adempimenti di natura formale. Si è inoltre rilevato che i sindaci percepiscono più gettoni di presenza nel caso (non infrequente) di riunioni tenute nella stessa giornata con separate verbalizzazioni in relazioni agli argomenti trattati”.
La mano tenera – alla fine della Relazione le sanzioni pecuniare in merito alle violazioni commesse. Multe, tutto sommato, di valore relativo, forse perché l’obiettivo era quello di fare una nuovagovernance alla Banca umbra. La più pesante, ovviamente, ad Antonini (16.000) seguito da Bellingacci (12.000) e 9 dei 12 consiglieri del Cda (10mila). Agli altri 3 componenti (Raggi, Logi e Di Bello) e ai Revisori (Rossi, Bonelli e Fesani) 3.000€ avendo Bankit riconosciuto che, seppur in ritardo, presero le distanze dall’ex presidente arrivando anche a dare le dimissioni (come nel caso di Raggi e Logi). Stessa cifra minima all’ex d.g. Alfredo Pallini, anche lui “riabilitato” dalla Relazione di Bankit che ha sconfessato le motivazioni con cui Antonini convinse il Cda a revocargli l’incarico (leggi cosa ha scritto la Vigilanza a proposito di Cardarelli, Pallini e Raggi)***.
L’attualità – Intanto però la ‘nuova’ Bps, quella affidata dal 15 febbraio scorso al presidente D’Atanasio e al neo d.g. Tuccari procede per la propria strada, tanto da esser riuscita a smorzare le polemiche con i sindacati che sembrano apprezzare i nuovi metodi basati su meritocrazia e trasparenza. Ieri mattina il board ha tenuto un Cda a Perugia dove nel pomeriggio, nei locali prestati da Confindustria, ha voluto incontrare funzionari e responsabili di alcune filiali ai quali è stato illustrato il nuovo Piano Industriale. Difficile invece comprendere quali reazioni scatenerà la Relazione della Vigilanza, specie sul vertice Scs. Antonini già a suo tempo ha fatto sapere di non essere disponibile alle dimissioni dalla massima carica della controllante. Un atteggiamento che fa pendant con gli strali lanciati alla stampa che sioccupa del ‘caso Bps’ (dal Sole 24 Ore a Milano Finanza, Giornale dell’Umbria e Tuttoggi.info) e con i fantasiosi “complotti” denunciati all’indomani delle sue dimissioni. Certo, i comportamenti contestati dagli ispettori di Palazzo Koch hanno meritato – e vale ribadirlo – solo l’applicazione di una sanzione pecuniaria. Resta solo da attendere se il fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Spoleto sulle vicende della Bps avrà altri tipi di ripercussioni.
© Riproduzione riservata
BPS, IL ‘CORVO’ ORA ATTACCA DG TUCCARI E FAMILIARI ANTONINI. BELLINGACCI SCALA CDA HOLDING - FOTO

113 missive a filiali, Procura Repubblica, Bankit e TO®. Bellingacci vicepresidente, ma sul sito non c’è traccia. Cda Bps convocato per 'documento molto delicato'
Carlo Ceraso
Sembra una sorta di remake del film di McLoughin, il celeberrimo “A volte ritornano”. Per la verità non se ne erano mai andati. Hanno solo cambiato piano, stanza, di sicuro maglia, ma non incarichi. Così dopo Giovannino Antonini - dimessosi da Bps dopo il ‘terremoto’ di Bankit lo scorso febbraio ma rientrato dalla finestra alla guida di Scs (la holding che controlla l’istituto di credito) – è la volta dell’avvocato Marco Bellingacci che è stato nominato vicepresidente della controllante. L’elezione è avvenuta lo scorso 16 settembre. La voce per la verità circolava da qualche giorno in città ma senza alcun riscontro ufficiale: neanche il sito istituzionale della holding, a stasera, riporta ancora della nomina. Semplice dimenticanza o volontà di non suscitare ulteriori polemiche sulla già martoriata attività del board guidato dal dominus Antonini? Difficile dirlo. Si ricostituisce però quasi lo stesso assetto che era già in Bps, con Antonini al vertice e Bellingacci subito dietro (anche se il vicepresidente vicario resta Danilo Solfaroli, fedelissimo, finora, del presidente). La nomina del Cda è arrivata con il voto a scrutinio segreto: 5 schede a favore e 2 astenuti, stando ai bene informati. L’incarico di vicepresidente, come si ricorderà, era stato lasciato “libero” dall’avvocato Michelangelo Zuccari all’indomani della nomina a vicepresidente vicario Bps (Zuccari mantiene però la carica di consigliere Scs).
I veleni del ‘corvo’ – ma a tener banco, fuori e dentro le mura di piazza Pianciani, è l’ultima missiva del ‘corvo’, già autore di altre lettere-denuncia, una delle quali acquisita di certo dalla Procura dellaRepubblica che da tempo ha avviato una inchiesta sulla Bps****. Un fascicolo rimasto finora senza indagati, nè ipotesi di reato. L’anonimo si era fatto “sentire” lo scorso 12 febbraio inviando un centinaio di lettere contenenti accuse pesantissime nei confronti di Antonini*****. Destinatari erano tutte le filiali della banca, i board di Bps e Scs con i relativi revisori dei conti, Banca d’Italia, Procura della Repubblica, Guardia di Finanza, Carabinieri e due giornali: Tuttoggi.info e Giornale dell’Umbria, gli unici, fra quelli locali e regionali, ad aver seguito da vicino il ‘caso’. Stessi destinatari anche per quest’ultima, imbucata lo scorso 20 settembre da fuori regione (il timbro riporta “Roma Fiumicino – 21 settembre”) e recapitata a partire da venerdì mattina. Il ‘corvo’ stavolta non se la prende solo con Antonini ma anche con alcuni suoi familiari, con l’attuale d.g. Francesco Tuccari, che secondo l’anonimo asseconderebbe troppo le volontà del presidente della holding, e con alcuni funzionari Bps. Quanto ci sia di vero è ovviamente tutto da dimostrare, non fosse che i rapporti fra Tuccari e Antonini, a sentire il management Bps, sono tutt’altro che idilliaci. Confrontando le due lettere si ha però una qualche conferma che l’autore sia lo stesso: uguale carattere di scrittura, stile e indirizzario. Da quella recapitataci nelle scorse ore, confrontata con la precedente, sparisce dai destinatari il “Coordinamento rete sud, area Terni, Rieti/Viterbo”, ufficio che in effetti è stato recentemente soppresso a seguito della riorganizzazione avviata da Tuccari. Un dettaglio che solo chi è al dentro le cose può sapere. Di contro però, nella lunga lista di destinatari non compaiono le sedi delle ultime due filiali inaugurate recentemente a Perugia, in via Campo di Marte, e ad Ancona.
Sembra una sorta di remake del film di McLoughin, il celeberrimo “A volte ritornano”. Per la verità non se ne erano mai andati. Hanno solo cambiato piano, stanza, di sicuro maglia, ma non incarichi. Così dopo Giovannino Antonini - dimessosi da Bps dopo il ‘terremoto’ di Bankit lo scorso febbraio ma rientrato dalla finestra alla guida di Scs (la holding che controlla l’istituto di credito) – è la volta dell’avvocato Marco Bellingacci che è stato nominato vicepresidente della controllante. L’elezione è avvenuta lo scorso 16 settembre. La voce per la verità circolava da qualche giorno in città ma senza alcun riscontro ufficiale: neanche il sito istituzionale della holding, a stasera, riporta ancora della nomina. Semplice dimenticanza o volontà di non suscitare ulteriori polemiche sulla già martoriata attività del board guidato dal dominus Antonini? Difficile dirlo. Si ricostituisce però quasi lo stesso assetto che era già in Bps, con Antonini al vertice e Bellingacci subito dietro (anche se il vicepresidente vicario resta Danilo Solfaroli, fedelissimo, finora, del presidente). La nomina del Cda è arrivata con il voto a scrutinio segreto: 5 schede a favore e 2 astenuti, stando ai bene informati. L’incarico di vicepresidente, come si ricorderà, era stato lasciato “libero” dall’avvocato Michelangelo Zuccari all’indomani della nomina a vicepresidente vicario Bps (Zuccari mantiene però la carica di consigliere Scs).
I veleni del ‘corvo’ – ma a tener banco, fuori e dentro le mura di piazza Pianciani, è l’ultima missiva del ‘corvo’, già autore di altre lettere-denuncia, una delle quali acquisita di certo dalla Procura dellaRepubblica che da tempo ha avviato una inchiesta sulla Bps****. Un fascicolo rimasto finora senza indagati, nè ipotesi di reato. L’anonimo si era fatto “sentire” lo scorso 12 febbraio inviando un centinaio di lettere contenenti accuse pesantissime nei confronti di Antonini*****. Destinatari erano tutte le filiali della banca, i board di Bps e Scs con i relativi revisori dei conti, Banca d’Italia, Procura della Repubblica, Guardia di Finanza, Carabinieri e due giornali: Tuttoggi.info e Giornale dell’Umbria, gli unici, fra quelli locali e regionali, ad aver seguito da vicino il ‘caso’. Stessi destinatari anche per quest’ultima, imbucata lo scorso 20 settembre da fuori regione (il timbro riporta “Roma Fiumicino – 21 settembre”) e recapitata a partire da venerdì mattina. Il ‘corvo’ stavolta non se la prende solo con Antonini ma anche con alcuni suoi familiari, con l’attuale d.g. Francesco Tuccari, che secondo l’anonimo asseconderebbe troppo le volontà del presidente della holding, e con alcuni funzionari Bps. Quanto ci sia di vero è ovviamente tutto da dimostrare, non fosse che i rapporti fra Tuccari e Antonini, a sentire il management Bps, sono tutt’altro che idilliaci. Confrontando le due lettere si ha però una qualche conferma che l’autore sia lo stesso: uguale carattere di scrittura, stile e indirizzario. Da quella recapitataci nelle scorse ore, confrontata con la precedente, sparisce dai destinatari il “Coordinamento rete sud, area Terni, Rieti/Viterbo”, ufficio che in effetti è stato recentemente soppresso a seguito della riorganizzazione avviata da Tuccari. Un dettaglio che solo chi è al dentro le cose può sapere. Di contro però, nella lunga lista di destinatari non compaiono le sedi delle ultime due filiali inaugurate recentemente a Perugia, in via Campo di Marte, e ad Ancona.
