domenica 4 agosto 2013

Caccia alla mamma del killer di Yara
La lista con 400 nomi


IL VERTICE


Dopo le rivelazioni del testimone su Guerinoni. Donne di Rovetta e dei comuni vicini


Yara GambirasioYara Gambirasio
La ricerca della mamma dell'assassino di Yara Gambirasio si concentra su un elenco di 400 nomi e cognomi di donne. Tanti, ma non tantissimi se si considera che in due anni di indagini sono state chiamate 14.000 persone per i prelievi del Dna. Soprattutto ora, dopo le indicazioni fornite da una recente testimonianza che, se troverà conferma, potrebbe determinare la svolta per risolvere il rebus dell'omicidio della bambina di Brembate Sopra. 
Il testimone è un ex collega di Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno morto nel 1999, che per gli inquirenti è il padre del killer. Suo coscritto, classe 1938, vigile ausiliario e volontario tuttofare di Parre, il pensionato ha rivelato: «Guerinoni mi disse di aver messo incinta una ragazza». Poi ha aggiunto indicazioni di tempo: «Sarà stato il 1962 o il 1963, lei era più giovane di noi». E di luogo: «Era di San Lorenzo di Rovetta». A conti fatti, oggi la donna dovrebbe avere 70 anni e il figlio 50. Gli inquirenti hanno acquisito gli elenchi di nomi sulla base delle sue indicazioni. 
Credibile o no, questa testimonianza è la sola nelle mani di chi indaga e conferma la pista che fino a una manciata di giorni fa si basava sulla sola scienza, la genetica, quella cioè dei Dna. Gli inquirenti, infatti, erano arrivati a Guerinoni da una catena di confronti di profili genetici con quello trovato sugli slip e sui leggings della vittima: la firma del presunto assassino. Il lavoro in laboratorio aveva portato prima a un ragazzo, poi ai suoi zii e, infine, al loro padre: l'autista di Gorno. Visto che l'uomo era sepolto da 13 anni, il suo Dna è stato ricostruito con il calcolo biostatistico, poi confermato dall'analisi di una marca da bollo sulla sua patente e di alcuni francobolli che erano stati in suo possesso. Quindi il dato shock: è anche il padre dell'assassino. Ma il profilo genetico dei suoi due figli non coincide con quello ribattezzato «ignoto 1» nelle carte scientifiche dell'inchiesta. Da qui la pista del figlio illegittimo. 
Ora gli investigatori, pur divisi tra fiduciosi e perplessi, stanno verificando la testimonianza del pensionato di Parre. Lo conferma il fatto che la scorsa settimana carabinieri e polizia si erano precipitati a Rovetta. La presenza si è poi ridimensionata nei giorni scorsi, dopo il clamore suscitato in paese dalla notizia della testimonianza trapelata. Una questione di rapporti con il territorio, di capacità di non forzare la mano nella speranza che, se qualcuno sa, si faccia avanti.
Intanto il lavoro è soprattutto sulla carta, cioè di acquisizione di nomi di donne che possano corrispondere alle indicazioni date dal testimone. È solo l'inizio di un lavoro meticoloso. Ancora una volta. Proprio ieri, i vertici della Squadra mobile della polizia, del Reparto operativo dei carabinieri e del Ros, si sono incontrati in Procura con il pubblico ministero Letizia Ruggeri. Un vertice per fare il punto della situazione. Intanto gli investigatori si sono già rimboccati le maniche per verificare, una per una, quelle donne. Per sapere, cioè, se sono vive, se abitano ancora a Rovetta, se si sono trasferite e dove. Il passo successivo, se già non sono finite nel calderone del 14.000 profili genetici prelevati, è proseguire con i prelievi di Dna. Trovata la madre, non sarà difficile trovare anche il figlio. 

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