Svolta clamorosa nell’inchiesta su Fonsai: questa mattina è finita agli arresti l’intera famiglia Ligresti ed i topo managers del gruppo Fonsai. Salvatore Ligrestiè ai domiciliari, le figlie Giulia e Lionella sono state portate in carcere, mentre il figlio Paolo Ligresti, non è stato arrestato ma risulta attualmente «ricercato».
I finanzieri sanno che il manager si trova in Svizzera e che non è intenzionato a rientrare in Italia .«Risiede in Svizzera dal 1996 ed è cittadino svizzero e non ha nessuna intenzione di lasciare il territorio svizzero dove ha il centro dei propri interessi e dove risiede da anni con la famiglia», si legge nella nota diramata dai suoi legali. Insieme ai componenti della famiglia Ligresti sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Torino (su richiesta della procura di Torino) anche gli ex amministratori delegati di Fonsai,Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta e l’ex vicepresidente Antonio Talarico. Le ipotesi sono di falso in bilancio aggravato per grave nocumento al mercato e manipolazione del mercato.
I MIEI FIGLI NON C’ENTRANO - Salvatore Ligresti, agli uomini della Guardia di finanza di Torino che gli notificavano l’ordine di custodia cautelare ai domiciliari, ha cercato di scagionare almeno i figli: «Non c’entrano, non hanno avuto il ruolo che gli attribuiscono in questa vicenda. Sono sicuro di poter dimostrare la nostra estraneità, la nostra innocenza».
OLTRE 250 MILIONI DI EURO – «Uno spaccato inquietante». Così il procuratore aggiunto Vittorio Nessi della procura di Torino sull’inchiesta Fonsai ha commentato la svolta nelle indagini: «Una società assicurativa – ha aggiunto – molto importante era piegata agli interessi di una parte dell’azionariato, quello che contava. I Ligresti attraverso Premafin detenevano oltre il 30 per cento della società». Ammonta a 253 milioni di euro la somma di denaro che la holding della famiglia Ligresti e Premafin hanno incassato come utili al posto di registrare perdite. I finanzieri hanno infatti verificato, in un’inchiesta partita nell’agosto del 2012, come fosse avvenuta una «sistematica sottovalutazione delle riserve tecniche del gruppo assicurativo della riserva sinistri», che ha consentito nell’arco degli anni l’afflusso di milioni di euro nelle casse della famiglia.
La famiglia Ligresti, secondo la tesi dell’accusa, contando anche sulla «compiacenza del top management si è assicurata oltre al costante flusso di dividendi anche il via libera a numerose operazioni immobiliari con parti correlate». La Procura di Torino ha deciso di procedere con le misure cautelari nei confronti della famiglia Ligresti sia per le concrete possibilità di fuga, sia per il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. «Salvatore Ligresti ha reagito all’arresto con molta serenità», ha spiegato il comandante della guardia di finanza di Torino, generale Giuseppe Gerli.
PAOLO LIGRESTI IN SVIZZERA - Le misure cautelari disposte dalla magistratura di Torino sono state eseguite dalla Guardia di Finanza in diverse città. Salvatore Ligresti ha avuto la notifica dei domiciliari nella sua casa di Milano; la figlia Giulia è stata fermata nel capoluogo lombardo e trasferita in carcere; l’altra figlia Jonella è stata raggiunta a Cagliari, dove era in vacanza e portata nel carcere cittadino. Gioacchino Paolo Ligresti ( sopra nella foto) risulta al momento ancora ricercato, anche se gli inquirenti sanno che si trova in Svizzera. Ad Emanuele Erbetta l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata a Novara, dove l’uomo vive. Fausto Marchionni è stato raggiunto a Forte dei Marmi e trasferito ai domiciliari nella sua casa in provincia di Cuneo. Antonio Talarico, infine, ha ricevuto la notifica dei domiciliari nella sua abitazione di Milano.
L’INCHIESTA - Salvatore Ligresti e i figli Giulia, Jonella e Paolo erano già indagati nell’inchiesta coordinata dai procuratori torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio che ipotizzava da parte dei vertici di Fonsai di aver «truccato» la voce destinata alla cosiddetta riserva sinistri alterando tra il 2008 e il 2010 il bilancio della società, per poi comunicare ai mercati notizie false sul bilancio dell’azienda quotata in borsa, alterando il prezzo delle sue azioni. I fatti contestati attengono all’occultamento al mercato di un «buco» di circa 600 milioni di euro. Un’informazione sensibile e determinante per le scelte degli investitori, la cui mancata comunicazione avrebbe provocato un grave danno ad almeno 12.000 risparmiatori.
L’inchiesta della procura di Torino su Fonsai era stata aperta nell’estate 2012 sulla scia di quella milanese su Premafin, società del gruppo Ligresti. Avviata per l’ipotesi di falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza relativamente al quadriennio 2008-11, si era ampliata lo scorso febbraio con l’aggiunta dell’ipotesi di infedeltà patrimoniale dopo la presentazione di numerose querele da parte degli azionisti. La Guardia di Finanza aveva perquisito più volte le sedi del gruppo sparse sul territorio italiano e sequestrato numerosi supporti informatici con almeno 12 terabytes di materiale che è stato analizzato nel corso degli ultimi mesi. Il buco di 600 milioni si riferisce alle riserve sinistri che Fonsai aveva contabilizzato nel bilancio 2010, poi utilizzato per predisporre l’aumento di capitale del 2011
Secondo il gip di Torino, «la custodia in carcere appare l’unica adeguata a salvaguardare le esigenze cautelari per Jonella, Giulia Maria e Gioacchino Paolo Ligresti, essendo assolutamente necessario che sia impedito loro qualsiasi contatto con i terzi, sia di persona che a mezzo del telefono, al fine di contenere in particolare la loro propensione al reato e il rischio di fuga, non essendo ragionevole prevedere che tali esigenze potrebbero essere salvaguardate con semplici misure prescrittive quali il divieto di ricevere visite e di avere contatti telefonici associati agli arresti domiciliari».
http://www.adgnews24.com/2013/07/18/arrestata-tutta-la-famiglia-ligresti-latitante-il-figlio-paolo/#sthash.gakW7vIB.dpuf

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