Antonini pornto a querelare - Ambienti molto vicini ad Antonini fanno sapere che il presidente, e con lui i familiari citati nella lettera, sta per presentare una nuova denuncia nei confronti del ‘corvo’. Nessun commento ufficiale invece da Bps, anche se alla riapertura di domattina, stando ad una fonte interna, gli ispettori Bps avvieranno dei non meglio precisati “accertamenti”.
Convocato Cda - Forse non è un caso che il ‘corvo’ sia tornato a farsi sentire proprio ora: a febbraio scorso scrisse la sua appena 3 giorni prima le dimissioni del vertice della banca (Antonini e Bellingacci); stavolta invece pare tornare a farsi vivo anticipando di poco il Cda Bps convocato per domani mattina. Un consiglio definito da alcuni “delicatissimo” e nel corso del quale “i consiglieri discuteranno di un documento ufficiale recapitato al board”. Impossibile al momento conoscerne i contenuti e da quale ufficio proviene. Elementi che Il ‘corvo’ potrebbe invece sapere.
© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
*** BP SPOLETO, BANKIT “RIABILITA” CARDARELLI, PALLINI E RAGGI. “NESSUNO VERIFICÒ L’ESPOSTO”

La Relazione dà ragione all’ex presidente Scs, defenestrato la notte di Natale. Smontata la teoria del ‘complotto catto-comunista’
(Car. Cer.) – Non avevano certo bisogno di un pezzo di carta che testimoniasse la loro buona condotta. Ma è indubbio che la Relazione licenziata dalla Banca d’Italia che censura i comportamenti e gli atti dell'ex presidenteAntonini, di contro ‘riabilita’ , per così dire, l’operato di alcuni degli esponenti dell’ultimo board Bps e dell’ex presidente Scs Fabrizio Cardarelli.
Cardarelli – come si ricorderà la errata comunicazione dell'ingresso di 23 nuovi soci Scs (su 21mila), peraltro imputabile ad un dirigente, fu la scusa per Antonini di far fuori dalla controllante il professor Fabrizio Cardarelli. Il defenestramento di Natale, come venne ribattezzato dalla stampa, per esser avvenuto il 26 dicembre 2008. I motivi in realtà erano ben altri: il professore aveva tempo prima cominciato a chieder conto di alcune operazioni finanziarie legate alla “Baronci”, messa in sofferenza proprio a dicembre 2008, e ad almeno altre due Immobiliari, una delle quali legata in qualche modo all’acquisto di locali dove è stata poi inaugurata una sede Bps. I contenuti dell’esposto presentato da Cardarelli a Bankit (come anche alla Procura) trovano oggi conferma nel documento stilato dagli ispettori. Che hanno bacchettato il vecchio board di non aver approfondito proprio la denuncia del professore.
Raggi – il presidente di Coop Centro Italia era stato accusato di ordire insieme a Coop Tirreno e con la collaborazione di Mps, una scalata a Bps. Per Bankit le cose stanno diversamente. “A seguito dell’intervento post-ispettivo del 13 gennaio 2011 – con il quale l’Organo di vigilanza ha richiesto tra l’altro il ricambio ai vertice del Cda (a cominciare dal presidente Antonini) – e delle divergenze determinatesi all’interno degli organi della Popolare, il sig. Raggi ha rassegnato le proprie dimissioni nel corso dell’adunanza del 31 gennaio 2011”. Dimissioni seguite da lì a poco (il 3 febbraio 2011) da Michele Logi. Altro che complotto! Raggi, vista l’ostinazione di Antonini (ma anche di Bellingacci) a non rassegnare le dimissioni, come richiesto loro dalla Vigilanza, ha preferito dimettersi dal Cda. Senza considerare che Coop Centro Italia era interessata sì a rilevare una quota Bps, ma non certo tale da acquisire il controllo.
Pallini – stessa “benedizione” per l’ormai ex direttore generale Alfredo Pallini. Gli ispettori per la verità, così come per Raggi, non hanno approvato per intero la condotta manageriale tenuta dal dirigente ternano, ma anche a lui hanno riconosciuto che non era facile lavorare con una personalità così “pervasiva e dominante” come quella di Antonini. Bankit però fa di più e smonta pezzo a pezzo anche le motivazioni che portarono il Cda a revocare a Pallini il mandato di direttore generale, in pratica di licenziarlo. Anche qui Antonini ci mette del suo e, aiutato da un consulente, si fa approvare dal board il licenziamento in tronco. Leggiamo cosa scrivono gli Ispettori: “Il Cda ha sposato l’interpretazione proposta da Antonini e dal consulente secondo la quale la ‘disamina della lettera redatta dalla Banca d’Italia’ avrebbe imposto di ‘procedere senza indugio, in via disciplinare, nei confronti del DG, dottor Alfredo Pallini, considerato che la quasi totalità dei rilievi mossi da Bankitalia erano riconducibili, direttamente o indirettamente alla figura e al ruolo del D.G.’”. Ci mancava solo che intonasse la canzone di Vasco “Colpa d’Alfredo” e la polpetta era completa. Ora delle due l’una: o Antonini, con tanto di consulente appresso, ha letto male o è in malafede. E’ la stessa Vigilanza a ricordarglielo oggi con parole più chiare: la sua interpretazione “risulta, con tutta evidenza, infondata, ove si consideri che le censure formulate dall’Organo di Vigilanza sia nell’ambito delle contestazioni, sia nella lettera di intervento avevano esplicitamente ad oggetto la condotta del Presidente e dell’intero Cda, tanto che gli inviti a sostituire alcuni esponenti riguardavano proprio il consesso, mentre non risultava alcuna prescrizione specifica relativamente al vertice dell’esecutivo”. Come a dire: “non ci provare Antonini, eri te che te ne dovevi andare, non Pallini”. Una situazione non di poco conto, se si considera che il ‘licenziamento’ è costato a Bps 1,5 milioni tondi tondi. Soldi gettati al vento e che ora alcuni soci dell’istituto di credito stanno pensando di reclamare attraverso una azione di responsabilità nei confronti del board.
Gli altri – tutto sommato, eccezion fatta per Antonini e Bellingacci, Bankitalia ha ‘salvato’ anche gli altri componenti dell’ultimo Cda: prova ne sia, al di là delle multe, che sono stati tutti riconfermati nel board a cominciare dal presidente Nazzareno D’Atanasio cui spetta il compito di traghettare Bps verso lidi più tranquilli.
© Riproduzione riservata
Cardarelli – come si ricorderà la errata comunicazione dell'ingresso di 23 nuovi soci Scs (su 21mila), peraltro imputabile ad un dirigente, fu la scusa per Antonini di far fuori dalla controllante il professor Fabrizio Cardarelli. Il defenestramento di Natale, come venne ribattezzato dalla stampa, per esser avvenuto il 26 dicembre 2008. I motivi in realtà erano ben altri: il professore aveva tempo prima cominciato a chieder conto di alcune operazioni finanziarie legate alla “Baronci”, messa in sofferenza proprio a dicembre 2008, e ad almeno altre due Immobiliari, una delle quali legata in qualche modo all’acquisto di locali dove è stata poi inaugurata una sede Bps. I contenuti dell’esposto presentato da Cardarelli a Bankit (come anche alla Procura) trovano oggi conferma nel documento stilato dagli ispettori. Che hanno bacchettato il vecchio board di non aver approfondito proprio la denuncia del professore.
Raggi – il presidente di Coop Centro Italia era stato accusato di ordire insieme a Coop Tirreno e con la collaborazione di Mps, una scalata a Bps. Per Bankit le cose stanno diversamente. “A seguito dell’intervento post-ispettivo del 13 gennaio 2011 – con il quale l’Organo di vigilanza ha richiesto tra l’altro il ricambio ai vertice del Cda (a cominciare dal presidente Antonini) – e delle divergenze determinatesi all’interno degli organi della Popolare, il sig. Raggi ha rassegnato le proprie dimissioni nel corso dell’adunanza del 31 gennaio 2011”. Dimissioni seguite da lì a poco (il 3 febbraio 2011) da Michele Logi. Altro che complotto! Raggi, vista l’ostinazione di Antonini (ma anche di Bellingacci) a non rassegnare le dimissioni, come richiesto loro dalla Vigilanza, ha preferito dimettersi dal Cda. Senza considerare che Coop Centro Italia era interessata sì a rilevare una quota Bps, ma non certo tale da acquisire il controllo.
