domenica 11 agosto 2013

Carceri: Corte conti, "poco lavoro,così non si rieduca"

Solo 20% detenuti svolge attivita',no risorse e corsi inadeguati



ROMA - Rieducare i detenuti, soprattutto attraverso il lavoro e l'istruzione, si puo'. Ma non si riesce a farlo se le risorse sono ''estremamente esigue'', se le carceri sono cosi' sovraffollate da determinare ''la reale impossibilita' di ritagliare spazi da riservare al lavoro e allo studio'', se c'e' una ''spaventosa carenza di personale'', se non c'e' una pianificazione di adeguati percorsi formativi e scolastici e se il coordinamento sul territorio di tutti i soggetti interessati ''e' insufficiente''. A tirare le orecchie allo Stato nel suo complesso ma soprattutto alle istituzioni che si occupano del pianeta carcere e' la Corte dei Conti con una corposa delibera. Cento pagine, che rappresentano la sintesi di un'indagine, nelle quali mette sotto esame il sistema, giungendo alla conclusione che la finalita' di assistenza e rieducazione che la Costituzione affida alla pena non viene assicurata alla quasi totalita' dei detenuti. IL LAVORO - Gli ultimi dati esaminati dai giudici contabili si riferiscono al secondo semestre del 2011: sul totale di 66.897 detenuti ristretti nelle nostre carceri, la percentuale dei lavoratori e' appena il 20% (in cifre 13.961). Quasi tutti svolgono attivita' legate alle vita quotidiana del carcere (pulizia, mense, magazzino); un lavoro ''mal remunerato e privo di alcuna significativa funzione socializzante, formativa o di gratificazione per il soggetto'', nota la Corte. Di questo 20%, solo il 3% non opera alle dipendenze dell'amministrazione e una minoranza ancora piu' risicata (1,77%) e' rappresentata dai detenuti che vengono assunti dalle cooperative sociali, grazie alle agevolazioni previste dalla legge Smuraglia. Eppure i risultati di questa legge sul piano della riabilitazione sono evidenti: ''l'inserimento dei detenuti nelle cooperative sociali - evidenziano i giudici contabili - abbatte il tasso di recidiva dal 70 al 10%''; un dato ''sufficiente per comprendere l'importanza dei fondi che debbano essere destinati al lavoro nelle carceri'', e che attualmente sono decisamente ''esigui''.

(ANSA) 

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