giovedรฌ 12 febbraio 2026

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Quando l'imperatore Adriano visitรฒ la Britannia nel 122 d.C., la frontiera settentrionale era una ferita aperta, esposta alle incursioni e alle tensioni interne. Quella visita generรฒ una decisione epocale: tracciare una linea di pietra e torba, lunga circa 73 miglia romane, dal Tyne al Solway, separando il mondo romano da ciรฒ che Roma chiamava barbarie.


Il Vallo di Adriano era un sistema complesso: una cortina continua con porte ogni miglio, controllate da milecastle, affiancati da torrette e forti, tutti integrati e modificati nel tempo. Lungo questa linea, reparti ausiliari da tutto l'impero presidiavano la remota, ma strategica, Britannia. A sud, il vallum, con fossato e terrapieni, non era un confine, ma trasformava il nord dell'Inghilterra in una vera fascia di controllo.


Un'unica, tardiva testimonianza narra che Adriano eresse per primo un muro di ottanta miglia per separare Romani e "barbari". In quel "separare" risiede il cuore simbolico del Vallo. Non era solo difesa, ma demarcazione: definire l'ordine imperiale dalla sfera dell'alteritร .


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Gli studiosi dibattono: barriera militare contro le invasioni o frontiera burocratica per il controllo di flussi (uomini, merci, animali)? La sua stessa imponenza รจ letta sia come risposta a intensi conflitti nella Britannia del II secolo, sia come mero gesto politico, specchio delle ambizioni del committente.


Nella vita di ogni giorno, la frontiera era un organismo vivo, dinamico, non un confine statico, scolpito nella pietra. Per quasi tre secoli, il Vallo ha segnato il limite nord-occidentale dell’impero, mutando, venendo parzialmente abbandonato, restaurato e ripensato. Le popolazioni a ridosso del muro, a nord e a sud, mantennero i loro insediamenti; la loro esistenza non si trasformรฒ subito in uno scontro tra mondi inconciliabili. Documenti da forti come Vindolanda attestano il controllo militare, ma anche una frontiera permeabile, attraversata da scambi economici e convivenze, ben lontana dal mito del confine assoluto.


I milecastle, con piccole guarnigioni, sorvegliavano le porte del Vallo, permettendo pattuglie a nord e un transito civile controllato. Caserme piรน ampie in alcuni punti suggeriscono presenze militari maggiori, forse in aree piรน esposte o strategiche, dove la pressione richiedeva vigilanza intensa. Il Vallo non sigillava la Britannia; era un filtro continuo che selezionava e dirigeva i movimenti. Ogni cancello, torre e forte rendeva visibile sul terreno la distanza tra Roma e la barbarie.


Oggi quella linea, per secoli confine del mondo romano, รจ patrimonio UNESCO e alimenta costantemente ricerche, dibattiti e interpretazioni. Mantiene viva l'idea che un confine non sia solo un muro, ma lo specchio in cui una civiltร  definisce l'altro e osserva sรฉ stessa.


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Lindo Nunziati









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Italia 2026

 


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Vota No 908

 


36 processi penali, 119 civili, 2.192.750 atti e file, 9.110 indagini dove compare il suo nome, 2 condanne definitive, 18 prescrizioni per decorrenza dei termini, 4 in corso. 11 indagini per mafia, 6 per corruzione. 298 milioni di euro le spese sul groppone degli italiani. [Dati ministeriali]


Quest’uomo con codesto Curriculum vitae ha avuto un funerale di Stato. Gli hanno intitolato un aeroporto. 


Ha portato i fascisti e i leghisti al Governo per sua stessa ammissione in 3 video. 


In 20’anni di Berlusconismo di cxdx siamo passati da un debito pubblico all’80% nel 1994 al 160% nel 2011, fino al #default Istruzione e sanitร  annientate, PIL sotto zero, ricchi piรน ricchi poveri piรน poveri e il ceto medio scomparso.


La sua ricchezza personale รจ passata da 1.2 miliardi di euro a 6.9 miliardi di euro negli anni che ha fatto Politica. Un arricchimento personale senza eguali nel Mondo. 


La piรน Grande sciagura d’Italia!


Chi si azzarda a dire il contrario va contro le leggi della fisica e della matematica, e soprattutto contro dati inconfutabili. 


Rob

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Le volpi danzanti

 

Interludio...




Notte d’inverno

volpi si riuniscono

il fuoco danza


ๅ†ฌใฎๅคœ

็‹ใ‚‰้›†ใ„

็ซใŒ่ธŠใ‚‹


Fuyu no yoru

Kitsune-ra tsudoi

Hi ga odoru


AV Hisao - 2026

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Il Maneki Neko: molto piรน di un semplice gatto portafortuna

 



Quante volte lo abbiamo visto, con la zampina alzata, all’ingresso di un negozio o sulla cassa di un ristorante? Il Maneki Neko (ๆ‹›ใ็Œซ), spesso liquidato come un souvenir folkloristico, รจ in realtร  uno dei simboli piรน complessi e affascinanti della cultura giapponese. Dietro quel gesto ripetitivo e ipnotico si nascondono secoli di storia, credenze religiose, leggende popolari e trasformazioni sociali.


Le origini del Maneki Neko risalgono al Giappone del periodo Edo (1603–1868), un’epoca di relativa pace e di straordinaria vitalitร  urbana. In quel contesto, gli amuleti portafortuna non erano semplici decorazioni, ma veri e propri strumenti simbolici per dialogare con il destino e con le forze invisibili che governavano la vita quotidiana. Il Maneki Neko nasce proprio come “engimono”, oggetto augurale legato alla prosperitร , alla protezione e alla buona sorte.


Non esiste una sola leggenda sulla sua origine. Una delle piรน note รจ quella del tempio Gotoku-ji, dove un gatto avrebbe salvato un signore feudale attirandolo al riparo da un fulmine. Un’altra, piรน cupa e drammatica, รจ ambientata nel quartiere di Yoshiwara e racconta il sacrificio di un gatto che salva la vita alla sua padrona, la cortigiana Usugumo. Storie diverse, ma unite da un filo comune: il gatto come intermediario tra il mondo umano e quello invisibile.