Pallini – stessa “benedizione” per l’ormai ex direttore generale Alfredo Pallini. Gli ispettori per la verità, così come per Raggi, non hanno approvato per intero la condotta manageriale tenuta dal dirigente ternano, ma anche a lui hanno riconosciuto che non era facile lavorare con una personalità così “pervasiva e dominante” come quella di Antonini. Bankit però fa di più e smonta pezzo a pezzo anche le motivazioni che portarono il Cda a revocare a Pallini il mandato di direttore generale, in pratica di licenziarlo. Anche qui Antonini ci mette del suo e, aiutato da un consulente, si fa approvare dal board il licenziamento in tronco. Leggiamo cosa scrivono gli Ispettori: “Il Cda ha sposato l’interpretazione proposta da Antonini e dal consulente secondo la quale la ‘disamina della lettera redatta dalla Banca d’Italia’ avrebbe imposto di ‘procedere senza indugio, in via disciplinare, nei confronti del DG, dottor Alfredo Pallini, considerato che la quasi totalità dei rilievi mossi da Bankitalia erano riconducibili, direttamente o indirettamente alla figura e al ruolo del D.G.’”. Ci mancava solo che intonasse la canzone di Vasco “Colpa d’Alfredo” e la polpetta era completa. Ora delle due l’una: o Antonini, con tanto di consulente appresso, ha letto male o è in malafede. E’ la stessa Vigilanza a ricordarglielo oggi con parole più chiare: la sua interpretazione “risulta, con tutta evidenza, infondata, ove si consideri che le censure formulate dall’Organo di Vigilanza sia nell’ambito delle contestazioni, sia nella lettera di intervento avevano esplicitamente ad oggetto la condotta del Presidente e dell’intero Cda, tanto che gli inviti a sostituire alcuni esponenti riguardavano proprio il consesso, mentre non risultava alcuna prescrizione specifica relativamente al vertice dell’esecutivo”. Come a dire: “non ci provare Antonini, eri te che te ne dovevi andare, non Pallini”. Una situazione non di poco conto, se si considera che il ‘licenziamento’ è costato a Bps 1,5 milioni tondi tondi. Soldi gettati al vento e che ora alcuni soci dell’istituto di credito stanno pensando di reclamare attraverso una azione di responsabilità nei confronti del board.
Gli altri – tutto sommato, eccezion fatta per Antonini e Bellingacci, Bankitalia ha ‘salvato’ anche gli altri componenti dell’ultimo Cda: prova ne sia, al di là delle multe, che sono stati tutti riconfermati nel board a cominciare dal presidente Nazzareno D’Atanasio cui spetta il compito di traghettare Bps verso lidi più tranquilli.
© Riproduzione riservata
**** BANCA POPOLARE SPOLETO, INCHIESTA DELLA PROCURA. INDAGINI ALLA GDF. AGGIORNAMENTO: NOMINE INTERNE CDA
Il procuratore Riggio a TO® “c’è una inchiesta in corso, al momento non ci sono ipotesi di reato nè indagati”. Acquisita agli atti anche la lettera del ‘corvo”. Carboni notato a Spoleto? Sindacati ritrovano
Carlo Ceraso
(4 marzo, h 23.45) E’ stato un nuovo cda fiume quello che si è tenuto stamani in Bps. Una lunga riunione, svoltasi in un clima definito ‘sereno’ da alcuni consiglieri. Il Consiglio direttivo ha affrontato alcune questioni. A cominciare dalla relazione di Bankit, ovvero di quei correttivi interni richiesti dalla Vigilanza all’istituto di credito e già attuati dagovernance e management. Ma il consiglio – durante il quale si è parlato anche della inchiesta della Procura di Spoleto annunciata da TO®, GdU e MF, inchiesta che, vale ribadirlo non registra “almomento nè ipotesi di reato, nè persone indagate” - ha affrontato anche i nuovi assetti dei Comitati interni. A cominciare da quello più importante (Controllo interno) che vede la nomina a coordinatore del professor Maurizio Leonardo Lombardi e i consiglieri Marco Carbonari e Valentino Conti quali membri. Il Cda ha anche nominati i consiglieri Aldo Amoni e Claudio Umbrico quali componenti del Comitato per la remunerazione (coordinatore è stato nomnato Valentino Conti)
-------------------
C’è una inchiesta in corso della procura della repubblica di Spoleto sulla Banca Popolare di Spoleto, l’istituto di credito finito più di un mese fa nel mirino della Banca d’Italia che ha riscontrato alcune anomali nei comportamenti tenuti dalla precedente governance (quella dell’ex presidente Giovannino Antonini e del vice vicario Marco Bellingacci).
La notizia circolava in città da qualche giorno, in quello sciame di voci tipico della provincia dove ogni volta che capita qualcosa di clamoroso c’è chi mette del suo per ingigantirla.
Ma stavolta è tutto vero, come conferma il procuratore capo Gianfranco Riggio (nella foto) nel breve colloquio concesso a Tuttoggi.info e al Giornale dell'Umbria. “C’è una attività in corso, al momento non ci sono ipotesi di reato, nè persone indagate” afferma il procuratore Riggio. Agli atti dell’inchiesta è stata acquisita anche la lettera spedita recentemente dal ‘corvo’, colui (o colei) che è tornato a farsi sentire con una missiva al vetriolo, inviata ad un centinaio di indirizzi, inclusa la nostra redazione e quella del GdU. “Un documento che deve essere valutato” chiarisce il titolare della procura “anche se alcune questioni erano già all’attenzione di questo ufficio”. Di più il dottor Riggio non dice, ma tanto basta per capire che alcune vicende sono “attenzionate” da tempo dai magistrati.
Esposti e veleni – d’altra parte sulle vicende più recentemente ‘sanzionate’ da Bankit, non era stato solo il ‘corvo’. Prima di lui, in maniera ufficiale, era stato l’ex presidente della Scs (la holding che controlla la Bps) Fabrizio Cardarelli ad inviare più di un esposto agli organi di vigilanza (Bankite e Consob) e alla stessa procura di Spoleto. I dubbi sollevati da Cardarelli, come aveva già anticipato TO®, erano legati a “consistenti predite che la Bps rischia di riportare per affidamenti che appaiono discutibili nel merito e nel metodo”. In particolare sarebbero 3 le operazioni finanziarie avallate dalla precedente gestione della Bps: il fallimento Baronci, quello di un’altra società edile spoletina e di una azienda di Terni (il cui titolare venne arrestato nel dicembre 2008 per bancarotta).
Le indagini – non vi sono conferme ufficiali, ma è molto probabile che a condurre le indagini siano le fiamme gialle di Spoleto che negli ultimi mesi avrebbero passato al setaccio bilanci e documentazione contabile delle due società del comprensorio di competenza. Dunque un filone di indagine c’è e prosegue.
La ‘difesa’ di Antonini – la conferma giunta dal Procura rafforzerà l’opinione di chi da giorni attacca l’ex governance Bps. Ma in qualche modo avalla le dichiarazioni rilasciate lunedì dallo stesso Giovannino Antonini che, in una conferenza stampa che ha fatto saltare più di uno sulla sedia, sottolineava come la sua nomina a presidente della Scs (a scapito del presidente Fausto Protasi) è legata anche al fatto di ‘non essere indagato’ per i ‘comportamenti’ a lui addebitati dalla Vigilanza di Palazzo Koch. Certo per Antonini gli ultimi mesi non devono esser stati affatto leggeri, finito indirettamente anche in alcune intercettazioni nell’ambito delle inchieste sulla P3 e sullo scandalo della Rimini Yacht. Anche se il padre-padrone della Banca ha sempre negato di aver avuto contatti o intrattenuto affari con l’imprenditore romagnolo Giulio Lolli(arrestato a Tripoli lo scorso 17 gennaio e di cui si sono perse le tracce dopo la rivolta al regime di Muammar Gheddafi) o il faccendiere sardo Flavio Carboni. “Sono dei millantatori” li aveva definiti l’avvocato Duccio Caparvi, legale di Antonini. Anche se in città c’è chi giura di aver visto almeno due volte, la scorsa estate, Carboni. “Una volta è entrato in un negozio di antiquariato del centro storico” dice a Tuttoggi.info una fonte che non vuol esser citata. Voci, chiacchiere, veleni: troppo poco, ovviamente, per accostare il faccendiere ad Antonini; ma abbastanza per tenere alta la tensione su tutta la vicenda che interessa l’ex presidente della Banca degli umbri. Il quale, lunedì scorso, parlando sua sponte anche del caso Baronci, si era definito “una vittima, la parte lesa” da quella vicenda.
