venerdì 26 settembre 2025

I quattro assassini hanno fatto solo sei mesi di carcere



Il 25 settembre del 2005, esattamente vent’anni fa, a Ferrara fu fermato, bloccato, manganellato, soffocato e ucciso da quattro agenti della Polizia di Stato questo ragazzo qui, Federico Aldrovandi.

Aveva 18 anni, Federico, morto per la sola colpa di trovarsi lì, a un posto di blocco, massacrato dalle stesse persone che avrebbero dovuto proteggerlo. Un ragazzo come tanti, che studiava all’Itis, giocava a calcio, praticava karate, suonava il clarinetto ed era tifosissimo della Spal.

Sul suo corpo furono trovate 54 tra ferite ed ecchimosi, lo scroto in frantumi e accanto due manganelli spezzati a metà.

Un omicidio di Stato.

Le parole più umane, dignitose, le ha pronunciate poco tempo fa papà Lino, denunciando pubblicamente che tutti e quattro gli agenti condannati sono stati reintegrati. 

“Avevano detto che si era sentito male, ma addosso aveva 54 lesioni, la distruzione dello scroto. Eppure la Procura sosteneva che aveva fatto tutto da solo, che era un drogato.
Ora tutti e quattro sono stati reintegrati in servizio, con incarichi amministrativi. Credo che siano di nuovo in giro, in altre città.

Alle cinque e mezza del mattino ho visto il suo letto intatto e ho cominciato a preoccuparmi (…)
Al mattino un agente della Digos, mio amico, è arrivato a casa mia con una faccia… Mi ha guardato scuotendo la testa, faticava a trattenere l’emozione. Gli ho detto “È morto?” e lui ha annuito. Sono entrato in un mondo quasi da impazzire, come se mi fosse venuto addosso un treno.”

Lino pensava gli dessero l’ergastolo. E invece se la sono cavata con tre anni e sei mesi, ma con l’indulto dopo sei mesi erano liberi.

“E invece la divisa gliel’hanno ridata” ha denunciato Aldrovandi.

Oggi, mentre Federico è morto, sono tutti tornati al loro lavoro, come se nulla fosse. Altro che ergastolo.

E noi siamo ancora qui, dopo vent’anni, senza una vera e piena giustizia. 

Ciao Federico. 

Quaggiù si continua a lottare.


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