Anche i dettagli contano. La zampa sinistra alzata richiama i clienti, quella destra invita la ricchezza. I colori non sono casuali: il bianco augura fortuna generale, il nero protegge dalle energie negative, il rosso richiama salute e protezione, mentre l’oro, diffusosi in epoca piรน recente, รจ simbolo di successo economico. La moneta ovale che spesso il gatto stringe, il koban, amplifica il desiderio di prosperitร .


Oggi il Maneki Neko vive una seconda vita globale: versioni elettroniche, solari, reinterpretazioni pop, anime, manga e design contemporaneo. Eppure, nonostante le trasformazioni, il suo significato profondo resta intatto. Non รจ solo un oggetto che “porta fortuna”, ma un piccolo concentrato di storia e visione del mondo.


La prossima volta che incrocerai lo sguardo di un Maneki Neko, forse lo vedrai con occhi diversi: non come un semplice gatto che saluta, ma come un simbolo silenzioso di un dialogo antico tra l’uomo, il caso e il destino.


Hisao

La Spada e il Ventaglio 

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LA QUIETE NON CELEBRATA

 


DOMENICA 8 FEBBRAIO

LA QUIETE NON CELEBRATA


Kobayashi Issa

Ricetta


La quiete non arriva per essere festeggiata.

Arriva quando non resta altro da fare.


Issa lo sapeva bene: la sua poesia non consola, non sublima.

Registra ciรฒ che rimane quando la giornata non ha dato nulla da raccontare.

Il freddo resta freddo.

Il corpo resta corpo.


Anche il cibo, in questi giorni, non deve promettere conforto.


๐Ÿฒ Verdure scottate in brodo spento — ohitashi essenziale


Questa preparazione non nasce per piacere.

Nasce per reggere il tempo ordinario.


Le verdure vengono solo attraversate dal calore, poi lasciate lรฌ.

Non si addolciscono.

Non cercano armonia.


Nel Giappone domestico, l’ohitashi รจ cibo di continuitร :

si mangia tiepido o freddo, spesso in silenzio, senza commenti.

Non รจ un gesto di cura. รˆ un gesto di permanenza.


L’ohitashi appartiene alla cucina quotidiana, non cerimoniale.

Verdure di stagione, brodo leggero, nessuna elaborazione.


รˆ il piatto che si prepara quando non c’รจ bisogno di “sentirsi meglio”,

ma solo di non crollare.


Issa avrebbe riconosciuto questo gesto:

nutrire senza ornamento, vivere senza premio.


๐Ÿฅฌ Ingredienti (2 persone)


una verdura verde semplice

(spinaci, cicoria tenera, catalogna, cime giovani)


300 ml di brodo di kombu molto leggero


pochissima salsa di soia chiara


facoltativo: una traccia di katsuobushi secco


Nulla che arrotondi.

Nulla che copra.


Preparazione


Porta il brodo quasi a bollore, poi spegni.

Scotta la verdura per pochi secondi.

Raffredda, strizza appena.


Disponi in una ciotola e aggiungi solo qualche cucchiaio di brodo.

La verdura non deve galleggiare.

Deve restare esposta.


Haiku


็—ฉใ›่›™

ใพใ‘ใ‚‹ใชไธ€่Œถ

ใ“ใ‚Œใซใ‚ใ‚Š


Yase kaeru / makeru na Issa / kore ni ari

“Rana magra —

non arrenderti, Issa:

io sono qui.”


— Kobayashi Issa


Non incoraggiamento.

Constatazione ostinata.


Questa non รจ una ricetta che conforta.

รˆ una che accompagna senza intervenire.


Nutre quanto basta.

Non distrae.

Non promette.


La quiete non viene celebrata.

Si attraversa.


Yukisogna


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La pazienza costruisce la mia invincibilita'

 


LUNEDรŒ 9 FEBBRAIO 2026 

LA PAZIENZA CHE NON ASPETTA NULLA


Resistere non รจ aspettare


「ๅพ…ใฆใฐๆตท่ทฏใฎๆ—ฅๅ’Œใ‚ใ‚Š」

Mateba kairo no hiyori ari.


"Se aspetti, verrร  il giorno buono per la navigazione."


— Antico proverbio giapponese, citato da Miyamoto Musashi nel Go Rin no Sho (Il Libro dei Cinque Anelli), 1645


Il 9 febbraio, in Giappone, รจ il Niku no Hi (่‚‰ใฎๆ—ฅ) — il "Giorno della Carne". Una ricorrenza moderna nata dal gioco di parole tra i numeri 2 (ni) e 9 (ku), che insieme formano niku, carne. Le catene di ristoranti offrono sconti, le famiglie si riuniscono attorno a grigliate, e per un giorno la pazienza del mondo antico sembra cedere all'immediatezza del gusto.


Ma c'รจ un paradosso che ci riguarda: la pazienza giapponese non รจ mai stata passivitร . Non รจ l'attesa del premio, la rassegnazione al destino, la sopportazione del dolore. รˆ qualcosa di piรน inquietante e piรน attivo: รจ la capacitร  di resistere senza che il desiderio ti consumi.


Miyamoto Musashi lo sapeva bene. Nel suo duello piรน famoso, contro Sasaki Kojirล sull'isola di Funa-jima nel 1612, fece aspettare l'avversario per ore. Non per crudeltร , ma per strategia: togliere la pazienza all'altro significa dargli la propria impazienza. Quando Kojirล, infuriato, gettรฒ il fodero della spada nell'acqua — gesto di chi non prevede di aver bisogno di riporre l'arma — Musashi sapeva che aveva giร  vinto. Il bokken di legno, ricavato dal remo della barca, colpรฌ prima che la katana potesse sguainarsi.


Ma la lezione non รจ nella vittoria. รˆ nel gaman (ๆˆ‘ๆ…ข) — la sopportazione attiva, la pazienza che lavora mentre aspetta. Il samurai coltiva il gaman non sedendo inerte, ma affinando la spada, studiando il terreno, ascoltando il respiro. La pazienza รจ movimento impercettibile, non immobilitร .