Sindacato preoccupato – intanto la giornata odierna registra una intesa fra le organizzazioni sindacali bancarie, dopo la corsa al comunicato stampa dei giorni scorsi che aveva fatto intravedere dei forti distinguo fra OOSS. L’occasione l’ha creata la Uilca regionale (rimasta finora in silenzio) che ha convocato tutte le sigle ad un confronto. I distinguo sono stati fatti (Uil e Cgil chiedono di conoscere la relazione di Bankit, Fabi e Ugl sembrano più vicine all’antonini- pensiero, Cisl e Silcea su posizioni più moderate) ma alla fine è stata trovata un’intesa sfociata nella nota diramata nel pomeriggio. “dall’incontro – si legge nel comunicato – è emerso da parte di tutte le sigle uno stato di forte preoccupazione circa i possibili scenari futuri derivanti anche dalla poca certezza e trasparenza delle informazioni disponibili sulle principali questioni che hanno agitato in queste ultime settimane, la vita della principale banca locale umbra. La riunione ha determinato l’indicazione di una forte ripresa dell’iniziativa sindacale unitaria, che punterà, fin da subito, in sede aziendale ad attivare il confronto sui contenuti strategici del piano industriale, allo scopo di valutare punti di forza ed eventuali punti di debolezza nello scenario competitivo ed operativo della banca”
Nuovo Cda – intanto domani la governance Bps (ancora orfana dei consiglieri in quota a Mps e Coop Centro Italia) tornerà a riunirsi. Al centro dell’incontro i correttivi richiesti dai funzionari del governatore Mario Draghi e già attivati dal management. Forse – ma è solo una ipotesi – si tornerà a parlare anche della vicenda del d.g. Pallini i cui avvocati si incontreranno a breve con quelli della Banca. Di sicuro si allontanano di ora in ora le possibilità di un rientro dell’alto dirigente, il cui reintegro è stato fortemente richiesto da Mps ma altrettanto osteggiato da Antonini. E’ evidente che l’ascesa di quest’ultimo alla guida della capogruppo ha reso ancor più problematica una eventuale soluzione bonaria. I legali di Pallini, ma la notizia non torva conferme ufficiali, sarebbero intenzionati a chiedere non meno di 1 milioni di euro quale buonuscita. La vicenda ha alimentato una ridda di voci sul possibile successore. In pole position rimane il vice direttore generale Mauro Conticini. Ironia della sorte Pallini, che fino a poco tempo fa veniva osannato dall’ex presidente della banca, viene oggi difeso dal primo socio di minoranza Mps (ma anche da uno sparuto numero di consiglieri Bps come D’Atanasio e Lombardi); Conticini, a suo tempo indicato da Rocca Salimbeni, sembra invece entrato nelle grazie dei fedelissimi di Antonini. Per dirla come l’ex n. 1 Bps, che lunedì ironizzava sui cognomi, potrebbe essere una questione di ‘ini’. Ma non è così.
(aggiornato alle 22.55)
© Riproduzione riservata
***** BANCA POPOLARE SPOLETO, TORNA IL ‘CORVO’ E DECINE DI LETTERE ANONIME (FOTO®)

A Tuttoggi.info una copia della anonima missiva timbrata a Roma Fiumicino. Cambio al vertice: spunta ipotesi Monini. AGGIORNAMENTI: la posizione della Cgil. Mail anonima di Comitato proAntonini. On. Girlanda "Politica e OOSS out da Bps" (nei co
(Carlo Ceraso) – Doveva essere la giornata della “quiete”, dopo i troppi giorni che hanno registrato la ‘tempesta’ intorno alle vicende che stanno interessando il vertice della Bps. Ed invece, come se ce ne fosse bisogno, è stata un’altra giornata di tensione, meglio, di veleni. Contenuti in una busta spedita in mezza Italia centrale da un ‘corvo’: lettera che ricalca tanto, nello stile e nei contenuti, quelle che già 2 anni orsono interessarono l’istituto di credito (che si difese sporgendo formale denuncia-querela contro ignoti). Oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) la nuova ‘puntata’.
Il corvo – il documento non aggiunge nulla di nuovo a quanto era stato già scritto dalla ignota mano nel 2009, anzi questa volta vengono riportate delle imprecisioni che fanno ipotizzare che l’autore stia cercando a dir poco di aumentare la tensione. 128 le lettere datate 7 luglio 2011 e spedite almeno ilgiorno dopo da una località di fuori regione, probabilmente dal Lazio: sul timbro postale, infatti, non compare la località di Firenze (dove viene smistata tutta la posta per l’Umbra) bensì quella di Roma Fiumicino. E la data del 9 febbraio. Le prime missive sarebbero state consegnate nella mattinata di oggi a quasi tutte le filiali della Banca Popolare (86) e a 18 responsabili di area e dirigenti della banca. Le restanti 14 sono state inviate ai Cda di Bps e Scs, ai loro collegi sindacali, alle forze dell’ordine (Carabinieri e Guardia di Finanza), alla Procura della Repubblica di Spoleto e a 2 quotidiani (Tuttoggi.info e il Giornale dell’Umbria). Una sorta di volantinaggio che conferma, come denunciato nei giorni scorsi anche dal presidente Giovannino Antonini, il clima di veleni che circonda la Popolare. L’anonima lettera ha fatto ben presto il giro dei dipendenti bancari aumentando così la loro preoccupazione per quanto sta avvenendo e mettendo in allerta le organizzazioni sindacali. Facile immaginare che sia stato dato già mandato ai legali della banca di perseguire penalmente l’autore della missiva.
La lettera – il “corvo” ha usato anche questa volta un computer per scrivere il testo della sua ultima avvelenata con la quale si scaglia sul vertice della Bps, tirando in ballo, anche a sproposito, autorità religiose e istituzionali. Per il resto nulla di nuovo sotto il sole. Se non il presunto giro di assegni, già ipotizzato dalla ignota mano due anni orsono, che si sarebbe a suo tempo verificato fra 2 consiglieri della Bps e 1 della Scs: una vicenda che Bankitalia avrebbe affrontato nel corso della ormai nota ispezione dello scorso anno e che, pur non avendo arrecato danni patrimoniali all’istituto, avrebbe portato ad esprimere un giudizio negativo sul comportamento tenuto dalla presidenza. Al punto di chiederne le dimissioni.
Le ultime ore – il presidente Antonini questa mattina ha fatto rientro a Spoleto, dopo aver trascorso le ultime 48 ore a Roma presso lo studio dei consulenti legali che lo assistono nell’affaire che lo vede finora contrapposto alla decisione presa dagli ispettori di Palazzo Koch che hanno fissato per il 16 febbraio prossimo l’ultimatum per le sue dimissioni. Antonini, a detta di alcuni, in queste ultime ore starebbe maturando la decisione di fare il tanto atteso passo indietro, anche se starebbe lavorando affinchè la Bps resti autonoma. Per saperne di più però bisognerà attendere il prossimo Cda, previsto per lunedì prossimo, anche se da Milano rimbalza la notizia che ad oggi (venerdì) non è stata ancora firmata la sua convocazione.
La successione – continua intanto e senza sosta il toto-successore alla guida dell’istituto di credito umbro. I nomi più probabili, a sentire alcuni osservatori, restano quelli di Fausto Protasi (già vice direttore generale della Bps e attuale presidente della Scs, la holding che controlla la Bps) e di Alberto Pacifici (già presidente della CaRiSpo). Ma dal Palazzo comunale spunta una nuova ipotesi, tutta da verificare: quella che vorrebbe un possibile ingresso dell’industriale Zefferino Monini, già consigliere della Bps anni orsono e attuale consigliere comunale nella lista civica Rinnovamento, vicina al centrodestra ma da sempre molto critica nei confronti dell’operato di Antonini (uomo considerato molto vicino al Pdl). Il count down comunque è partito e si annuncia un inizio di settimana a dir poco incandescente. La speranza è che almeno questo week end scivoli via sereno.
Riproduzione riservata
****** SPOLETO, GLI “SGAMBETTI” DI ANTONINI & CO. NUOVI GUAI IN VISTA. TUTTI A SPASSO

Dalle carte il giudice ravvisa i colpi bassi dell'assembea di dicembre. E' primavera, la stampa umbra si risveglia
Carlo Ceraso
Si arricchisce l’elenco delle definizioni che hanno segnato gli ultimi anni della gestione Antonini alla guida prima di Banca Popolare Spoleto e, da un anno, della holding Scs che ne controlla la quota di maggioranza. All’operato già definito da Bankitalia “pervasivo, dominante e poco trasparente” di quando era in sella alla PopSpoleto, si aggiunge ora quello affibbiato all’ex dominus (e al suo entourage) dal giudice Roberto Laudenzi il quale ha detto chiaramente che alla assemblea del 17 dicembre scorso ci sarebbe stato più di “uno sgambetto”. E’ quanto trapela in queste ore sull’udienza di venerdì scorso dove i vertici di Scs - privati dal giorno prima dei poteri della straordinaria amministrazione - si sono incontrati con le parti ricorrenti (l’ex board di Solfaroli, Cucchetto e Raggi da una parte; i 4 soci ‘ribelli’ dall’altra) ed hanno dovuto ingoiare l’amaro boccone. Le poche parole di Laudenzi sono bastate a far calare il panno all’ex padre-padrone e a convincere all’istante i suoi legali (gli avvocati Feliziani, Morera e Trabalza) ad accettare la proposta di indire una nuova assemblea dei soci in accordo con i ricorrenti. Una mazzata. I volti dei poco magnifici 7 cavalieri della Scs si sono scuriti come quando calano le tenebre, con l’unica eccezione del consigliere Pasquale Coreno che da buon ex agente dei servizi segreti è abituato a non tradire le emozioni.
