lunedì 17 gennaio 2022

Un bell'esempio della mafia di merda

 


Il nonno lo portava sempre con sé. Non per amore, non per affetto: perché lo usava come scudo. Portandosi dietro un bimbo di tre anni, Giuseppe Iannicelli, boss mafioso calabrese, credeva di essere al sicuro. Non se ne separava mai.


Il 16 gennaio di otto anni fa, trovarono un’auto con dei corpi bruciati dentro. Uno era del bimbo, Cocò. Gli avevano sparato in testa e poi lo avevano bruciato assieme al nonno e alla compagna di lui. Un bimbo di tre anni, usato come scudo da una persona che avrebbe dovuto amarlo e poi ucciso a sangue freddo. 


Quando si parla di mafie, di misure per il loro contrasto, si pensi a questo. A questo e ai tanti altri episodi simili. E forse certe idee tolleranti ce le leveremo dalla testa. Perché con la mafia non può esserci pietà, tolleranza, comprensione. La mafia si combatte come si combattevano i nazisti: senza quartiere, senza tregua, senza pietà alcuna. 


Va estirpata, perché la sua esistenza non è un insulto alla dignità umana, bensì la sua negazione.

Leonardo Cecchi 

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