venerdì 16 maggio 2025

I gioielli dei Savoia restano a Bankitalia: un tesoro di 6mila brillanti. Dal diamante rosa al collier di perle della regina Margherita, cosa c'è dentro lo scrigno (protetto da 11 sigilli)

 


Il tribunale civile di Roma ha rigettato la domanda dei Savoia che chiedevano di fare valere il loro diritto di proprietà sui gioielli 

I gioielli dei Savoia restano a Bankitalia: un tesoro di 6mila brillanti. Dal diamante rosa al collier di perle della regina Margherita, cosa c'è dentro lo scrigno (protetto da 11 sigilli)


Niente da fare. Il tesoro dei Savoia, 6.732 brillanti e 2 mila perle, di diverse misure, montati su collier, orecchini, diademi e spille varie che fanno parte dei gioielli della Corona, resteranno custoditi dentro uno scrigno in un caveau della Banca d’Italia dove si trovano dal giugno del 1946. Il tribunale civile di Roma ha rigettato la domanda dei Savoia che chiedevano di fare valere il loro diritto di proprietà sui gioielli e i beni mobili. Per il giudice si tratterebbe di «gioie di dotazione della Corona» e non di beni personali. 

 

Quando vennero confiscati

È il 5 giugno del 1946, il referendum ha appena decretato la fine della monarchia, quando la cassa centrale della Banca d'Italia prende in consegna un tesoro registrato sotto il nome «gioie di dotazione della Corona del Regno». A riceverlo in custodia è l'allora governatore della Banca, Luigi Einaudi. L'economista, che poi sarebbe diventato è ironia della storia è il primo presidente della Repubblica, è colui che si fa carico di incontrare l'ultimo Re d'Italia, Umberto II, per formalizzare il passaggio di consegna dei gioielli.

La decisione 

A rendere nota la decisione di presentare un ricorso alla Cedu è stato il legale dei Savoia, l’avvocato Sergio Orlandi: la richiesta verrà inoltrata anche per «la restituzione, da parte dello Stato Italiano, del valore di tutti gli immobili appartenuti alla famiglia Savoia». E ancora: «Gli eredi si aspettavano l’esito di questa sentenza. Il Tribunale, sull’appartenenza dei gioielli ai Savoia, non ha attribuito valore decisivo ai diari del Governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi, poi presidente della Repubblica italiana. Einaudi ha affermato: «Potrebbe ritenersi che le gioie spettano non al demanio dello Stato, ma alla famiglia reale» e riporta anche l’opinione del presidente del Consiglio De Gasperi, pienamente d’accordo con lui».

Cosa c'è nello scrigno

I gioielli sono custoditi in un cofanetto rivestito in pelle a tre piani e protetto da 11 sigilli (5 del Ministero della Real Casa, 6 della Banca d'Italia): dentro ci sono 6.732 brillanti e 2 mila perle di diverse misure montati su collier, orecchini, diademi e spille varie. 

Le pietre sono di peso e taglio diverso per un totale di quasi 2 mila carati. Tra i gioielli figurano, per esempio, un raro diamante rosa montato su una grande spilla a forma di fiocco, così come i lunghi collier di perle indossati dalla regina Margherita. Einaudi, nei suoi diari annota alcuni dettagli sul contenuto del cofanetto: «Vi è il celebre diadema della Regina Margherita, portato poi dalla Regina Elena. Vi sono altri monili, fra cui quelli della principessa Maria Antonia. Trattasi in ogni caso di gioie le quali hanno avuto una storia particolare nelle vicende di Casa Savoia».

Quanto valgono quei gioielli?

Una stima è difficile. Dal giorno della consegna del cofanetto, rivestito in pelle, una sola volta è stato possibile ispezionare e inventariare il contenuto. Nel 1976 la procura di Roma, in seguito a una bizzarra storia che circolava in merito alla manomissione e al trafugamento di alcune spille appartenenti ai beni della corona, aveva deciso di rompere i sigilli. Il giudice Antonino Scopelliti, ucciso qualche anno più tardi dalla mafia, aveva disposto un’ispezione per constatare che tutto fosse in ordine, la verifica si era rilevata così un’occasione per fare catalogare e inventariare i gioielli dalla maison Bulgari.

Ma quando avvenne la confisca dei gioielli?

 Tre giorni dopo la nascita della Repubblica, sancita con il referendum del 2 giugno del 1946, il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, su incarico di Umberto II, consegnò i gioielli all’allora governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica. Nel verbale di consegna del 1946 del ministro Lucifero è scritto: «Si affidano in custodia alla cassa centrale, per essere tenuti a disposizione di chi di diritto, gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette gioie di dotazione della Corona del Regno». Con la speranza che, prima o poi, i gioielli tornassero nelle mani dei Savoia. Emanuele Filiberto di Savoia, nipote di Umberto II, interpellato sulla vicenda disse: «Mio nonno scrisse a chi di diritto, e ad avere quel diritto sono gli eredi. I gioielli sono di casa Savoia e ci dovrebbe essere una restituzione, poi, come ho sempre ripetuto andrebbero esposti in Italia perché fanno parte della storia italiana».

https://www.leggo.it/italia/cronache/gioielli_savoia_banca_d_italia_valore_foto_di_chi_sono_catalogo-8839736.html

 

 

 

 
 

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