Le strategie – una utopia pensare che l’accordo si raggiungerà presto. Il primo incontro comunque è fissato per il prossimo 8 maggio a Roma ma è probabile che non sarà l’ultimo. Certo Antonini (in una foto d'archivio) ora ha tutto l’interesse a cercare l’intesa (il 27 successivo c’è l’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio Scs, ma è quella straordinaria del 27 luglio, per l’aumento di capitale della controllata Bps, a preoccupare il Cda privo dei necessari poteri), ma a quale prezzo? Facile pensare che i ricorrenti porranno sul piatto della bilancia qualche condizione di non poco conto, anche perché ora sono loro in vantaggio. Ad intimorire di più è la posizione che assumeranno i 4 soci (Arcangeli, Graniti, Martinelli e Roscini) assistiti dall’avvocato Massimo Marcucci, il legale che ha inferto il colpo più duro al ‘sistema’ Antonini, forse ancor più di quello assestato lo scorso anno da Palazzo Koch quando Antonini e Bellingacci furono defenestrati dal board di PopSpoleto. Non di meno comunque quella di Solfaroli & Co., assistiti dall’avvocato Stefano Mazzi di Perugia, fra i maggiori esperti di diritto societario in Umbria, e dal professor Zaccheo del foro di Roma (assente all’ultima udienza). Se è certo che i “ribelli” chiederanno precise regole per lo svolgimento dell’assemblea (visto che all’adunanza di dicembre scorso Antonini e Caparvi avrebbero mandato a farsi benedire le norme statutarie), non è da escludersi che possano proporre l’uscita dal board proprio di Antonini e Bellingacci. Impossibile che accettino una simile condizione, sarebbe come invitare Berlusconi a passare una notte con la Merkel. Gli studi legali sono comunque già al lavoro per studiare strategie e controstrategie, ma appare improbo che l’assemblea possa tenersi in tempi brevi. Voci non controllate sostengono che il Cda potrebbe anche dimettersi in blocco per consentire ai revisori dei conti di bissare la strategia di novembre scorso convocando una assemblea straordinaria con la quale rimettere in sella Antonini. Ma è solo una ipotesi che non trova conferme ufficiali.
Controdenunce in vista – qualche nuovo guaio potrebbe arrivare per la Scs dall’azione che i clienti di Marcucci, e lo stesso legale, stanno per avviare nei confronti della holding dopo il durissimo comunicato diramato da quest’ultima che aveva preannunciato azioni legali nei loro confronti. Secondo la nota dell’istituto di credito i ricorrenti “hanno mistificato i fatti di fronte al giudice”*******, inducendo il presidente del Tribunale in errore con la sentenza della sospensione del Cda, poi parzialmente modificata con la sospensione dei poteri straordinari e comunque riconfermata anche dal giudice istruttore*********. Secondo Scs i “ribelli” avrebbero spacciato l’assemblea del 25 aprile scorso per “straordinaria quando aveva invece carattere ordinario, come da ordine del giorno che è stato in pubblicazione trenta giorni sul sito BPS, sui manifesti nonché sugli organi della stampa”. Ma è proprio scorrendo la sezione “Investor Relations” del sito Bps che si nota una anomalia. Il primo documento è del 27 gennaio con oggetto “Calendario eventi”, leggiamolo: “Venerdì/sabato 27/28 aprile 2012 Assemblea Ordinaria dei Soci per approvazione Bilancio e Straordinaria”. Del 22 marzo un nuovo comunicato con oggetto “Parziale modifica calendario eventi societari 2012: Si informa che il Cda ha modificato la data dell’Assemblea Ordinaria dei Soci che si terrà il 26/27 aprile 2012”. E l’assemblea straordinaria? Insomma sul sito istituzionale non vi è traccia alcune dell'annullamento dell’assemblea straordinaria. Una anomalia che potrebbe aver indotto in errore i ricorrenti, che forse non meritavano il trattamento riservato loro da Scs. Il comunicato della holding, diramato alla stampa privo di firma, ha peraltro sollevato i malumori di diversi avvocati del foro di Spoleto che sono scesi al fianco di Marcucci e potrebbero a breve chiedere un intervento dell’Ordine presieduto proprio da Paolo Feliziani.
Si arricchisce l’elenco delle definizioni che hanno segnato gli ultimi anni della gestione Antonini alla guida prima di Banca Popolare Spoleto e, da un anno, della holding Scs che ne controlla la quota di maggioranza. All’operato già definito da Bankitalia “pervasivo, dominante e poco trasparente” di quando era in sella alla PopSpoleto, si aggiunge ora quello affibbiato all’ex dominus (e al suo entourage) dal giudice Roberto Laudenzi il quale ha detto chiaramente che alla assemblea del 17 dicembre scorso ci sarebbe stato più di “uno sgambetto”. E’ quanto trapela in queste ore sull’udienza di venerdì scorso dove i vertici di Scs - privati dal giorno prima dei poteri della straordinaria amministrazione - si sono incontrati con le parti ricorrenti (l’ex board di Solfaroli, Cucchetto e Raggi da una parte; i 4 soci ‘ribelli’ dall’altra) ed hanno dovuto ingoiare l’amaro boccone. Le poche parole di Laudenzi sono bastate a far calare il panno all’ex padre-padrone e a convincere all’istante i suoi legali (gli avvocati Feliziani, Morera e Trabalza) ad accettare la proposta di indire una nuova assemblea dei soci in accordo con i ricorrenti. Una mazzata. I volti dei poco magnifici 7 cavalieri della Scs si sono scuriti come quando calano le tenebre, con l’unica eccezione del consigliere Pasquale Coreno che da buon ex agente dei servizi segreti è abituato a non tradire le emozioni.
Le strategie – una utopia pensare che l’accordo si raggiungerà presto. Il primo incontro comunque è fissato per il prossimo 8 maggio a Roma ma è probabile che non sarà l’ultimo. Certo Antonini (in una foto d'archivio) ora ha tutto l’interesse a cercare l’intesa (il 27 successivo c’è l’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio Scs, ma è quella straordinaria del 27 luglio, per l’aumento di capitale della controllata Bps, a preoccupare il Cda privo dei necessari poteri), ma a quale prezzo? Facile pensare che i ricorrenti porranno sul piatto della bilancia qualche condizione di non poco conto, anche perché ora sono loro in vantaggio. Ad intimorire di più è la posizione che assumeranno i 4 soci (Arcangeli, Graniti, Martinelli e Roscini) assistiti dall’avvocato Massimo Marcucci, il legale che ha inferto il colpo più duro al ‘sistema’ Antonini, forse ancor più di quello assestato lo scorso anno da Palazzo Koch quando Antonini e Bellingacci furono defenestrati dal board di PopSpoleto. Non di meno comunque quella di Solfaroli & Co., assistiti dall’avvocato Stefano Mazzi di Perugia, fra i maggiori esperti di diritto societario in Umbria, e dal professor Zaccheo del foro di Roma (assente all’ultima udienza). Se è certo che i “ribelli” chiederanno precise regole per lo svolgimento dell’assemblea (visto che all’adunanza di dicembre scorso Antonini e Caparvi avrebbero mandato a farsi benedire le norme statutarie), non è da escludersi che possano proporre l’uscita dal board proprio di Antonini e Bellingacci. Impossibile che accettino una simile condizione, sarebbe come invitare Berlusconi a passare una notte con la Merkel. Gli studi legali sono comunque già al lavoro per studiare strategie e controstrategie, ma appare improbo che l’assemblea possa tenersi in tempi brevi. Voci non controllate sostengono che il Cda potrebbe anche dimettersi in blocco per consentire ai revisori dei conti di bissare la strategia di novembre scorso convocando una assemblea straordinaria con la quale rimettere in sella Antonini. Ma è solo una ipotesi che non trova conferme ufficiali.
Controdenunce in vista – qualche nuovo guaio potrebbe arrivare per la Scs dall’azione che i clienti di Marcucci, e lo stesso legale, stanno per avviare nei confronti della holding dopo il durissimo comunicato diramato da quest’ultima che aveva preannunciato azioni legali nei loro confronti. Secondo la nota dell’istituto di credito i ricorrenti “hanno mistificato i fatti di fronte al giudice”*******, inducendo il presidente del Tribunale in errore con la sentenza della sospensione del Cda, poi parzialmente modificata con la sospensione dei poteri straordinari e comunque riconfermata anche dal giudice istruttore*********. Secondo Scs i “ribelli” avrebbero spacciato l’assemblea del 25 aprile scorso per “straordinaria quando aveva invece carattere ordinario, come da ordine del giorno che è stato in pubblicazione trenta giorni sul sito BPS, sui manifesti nonché sugli organi della stampa”. Ma è proprio scorrendo la sezione “Investor Relations” del sito Bps che si nota una anomalia. Il primo documento è del 27 gennaio con oggetto “Calendario eventi”, leggiamolo: “Venerdì/sabato 27/28 aprile 2012 Assemblea Ordinaria dei Soci per approvazione Bilancio e Straordinaria”. Del 22 marzo un nuovo comunicato con oggetto “Parziale modifica calendario eventi societari 2012: Si informa che il Cda ha modificato la data dell’Assemblea Ordinaria dei Soci che si terrà il 26/27 aprile 2012”. E l’assemblea straordinaria? Insomma sul sito istituzionale non vi è traccia alcune dell'annullamento dell’assemblea straordinaria. Una anomalia che potrebbe aver indotto in errore i ricorrenti, che forse non meritavano il trattamento riservato loro da Scs. Il comunicato della holding, diramato alla stampa privo di firma, ha peraltro sollevato i malumori di diversi avvocati del foro di Spoleto che sono scesi al fianco di Marcucci e potrebbero a breve chiedere un intervento dell’Ordine presieduto proprio da Paolo Feliziani.
