“Mai giocato? A memoria non ci sono neanche mai andato vicino. Mi godevo tutto come un ragazzino. L’ego è una brutta bestia. C’è un obiettivo superiore, cioè che la squadra vinca, poi c’è la passione, per il ruolo e nell’aiutare i compagni in difficoltà.
Io arrivavo al campo sempre con il sorriso.
L’Inter per me era un sogno e cercavo di trasmettere questa gioia. La voglia di giocare ce l’ho sempre avuta. Ogni martedì arrivavo al campo con l’obiettivo di allenarmi al massimo per giocare la domenica. Anche a 10 anni ero l’ultimo ad andarmene per la disperazione di mia madre”.
“Affetto dei tifosi? Forse perché si è sentita la mia indole ultrà. Quando giochi, resti concentrato e non noti nulla da fuori, invece, vedi tutto. Accumuli adrenalina che non puoi scaricare e quando ti ritrovi l’arbitro lì. Espulsioni? La prima volta sbagliai e chiesi scusa. La seconda, però, fu eccessiva. Non feci niente di offensivo, ma con lo stadio vuoto si sentiva tutto. Dissi solo un porca t***. Per questo, dopo la partita con il Parma, andai nello spogliatoio dell’arbitro e gli dissi: «Ora mi offri da bere. E fidati che, quando bevo, bevo tanto!» Scoppiarono tutti a ridere. Ai compagni poi regalai un paio di AirPods”.
Fonte: Sky Sport
Tanti auguri Tommaso Berni, 6 anni di Inter, 0 presenze e 2 espulsioni, beniamino dei tifosi nerazzurri ma soprattutto vero uomo spogliatoio.
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