Per noi, oggi, questa รจ una rivoluzione. Confondiamo la pazienza con l'attesa passiva del notifiche, con la sospensione della vita in attesa di risposte. La saggezza di Musashi ci dice il contrario: aspettare il momento giusto significa prepararsi a non aver bisogno del momento. La pazienza che non aspetta nulla รจ quella che, nel frattempo, diventa invincibile.


๐Ÿ’ก Tre spunti da portare con te oggi:


1. Prepara il bokken mentre aspetti — C'รจ qualcosa che stai aspettando? Una risposta, una decisione, una svolta? Non consumare quel tempo in ansia. Usalo per rendere superflua l'attesa. Quando arriva ciรฒ che aspetti, sarai giร  oltre.


2. Osserva dove metti il fodero — Kojirล gettรฒ il fodero perchรฉ era sicuro di vincere. Dove nella tua giornata stai anticipando la vittoria, dimenticando che potresti aver bisogno di difesa? La pazienza include la prudenza.


3. Pratica il gaman attivo — Scegli un'attesa di oggi — la fila, il traffico, il silenzio di qualcuno. Non sopportarla: usala. Respira, osserva, prepara il prossimo gesto. La pazienza รจ muscolo, non armatura.


้–‘ใ•ใ‚„ ๅฒฉใซใ—ใฟๅ…ฅใ‚‹ ่‰ใฎๅฃฐ

Shizukasa ya iwa ni shimiiru semi no koe.


"Silenzio... la voce della cicala penetra nella roccia."


— Matsuo Bashล (1644–1694)


BONUS — La carne e il ferro


Curioso che il "Giorno della Carne" cada proprio mentre parliamo di pazienza. In Giappone, la carne di manzo fu proibita per secoli, dal 675 d.C. fino al XIX secolo, per editti buddhisti e shintoisti. Mangiare carne era pazienza trasgressiva, attesa millenaria. Quando nel 1872 l'imperatore Meiji stesso ne mangiรฒ pubblicamente, fu un atto di modernizzazione — ma anche di pazienza che matura nel momento propizio.


Musashi, nel suo ritiro finale nella grotta di Reigandล, scrisse: "Non pensare al vincere, pensare a non perdere." La pazienza non aspetta la vittoria. Costruisce l'invincibilitร .


Che il tuo lunedรฌ abbia la fermezza del remo che diventa spada. Che la tua attesa sia giร  azione. ๐Ÿ—ก️๐ŸŒธ⛩️


Buon giorno, stratega del silenzio.


#yukisogna #LaSpadaEIlVentaglio #BuongiornoGiappone #MiyamotoMusashi #PazienzaAttiva #Gaman #FilosofiaSamurai #HaikuDelGiorno #Basho #CulturaGiapponese #NikuNoHi #ArmoniaInteriore

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Saito Sanemori

 




Saitล Sanemori(ๆ–Ž่—ค ๅฎŸ็››)- il vecchio guerriero che affrontรฒ la guerra come un giovane


La guerra Genpei (1180–1185), che oppose i clan Taira e Minamoto, รจ ricordata soprattutto per figure monumentali come Minamoto no Yoshitsune o Taira no Kiyomori. Eppure la sua forza narrativa e simbolica emerge con particolare intensitร  attraverso personaggi meno celebrati, come Saitล Sanemori, la cui vicenda รจ tramandata con notevole precisione nell’epica del Heike Monogatari.


Sanemori, nato nel 1111 secondo la tradizione, era un samurai che in gioventรน aveva servito i Minamoto, per poi passare al clan Taira. Nel XII secolo la lealtร  non era un’ideologia immobile, ma un intreccio di rapporti personali, protezioni e opportunitร  politiche. Cosรฌ, allo scoppio del conflitto, egli si trovรฒ a combattere contro uomini che un tempo erano stati suoi compagni d’armi.


Morรฌ nel 1183, nella battaglia di Shinohara (nell’ambito della campagna di Kurikara), all’etร  di settantatrรฉ anni — un’etร  straordinaria per un guerriero. รˆ proprio l’Heike Monogatari a consegnarci l’episodio che lo ha reso immortale: Sanemori si presentรฒ in battaglia con un’armatura splendida e con capelli neri come quelli di un giovane. Solo dopo la sua morte si scoprรฌ che li aveva tinti per nascondere la vecchiaia. Non voleva che i nemici lo disprezzassero per l’etร ; voleva cadere come un guerriero nel pieno del vigore.


Non รจ un semplice dettaglio aneddotico. In quel gesto si condensa l’etica guerriera dell’epoca: il valore non รจ solo forza fisica, ma controllo dell’immagine, volontร  di dignitร  fino all’ultimo istante. Sanemori sapeva di andare incontro alla morte; volle tuttavia morire come un samurai completo, senza che la vecchiaia ne attenuasse l’onore.


La sua figura divenne presto emblematica del tema centrale dell’epica Taira: la caducitร  della gloria. L’Heike Monogatari รจ attraversato da una sensibilitร  buddhista profonda, che ricorda costantemente l’impermanenza di ogni cosa. Sanemori non รจ un eroe vincente, ma un eroe tragico. E proprio per questo รจ memorabile.


La memoria di Sanemori non si fermรฒ alla cronaca militare. Nel XIV–XV secolo, Zeami Motokiyo, il grande teorico e autore del teatro nล, gli dedicรฒ una piรจce intitolata Sanemori. Si tratta di un dramma appartenente alla categoria del mugen-nล, il “nล dell’apparizione”, in cui un viandante — solitamente un monaco — incontra uno spirito legato a un luogo e alla propria sofferenza passata.


Nel Sanemori, un monaco giunge nei pressi del campo di battaglia dove il guerriero cadde. Incontra un vecchio che si rivela essere il fantasma di Sanemori. Lo spirito racconta di aver trascorso due secoli “tra gli Asura”, il regno buddhista dei guerrieri iracondi, soffrendo pene indicibili a causa della violenza accumulata in vita. Attraverso la recitazione rituale e la preghiera ad Amida Buddha, lo spirito ottiene infine redenzione. Il momento culminante รจ la rievocazione dell’ultima battaglia e del gesto dei capelli tinti, che mosse perfino i nemici a rispetto e stupore: “Ahimรจ, il vecchio guerriero! Esausto dal combattere, come un albero morente colpito dalla tempesta…”.