La stampa – le ultime clamorose vicende giudiziarie hanno svegliato dal torpore anche la stampa locale, rimasta fin qui in disparte quasi a non voler disturbare il manovratore. Eccezion fatta per il Giornale dell’Umbria, che da sempre segue le vicende Bps-Scs, tutti gli altri si son dovuti allineare e dare le ‘tristi’ novelle che offuscano l’immagine di Antonini & Co. Anche il sonnacchioso Tg3 ha parlato dell’udienza che ha bacchettato il modo in cui fu condotta l’assemblea della ‘vergogna’ del 17 dicembre scorso. E persino il CorUmbria (dove Bps, grazie ad una operazione fortemente voluta dall’ex dominus, vanta una quota azionaria che nel 2011 ha registrato una svalutazione per 946mila euro) è stato costretto a dedicare una ventina di righe alla vicenda. Piccoli segnali di come il “sistema” che ruota intorno all’attuale vertice Scs continua a registrare una lenta ma inesorabile decadenza. Certo anche fra i giornalisti e pseudo tali, di fedelissimi ne restano svariati. Come il duo, più simile a Stanlio e Ollio, pronto sempre ad esaltare le notizie che piacciono al capo e a censurare quelle che potrebbero disturbarlo. Esilarante l’intervista video di giovedì scorso: “ecco presidende – dice l’intervistatore mostrando una padronanza della lingua da far invidia anche a un maestro delle elementari - fino a ieri lei era sospeso come cda, oggi viene riammesso come cda della credito e servizi…ma inzomma cosa fa questo giudice (il presidente del Tribunale, n.d.r.) che prima sospende e poi riammette?”. C’è da comprenderlo, poverino, è tanta la foga di far bella figura con il leader che preferisce far finta di non aver capito quello che realmente è successo in tribunale. Tanta la voglia di annunciare all'orbe terracqueo il verbo, che il video finisce su Youtube con l'affettuoso quanto semplice titolo di "Giovanni". La risposta dell'interlocutore fa passare un brivido lungo la schiena: “sono solidale al giudice – dice il presidentissimo, che non si rende neanche conto della gaffe che sta per fare - perché purtroppo è stato tratto in inganno dai soliti personaggi che a Spoleto conosciamo tutti, i quali son andati da lui dicendo cose false e le hanno messe per iscritto”. Talmente tratto in inganno che poche ore dopo l'intervista è arrivata al board anche la “legnata” del giudice istruttore.
© Riproduzione riservata
******* BANCA SPOLETO, CLAMOROSO ANTONINI DENUNCIA I SOCI RICORRENTI. BPS, BILANCIO APPROVATO ALL’UNANIMITÀ. DOMANI NUOVA UDIENZA IN TRIBUNALE

AGGIORNAMENTI: Bps, si dimette membro del collegio, D’Atanasio ok - Scs, nuovo comunicato. Pesanti accuse nella prima nota: “avvocato e soci hanno mistificato i fatti”. Sono 1 noto imprenditore, 2 ex dirigenti Bps e 1 commercialista. Scs
Carlo Ceraso
Solo dopo le 21 il sito Bps ha ripreso a funzionare ed è stato così possibile conoscere la nota che conferma l’approvazione del bilancio 2011 e la “copertura integrale della perdita dell’esercizio, pari a 11.988.812 euro, tramite utilizzo parziale della riserva straordinaria e la non distribuzione di alcun dividendo per l’esercizio 2011”. Confermati dunque i risultati che il Cda aveva già approvato (clicca qui). Confermati anche gli amministratori cooptati (Mario Benotti e Michele Di Gianni) mentre il Cda, riunitosi dopo l’assemblea, ha preso atto delle dimissioni del “sindaco effettivo Marco Turchi motivate da ulteriori rilevanti impegni professionali e dai conseguenti profili di incompatibilità aventi decorrenza dal 27 aprile 2012”, come si legge nella nota. Resta in carica il presidente Bps Nazzareno D’Atanasio, sul quale nei giorni scorsi erano circolate molte autorevoli voci, non smentite, circa la sua volontà di abbandonare il board. Sempre in serata, ma sul sito Scs, è stato pubblicato un nuovo comunicato stampa, dai toni più ‘morbidi’ rispetto a quello delle 17.53 inviato solo a parte dei media ma di contenuti pressochè simili. Anche se in quest’ultimo documento il presidente Antonini ora annuncia che il provvedimento del giudice sospende ancora il board dal trattare materie di carattere straordinario. Almeno fino alle 12 di oggi quando dinnanzi al giudice Laudenzi si terrà la prima udienza circa i ricorsi presentati avverso l’assemblea de 17 dicembre scorso.
(Aggiornato alle 01.42 del 27 aprile 2012)
(Aggiornato alle 01.42 del 27 aprile 2012)
---------------------
E’ stata un’altra giornata di inferno a piazza Pianciani, sede di Bps e Scs, dove i colpi di scena si sono susseguiti fino a tarda mattinata. Fino a quando non è arrivato il nuovo dispositivo del presidente del Tribunale di Spoleto Emilia Bellina che ha parzialmente modificato il precedente provvedimento con cui il magistrato aveva sospeso il Cda di Antonini (Scs) in procinto di approvare il bilancio della controllata Bps. Ma andiamo con calma per raccontare quello che è successo dopo le 13********.
Bilancio approvato - Intorno alle 14 l’assemblea dei soci dell’istituto di credito ha approvato il bilancio 2011 che registra un rosso di 12 milioni di euro. Non è dato sapere quali altre decisioni hanno preso gli azionisti, in attesa che venga diramato il comunicato stampa agli organi di controllo (il sito Bps, alla sezione “Investor Relations” non è accessibile da un paio di ore) .
Soci denunciati – ma il nuovo colpo di scena arriva alle 17.53 quando la Scs invia un comunicato (a Tuttoggi.info non pervenuto) nel quale si annuncia una azione legale nei confronti dei soci e del loro avvocato che avevano richiesto al giudice di sospendere i l Cda della holding in attesa che si pronunci lo stesso Tribunale di Spoleto (il giudice Roberto Laudenzi) chiamato a decidere sui due ricorsi presentati d’urgenza più di due mesi fa e la cui prima udienza si terrà domani, venerdì 28. Leggiamo il documento Scs (privo di firma): “Con un atto di revoca del precedente dispositivo, il Presidente del Tribunale di Spoleto ha restituito chiarezza alla vicenda che aveva portato la Spoleto Credito e Servizi al centro di recenti notizie stampa. Al Tribunale si erano rivolti quattro soci della SCS chiedendo la sospensione dell’efficacia dell’Assemblea della stessa SCS del 17 dicembre 2011 adducendo che, “da notizie di giornali”, l’Assembla della Banca Popolare di Spoleto del 26/27 aprile avrebbe proceduto a “importanti trasformazioni dell’assetto” sostenendo che sarebbe stato ridotto “il numero dei consiglieri da 14 a 7” e che “il direttore generale Dott. Tuccari” avrebbe assunto “la veste di amministratore delegato” . Il ricorso faceva quindi paventare che l’Assemblea della BPS avesse carattere straordinario e non ordinario”. Motivazioni che per la Scs sono “del tutto false, infatti l’ordine del giorno che i quattro soci ricorrenti non avevano allegato al ricorso presentato in Tribunale, prevedeva” l’approvazione del Bilancio, la conferma di due consiglieri cooptati e la “relazione informativa sulla politica di remunerazione e sulla sua applicazione nell’esercizio 2011; deliberazioni inerenti e conseguenti”. Continua il comunicato: “considerato inoltre che tale ordine del giorno, oggetto quindi di un’Assemblea ordinaria della Banca Popolare di Spoleto Spa, è stato in pubblicazione trenta giorni sul sito ufficiale della BPS, sui manifesti pubblicati in tutti gli spazi delle affissioni della città di Spoleto, nonché sugli organi della stampa, risulta evidente il danno che l’azione promossa dai quattro soci ha cagionato alla Banca Popolare di Spoleto, società quotata in borsa, che aveva l’obbligo di procedere entro la data prevista all’approvazione del bilancio, peraltro approvato in data odierna all’unanimità dall’Assemblea in un clima di grande compattezza e serenità da tutti i soci”. Infine l’affondo con tanto di nomi e cognomi dei soci ricorrenti: “si è trattato quindi – conclude il comunicato - di un comportamento pretestuoso che ha procurato danni materiali e d’immagine notevolissimi anche alla Spoleto Credito e Servizi e ai membri del suo Consiglio di Amministrazione; danni di cui saranno chiamati a rispondere nelle competenti sedi giudiziarie l’Avv. Massimo Marcucci latore del ricorso e i suoi assistiti Sandro Martinelli, Pierfrancesco Graniti, Mario Arcangeli e Pietro Roscini che hanno mistificato i fatti di fronte al giudice”. Nessun riferimento invece a quella parte della sentenza con la quale il giudice Bellina ha confermato la sospensione del Cda di Antonini dall’attuare atti di straordinaria amministrazione, dettaglio di non poco conto per una società che controlla una banca quotata in borsa. Rileggiamo il dispositivo: “dispone che il vigente cda della società SCS, eletto dall'Assemblea dei soci del 17 dicembre 2011 in orario successivo alle 10,50 resti in carica esclusivamente per la trattazione di tutte le materie di carattere ordinario….rimettendo le parti di fronte al già designato Giudice istruttore (il giudice Laudenzi, n.d.r.), per l'udienza del 27 aprile 2012, revocando conseguentemente la sospensione dell'efficacia della già richiamata delibera assembleare del 17 dicembre 2011, nei termini sopra indicati". Bisognerà dunque attendere la giornata di domani per conoscere le decisioni del magistrato in merito ai due ricorsi presentati dai soci e dall’ex Cda Scs (Cucchetto, Raggi e Solfaroli).
Scs, "no dividendi" – intanto dal sito della Scs si apprende che ieri l’altro Antonini & Co. hanno approvato il bilancio 2011 che sottoporranno all’assemblea dei soci il prossimo 25 maggio. I dati del bilancio d’esercizio mostrano un utile netto di +881mila euro (-388mila rispetto al 2010) e un patrimonio netto di 85,8 milioni. Segno meno nel bilancio consolidato. Leggiamo: “l’utile netto consolidato ammonta a -€/000 7.867; il patrimonio netto consolidato ammonta a €/000 77.673”. Il board si presenterà agli azionisti proponendo di “non distribuire il dividendo”. Tre i punti all’ordine del giorno, oltre all’approvazione del bilancio: il rinnovo dei membri del collegio sindacale (fino al 2014), la determinazione dei compensi per Cda e revisori (il board non avanzerà “alcuna richiesta rimettendosi alle determinazioni dei soci”) e la proposta di un “sopraprezzo di 21 euro per le domande di ammissione e sottoscrizione di azioni pervenute alla società a partire dal 1 gennaio 2013”.
© Riproduzione riservata
Bilancio approvato - Intorno alle 14 l’assemblea dei soci dell’istituto di credito ha approvato il bilancio 2011 che registra un rosso di 12 milioni di euro. Non è dato sapere quali altre decisioni hanno preso gli azionisti, in attesa che venga diramato il comunicato stampa agli organi di controllo (il sito Bps, alla sezione “Investor Relations” non è accessibile da un paio di ore) .
Soci denunciati – ma il nuovo colpo di scena arriva alle 17.53 quando la Scs invia un comunicato (a Tuttoggi.info non pervenuto) nel quale si annuncia una azione legale nei confronti dei soci e del loro avvocato che avevano richiesto al giudice di sospendere i l Cda della holding in attesa che si pronunci lo stesso Tribunale di Spoleto (il giudice Roberto Laudenzi) chiamato a decidere sui due ricorsi presentati d’urgenza più di due mesi fa e la cui prima udienza si terrà domani, venerdì 28. Leggiamo il documento Scs (privo di firma): “Con un atto di revoca del precedente dispositivo, il Presidente del Tribunale di Spoleto ha restituito chiarezza alla vicenda che aveva portato la Spoleto Credito e Servizi al centro di recenti notizie stampa. Al Tribunale si erano rivolti quattro soci della SCS chiedendo la sospensione dell’efficacia dell’Assemblea della stessa SCS del 17 dicembre 2011 adducendo che, “da notizie di giornali”, l’Assembla della Banca Popolare di Spoleto del 26/27 aprile avrebbe proceduto a “importanti trasformazioni dell’assetto” sostenendo che sarebbe stato ridotto “il numero dei consiglieri da 14 a 7” e che “il direttore generale Dott. Tuccari” avrebbe assunto “la veste di amministratore delegato” . Il ricorso faceva quindi paventare che l’Assemblea della BPS avesse carattere straordinario e non ordinario”. Motivazioni che per la Scs sono “del tutto false, infatti l’ordine del giorno che i quattro soci ricorrenti non avevano allegato al ricorso presentato in Tribunale, prevedeva” l’approvazione del Bilancio, la conferma di due consiglieri cooptati e la “relazione informativa sulla politica di remunerazione e sulla sua applicazione nell’esercizio 2011; deliberazioni inerenti e conseguenti”. Continua il comunicato: “considerato inoltre che tale ordine del giorno, oggetto quindi di un’Assemblea ordinaria della Banca Popolare di Spoleto Spa, è stato in pubblicazione trenta giorni sul sito ufficiale della BPS, sui manifesti pubblicati in tutti gli spazi delle affissioni della città di Spoleto, nonché sugli organi della stampa, risulta evidente il danno che l’azione promossa dai quattro soci ha cagionato alla Banca Popolare di Spoleto, società quotata in borsa, che aveva l’obbligo di procedere entro la data prevista all’approvazione del bilancio, peraltro approvato in data odierna all’unanimità dall’Assemblea in un clima di grande compattezza e serenità da tutti i soci”. Infine l’affondo con tanto di nomi e cognomi dei soci ricorrenti: “si è trattato quindi – conclude il comunicato - di un comportamento pretestuoso che ha procurato danni materiali e d’immagine notevolissimi anche alla Spoleto Credito e Servizi e ai membri del suo Consiglio di Amministrazione; danni di cui saranno chiamati a rispondere nelle competenti sedi giudiziarie l’Avv. Massimo Marcucci latore del ricorso e i suoi assistiti Sandro Martinelli, Pierfrancesco Graniti, Mario Arcangeli e Pietro Roscini che hanno mistificato i fatti di fronte al giudice”. Nessun riferimento invece a quella parte della sentenza con la quale il giudice Bellina ha confermato la sospensione del Cda di Antonini dall’attuare atti di straordinaria amministrazione, dettaglio di non poco conto per una società che controlla una banca quotata in borsa. Rileggiamo il dispositivo: “dispone che il vigente cda della società SCS, eletto dall'Assemblea dei soci del 17 dicembre 2011 in orario successivo alle 10,50 resti in carica esclusivamente per la trattazione di tutte le materie di carattere ordinario….rimettendo le parti di fronte al già designato Giudice istruttore (il giudice Laudenzi, n.d.r.), per l'udienza del 27 aprile 2012, revocando conseguentemente la sospensione dell'efficacia della già richiamata delibera assembleare del 17 dicembre 2011, nei termini sopra indicati". Bisognerà dunque attendere la giornata di domani per conoscere le decisioni del magistrato in merito ai due ricorsi presentati dai soci e dall’ex Cda Scs (Cucchetto, Raggi e Solfaroli).
Scs, "no dividendi" – intanto dal sito della Scs si apprende che ieri l’altro Antonini & Co. hanno approvato il bilancio 2011 che sottoporranno all’assemblea dei soci il prossimo 25 maggio. I dati del bilancio d’esercizio mostrano un utile netto di +881mila euro (-388mila rispetto al 2010) e un patrimonio netto di 85,8 milioni. Segno meno nel bilancio consolidato. Leggiamo: “l’utile netto consolidato ammonta a -€/000 7.867; il patrimonio netto consolidato ammonta a €/000 77.673”. Il board si presenterà agli azionisti proponendo di “non distribuire il dividendo”. Tre i punti all’ordine del giorno, oltre all’approvazione del bilancio: il rinnovo dei membri del collegio sindacale (fino al 2014), la determinazione dei compensi per Cda e revisori (il board non avanzerà “alcuna richiesta rimettendosi alle determinazioni dei soci”) e la proposta di un “sopraprezzo di 21 euro per le domande di ammissione e sottoscrizione di azioni pervenute alla società a partire dal 1 gennaio 2013”.
© Riproduzione riservata
******** SPOLETO, BPS AL PALO: NOTIFICATO DISPOSITIVO DEL GIUDICE. AGGIORNAMENTI: ANNULLATA SENTENZA MA CDA SOLO "ORDINARIO"

Esclusiva TO®: ecco la sentenza. La mail dell'avv. Marcucci (nei Commenti). L'abbraccio di Caparvi con Bellingacci "Feliziani, un capolavoro". Tribunale ‘presidiato’ dagli avvocati
Ore 13.01 – Se Atene piange, sparta non ride. E’una vittoria a metà quella ottenuta dal board Scs. Il presidente del Tribunale Emilia Bellina ha sì annullato l’ordinanza, rimettendo in carica il Cda di Antonini, ma ha lasciato questo in carica solo per le decisioni di ordinaria amministrazione. Almeno fino a quando il giudice Laudenzi non avrà deciso sui due ricorsi con i quali gli avvocati Zaccheo, Mazzi e Marcucci hanno impugnato l’assemblea Scs del 17 dicembre scorso che vide il voto plebiscitario pro Antonini (la prima udienza è fissata per le 12 di domattina). Tuttoggi.info è in grado di anticipare il contenuto del dispositivo emesso in tarda mattinata, documento che sta circolando già fra gli uffici di piazza Pianciani. Leggiamo: “A modifica del provvedimento reso in data 24 aprile, dispone che il vigente CdA della società Spoleto Credito e Servizi, eletto dall’assemblea dei soci del 17 dicembre 2011 in orario successivo alle 10.50, resti in carica esclusivamente per la trattazione di tutte le materie di carattere ordinario ivi compresa la partecipazione e il voto all’assemblea della Bps, rimettendo le parti di fronte al già designato giudice istruttore per l’udienza del 27 aprile 2012, revocando conseguentemente la sospensione dell’efficacia della già richiamata delibera“.
Ore 12.08 - E' stata annullata l'ordinanza di sospensione del Cda presieduto da Giovannino Antonini. Dunque il board della holding che controlla Bps è legittimo. Via libera quindi all'assemblea dei soci della Popolare che a breve saranno chiamati ad approvare il bilancio 2011 (ma a questopunto l'intero ordine del giorno). La notizia dell'annullamento del precedente provvedimeno giudiziario trapela in questi istanti dal palazzo del Tribunale. E' stata la stessa presidente Bellina, alla luce del ricorso presentato d'urgenza stamani, ad anullare il provvedimento che aveva preso ieri l'altro "inaudita altera parte". A prendere il nuovo dispositivo erano presenti gli avvocati Marco Bellingacci e Claudio Caparvi che si sono abbracciati per il succsso conseguito: "Feliziani ha fatto un capolavoro" si sono detti stringendosi l'uno all'altro. E' quindi più che probabile che a firmare il controricorso che assegna un nuovo punto a favore di Antonini sia stato l'avvocato Paolo Feliziani. Bellingacci e Caparvi hanno già abbandonato il Tribunale per recarsi in gran fretta a piazza Pianciani per dar così il via ai lavori dell'assemblea.