Qui la battaglia non รจ piรน solo evento storico, ma esperienza karmica. Il teatro nล trasforma Sanemori da eroe tragico a spirito in cerca di salvezza. La guerra non รจ glorificazione, ma sofferenza; l’onore terreno non basta a liberare l’anima.


Secoli dopo, anche Matsuo Bashล raccolse quell’eco. In un haiku giovanile citรฒ ironicamente un verso del nล; piรน tardi, visitando il luogo dove era conservato l’elmo di Sanemori, scrisse versi piรน profondi:

“Che pietร !

Sotto l’elmo

un grillo che canta.”


In quell’immagine minima, la grandezza guerriera si dissolve nel suono fragile di un insetto. La storia si fa silenzio, la gloria si fa eco.


Cosรฌ Sanemori continua a parlarci attraverso tre registri:

la cronaca dell’Heike Monogatari,

la meditazione rituale del nล,

la poesia scarna dell’haiku.


Tra storia, teatro e letteratura, il vecchio guerriero resta una figura liminale — tra forza e fragilitร , tra onore e sofferenza, tra memoria e oblio. Non vinse la guerra, ma vinse qualcosa di piรน raro: la permanenza nella coscienza culturale del Giappone.


– Hisao

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Ichigo ichie

 


Riflessioni...


Ichigo ichie” (ไธ€ๆœŸไธ€ไผš) รจ un’espressione giapponese che significa letteralmente “un incontro, una sola volta”. Nata nell’ambito della cerimonia del tรจ e legata alla sensibilitร  di maestri come Sen no Rikyลซ, questa formula racchiude un principio filosofico profondo: ogni incontro รจ irripetibile, unico nel tempo e nello spazio.


Non esiste un momento identico a un altro. Anche se rivedremo le stesse persone, le circostanze non saranno mai le stesse. Ichigo ichie ci invita dunque a vivere con consapevolezza, attenzione e gratitudine ogni istante, trasformando anche un semplice gesto quotidiano in un’esperienza pienamente presente e autentica.

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Wabi-sabi

 


Interludio serale...


Ci sono parole che non si spiegano: si abitano. Wabi-sabi รจ una di queste.


รˆ la bellezza dell’incompleto, del fragile, del tempo che lascia tracce. รˆ la tazza scheggiata che continui a usare, la crepa dorata del kintsugi che non nasconde la ferita ma la trasforma in storia. รˆ l’autunno che spoglia gli alberi e li rende, paradossalmente, piรน veri.


Nella cultura giapponese, il wabi-sabi non รจ solo estetica: รจ una postura interiore. Accettare l’impermanenza (mujo), riconoscere che tutto รจ transitorio, che nulla รจ perfetto e nulla รจ eterno. E proprio per questo, ogni istante รจ prezioso.


In un mondo ossessionato dalla levigatezza e dall’eterna giovinezza, il wabi-sabi ci invita a rallentare. A vedere poesia nell’usura, grazia nella semplicitร , veritร  nell’imperfezione.


Forse รจ questo il suo dono piรน grande: insegnarci che la bellezza non grida. Sussurra.

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Lady Cris sei stupenda in tutte le pose!

 


I mille sorrisi di Lady Cris

 


La Arminio Ottone vuole essere la regina delle cazzate di Facebook

 




NON SI ACCORGONO MAI DI UN CAZZO..

Neanche se lo trovano piantato in quel posto sti ritardati.

Sono perfetti per le รฉlite mondiali, sono una mandria di stupidi incurabili.

Anche se gli viene un turbo cancro ti dicono che รจ sempre successo.

Se restano stecchiti i famigliari tridosati pure.

Figuriamoci se guardano il cielo e capisco qualcosa sti coglioni.

Gente che รจ pronta a stuprare e mangiare bambini per riti satanici puรฒ tranquillamente decidere di oscurare il sole giusto per sfregio a Dio o semplicemente ordire qualche piano malevolo per ammalarci.

Spiegate a sti scemi che la condensa dopo pochi secondi sparisce. 

Come quando esali il fiato e fuori fa freddo, non resta in sospensione per ore e ore.

La migliore delle ipotesi รจ che siano metalli pesanti per alterare il clima.

La peggiore รจ che davvero siano spruzzate per ammalare, nulla di piรน facile.

Ho pensato anche a sistemi di tracciatura militare. Il verde delle piante impedisce la rifrazione. Se spruzzi metalli ovunque migliori i sistemi di puntamento d’arma e di controllo dei droni

Ormai siamo abituati a tutto.

O no?

Dimmi qual รจ lo scopo di questa merda spruzzata sopra le nostre teste?

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Ma Zuckerberg lo sadi essere il re delle stronzate del web?

 Ieri ho trovato questo contenuto su X che mi ha fatto pensare al collegamento metalli pesanti chemtrails e cancro glielo incollo, cosa ne pensa? Soprattutto la parte finale.


๐Ÿšฉ La Grande Diagnosi Errata: E se non fosse Cancro, ma Parassiti?

Secondo le recenti e provocatorie dichiarazioni del Dr. Bryan Ardis, stiamo affrontando una crisi globale di misdiagnosi.

 Gran parte di ciรฒ che la medicina convenzionale etichetta come tumori maligni, polipi o malattie autoimmuni, potrebbe avere una radice molto piรน antica e biologicamente diversa: un'infestazione parassitaria.


๐Ÿ›‘ Tumori o Sacche di Uova?

Il Dr. Ardis solleva un punto cruciale che mette in discussione i protocolli oncologici standard:


Il 50% dei tumori cancerosi e dei polipi osservati nei pazienti non sarebbe affatto cancro, ma sacche di uova parassitarie scambiate per masse tumorali.


L'efficacia degli Antiparassitari: 

Farmaci come l'Ivermectina, il Fenbendazolo e il Mebendazolo vengono oggi studiati e utilizzati in tutto il mondo per combattere vari tipi di cancro. 

Il Dr. Ardis sostiene che il loro successo non sia casuale: funzionano perchรฉ eliminano la causa reale, ovvero l'infestazione parassitaria, permettendo alla massa di regredire.


Il vuoto formativo:

 Gli oncologi non vengono addestrati a cercare parassiti o a riconoscere una sacca di uova. Senza questa lente clinica, l'unica soluzione proposta rimane la chemioterapia o la radioterapia, trattamenti tossici che colpiscono indiscriminatamente tutte le cellule del corpo.


๐Ÿฆ  Il Legame con l'Autoimmunitร 

Non si tratta solo di cancro. 

Il Dr. Ardis stima che il 70% di tutte le malattie autoimmuni (come l'Artrite Reumatica, il Lupus, la Fibromialgia, la Sclerosi Multipla e la Sindrome di Sjogren) abbia una causa parassitaria sottostante.

 Il sistema immunitario non attaccherebbe il corpo "per errore", ma starebbe reagendo a una presenza estranea persistente.


๐Ÿ—บ️ Mappa dei Parassiti: 

Dove si nascondono?

Ogni parassita ha un suo "territorio" d'elezione nel corpo umano:


Vescica: 

Schistosomiasi (Fluke del sangue).


Fegato e Dotti Biliari: 

Opisthorchis viverrini e Clonorchis sinensis.


Apparato Digerente (Colorettale):

 Cryptosporidium parvum.


Cervice e Prostata: 

Trichomonas Vaginalis.


Cervello e Sangue:

 La Toxoplasmosi รจ collegata a meningiomi, leucemie, linfomi e tumori oculari.


⚠️ Segnali di Allarme e Sintomi Comuni

I parassiti non si limitano a occupare spazio; consumano attivamente le tue risorse:


Debolezza e Fame Costante:

 Alcuni parassiti mangiano il tuo cibo dall'interno, lasciandoti debole nonostante una buona alimentazione.


Anemia: 

Altri si nutrono dei tuoi globuli rossi.


Insonnia e Irritabilitร :

 La deposizione delle uova puรฒ causare prurito intenso e disturbi del sistema nervoso.


๐Ÿ›ก️ Il Protocollo di Difesa: 

Strategie Alimentari e Detox

Per eradicare questi ospiti indesiderati, non basta un farmaco; serve una strategia integrata basata sull'ambiente biochimico interno:


Affamare il Parassita (Ketogenic & Keto-Carnivore): 

Lo zucchero รจ il carburante principale dei parassiti. L'adozione di una dieta Low Carb, o ancor meglio Chetogenica o Chetocarnivora, si rivela un'arma potentissima. 

Eliminando completamente glucosio, saccarosio e fruttosio, e basando l'alimentazione su proteine e grassi animali di alta qualitร , si toglie ai parassiti la fonte energetica vitale.


Detox dai Metalli Pesanti: 

Esiste una sinergia pericolosa:

 i parassiti sono attratti da ospiti con alta tossicitร  da metalli pesanti. 

Un protocollo antiparassitario deve sempre procedere di pari passo con una disintossicazione dai metalli.


Alternative Mirate:

 L'uso di molecole specifiche (come i benzimidazoli o l'ivermectina) offre una via per eliminare i parassiti senza dover necessariamente ricorrere a radiazioni e chemioterapia che distruggono la salute complessiva.


"Se sapessimo che si tratta di parassiti facilmente trattabili, nessuno accetterebbe la chemioterapia." – Dr. Bryan Ardis

#BryanArdis #ParasiteDetox #KetoCarnivore


Disclaimer: 

Queste informazioni sono a scopo puramente informativo e basate sulle dichiarazioni del Dr. Bryan Ardis. Consultare sempre un professionista della salute prima di intraprendere qualsiasi protocollo medico.

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Se la cantano e se la suonano...

 


LA COLLEGA E AMICA AVV. GIULIA BUONGIORNO demolisce Conte, l’aula esplode! Riportato sui social ultima ora news