Ore 11.50 – i vertici dei due istituti di credito sono fiduciosi sulla possibilità di aprire regolarmente i lavori dell’assemblea tanto che stanno chiamando alle operazioni di accreditamento alcuni soci fra quelli ‘fedelissimi’ alla linea Antonini. E’ quanto conferma a Tuttoggi.info uno di questi ultimi che ha chiesto di mantenere l’anonimato: “mi hanno telefonato poco fa pregandomi di raggiungere la banca per partecipare ai lavori che, a detta del mio interlocutore, si terrà regolarmente fra pochi minuti”
Ore 11.34 – a piazza Pianciani sono in corso le operazioni di accreditamento dei soci Bps che si sono presentati alla convocazione delle 10.30 dell’assemblea che vede fra l’altro l’approvazione del bilancio 2012. E’ quanto conferma in questi minuti l’ufficio stampa dell’istituto di credito. E’ probabile che le operazioni vadano a rilento in attesa di un nuovo provvedimento del giudice: si spiegherebbe così la presenza dell’avvocato Marco Bellingacci in Tribunale che potrebbe aver depositato un contro-ricorso a quello vinto ieri l’altro da alcuni soci ai quali il presidente del tribunale ha dato ragione sospendendo “inaudita altera parte e sine die” il Cda di Antonini dalla carica .
Ore 11.22 - Il dispositivo del giudice che sospende il Cda della Scs presieduto da Giovannino Antonini è stato notificato alla holding che controlla Banca Popolare Spoleto i cui soci erano chiamati questa mattina (alle 10.30) ad approvare il bilancio 2011. L’avvocato Massimo Marcucci è riuscito a vincere la corsa contro il tempo facendo consegnare dall’ufficiale giudiziario la sentenza emessa martedì scorso dal presidente del tribunale Emilia Bellina. L’atto, a quanto è dato sapere, è stato notificato pochi minuti dopo le 9. Una curiosità: dalle 8.30 in Tribunale era presente l’avvocato Marco Bellingacci, consigliere Scs, che ‘presidiava’ gli uffici, forse per un colloquio con i magistrati, più probabilmente per presentare un controricorso a quello presentato lunedì scorso da alcuni soci assistiti dall’avvocato Marcucci. A piazza Pianciani, sede dei due istituti, le bocche sono letteralmente cucite: i telefoni dell’ufficio stampa, come quelli della segreteria generale squillano a vuoto. Non è dato sapere se l’assemblea degli azionisti sia cominciata o, come regola vorrebbe, sta per essere rinviata: per il codice civile, infatti, il bilancio non può essere approvato se non è presente almeno la “metà del capitale sociale” (Scs detiene il 51% della quota Bps). Quanto basta, meglio basterebbe, per rinviare la seduta alla giornata di domani quando, in seconda votazione, il bilancio potrà essere approvato “qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci partecipanti”.
(Sara Cipriani e Jacopo Brugalossi)
Riproduzione riservata
Riproduzione riservata
********* SPOLETO BPS-SCS, CLAMOROSO SI VA VERSO NUOVA ASSEMBLEA HOLDING. ANTONINI LASCIA TRIBUNALE A TESTA BASSA. ANTEPRIMA TUTTOGGI.INFO

Le prime indiscrezioni dopo l’udienza. Confermata sentenza del giudice Bellina: no amministrazione straordinaria. Un fiume di avvocati: al lavoro per comunicato congiunto
Jacopo Brugalossi e Sara Cipriani
La Spoleto Credito e Servizi dovrà riconvocare una nuova Assemblea dei Soci. E’ la notizia, a dir poco clamorosa, che Tuttoggi.info può anticipare dopo l’udienza tenutasi stamani davanti al giudice Roberto Laudenzi del Tribunale di Spoleto che ha licenziato le parti alle 10.50. Non ci sono al momento conferme ufficiali dal momento che i legali tengono le bocche serrate. “Nessun commento, ci sentiamo più tardi” è il ritornello di almeno 3 di loro. Perché in aula oggi c’era un vero e proprio esercito di avvocati: Morera, Feliziani e Trabalza per la parte resistente (Scs schierava in aula l’intero board con in testa Giovannino Antonini); gli avvocati Mazzi, La Spina e Sciannameo per l’ex Cda di Solfaroli, Cucchetto e Raggi che ha impugnato l’assemblea del 17 dicembre scorso (quella ribattezzata della ‘vergogna’ per le modalità con cui fu tenuta dopo che Solfaroli aveva chiuso i lavori) ed infine, ma non da ultimo, l’avvocato Marcucci che assisteva i 4 soci Arcangeli, Graniti, Martinelli e Roscini, anche loro contrari allo svolgimento della riunione che cinque mesi fa rimise in sella Antonini.
Il giudice Laudenzi deve aver riconosciuto le ragioni dei ricorrenti se è vero che le 3 parti in causa hanno deciso di inviare a breve un comunicato stampa congiunto. Tanto che il professor Morera, capita la situazione, avrebbe subito proposto un incontro (che si terrà a Roma il prossimo 10 maggio) per decidere congiuntamente la data della nuova assemblea. Raggiunta la disponibilità di tutti a trovare una intesa, l’udienza è stata rinviata al prossimo 28 settembre: un tempo ragionevole per consentire la convocazione di una nuova adunanza che necessariamente richiederebbe una 60na di giorni (probabile quindi che l’assemblea degli azionisti Scs si terrà in estate). E non potrebbe essere altrimenti se si vuol arrivare all’assemblea dei soci della controllata Bps, convocata per il 27 luglio a decidere sull’aumento di capitale di 30milioni di euro. Perché, a quanto può anticipare Tuttoggi.info, il giudice Laudenzi ha confermato in toto il provvedimento emesso ieri dalla presidente del Tribunale Emilia Bellina che ha sospeso il Cda di Antonini dal compiere atti di straordinaria amministrazione (come è appunto l’approvazione dell’aumento di capitale).
Inutile dire che Antonini & Co. hanno abbandonato palazzo di giustizia a capo basso, raggiungendo subito palazzo Pianciani dove sarebbe in corso una riunione straordinaria del board. Più tardi gli aggiornamenti su questa giornata destinata a sollevare non poco clamore.
© Riproduzione riservata
La Spoleto Credito e Servizi dovrà riconvocare una nuova Assemblea dei Soci. E’ la notizia, a dir poco clamorosa, che Tuttoggi.info può anticipare dopo l’udienza tenutasi stamani davanti al giudice Roberto Laudenzi del Tribunale di Spoleto che ha licenziato le parti alle 10.50. Non ci sono al momento conferme ufficiali dal momento che i legali tengono le bocche serrate. “Nessun commento, ci sentiamo più tardi” è il ritornello di almeno 3 di loro. Perché in aula oggi c’era un vero e proprio esercito di avvocati: Morera, Feliziani e Trabalza per la parte resistente (Scs schierava in aula l’intero board con in testa Giovannino Antonini); gli avvocati Mazzi, La Spina e Sciannameo per l’ex Cda di Solfaroli, Cucchetto e Raggi che ha impugnato l’assemblea del 17 dicembre scorso (quella ribattezzata della ‘vergogna’ per le modalità con cui fu tenuta dopo che Solfaroli aveva chiuso i lavori) ed infine, ma non da ultimo, l’avvocato Marcucci che assisteva i 4 soci Arcangeli, Graniti, Martinelli e Roscini, anche loro contrari allo svolgimento della riunione che cinque mesi fa rimise in sella Antonini.
Il giudice Laudenzi deve aver riconosciuto le ragioni dei ricorrenti se è vero che le 3 parti in causa hanno deciso di inviare a breve un comunicato stampa congiunto. Tanto che il professor Morera, capita la situazione, avrebbe subito proposto un incontro (che si terrà a Roma il prossimo 10 maggio) per decidere congiuntamente la data della nuova assemblea. Raggiunta la disponibilità di tutti a trovare una intesa, l’udienza è stata rinviata al prossimo 28 settembre: un tempo ragionevole per consentire la convocazione di una nuova adunanza che necessariamente richiederebbe una 60na di giorni (probabile quindi che l’assemblea degli azionisti Scs si terrà in estate). E non potrebbe essere altrimenti se si vuol arrivare all’assemblea dei soci della controllata Bps, convocata per il 27 luglio a decidere sull’aumento di capitale di 30milioni di euro. Perché, a quanto può anticipare Tuttoggi.info, il giudice Laudenzi ha confermato in toto il provvedimento emesso ieri dalla presidente del Tribunale Emilia Bellina che ha sospeso il Cda di Antonini dal compiere atti di straordinaria amministrazione (come è appunto l’approvazione dell’aumento di capitale).
Inutile dire che Antonini & Co. hanno abbandonato palazzo di giustizia a capo basso, raggiungendo subito palazzo Pianciani dove sarebbe in corso una riunione straordinaria del board. Più tardi gli aggiornamenti su questa giornata destinata a sollevare non poco clamore.
© Riproduzione riservata
Nessun commento:
Posta un commento