L’aria che si respirava questa mattina a Palazzo Madama non era quella di una giornata qualunque. C’era un’elettricitร , una tensione che si tagliava con il coltello, ben prima che la discussione sul decreto bilancio entrasse nel vivo. Ma nessuno, nemmeno i cronisti parlamentari piรน navigati, avrebbe potuto prevedere l’onda d’urto che di lรฌ a poco avrebbe fatto tremare le fondamenta stesse di quell’emiciclo. L’epicentro di questo terremoto politico ha due nomi: Giulia Bongiorno e Giuseppe Conte. Non un dibattito, ma un duello. Non uno scontro politico, ma una vera e propria requisitoria da aula di tribunale, con l’avvocata e senatrice Bongiorno nei panni del pubblico ministero e l’ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul banco degli imputati. Oggetto del contendere: la veritร , o almeno la versione dei fatti, sul caso Gregoretti e sul presunto sequestro di persona che per mesi ha tenuto sotto scacco Matteo Salvini. Con un passo fermo e la calma glaciale di chi sa di avere in mano una bomba, Giulia Bongiorno ha raggiunto il microfono. Stringeva tra le mani un fascicolo color vinaccia, un dossier che presto si sarebbe rivelato un vaso di Pandora. L’aula, giร  ronzante, รจ piombata in un silenzio quasi sacrale. “Non vi chiedo di fidarvi delle opinioni, ma dei fatti”, ha esordito la Bongiorno, sollevando il primo documento. Il timbro era inconfondibile: Presidenza del Consiglio dei Ministri. รˆ iniziato cosรฌ un affondo micidiale, una ricostruzione minuto per minuto che mirava a un solo obiettivo: dimostrare che la decisione di bloccare lo sbarco dei 131 migranti non fu un “capriccio di Salvini”, ma una “strategia condivisa dall’intero esecutivo” di allora, il governo gialloverde. Parola dopo parola, l’avvocata-senatrice ha dispiegato il suo arsenale. Ha parlato di un cablogramma classificato, inviato da Palazzo Chigi a Parigi, Berlino e Madrid, in cui si sollecitava la conferma delle quote di accoglienza prima di autorizzare l’attracco. “Ecco la prova”, ha dichiarato, “che lo stallo non fu un atto solitario del Viminale, ma il passaggio cruciale di una strategia concordata”. Ma il colpo piรน duro doveva ancora arrivare. La Bongiorno ha estratto la minuta di una riunione notturna, tenutasi nella Sala Verde di Palazzo Chigi. Un verbale in cui, secondo la senatrice, Giuseppe Conte in persona garantiva “piena copertura politica” al Ministero dell’Interno sulla linea della fermezza. L’emiciclo tratteneva il fiato. Le telecamere stringevano sui volti dei senatori, molti dei quali improvvisamente pallidi, intenti a scarabocchiare note sui loro taccuini. Poi, la stoccata che ha trafitto l’aula, una domanda retorica affilata come una lama: “Mi chiedo, e chiedo a quest’aula, se in questo paese la responsabilitร  penale sia forse modulabile in base all’altezza della poltrona?”. Un boato. L’accusa non era piรน velata: Conte avrebbe scaricato il suo ministro, Matteo Salvini, lasciando che la giustizia facesse il suo corso su di lui, pur sapendo di essere coinvolto nella stessa catena decisionale. L’intervento si รจ chiuso con una frase destinata a diventare un manifesto: “Quando la giustizia diventa selettiva, il diritto muore”. Dalle file del centrodestra รจ partita un’ovazione, un applauso a scena aperta, mentre molti sguardi si sono rivolti, impietosi, verso i banchi del Movimento 5 Stelle. Giuseppe Conte, seduto poche file piรน indietro, ha stretto la sua cartella di cuoio. Per tutta la durata dell’intervento della Bongiorno, ha sfogliato lentamente le note che aveva preparato per la replica. Note che, a quel punto, sembravano appartenere a una discussione completamente diversa. Quando ha preso la parola, la sua voce, normalmente pacata e professorale, tradiva una tensione palpabile. Ha negato tutto, in blocco. Ha parlato di una “reinterpretazione fantasiosa” dei fatti. Ha insistito sul fatto che la decisione sullo sbarco fu “squisitamente ministeriale”, un atto di competenza esclusiva del Viminale. Ha accusato la Bongiorno di voler trasformare un dibattito politico in un processo sommario. Per difendersi, ha persino sventolato un foglio, affermando che fosse la sua comunicazione scritta a Salvini in cui chiedeva una “soluzione umanitaria rapida” per i migranti. Ma la Bongiorno non aveva finito. Ha chiesto di nuovo la parola, e ha calato l’asso. Un ultimo fascicolo, piรน snello. “Questa”, ha detto con voce ferma, “รจ la chiave di volta”. Era un brogliaccio di conversazione telefonica, un monitoraggio tecnico redatto dalla sala situazioni del Viminale. La “scatola nera” del Ministero. In quella trascrizione, una voce maschile, attribuita dagli operatori allo stesso Conte, autorizzava il ritardo dello sbarco fino a conferma scritta di almeno tre paesi membri. “Presidente Conte”, ha incalzato la Bongiorno, “questa non รจ un’illazione di parte. รˆ un monitoraggio tecnico che archivia in automatico, come le scatole nere degli aerei. Contestare anche questo significherebbe smentire gli apparati dello Stato”. Conte ha tentato un’ultima, disperata difesa, accusando la senatrice di “confondere registrazioni di servizio con orientamenti politici non vincolanti”. Ma la Bongiorno lo ha fulminato: “Eppure, presidente, in calce a questa trascrizione automatica c’รจ la sua conferma a voce. Possiamo fingere che la tecnologia non esista?”. In quel momento, l’aula รจ letteralmente impazzita. Il Presidente di turno ha richiamato all’ordine inutilmente. Le voci si sono sovrapposte. Dai banchi di Fratelli d’Italia รจ partito un coro di dissenso verso Conte. In un gesto plateale, una decina di senatori del centrosinistra ha abbandonato l’aula, un atto interpretato da alcuni come protesta contro la gestione della seduta, da altri come una strategica presa di distanza dal fuoco di fila che stava consumando l’ex premier. Fuori, la notizia era giร  esplosa. Le agenzie battevano edizioni straordinarie, gli hashtag #buongiornovsconte e #Gregoretti schizzavano in cima alle tendenze. I talk show serali hanno riscritto le loro scalette in tempo reale. La seduta si รจ chiusa in un clima surreale. Le luci di Palazzo Madama si sono spente, ma l’eco di questo scontro rimbomba ancora nei corridoi del potere. La domanda che dominerร  le prime pagine di domani รจ una sola: se la catena di comando era davvero condivisa, come sostiene la Bongiorno, perchรฉ la lama della giustizia si รจ abbattuta solo su un anello? Giuseppe Conte esce da quest’aula politicamente demolito, con la sua immagine di “avvocato del popolo” gravemente incrinata. Giulia Bongiorno ha segnato una vittoria schiacciante, non solo politica ma anche processuale, in un’aula che per un giorno ha vestito i panni di un tribunale. La politica italiana vive l’ennesimo terremoto, e la veritร , ancora una volta, sembra essere la vittima piรน illustre.

Ultima ora news

Giuseppe Triolo

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La Melona chiarisce al suo bel Trump...

 Io dico che solo gli imbecilli   non sanno cercare


Dichiarazione del Presidente Meloni


24 Gennaio 2026


Il Governo italiano ha appreso con stupore le dichiarazioni del Presidente Trump secondo cui gli alleati della NATO sarebbero “rimasti indietro” durante le operazioni in Afghanistan.


Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la NATO ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietร  straordinario nei confronti degli Stati Uniti.


In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilitร  del Regional Command West, una delle aree operative piรน rilevanti dell’intera missione internazionale.


Nel corso di quasi vent’anni di impegno, la nostra Nazione ha sostenuto un costo che non si puรฒ mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti mentre erano impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane.


Per questo motivo, non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi NATO in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata. 


Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora piรน necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l'amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietร  alla base dell’Alleanza Atlantica.

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Gli amici di Epstein ancora scrivono?

 





ANTI ITALIANE


Filo arabe

Filo islamiche

Filo sbarchi

Son Giusto

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BABY GANG A LARGO LA LOGGIA

 


Ieri sera uscito alle 22:00 dal mio studio di Largo La Loggia ho visto cinque o sei ragazzini di etร  dai 12 ai 15 anni che stavano litigando con un ragazzo di 40 anni con la barba. 


Sono subito intervenuto per capire cosa stesse succedendo e questo ragazzo mi ha detto che questi ragazzini, in pratica, una baby gang, stavano praticamente torturando la clochard che da venti giorni dorme alla fermata dell'autobus. 


Questa povera disgraziata, chiaramente traumatizzata, ha detto che non la facevano dormire, le tiravano l'acqua, la spingevano. 


Ho provato a fare da paciere e, forte della mia etร  e del fatto fossi avvocato, ho provato a spiegare loro che quello che stavano facendo fosse un reato e che tanti genitori di ragazzi come loro fossero costretti a pagare gli avvocati per difenderli nei tribunali.


La loro reazione strafottente mi ha sconvolto. 


Il piรน piccolo che avrร  ha avuto forse dodici anni, con un maglione arancione, davanti a me ha iniziato a dare fastidio alla clochard e tutti gli altri mi sono venuti un po' troppo vicini. Troppo 


In realtร , รจ stato forte il mio desiderio di dargli uno sganassone a ognuno di loro, se non peggio, e per fortuna Il ragazzo con la barba รจ tornato in mio soccorso. E gli ho dovuto dare ragione.


A questo punto, davanti a loro, abbiamo chiamato i carabinieri e hanno iniziato a comportarsi quasi da delinquenti incalliti, a dire che loro stavano ad aspettare l'autobus. 


Dopo qualche interminabile minuto mentre io stavo al telefono con il 112, hanno detto tra loro di andare alla Nino Rota e dopo un po' si sono messi a correre 


รˆ stata veramente un'esperienza scioccante, traumatizzante. Quello che questi poco piรน che bambini riescono a diventare quando sono tra di loro, in branco, e come si accaniscano contro i piรน deboli e indifesi. 


Gli ho chiesto: .- Ma non vi fa pena questa persona sfortunata. Non vi viene voglia di aiutarla?


La reazione รจ stata quella di torturarla davanti a me. 


Ieri sera ho capito abbiamo sbagliato tutto

Vittorio Marinelli

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Per risalire ai primi santuari d'Italia, occorre tornare alle montagne, alle grotte e ai boschi liguri, dove il sacro dimorava prima che templi e cittร  ridisegnassero il paesaggio. In questa trama arcaica di rocce, vette e cavitร  costiere, emerge una popolazione che fece della natura un santuario diffuso. Ogni cima, sorgente o grotta diveniva un contatto col divino. La Liguria, con le regioni vicine, fu un grande laboratorio religioso pre-protostorico, dove l'idea di "santuario" nacque dall'incontro tra paesaggio e culto.


Considerati tra i popoli piรน antichi dell’Italia nord-occidentale, e un tempo diffusi oltre l'odierna regione, gli antichi Liguri erano visceralmente legati alle alture. L’archeologia, tra Liguria e Francia, ha svelato un complesso sistema di siti sacri sulle Alpi Marittime: rocce incise, coppelle, canalette e vasche rituali, sovente associate a statue e stele raffiguranti divinitร , antenati o eroi divinizzati. Tali testimonianze delineano un vero e proprio culto delle vette, non semplice sfondo, ma fulcro di una religiositร  che percepiva la montagna come presenza viva, numinosa, sorvegliata da dรจi celesti.


Cime come il Bego, il Beigua o il Penna, nell'Appennino ligure-emiliano, erano considerati poli di un'antica sacralitร . Qui, incisioni rupestri, tracce di transumanza e percorsi rituali si sovrappongono. La stessa toponomastica, con la radice "penn", rimanda al dio Pennino o ad Albiorix, divinitร  celto-ligure protettrici delle altezze, incarnando l'austero carattere delle vette. Presso le cime, strutture e segni sulla roccia indicano che questi monti non erano semplici confini naturali, ma veri e propri santuari a cielo aperto, dove cielo, vento e nubi erano parte del rito. In questo ambiente aspro, i Liguri custodirono un culto cosรฌ radicato da resistere persino ai tentativi dei Romani di imporre i propri modelli religiosi.


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Accanto al culto delle vette, un'altra dimensione sacra emerge: le grotte costiere. La Caverna delle Arene Candide a Finale Ligure รจ un luogo chiave per comprendere le origini della religiositร  in Italia. Questo vasto antro marino vanta una frequentazione quasi ininterrotta dal Paleolitico superiore al tardo antico, con 10 metri di sedimenti che documentano cambiamenti climatici, economici e rituali. Nel Paleolitico superiore fu prevalentemente un luogo di sepoltura. Spiccano le tombe gravettiane ed epigravettiane, tra cui quella celebre del "Giovane Principe" (26.300 a.C.), il cui ricco corredo funerario, fatto di ornamenti e utensili, ne attesta l'alto rango e il profondo valore simbolico.


Con il Neolitico, la funzione delle Arene Candide si amplifica: la grotta diviene abitazione, ricovero per animali e, soprattutto, area funeraria, come testimoniano le numerose sepolture. I reperti, tra cui ceramiche Impresse e ossidiana, svelano una vasta rete di scambi tra Liguria, Sicilia, Puglia, Sardegna ed Eolie, elevando la grotta a nodo cruciale di comunicazione e culto nel Mediterraneo occidentale. In etร  romana, lo stesso luogo, pur mutando linguaggi e forme del sacro, mantenne un valore speciale, riutilizzato per attivitร  produttive e conservazione di derrate.


L'universo spirituale dei Liguri trascendeva monti e caverne: boschi, sorgenti e acque termali o minerali rivestivano pari importanza. Divinitร  legate alle acque e alle selve, come Belenus e Bormo, connesse alle sorgenti terapeutiche e alla forza benefica del sottosuolo, erano celebrate, come pure il culto delle ninfe, diffuso in alte valli e presso confluenze fluviali, attestato da altari e iscrizioni. In questo paesaggio, dove le vette simboleggiano la sfera celeste e le grotte rimandano al grembo terrestre, acque sacre e boschi consacrati completano la geografia dei primi santuari. La Liguria si configura cosรฌ come una costellazione di luoghi rituali intrecciati alla quotidianitร  di pastori, pescatori e piccoli villaggi. Ne emerge il ritratto di un popolo "forte e rude", ma capace di una raffinata lettura del paesaggio come testo sacro, dove ogni segno, ogni sepoltura prestigiosa, ogni sorgente onorata testimonia la profonda fedeltร  alle divinitร  delle altezze e degli abissi.


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mercoledรฌ 11 febbraio 2026

Esatto...

 


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James Van Der Beek

 


รˆ morto James Van Der Beek, noto a moltissimi come il Dawson Leery di “Dawson’s Creek”, serie culto dei primissimi anni 2000.


Aveva 48 anni e da anni affrontava con una dignitร  assoluta il tumore al colon-retto che lo aveva colpito anni fa.


Lo ha annunciato la famiglia con un comunicato di rara delicatezza:


"Il nostro amato James David Van Der Beek se n'รจ andato serenamente questa mattina. Ha affrontato i suoi ultimi giorni con coraggio, fede e grazia. C'รจ molto da condividere riguardo ai suoi desideri, al suo amore per l'umanitร  e alla sacralitร  del tempo. Quei giorni arriveranno. Per ora chiediamo un po' di serena privacy mentre piangiamo il nostro amato marito, padre, figlio, fratello e amico".


Van der Beek non รจ stato solo Dawson, ma molte altre parti e tanti personaggi fatalmente schiacciati da quel successo precoce di una delle serie piรน iconiche degli ultimi decenni.


Per molti di noi, adolescenti a cavallo tra anni ‘90 e 2000, James Van der Beek รจ stato parte indissolubile di un’epoca e di un certo modo di viverla.


Ma oggi voglio ricordarlo soprattutto per l’uomo fatto e finito che ci ha insegnato a stare nella malattia, a raccontarla, a trasformarla in occasione di prevenzione e consapevolezza per milioni di persone.


Anche per questo fa male, malissimo, questa notizia. 


Buon viaggio.

Lorenzo Tosa 

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Don Giuseppe Borea

 


Lo accusarono di aver persino violentato la sorella. Poi un’altra violenza sessuale, nonchรฉ di aver sparato in testa a un miliziano, schernendone il cadavere. Dovevano trovare ogni possibile motivo per processare e fucilare un prete. 


“Don Boia” lo chiamรฒ lo stampa, su indicazione dei nazifascisti. Don Giuseppe Borea non aveva fatto niente di tutto questo. Era un “ragazzo” molto emotivo, caduto per altro da tempo in una depressione profonda. Per quanto fosse partigiano, ascoltava e dava conforto a tutti i condannati a morte, anche i fascisti. Chiudeva gli occhi a tutti, pregava per tutti. E quando i corpi erano straziati, li ricomponeva lui stesso. 


Ma al regime Don Borea non era mai piaciuto, giร  prima dell’8 settembre. Perchรฉ mentre il fascismo organizzava eventi pubblici, lui con la sua parrocchia faceva altrettanto. Per questo era considerato un sovversivo e nel 1945 venne arrestato. 


Il processo fu una farsa. Cosรฌ grande che quando il suo avvocato difensore, un maggiore della milizia che doveva esser compiacente con l’accusa e che gli era stato assegnato d'ufficio, si rese conto che avevano giร  deciso di ammazzarlo, si lanciรฒ in una in una strenua difesa di Don Borea. Il sussulto di dignitร  gli costรฒ l’espulsione dal partito e l’isolamento. 


Lo fucilarono il 9 febbraio del 1945.

Rifiutรฒ la benda sugli occhi, la sedia. Perdonรฒ i suoi carnefici e prima di morire disse: “Offro la mia vita per la pace e la grandezza della Patria. Viva Gesรน, Viva Maria, Viva l'Italia".


Per evitare che potessero martirizzarlo, buttarono il cadavere in una fossa comune. 


Il ricordo anche quest'anno va a un patriota, un martire, uno degli italiani grazie ai quali l’Italia รจ stata liberata e a cui va l’eterno grazie di tutti noi.

Leonardo Cecchi 

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Attilio Manca

 


Dissero che si era suicidato andando in overdose. Lo ritrovarono in una stanza a Viterbo, il volto tumefatto, morto a 35 anni.


Attilio Manca era considerato una promessa della medicina. Era un ragazzo sveglio, bravo, con grandi capacitร . Dato il suo esser brillante, lo avevano “caldamente sollecitato” ad andare a Marsiglia per operare il boss Provenzano, all’epoca latitante. Quasi certamente si rifiutรฒ di farlo, di operare un mafioso. Per questo l’ordine fu di “fargli una doccia”, come emerse in intercettazioni successive. E cosรฌ morรฌ poco dopo, “suicidato” a Viterbo l’11 febbraio del 2004, triste anniversario che ricorreva ieri. Lo ammazzarono cosรฌ e vollero far credere che si fosse trattato di un suicidio, organizzando di tutto per infangarne la memoria. 


Oggi occorre continuare a chiedere giustizia e veritร  anche per Attilio. Per la sua memoria e per la famiglia che ha il diritto di sapere e che non si รจ mai arresa.


Nel suo ricordo, anche quest’anno va allora tutto il sostegno alla famiglia, con la speranza che si arrivi ad una svolta.

Leonardo Cecchi 

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La Arminio Ottone contro Epstein...

 


E’ UN SISTEMA CHE SOTTOMETTE TUTTI..

I nostri cari adoratori di Baal tengono per le palle tutto il mondo occidentale e noi in particolare con un sistema organizzato in secoli: IL DEBITO.

Con qualche pretesto si inventano che devi dei soldi o che le banche hanno prestato soldi ai popoli e ZAK…FREGATI.

E si come la bufala che abbiamo fatto troppi debiti poi ci hanno imposto l’euro. Da lรฌ abbiamo subito un declino senza fine.

Da quinta potenza mondiale a vecchia ciofeca senza manco industria. Dico vecchia perchรฉ la gente manco fa piรน figli da quanto siamo messi male.

Con abili trucchi fanno fare debiti e poi chiedono di pagarli con super interessi come gli usurai.

Adesso รจ l’ora della guerra.

Gli stati si indebitano per prepararsi ma chi paga?

I contribuenti e guadagnano i soliti noti, gli innominabili.

Alla fine hanno trasformato paesi come il nostro in veri e propri allevamenti di polli.

Ormai nessuno puรฒ piรน guadagnare nulla perchรฉ il fisco ti prende tutto, altro che comunismo.

E’ un sistema e ne siamo vittime tutti, io compresa.

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